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Battisti, Curcio e le bufale dei media

“Evidentemente, dopo aver letto che in Brasile il terrorista Battisti viene considerato un perseguitato politico, Renato Curcio potrebbe farsi considerare in Italia un pensionato”. È il loquacissimo Maurizio Gasparri, con questa dichiarazione, a tracciare un filo tra le vicende che negli ultimi giorni hanno coinvolto i due ex terroristi rossi e infiammato le pagine dei giornali.

Quello di Cesare Battisti – cofondatore dei Proletari Armati per il Comunismo e pressoché ignorato dalle cronache italiane per gli oltre vent’anni in cui ha vissuto in Francia sotto l’ombrello della dottrina Mitterrand – è ormai diventato un caso nazionale.
Dopo la lettera a Lula di Napolitano, ieri anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha mosso un passo ufficiale con il governo brasiliano per chiedere il riesame della concessione dello status di rifugiato politico a Battisti.
Contemporaneamente, il quotidiano Il Tempo ha lanciato un appello a favore dell’estradizione cui hanno aderito esponenti di spicco della maggioranza come La Russa, Matteoli e Alemanno, ma anche parlamentari dell’opposizione quali Antonio Di Pietro e Rosa Calipari.
Una risposta al precedente appello per la liberazione di Battisti lanciato dalla rivista online Carmilla firmato da politici (Cento, Russo Spena) e intellettuali di spicco (Daniel Pennac, Valerio Evangelisti e Guido Chiesa tra gli altri).
Nuovo sale su ferite che non si rimarginano e per le quali una soluzione condivisa di riconciliazione nazionale appare, a distanza di quarant’anni, quanto mai lontana.

Nell’alimentare le divisioni assume un peso decisivo la superficialità con cui questi temi vengono trattati dai mezzi d’informazione, alla perenne ricerca di sensazionalismo a buon mercato.
Battisti, ad esempio, viene continuamente indicato quale responsabile dell’omicidio dell’orefice Pierluigi Torregiani e del ferimento del figlio Alberto, da allora costretto su una sedia a rotelle.
Eppure, sono gli stessi atti dei processi in cui Battisti è stato condannato e le parole di uno dei pm di allora, Armando Spataro, a stabilire che Battisti non faceva parte del commando omicida e che a colpire Alberto Torregiani fu un proiettile esploso dal padre nel corso del conflitto a fuoco coi terroristi (cfr. l’analisi in proposito di Wu Ming 1).
Tutto ciò non solleva Battisti dalle sue responsabilità, ma dimostra la sciatteria con cui purtroppo i media nostrani trattano temi tanto delicati.

In questo senso, ancor più sintomatico il caso Curcio: come riportato con chiarezza da Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera, l’ex Br ha semplicemente risposto a una domanda in merito affermando di non avere diritto alla pensione contributiva (“Ho lavorato nelle carceri ma non ho cumulato un numero di anni sufficienti”) né a quella sociale (“Mia moglie lavora e ha un reddito. Quindi non ho diritto a nulla”). Senza avanzare alcuna rivendicazione.
Distorcerne le dichiarazioni al solo scopo di poter urlare un titolo a effetto, non solo dà fiato ai politicanti di turno per l’ennesima sterile polemica, ma offende senza ragione la memoria delle vittime e il dolore dei loro parenti.

Pubblicato anche su www.cogitabondo.net

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