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Economia dello stupro e della razza

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Abbastanza esplicito non trovate? A Primavalle (Quartaccio, Roma) appaiono queste scritte razziste. Immediatamente vengono riprese dalla stampa nazionale e diffuse. Si tratta di informazione, certo. Un po’ tardiva, dato che le scritte erano precedenti almeno al 26 gennaio, come dimostrato da questo video [Guarda]. Ora siamo doppiamente informati del fatto che nel Quartaccio, dove è stata stuprata – da persone ancora confusamente descritte: prima un africano e un italiano, poi due nordafricani ora due dell’est, come se questa fosse la cosa importante – una donna di 41 anni, qualcuno, presumibilmente proveniente da ambienti neofascisti, forse emuli di chi ha compiuto l’aggressione a Guidonia, che aizzano razzismo e pestano stranieri per hobby, odia i rumeni.

Peccato che qualche giorno fa tutti gli abitanti di quello stesso quartiere siano scesi in piazza dicendo cose chiare e inequivocabili e i giornalisti, che erano accorsi a raccogliere dichiarazioni "urlate", umori da linciaggio e dichiarazioni intolleranti, sono andati via delusi. Sicchè per punire quella gente di non avergli dato la "notizia" non hanno pubblicato neppure un rigo, una foto, di quanto era successo. Per fortuna ce lo ha raccontato Imprecario che c’era. [In basso trovate il comunicato della rete delle Associazioni del Quartaccio che parla proprio di questo]

Gli stupri rappresentano uno degli argomenti che vengono utilizzati per motivare il razzismo della nostra società. Nessuna cura per le donne stuprate se non sono funzionali alla politica, a chiunque. Nessuna cura per le loro reali esigenze o per le esigenze dei cittadini e delle cittadine, come quelli del Quartaccio, che non contribuiscono a questa campagna per la promozione della "Paura".

Instillare la paura è un mezzo di controllo sociale. L’odio è il motore, l’interesse economico è la finalità. Per esempio: ricordate la storia del bonus bebe’? Mille euro per ogni nascituro? Nel comune di Brescia avevano deciso che quel bonus andava solamente ai bambini italiani. La Cgil ha fatto ricorso e il Tribunale ha bocciato l’ordinanza comunale che stabiliva con principio di discrezionalità questa chiarissima discriminazione razziale.

Un altro esempio: a Lucca la giunta di centro destra ha deciso che i ristoranti etnici non devono più stare in città. L’intenzione dichiarata sarebbe quella di difendere la tradizione. Una motivazione reale potrebbe invece essere quella di limitare la possibilità di "libera impresa" agli stranieri. Vale a dire che se non si accontentano di fare i camerieri, i lavapiatti, i garzoni di fabbrica per gli imprenditori locali allora non sono bene accetti. Chissà che ne penserebbe il presidente americano Obama di tutto questo.

Mettere i poveri gli uni contro gli altri è un modo per lasciare immaginare alle persone che si troveranno soluzioni ai loro problemi. Siamo in piena crisi economica, nessuna certezza del reddito, è stato appena varato un piano anti-crisi che finanzia banche, grossi imprenditori. Nessuna concessione a operai, impiegati, pensionati, donne, stuprate e non.

Noi però stiamo qui a discutere di razze, della pericolosità sociale di stranieri, prostitute [il 30 gennaio su questo una iniziativa a Torino], graffitari, centri sociali. Ci concentriamo in sgomberi di luoghi di cultura, in limitazioni della libertà di culto, concediamo attenuanti agli stupratori "italiani" pentiti, compresa quella per aver stuprato una donna brutta che anzi dovrebbe ringraziare per le attenzioni ricevute. Degli stupratori stranieri ci dicono solo la nazionalità, che ci piacerebbe saperne qualcosa in più, per accomunarli ad una razza unica: quella degli uomini. Ci fissiamo su dettagli che sono a fondamento di una società che onora la "giornata della memoria" solo per finta mentre costruisce i presupposti perchè si realizzino le stesse identiche strategie di terrore degli individui: leggi razziali, campi di lavoro o di concentramento e lager.

Le leggi si possono definire "razziali" quando discriminano la razza. Quando sulla base della razza si realizza una disparità di trattamento. Quando si assume la pericolosità sociale di un individuo sulla base della etnia di provenienza.

I campi di lavoro possono essere paragonati alle nostre fabbriche, ai terreni, ai luoghi nei quali gli immigrati e le immigrate venono utilizzati a prezzi modesti e senza nessuna "sicurezza" (basta contare i tanti morti sul lavoro e vedere quanti sono stranieri). La differenza con i campi nazisti sta nel fatto che i loro prigionieri venivano costretti a lavorare gratis. Noi ancora li retribuiamo, al minimo sindacale. Senza il contratto nazionale, abolito con l’accordo siglato dai sindacati, tranne la cgil, e tutte le altre parti istituzionali (governo, confindustria), con la previsione di contratti che possono variare da impresa a impresa secondo la filosofia del datore di lavoro, non ci sarà più neppure questa garanzia. Se la discriminazione oggi già avviene attraverso le ordinanze comunali, possibili grazie ai nuovi poteri ricevuti dai sindaci in ragione della necessità di stabilire strategie per la sicurezza dei cittadini, immaginate voi cosa potrà essere il trattamento di un lavoratore lasciato in balìa degli umori del suo datore di lavoro.

Il provvedimento oggi in discussione, che insisterà nel determinare queste terribili condizioni, ponendo le basi di una schiavitù sociale che subirà controlli repressivi, monitoraggi ed esclusioni affinchè non si affranchi mai da questa condizione, è il "Pacchetto sicurezza". Il 31 gennaio c’e’ una manifestazione che lo contesta. Il corteo parte alle 14.30 a Roma da Piazza Porta Maggiore.

Insomma, non troverete mai scritte contro gli italiani (non le auspichiamo, mai). Nessuna folla in attesa, con foga da linciaggio per lo stupratore del capodanno romano, per gli altri che pure esistono, per il professore di avellino che avrebbe stuprato una sua studentezza avendone prima molestate molte altre, per l’uomo che a Torino avrebbe stuprato la cugina di 12 anni, il prete che è stato rinviato a giudizio per molestie nei confronti di una bambina e altre mille storie di stupri raccolte in questa sapiente rassegna.

Anche voi, donne, compagne, sorelle, amiche, non lasciatevi prendere dalla paura. Non siate strumentali al razzismo di altri "uomini". Voi lo sapete, gli stupri e le violenze avvengono innanzitutto in famiglia. Quello che vi accade è sempre gravissimo, sia che si tratti di stranieri che di italiani. Ma non abbiate paura in strada abbassando la soglia di attenzione in casa. La vostra autodifesa parte dall’individuazione di qualunque forma di violenza. Compresa quella che vi fanno tutti coloro che vi usano come merce di scambio per giustificare tante brutte leggi che neppure parlano di voi. Lottiamo insieme, perchè la violenza contro le donne non dipende dal passaporto, la fanno gli uomini.

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Comunicato stampa

della RETE DELLE ASSOCIAZIONI DI QUARTACCIO: STUPRI, SCRITTE E CATTIVO GIORNALISMO

In questi giorni, in seguito a quello che è stato definito "lo stupro di Primavalle" i giornali e le TV si sono prodotti nell’additare il  quartiere di Quartaccio come un bronx razzista e assetato di vendetta, creando una cornice fittizia in cui inserire gli sfoghi di rabbia di tutti quei cittadini giustamente indignati per l’accaduto e per le condizioni di degrado e abbandono del quartiere in cui la violenza è maturata.

Lunedi 26 gennaio scorso, diverse centinaia di abitanti  insieme alle associazioni del quartiere e ad altri comitati dei quartieri vicini, hanno voluto rispondere CIVILMENTE alla tragedia che ha colpito in primis la loro concittadina aggredita, con una fiaccolata composta, determinata e dignitosa che ha “illuminato” le buie strade di Quartaccio. Una  indignazione che non scade nel razzismo ma fa proposte di riqualificazione del territorio e che è stata colpevolmente ignorata da tutti i giornali.

Oggi, 28 Gennaio 2008, Quartaccio è sui principali quotidiani a causa di alcune scritte sui muri apparse da qualche giorno (come dimostra un video su youtube datato 26 gennaio) e non nel pomeriggio di ieri, come qualcuno ha scritto. Ci troviamo di fronte, evidentemente, a una notizia costruita e a una strumentalizzazione di cui il nostro quartiere, già provato dai recenti fatti e dai suoi annosi problemi, non sente affatto bisogno.

da femminismo a sud

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