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Marina Petrella, ovvero della Giustizia

Poche parole, quante non ne dicono televisioni e giornali di regime in questo luglio di vergogna che difende i diritti dei bambini rom schedandoli come volgari delinquenti, mentre impedisce ai giudici di processare i criminali veri; luglio di vergogna che difende il diritto alla privacy del capo del governo, alla sbarra per corruzione, regalandogli l’immunità. Mai vista tanta ingiustizia in nome della giustizia.
Marina Petrella, ex brigatista, ha alle spalle una condanna all’ergastolo e otto anni di galera scontati per “pena preventiva“. Vive in Francia da oltre diciassette anni alla luce del sole: non è clandestina, lavora, ha una figlia, possiede regolari documenti e non ha mai tenuto nascosto il suo terribile passato. E’ andata così perché nel 1985, al Congresso della Lega dei diritti dell’uomo, Mitterand, non ultimo tra i presidenti della repubblica francese, prese solennemente impegno di concedere asilo politico a tutti gli italiani fuggiti in Francia in seguito alle vicende legate ai cosiddetti anni di piombo.Qui, in Italia, abbiamo avuto quindi più di trent’anni per tornare sul nostro passato, riflettere, cercare una soluzione umana e civile e mettere la parola fine ad una pagine tragica e oscura della nostra storia. In trent’anni ci sono stati indulti e prescrizioni, sono tornati liberi, talvolta approfittando delle maglie larghe d’una giustizia volutamente disattenta, criminali pericolosi e c’è stato persino chi è uscito dal carcere perché giudici compiacenti non hanno mai trovato tempo di scrivere una sentenza. Abbiamo avuto in Parlamento gente condannata per gravi reati politici, abbiamo assolto moralmente materialmente chi ha pensato, voluto, guidato e realizzato lo scempio mortale di Genova 2001. Abbiamo assolto – gli abbiamo anzi regalato una nuova identità e pagato una vita nuova – i “pentiti politici“, che ora sono tra noi, liberi come l’aria, perché al loro posto hanno spedito in galera i compagni. Dal 1985 noi siamo fermi al momento della condanna senza appello e senza remissione di peccato di giovani i cui reati, lo si voglia o meno, sono parte ormai della nostra storia; siamo fermi e non conosciamo i mandanti delle stragi di Stato, non conosciamo chi ha voluto Piazza Fontana, Piazza della Loggia e la bomba alla stazione di Bologna. E’ gente che vive tra noi, anch’essa libera come l’aria.
Dal 2002, prima con Chirac, poi con Nicolas Sarkozy, la Francia, cancellando ignominiosamente la “dottrina Mitterand” e rinnegando così un impegno solennemente preso da un suo presidente della repubblica, ha mutato la sua politica. Dal 2002, l’Italia dei misteri e della P2, l’Italia dei politici che non si processano, delle bombe esplose tra la gente senza che i mandanti abbiano mai pagato, l’Italia che celebra in Parlamento un razzista, complice di nazisti e terroristi, come Giorgio Almirante, l’Italia che non ha mai fatto i conti con la sua storia, questa Italia chiede vendetta. E’ così che Marina Petrella, attirata l’anno scorso con uno stratagemma in un commissariato parigino, è stata arrestata su richiesta del governo Prodi. Il marito della signora Bruni, Nicolas Sarkozy, presidente della repubblica francese, firmata l’estradizione, in un estremo tentativo di salvare la faccia, ha scritto a Berlusconi e Napolitano e ha chiesto la grazia per la donna che consegna all’Italia. Una donna che teme gli muoia tra le mani, dal momento che da mesi è chiusa in isolamento in una cella dell’Ospedale psichiatrico di Villejuif, guardata a vista perché distrutta da una depressione giunta sino ad una incoercibile volontà suicida. Una donna che non intende più vivere, che paga così, con la rinuncia a vivere e lottare, prima ancora che con la galera, il prezzo per il suo lontano passato. Un prezzo così alto, che persino chi lo chiede se ne vergogna e domanda per lei la grazia. Un prezzo che la donna avrebbe probabilmente potuto evitare di pagare: le sarebbe bastato “pentirsi” e accusare qualche compagno. L’avesse fatto, oggi forse sarebbe tra noi, libera e – perché no? – magari in Parlamento, com’è stato per altri.
Chiedendo la grazia, Sarkozy – che pare abbia irritato notevolmente Napolitano – riconosce di fatto che qualcosa in questa estradizione è sbagliat, ammette implicitamente che la donna che consegna all’Italia non è quella che giunse in Francia diciassette anni fa e tuttavia non fa marcia indietro.  Invano si sono raccolte firme, nel silenzio rigoroso della stampa, invano si è protestato, invano l’avvocato della donna ha chiesto il rispetto della “dottrina Mitterand“, invano ha fatto appello alla clausola umanitaria della Convenzione europea sull’estradizione del 1957 che, viste le condizioni di salute della Petrella, potrebbe impedirne l’estradizione: “Non posso schernire la giustizia italiana, quella francese e le Istituzioni europee“, ha sostenuto Sarkozy.
Non può. E però, per Ingrid Betancuourt, questo campione della giustizia europea ha offerto asilo ai guerriglieri delle Farc. Lì c’era un grande ritorno d’immagine, qui c’è solo una donna che si spegne e non ha nulla da offrire in cambio della vita. Conta poco se questa sia giustizia o vendetta. L’asilo ai guerriglieri era ben pagato.

L’articolo è uscito su “Fuoriregistro”, rivista on line che si può leggere cliccando sul seguente link:
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11846

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