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Allarmi, siamo fascisti…

Postfascisti???

Questo che ho pubblicato in Marginalia è il manifesto affisso a Milano da Alleanza Nazionale in questi giorni: Giorgio Almirante un esempio da seguire? E intanto il neo-sindaco di destra Alemanno (che fu instancabile organizzatore dei funerali di Almirante alla fine dei quali Gianfranco Fini pronunciò un accorato elogio funebre) propone di dedicare a Giorgio Almirante una via della capitale. Un’analoga proposta del nostalgico di turno di qualche anno fa in quel di Grosseto ebbe esito negativo. Ma sembra che i tempi siano cambiati. E la memoria è (sempre più) corta.Allora se anche già in tanti lo hanno fatto, vorrei ricordare anch’io chi è questo “grande italiano”, questo “esempio da seguire”: caporedattore del Tevere (periodico che, ben prima delle leggi razziali del ’38, portò avanti una massiccia campagna antisemita), segretario di redazione della rivista Difesa della razza (i cui redattori furono tutti firmatari del famigerato Manifesto della razza, base “teorica” delle leggi razziali promulgate dal fascismo di lì a poco), funzionario di spicco della Repubblica Sociale di Salò, massacratore e fucilatore di partigiani, nel ’45 fondatore dei Fasci di azione rivoluzionaria, poi segretario del Movimento sociale italiano.

Ricordo di aver visto da qualche parte una sua vecchia foto degli anni 70 (che ho cercato inutilmente nel web) con un giovanissimo (e già “promettente”) Fini. Di quegli anni è anche il coinvolgimento di Almirante nella strage di Peteano, la sua colpevolezza fu provata ma se la cavò dapprima con l’immunità parlamentare poi con un’amnistia praticamente ad personam. Concordo pienamente con chi propone che l’unica via che gli si può dedicare è questa: via Giorgio Almirante terrorista.
Assunta Almirante sarà di tutt’altro avviso, ovviamente. Non ho notizia di sue recenti esternazioni, ma basta leggere il suo libro Giorgio. La mia fiamma e la presentazione che ne fece Stefania Craxi in occasione dell’incontro pubblico per l’uscita del volume nel giugno del 2005: “Già il titolo del libro lascia capire il contenuto […] E’ un bel titolo, con tanto di doppio senso […] la fiamma è quella del Movimento sociale italiano, la creatura di Giorgio Almirante, che l’aveva costruita mattone su mattone, comizio dopo comizio, con infinita pazienza, fede, coraggio. Ma la fiamma di Assunta è lui Almirante, l’uomo Almirante […], un gran signore. Ma anche la fiamma che sta nel simbolo del MSI è un amore di Assunta […]. Perché la fiamma aveva, è vero, una reminiscenza fascista, ma era il simbolo della purezza che Giorgio aveva voluto far rivivere, quei sentimenti di onore e italianità che avevano portato tanti giovani a combattere, e anche morire, sotto le insegne della Repubblica di Salò. Attraverso mille parole d’amore Assunta ci restituisce un Almirante come veramente era […]. La storia della sua vita che lei ci racconta è una storia di felicità, di una donna che si sente baciata dalla fortuna, perché ha trovato l’amore e questo amore l’ha accompagnata tutta la vita e ancora la sorregge con il calore del ricordo”.
Non credo di dover aggiungere altro…

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