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Da Il Manifesto: Alessandro Portelli – Il fascismo del senso comune

Vorrei postare questo articolo apparso ieri su Il Manifesto, a firma di Alessandro Portelli. Nella lista inseriamoci anche le aggressioni di ieri all’Università di Roma. Anche quelle non hanno matrice politica se

“Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esortato a non strumentalizzare politicamente le violenze. “Scontri tra imbecilli fuori dalla storia e dal tempo”” (Repubblica online di oggi)…

Il fascismo del senso comune
Alessandro Portelli
Il raid squadristico al Pigneto «non ha matrice politica». Non hanno matrice politica l’assassinio di Verona, il rogo di Ponticelli, la morte dei due ragazzi ammazzati in motorino a via Nomentana, la morte di Hasan Nejl, non-persona abbandonata e ignorata nel centro chiamato di «accoglienza», l’aggressione a Christian Floris di Radio DeeGay. Non è una consolazione: è peggio. Non c’è più bisogno di ideologia e militanza fascista per praticare la prepotenza, l’aggressione dei tanti contro i soli, degli armati contro i disarmati, dei forti contro i deboli. Il fascismo non è più politica, è senso comune.A Roma questo senso comune fascista si esercita con una specie di strategia a tenaglia: da un lato, l’aggressione politica alla memoria democratica, dall’altro le sirene seduttive del «sindaco di tutti» Gianni Alemanno. Da un lato, hanno matrice politica la svastica sulla targa a via Montecuccoli, dove Rossellini filmò la scena più memorabile del nostro cinema democratico; la pretesa di Forza Nuova di tenere a Lettere (dove i camerati ammazzarono Paolo Rossi, dove è cresciuta la sinistra studentesca) un convegno su «le bugie dell’antifascismo»; l’idea di intitolare una strada al razzista e fucilatore Almirante. Le camicie nere, i saluti romani e i saluti al duce al Campidoglio la sera delle elezioni sono state rapidamente coperte dal perbenismo istituzionale, ma stanno lì, e si sentono autorizzate.
Sull’altro versante, Alemanno va alle Fosse Ardeatine e a Porta San Paolo, parla di riconciliazione, fa riparare i danni alle vetrine del Pigneto, corteggia i vertici della comunità ebraica.Mentre la sua base elettorale si scatena lui si alimenta dell’inopinato clima di cooperazione bipartisan. Io non credo che Alemanno sparerà (metaforicamente!) addosso alla Roma antifascista. Piuttosto, ci avvelenerà lentamente, e senza che ce ne accorgiamo. Le parole – riconciliazione, comunità – possono sedurre un senso comune stanco di guerra e reso poco vigile dalla sconfitta. Ma sono avvelenate: una riconciliazione senza verità, e una comunità senza cuore. Rendere omaggio alle Fosse Ardeatine serve per equipararle ai «martiri» di Salò e legittimarli; la strada per Almirante si legittima col bilancino di una per Berlinguer. Già l’equiparazione formale tra fascisti e antifascisti è un insulto alla Repubblica; ma poi nei fatti non sono nemmeno uguali: loro hanno i «valori» e noi le «ideologie», il vento fascista ha il favore dei tempi e delle istituzioni, la cultura democratica è musealizzata e tollerata (e l’irresponsabile disponibilità al dialogo con questa gente condanna il Partito democratico all’irrilevanza).
Così, la cosa peggiore è un piccolo provvedimento amministrativo: la cancellazione dei menù multietnici (facoltativi) sperimentata con successo nelle scuole di Roma. Altro che boccone avvelenato. I bambini devono crescere ignoranti e xenofobi, per dare vita alla restaurata «comunità» italica, senza macchia, e piena di paura.