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Una quasi cronaca della manifestazione di sabato 13 a Bologna (e di qualcuno dei suoi retroscena)

Un pomeriggio plumbeo, freddo e umido, con a tratti una pioggerella sottile, in un quartiere periferico quasi deserto e verso sera addirittura spettrale. Qualcun* osserva da dietro le finestre, altr* guardano incuriositi, interloquiscono interessati, altri* sono un po’ infastiditi. Da queste parti i cortei non sono all’ordine del giorno.Non siamo in tant*, va detto. Forse, certo, avremmo potuto esserlo un po’ di più se non fosse stato per la pioggia, se non ci fossero state altre iniziative in città e altrove, o se solo avessimo rinunciato (ma non volevamo rinunciarci) a venire fin qui, restando nel centro città, tra via Indipendenza e piazza Maggiore illuminate a festa. Forse saremmo stati di più se non ci fosse stato un quasi generalizzato silenzio stampa (parlo della stampa mainstream ovviamente), se si esclude l’allarmismo de Il Resto del Carlino, che stamattina ha piazzato in prima pagina una foto di manifestanti sovrastandola con una scritta in grossi caratteri neri “A volto coperto”, mentre nell’editoriale (a firma Pierluigi Visci), si legge che “un clima pesante, e non solo meteorologicamente, opprime la città. Non c’è giorno, ormai che la vita dei bolognesi non sia sconvolta da cortei, manifestazioni, violenze”. Le violenze sarebbero ovviamente quelle dei cosiddetti “centri sociali”, non certo le aggressioni neofasciste contro migranti, donne, lesbiche, miltanti di sinistra, gay, trans, senzatetto che denunciavamo nell’appello. Si ha la spiacevole sensazione che i neofascisti di CasaPound e affini, siano trattati molto meglio.
Beh, spiace tanto per Visci&Co, ma la manifestazione è stata pacata, solidale e comunicativa, come negli intenti. Anche la musica non è stata, volutamente, assordante , si è privilegiato qualche canto di resistenza e interventi dal microfono aperto. C’erano anche i palloncini. E soprattutto c’erano tante realtà diverse, non sempre “unite” in passato, insieme per dire no al razzismo, al sessismo, al fascismo.
E non ci sono state neanche le “provocazioni” che di questi tempi si ha sempre ragione di temere. Non si sono visti i/le cosiddett* Itali/e, e neanche i loro “sponsor” (consapevoli o inconsapevoli ? ma forse è una domanda tranello). Quest* ultimi* preferiscono presentarsi alle assemblee cittadine, ventilare possibili querele, dare lezioncine di storia dell’arte e della grafica e deprecare la mancanza di senso dell’ironia di noi, presunt* poveri* “militont*”.
Questa è una storia che avevo pensato di non raccontare, risale alla sera del 3 dicembre. E’ successo durante l’assemblea cittadina all’Iqbal Masih per preparare la manifestazione di oggi. Erano le 23.30 circa, l’assemblea era quasi finita. Se non ricordo male si dovevano ancora decidere piccole questioni “tecniche” (chi avrebbe fatto i volantini, chi il manifesto …), e comunque in molt* erano già andat* via. Io vado un attimo fuori dalla saletta riunioni a fumare una sigaretta. Vengo avvicinata da un giovane uomo sconosciuto: “Sei Vincenza?”. Alla mia risposta affermativa chiede conferma: “Vincenza di Marginalia?”. Sono un po’ stupita, gli chiedo come fa a saperlo. Mi risponde che ho un nome “facilmente riconoscibile e identificabile” (e qui apro una parentesi: cosa significa che il mio nome è facilmente riconoscibile e identificabile? Forse che è un nome di chiare origini svizzere? O che è un nome “noto”, scritto chiaramente qui sotto ogni post e in decine di saggi e articoli? Non posso credere sia una forma di minaccia, seppur velata …). Mi dice che lui è “Q”. Non capisco al volo, allora specifica: “Sono Lorenzo “Q” Griffi” . “Italo!“, proprio non riesco a non esclamare. Eh sì, proprio il “papà” del famoso Italo che per me era da rottamare, quel Lorenzo “Q” Griffi che a suo tempo era anche intervenuto con dei commenti qui in Marginalia (questo blog ha vissuto una breve fase di celebrità, anche Alessandro Vigliani di CasaPound mi aveva “onorato” di un suo intervento) …
Poi mi dice di non andar via, di rientrare nella saletta, che è lì con una delegazione del Comitato Pride e hanno da dirci delle cose. Quando rientro la “delegazione” (due donne e un uomo, presenti dall’inizio dell’assemblea) ha già cominciato a parlare. Sembra siano venuti per denunciare il fatto che nell’ultimo dossier dell’Assemblea antifascista permanente, “Monitoraggio antifascista a Bologna”, Lorenzo “Q” Griffi sarebbe annoverato tra i “fiancheggiatori” di CasaPound, che è ora di finirla, che sono venuti per avvertirci, che dobbiamo smetterla con il linciaggio di “Q”, che la campagna del Pride è stata approvata da tutto il Comitato e che la rivendicano, che è ora di smetterla di dire falsità su “Q”, di trattarlo come un fascista, che ci siamo bevuti le idiozie pubblicate su Indymedia
Le loro affermazioni vengono contestate una per una. Qualcun* fa notare che nel dossier dell’APP non si dice che Griffi è un “fiancheggiatore di CasaPound“, ma (testualmente) che “Il progetto ‘futurista’ di CasaPound è quello di unire violenza concreta e violenza artistica, squadrismo reale e simbolico. Come Blocco Studentesco, fanno campagna nelle scuole. Promuovono Radio Bandiera Nera. Vogliono passare per fascisti creativi, patriottici e socialmente impegnati. In questo, dà loro una mano Lorenzo ‘Q’ Griffi che, per publicizzare il Gay Pride del 2008, inventa la figurina di Italo, omosessuale fascista che frequenta CasaPound” … Altr* ricordano i fatti del Pride, il vergognoso arresto di una compagna, gli interventi di “Q” su siti della destra estrema come VivaMafarka, dell’assenza, nel comunicato per il Pride, di ogni accenno all’antifascismo …
Altr* ancora fanno presente che comunque quella non è un’assemblea dell’AAP, ma un’assemblea cittadina composta da diverse realtà come diverse, del resto, sono le realtà che hanno criticato e contestato Italo. Ma la “delegazione” continua imperterrita, avverto distintamente la ferocia tutta animale di chi si avventa su chi ritiene in quel momento più “debole” (sull’APP, su istigazione di Vigliani di CasaPound, la Procura aveva da poco aperto un fascicolo per istigazione a delinquere) , provocatoriamente srotolano un manifesto di Italo (enorme), la prima cosa che vedo é la celtica seminascosta dalla maglietta … Loro ne decantano le qualità “artistiche” che solo il nostro essere “rozz*” non riesce a cogliere …
Il clima rischia veramente di degenerare. Li invitiamo ad andare via …
Vi chiederete perché ne scrivo solo ora. Non avevo voglia (come del resto altr* partecipanti all’assemblea), di fare “eco” e/o creare tensioni, soprattutto prima della manifestazione. E del resto, caratterialmente, ho la tendenza a giudicare meno “gravi” episodi che mi coinvolgono direttamente e/o personalmente. Solo stasera a iniziativa (ben) conclusa, accolgo l’invito , che in tant* mi hanno rivolto, di scriverne.
Sono effettivamente cose che è bene si sappiano.

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