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Barack Obama: dal Black Power alla Black House

Da mesi c’era chi discuteva se la famosa quartina di Nostradamus (e sì, c’è anche chi ha il tempo di discutere di simili piacevolezze) “sarà l’eletto Grigio e Nero dalla grande compagnia di Gesù uscito”, piuttosto che all’elezione di un Papa (“nero” dal “continente nero” come nella canzone dei Pitura Freska), potesse riferirsi invece a quella di un presidente degli Usa, massima “autorità” dei nostri tempi … Ebbene da oggi Barack Houssein Obama è il 44esimo presidente a stelle e strisce, si dirà che Nostradamus ci aveva preso e che per il Papa nero dovremo aspettare ancora un po’…In realtà sono state già dette, si dicono e si diranno un sacco di altre cose. Personalmente penso che la White House resterà (più o meno) la stessa White House, e sarebbe rimasta tale anche con una riverniciata Pink, soprattutto se di una ex-first lady … Nonostante la rottura simbolica che questa vittoria (definita epocale) rappresenta , so (sappiamo) che, tanto per cominciare, non finirà la politica imperialista statunitense. E non finiranno nè cambieranno un mucchio di altre cose. Ma non posso nè ignorare nè sentirmi distante dai festeggiamenti che in queste ore si stanno svolgendo in tutto il globo, soprattutto nei (cosiddetti) ghetti abitati da latinos, neri, asiatici e altre “minoranze” in tutti gli Stati Uniti, nei sobborghi di Londra e altre metropoli, nelle banlieues parigine, nelle favelas e nelle baraccopoli africane …
So (sappiamo) chi è Obama e soprattutto cosa non potrà essere. Sappiamo che la “sua” vittoria, non è la vittoria tardiva delle Black Panther e neanche del Black Power ma dell’establishment americano e del suo potere. Eppure … come spiegarsi questo eppure … Non basta a spiegarlo solo il godimento di sapere quanto questa vittoria dispiaccia comunque a un sacco di gente, come ad esempio ai gruppi per il nazionalismo e la supremazia bianca che stanno spuntando come funghi in tutti gli Stati Uniti…
Ma non basta. Non basta a spiegare perché. Perché nonostante sappiamo, noi ( individu* per un motivo o per l’altro “ai margini”, “fuori della norma”, individu* razzializzati ) percepiamo questa vittoria come anche nostra. Mi chiedo ancora perché?
La risposta non può che essere quella, dolorosa, di Lalla Fatma M’semer, così lucidamente espressa nell’articolo scritto per il n° 13 de L’Indigène de la République, che si chiude con una frase di Angela Davis.

http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/2008/11/obama-dal-black-power-alla-black-house.html

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