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Il lupo non perde né il pelo né il vizio.

Come un rullo compressore l’attuale governo si appresta a riportare la scuola pubblica a metodi d’insegnamento anni ‘50. Non che il precedente facesse meglio, ma mai fino a questo punto.

Sono passati diversi anni, diverse lotte, diverse riforme, diversa acqua sotto i ponti ma la strategia di destrutturazione della scuola pubblica non conosce soste e sembra arrivata all’apice grazie al trio Berlusconi Tremonti Gelmini: il primo per creare tanti bravi cittadini scevri dal fastidio del libero pensiero critico; il secondo per spendere risorse pubbliche in questioni private; la terza perchè prova un’irresistibile ebrezza nel pensare a tutti quei bambini bacchettati sulle mani.

Dicevamo, sono passati anni e l’intervento di Calamandrei colpisce per la sua attualità dimostrando come Loro, i fascisti sotto mentite spoglie, hanno sempre avuto radici salde con la propria storia e idee chiare su cosa fare . ‘Noi, i sinistri comunisti democratici etc… dovremmo chiarirci sul nostro orizzonte strategico, al di là della sacrosanta lotta quotidiana ritrovando le nostre radici, e anche in fretta.

iQuindici

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito,di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione,amici,in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950

Ringraziamo la nostra Naima, sempre in prima fila nella battaglia contro lo smantellamento della scuola pubblica, per aver scovato l’intervento.

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