Menu 2

Tecniche di bondage per resistere

Se avete cominciato a leggere sperando di essere istruit* su complesse tecniche di bondage (come il Karada), resterete, temo, delus*. Come spesso faccio, confondendo probabilmente anche i motori di ricerca, anche stavolta ho, nel titolo, giocato con le parole: il soggetto di questo post è la proposta, che mi viene da Samie, di un “incatenamento virtuale” (che spero possa ottenere risultati concreti) per rilanciare la circolazione delle informazioni su quanto accade in Palestina, ora che i media mainstraem – finita l’orgia di sangue e corpi sventrati -, si sono concentrati su altro.
Nel post che ha dato avvio a quello che chiamo un incatenarsi per resistere Samie infatti scriveva: “Con tutto quello che sta succedendo in Italia è facile perdere di vista ciò che sta accadendo a Gaza. All’improvviso non se ne parla più nei notiziari se non in maniera marginale. Ha smesso di essere il fatto del giorno ma, mentre i riflettori sono puntati altrove, gli illeciti, i sopprusi, le prevaricazioni continuano” e proponeva di creare “una catena tra i blog che si occupano della causa palestinese … per non disperdere le notizie, per toccare con mano l’entità della partecipazione, per avviare concrete iniziative di aiuto e sostegno”.
Marginalia si incatena (con tutti i dubbi sulle “catene”), rilanciando la necessità, già espressa in Gaza. Dei vivi che passano, di non lasciarci guidare nelle nostre pratiche di resistenza dalle “emergenze” dettate (molto spesso strumentalmente, quando una “notizia” serve a nasconderne un’altra) dall’esterno. Bisogna continuare, anche ora che l’eco del massacro di Gaza si è spento, a fare quanto è nelle nostre possibilità, per sostenere atti e azioni che possano contribuire alla fine del conflitto. Penso soprattutto all’appoggio e al sostegno concreto (per me fondamentale) a quant* in Israele, rifiutano la politica neocoloniale del governo, come i/le obiettori/obiettrici di coscienza, i/le pacifist* da sempre attiv* in quel territorio (chi ricorda ancora Rachel Corrie? E Tali Fahima? E chi si sta mobilitando per Theresa McDermott attualmente rinchiusa nella prigione di Ramleh?), le tante associazioni femministe che lottano per una pacifica convivenza di israelian* e palestines* (come le donne di Isha L’Isha, delle quale avevo già parlato). Nello stesso tempo però, vista la pesantissima situazione esistente anche nei “nostri confini” (situazione che si è aggravata con l’approvazione del disegno di legge 733 sulla sicurezza, sopratutto per migranti, rom e sinti, ma non solo), invito anche a prestare maggiore attenzione a quanto avviene “a casa nostra”

Continua in Marginalia

, , , , , ,