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In Ecuador vince il «nuovo Paese» di Correa. Il 70% di sì per la nuova Costituzione

Vietata la presenza militare straniera nel Paese, via la base Usa di Manta. E poi importanti riforme economiche e sociali

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L’Ecuador, un piccolo Paese sudamericano, raramente alla ribalta delle cronache, avrà una nuova Costituzione, fra le più avanzate al mondo.

Chi pensava che il vento di innovazione che in questi anni sta soffiando in America Latina fosse un fugace e inconsistente moto rivoluzionario, evidentemente si sbagliava. Dal Venezuela, alla Bolivia, al Paraguay, all’Ecuador, le politiche di sinistra e socialiste, le spinte all’indipendenza dal giogo politico ed economico statunitense si consolidano e mietono risultati importanti, di cui uno dei più significativi è certamente la vittoria del referendum che darà all’Ecuador una nuova Carta costituzionale. A dare l’annuncio della vittoria del sì è stato lo stesso presidente Rafael Correa, l’uomo che dal 2006, l’anno della sua elezione, ha lavorato per lo sviluppo del Paese e per importanti riforme sociali e politiche.

Alle urne si sono recati più di 9 milioni di ecuadoriani e circa il 70%, una maggioranza schiacciante, ha votato per la nuova Magna Carta. I 444 articoli del nuovo, avanzatissimo testo promuovono nuovi principi di inclusione sociale, offrono nuovi diritti di cittadinanza a una popolazione afflitta dalla povertà ed estendono la copertura della sanità e dell’istruzione. Il lavoro è vietato ai minori sotto i 15 anni ed è obbligatoria la frequenza scolastica fino al completamento delle scuole superiori. E’ riconosciuto il diritto ad emigrare e sono tutelati i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. La nuova Costituzione riconosce la famiglia nelle sue varie forme, tutte le coppie non sposate, indipendentemente dal fatto che siano dello stesso sesso, beneficiano di tutti i diritti del matrimonio. Questo punto ha sollevato le ire della Chiesa e dei cattolici ecuadoriani che si sono uniti al fronte del no, rappresentato dalla classe ricca del Paese, preoccupata di una deriva socialista e statalista dell’economia. La carta approvata sancisce infatti che l’economia dell’Ecuador sarà «sociale e solidaristica», ed attribuisce alle imprese statali il controllo di settori strategici quali l’elettricità, le miniere, i trasporti, le telecomunicazioni ed il petrolio. Dato importante in uno Stato in cui le esportazioni di greggio rappresentano il 25% del prodotto interno lordo e dove sono presenti numerose multinazionali internazionali.

Fra le alte innovazioni introdotte c’è poi la possibilità della rielezione del presidente in carica e l’introduzione del concetto di plurinazionalità a lingue e minoranze indigene (Quechua e Shuar) che rappresentano circa il 20% dei 14 milioni di ecuadoriani e a cui ora l’articolo 257 conferisce poteri territoriali di auto-governo e la possibilità di usare le risorse naturali dei propri territori, fino ad oggi depredati dalle multinazionali.
La nuova Costituzione rappresenta una forte innovazione anche nella politica estera dell’Ecuador e la fine del potere economico e militare statunitense nella regione. Se molte compagnie nord americane dovranno andarsene dall’Ecuador, dopo averlo depredato per decenni, stessa sorte toccherà all’esercito Usa presente sul suolo ecuadoriano. Nell’articolo 5 della nuova Carta, elaborato dall’Assemblea costituente, si legge: ««L’Equador è un territorio di pace. Non è permessa la presenza di basi militari straniere né di installazioni straniere con propositi militari. Non si possono cedere basi militari nazionali a forze armate o di sicurezza straniere».
Ciò significa che entro il 2009 dovranno essere smantellate tutte le basi statunitensi in Ecuador, compresa la base militare di Manta, la più grande del Sud America, situata vicino al confine colombiano, fondata negli anni ’90 con l’obiettivo della lotta al narcotraffico ma anche per controllare le insurrezioni e la guerriglia nei Paesi sudamericani.

«E’ un momento storico, l’Ecuador ha scelto un nuovo Paese, sconfiggendo le vecchie strutture», ha annunciato all’arrivo dei risultati Correa, che ha parlato alla nazione da Guayaquil, la sua città natale dove ha atteso la chiusura dei seggi.
La nuova Costituzione innescherà un «cambiamento profondo e rapido – ha aggiunto il presidente – che andrà a beneficio dei lavoratori e che lo aiuterà a sradicare una classe politica che ha reso l’Ecuador uno dei Paesi più corrotti».

Da La Rinascita della sinistra: [1]

(29.9.08)