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Su Oz e Grossman

Caro Gennaro,

vedo che non hai avuto problemi a rispondermi con nettezza. Allora farò altrettanto.

Sono uno studente, tu un docente, non ho pretese di autorevolezza, ma mi documento, per quanto posso. Ammetto con stupore e dispiacere che le argomentazioni che mi hai portato, e se vogliamo anche i rimproveri che mi hai rivolto, in genere me li sarei aspettati dal mondo paludato degli “amici di Israele tout court”, non da una persona che parrebbe avere senso critico. Mi spiego, anche se troppo brevemente.

Non mi azzardo a discutere le aspettative di pace di Oz e Grossman (di Yehoshua non parliamo nemmeno), magari costoro la cercano davvero la pace, ma…valutiamo i fatti e vediamo se sono consoni al fine. Ora, sarà opportuno ricordare che Yehoshua, insieme con Grossman e Oz (di solito chiamati in campo come il trio critico della cultura israeliana), ha giustificato con la guerra del Libano cose anche peggiori, come il taglio dell’energia elettrica e dell’acqua alla popolazione di Gaza. Che tristezza e delusione accusarmi del fatto che contesto chi non dice ciò che io vorrei dicesse! Che tristezza accusarmi di pensare che tutti gli israeliani sarebbero lupi travestiti da agnelli! Argomenti malevoli come quello antistorico dell’antisionismo come antisemitismo…Non me lo aspettavo da te.

Sono convinto che non tutta la società israeliana sia guerrafondaia, ho letto vari appelli in questi giorni, ma so pure che le operazioni miliatri, ahimè, hanno un massiccio sostegno popolare e che la sinistra israeliana (non quella laburista) è vessatissima.

So che ci sono autori israeliani come Pappe che parlano di “pulizia etnica” nel 48 ed hanno dovuto abbandonare Israele, so che Jamil Hilal afferma che la soluzione “due popoli due Stati” è oramai come la pace universale di Bobbio: semplicemente impossibile. So però che, di contro, Oz e Grossman continuano a vivere in Israele senza problemi, a parlare di “due popoli due Stati”, di “odio di distruggere Israele”, argomento crudele usato da coloro che non ammettono l’entità dei torti seminati dai sionisti da 80 anni a questa parte: come Grossman e Oz chiamano la guerra del 48? Di indipendenza o di occupazione? So che Michael Warshawsky la chiama di occupazione…loro non credo. Dice Oz: “Due guerre israelo-palestinesi sono scoppiate in questa regione. Una è quella della nazione palestinese per la sua libertà dall’occupazione e per il suo diritto a essere uno Stato indipendente. Tutte le persone rispettabili dovrebbero sostenere questa causa. La seconda guerra è mossa dall’Islam fanatico, dall’Iran a Gaza e dal Libano a Ramallah, per distruggere Israele e cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tutte le persone rispettabili dovrebbero aborrire questa causa”. Cavolo, che analisi storica: nemmeno un accenno ai crimini del Sionismo! Perché è lì la chiave: se non si ammette l’entità del crimine commesso in passato è troppo facile parlare di pace.

So che una fetta di israeliani si oppone alle stragi, ma anche so che Pappe afferma: “Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. La giusta furia è un fenomeno costante nell’espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona. La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione”.

So che Oz critica la sinistra antisionista, mentre so che sempre Pappe (cacciato da Israele, guarda un pò) afferma: “Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un’ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l’intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e sarà soggetta a sanzioni. Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l’opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell’ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire”.

Hai mai sentito dire ad Oz e Grossman queste cose?

Sempre su Wikipedia, su Oz, si dice: “Diversamente da molti altri movimenti israeliani per la pace, Oz non si oppone alla costruzione di una Barriera di separazione israeliana, ma ritiene che il suo tracciato dovrebbe essere più o meno quello della Linea Verde, il confine esistente prima del 1967″. Invece sempre Pappe, israeliano cacciato, dice : “In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant’altro, è il momento di associare nella mente pubblica l’ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l’ideologia dell’Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all’altro e da un posto all’altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c’è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d’avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi. Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d’Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT”.

Oz e Grossman tacciono…

Oz è stato tra i fondatori di Peace Now ed esponente della sinistra sionista (Wikipedia)…di questo movimento pacifista un vero fautore della pace, anch’egli israeliano, Michael Warshawsky afferma nella sua biografia “Sulla frontiera” essere un movimento che si definiva “ebreo, sionista e consensuale”. Sionisti di sinistra? Mi sembrava una contraddizione assoluta, e infatti poco dopo dice lo stesso autore nel capitolo “Il colono di sinistra”: “Il sionista di sinistra crede nei valori democratici e vuole vivere in democrazia. Ma vuole anche, e soprattutto, uno Stato ebraico. Sarà dunque il promotore della filosofia della separazione. Non come semplice mezzo, ma come valore. Per questo il suo discorso sarà spesso più segregazionista di quello di certe tendenze della destra (…) Scopre che se i colonizzati ottengonola giustizia, se riesce a spingersi fino a fornire loro la sua approvazione e anche il suo aiuto, la sua solidarietà si ferma lì: non è dei loro e non ha alcuna voglia di esserlo. Intravede vagamente il giorno della loro liberazione, la riconquista dei loro diritti, ma non pensa seriamente a condividerne l’esistenza, ancorché liberata”. Seguono altre descrizioni spettacolari, cito un altro breve passaggio: “Ciò che distingue il sionista di sinistra da quello di destra è il paternalismo: dopo essersi degnato di riconoscere, e gli ci sono voluti più di 40 anni, l’esistenza del palestinese, il sionista di sinistra non può ammettere che questo continui a rivendicare diritti: deve fidarsi di lui, un giorno lui gli troverà una soluzione, tanto più che tutti sanno che non ama la sua situazione di occupante e che auspica da sempre la separazione. Se l’occupato, chi ha perso ciò che possedeva, si ostina a battersi per i propri diritti, dimostrerà una volta di più che non gli interessa la pace e che merita perciò la repressione di cui è oggetto”.

Oz sul Libano del 2006, Oz sull’accerchiamento di Gaza, Grossman sul Libano del 2006, Grossman sull’accerchiamento di Gaza (quello del taglio della corrente e via dicendo…).

Mi fermo qui, penso basti. Grazie per la saccenza, mi dispiace per certa superficialità. Poi non mi credi quando ti do certi consigli: ecco cosa si ottiene ad essere “compagni” democratici e dipietristi…

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