Menu 2

Bajo Juarez – La Città che divora le sue figlie

videoLa struttura del documentario di Alejandra Sánchez e José Antonio Cordero riesce a trascendere la mera denuncia degli assassinii di donne a Ciudad Juárez delineando il quadro perverso delle complicità e dei fattori economici che concorrono ad aprire e farsi largo nella sottile ferita che disegna la mappa del Messico.  

I microfoni e le telecamere insistono, ancora una volta, sulla vana speranza di ottenere la verità dalle voci ufficiali. O forse servono per confermare l’indolenza di una supposta autorità che governa tramite la prepotenza, la corruzione e l’arbitrio. Ma i microfoni e le telecamere sono anche il veicolo per altre voci, per altri sguardi: il remare controcorrente del giornalismo impegnato rischiando la vita; rifiutarsi di essere complice dell’apparato giudiziario e perdere il lavoro, senza badare alle conseguenze del saper troppo; essere vittima dell’azzardo o della crudeltà del potere e diventare un capro espiatorio nelle sordide carceri messicane; aver perso una figlia, una madre, una nipote o una sorella, ed aggrapparsi alla rabbia per non impazzire.

Bajo Juárez è anche il racconto della precarietà che ha convertito le donne povere in carne per alimentare il mulino di cadaveri che è diventata la frontiera, terra promessa e tiranna per i paria. La maquila, anello piegato nella catena manufatturiera della globalizzazione economica, è destino cantato dalle donne degli infiniti meandri miserabili del paese. La maggioranza degli uomini attraversano o cercano di attraversare il fiume, la maggioranza delle donne rimangono in questo spazio di confine e molte riappargono torturate e fredde nel terreno inutilizzato di un impresario intoccabile. Ancora una volta, il corpo delle donne viene usato come campo di battaglia. Ancora una volta, il coraggio ed il talento si uniscono per dare un colpo di sperone ad una società abulica.

*Le maquiladoras o maquilas sono fabbriche possedute o controllati da ditte straniere, in cui avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti temporaneamente esportati da paesi maggiormente industrializzati in un regime di duty free ed esenzione fiscale. I prodotti assemblati o trasformati sono successivamente esportati all’estero. Questo fenomeno, iniziato in Messico nel 1965, si è ormai esteso a Guatemala, Salvador, Honduras e Panamá. Di solito queste fabbriche producono vestiti, elettronica o
componenti per l’industria automobille.
da www.tlaxcala.es

Messico e Honduras. E’ di nuovo allarme femminicidio, mentre le istituzioni tacciono. Si paventa il pericolo di un incremento di omicidi di donne in Messico, là dove è stata coniata la parola femminicidio, soprattutto dopo la lunghissima catena di omicidi che da quasi un ventennio insanguina Città Juarez, divenuta tristemente nota per essere il luogo in cui si sono consumati i più aberranti e brutali crimini contro le donne. Di recente sono stati segnalati i ritrovamenti dei corpi di alcune donne assassinate. Almeno tre, che vanno ad aggiungersi alle circa 50 donne assassinate quest’anno.

 

A denunciarlo, ancora una volta, Nuestras Hijas de Regreso a Casa, un’organizzazione nata nel 2001 e costituita da familiari e amici vicini alle giovani assassinate e desaparecidos.

Le attiviste de Nuestras Hijas de Regreso a Casa sono preoccupate dal silenzio dell’opinione pubblica e sostengono che il fenomeno del femminicidio interessi sempre meno la società, da sempre sorda a questa emergenza, sulla quale invece le istituzioni continuano a minimizzare non dando riposte efficaci per arrestare la strage di donne che continua a consumarsi nell’indifferenza del Paese.

Le donne sono solo in questa battaglia che purtroppo, registrando un crescendo di episodi tragici, è ormai permanente. Luz Esthela Castro, direttora del Centro dei Derechos Humanos para las Mujeres en Chihuahua e avvocata dell’organizzazione Nuestras Hijas, lamenta la superficialità con la quale si è affrontato il tema del femminicidio, motivo per il quale ha sollecitato nel 2007 l’eurodeputato Raúl Romeva a visitare Ciudad Juárez e Chihuahua. Romeva è stato l’unico secondo Castro che abbia mostrato una sensibilità sincera. L’eurodeputato ha promosso lo scorso anno interrogazioni sul tema del femminicidio al Parlamento Europeo, grazie a documentazioni dettagliate specialmente riguardo agli episodi registrati a Città de el Paso, città di frontiera con gli Stai Uniti, e esponendo una dura critica al governo messicano sulle mancate risposte al dramma o sulla mancanza di capacità o volontà di comprenderne le ragioni. In seguito alle continue minacce di morte che ha subito Luz Esthela Castro – Romeva ha interceduto presso il Premier Felipe Calderón affinché l’attivista avesse una scorta.

Più drammatica è la situazione in Honduras, Paese in cui, oltre ai fenomeni di violenza e abuso sessuale, in un anno più di 600 donne sono state assassinate. Dati riportati nello speciale dell’agenzia stampa di genere Cimacnoticias da Marcia Facusse Andonie presidente della commissione de la Familia y Niñez del Congreso Nacional de la República de Honduras, che spiega come il femminicidio ha rivestito nell’agenda politica del paese uno dei tanti problemi e non il problema prioritario. Lo si è affrontato, per Facusse, da parte dei maggiori esponenti del potere legislativo, esecutivo e giudiziario, in maniera algida visto che gli autori di tali delitti sono ancora oggi impuniti. “Insieme all’istituto de le mujeres de Honduras- ha dichiarato- stiamo cercando di sradicare il problema attraverso iniziative di legge finalizzate al cambiamento del Codice Pensale con il fine di colpire duramente gli autori dei delitti.

Bajo Juárez é un documentario di Alejandra Sánchez e José Antonio Cordero che esamina la scomparsa di piú di 400 donne di Ciudad Juárez, una città maquila* vicina alla frontiera con gli Stati Uniti. Il film da voce ai parenti delle donne e ai giornalisti che lottano per scoprire la verità dietro le scomparse, e alle donne vive di Juárez che sono costantemente esposte al rischio di violenza offrendo le testimonianze di un giornalista, una madre la cui figlia fu uccisa, e un’operaia di maquila che é appena arrivata a Juárez da Veracruz. Affronta anche la situazione di quelli che sono stati presumibilmente accusati erroneamente di crimini.

da deltanews.it

, , , , , , , , , , , , , , ,