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Trenitalia: Non parlare conducente

Buon ferragosto! In un paese dove si muore con una media di un lavoratore ogni sette ore e dove l’unica emergenza sbandierata è invece la microcriminalità dei marginali con demagogiche spese e campagne mediatiche, Trenitalia non ha pensato di meglio che licenziare il macchinista Dante De Angelis, per le sue affermazioni (per altro in ambito di rappresentanza sindacale) sulla sicurezza dei convogli, nello specifico su due “incidentini” avvenuti a degli Eurostar, pur se, per fortuna, non durante il servizio effettivo; di treni “spezzati”. Ovvero di convogli che hanno… perso i vagoni. La colpa per Trenitalia è ovviamente dell’ultimo anello: l’errore umano di un macchinista. E le affermazioni di Dante, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, lesive per l’immagine dell’azienda. La lettera di licenziamento strategicamente è arrivata il giorno di ferragosto.Voglio rimandare a due siti che personalmente non amo (Repubblica e Beppe Grillo) per il resoconto dei fatti (Il Manifesto di oggi apriva in prima pagina – dal bel titolo “Non parlare conducente” che ho in parte rubato – ma non ho avuto modo di leggerlo e il giornale online sarà disponibile solo domani). In particolare dal sito di Grillo è possibile scaricare il carteggio tra Trenitalia e Dante De Angelis che ha preceduto il licenziamento (di cui le motivazioni politiche mi sembrano evidenti).
Riporto solo quello che Dante afferma, mi sembra in maniera lapalissiana: questi treni “hanno comandi completamente elettronici” e un pur eventuale errore umano non può essere “criterio di assoluzione di un sistema di sicurezza che deve essere progettato in maniera da prevenire (fonte La Repubblica e carteggio).
Il tutto in una rete dove, se il fiore all’occhiello sono gli Eurostar, il quotidiano è quello dei convogli dei pendolari il cui stato invito constatare (ma per qualche ministro il crepare mentre si va al lavoro è demagogico aggiungerlo alla sommatoria dei morti effettivi… ci vada lui col trenino e faccia i cento metri in record olimpico giamaicano per beccare le coincidenze ed arrivare in orario!).
E non vorremmo che ci fossero anche “vendette aziendali” visto che Dante era già stato licenziato per problemi analoghi qualche anno fa e poi reintegrato dopo battaglia sindacale.
Ma il punto centrale è politico. Ormai è in pieno atto lo smantellamento, pezzo per pezzo, masso per masso, di quanto si è conquistato con lotte, sangue di donne e uomini, in questi più che sessant’anni da cancellare. Senza più memoria. E l’atteggiamento aziendale è più che in linea.
Non vorrei essere gli occhi di un vecchio partigiano a rivedere questo fascismo rinascere (rinato); sono i miei occhi che piangono.
In questo paese dove siamo tutti uguali ma qualcuno è più uguale di altri (no, non cito Orwell, cito il nostro pregiatissimo Presidente del Consiglio); in questo paese sempre più ripiegato su se stesso, piccolo, piccolo. Fascista.

Voglio solo aggiungere due parole. Conosco di “rimbalzo” Dante. Forse per questo, ingiustamente, ne sono più coinvolto. So che nel suo impegno mette in gioco la propria pelle, in prima persona. Eppure, da comuni conoscenti ho sentito dire “non è più questo il momento…”. Ed anche in ciò è il paese.
La sconfitta c’era già stata ed è una sconfitta culturale.

Nota: per correttezza, parte del titolo “non parlare conducente” è rubata da Il Manifesto.

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