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Post-ideologismo e lotta di classe

Mai, nella storia, c’è stato una campagna elettorale fondata sulla “caduta delle ideologie” come nelle ultime elezioni politiche, nemmeno negli anni immediatamente dopo la caduta del muro e del socialismo reale di stampo sovietico. Ai soliti noti, Forza Italia e co., si son aggiunti Veltroni e sodali, a esaltare il post-ideologismo, e anche a sinistra, il caro Fausto, ha chiuso la campagna, definendo il comunismo una “tendenza culturale”.

Lungi da me impedire a tali personaggi di ipotizzare tutto ciò che le loro menti possano partorire, compresi asini volanti e grilli parlanti, ma il problema nasce quando, e succede spesso, il post-ideologismo diventa ideologia; nei libri che trattano di sistemi politici, spesso si associa la nascita di partiti ambientalisti, femministi, movimentisti e simili al post-ideologismo, ma ambientalismo e femminismo non sono in se ideologie, a volte nemmeno tanto in contrasto con le ideologie “antiche”?

L’intera campagna elettorale del PD, non era forse fortemente ideologizzata sul “superamento delle ideologie”? Veltroni ha polemizzato con chi sostiene che esista ancora la lotta di classe, decretando che tali argoment, come pure le parole, sono obsolete, rivendicando inoltre, la primogenitura di un’Italia moderna; considerando che, per gli storici, l’era moderna comincia col diciottesimo secolo, è facile intuire chi è più obsoleto nell’uso di termini e categorie (a proposito consiglio sempre con piacere il bellissimo “tempi moderni” del maestro Charlie Chaplin).

Si parlava dunque di lotta di classe, o meglio, la si negava; nulla di nuovo, la lotta di classe la si negava già quando fu ipotizzata; uno dei “campi di battaglia” di tale lotta è appunto quello della presa di coscienza da parte della classi oppresse dell’esistenza di uno scontro con le classi “dominanti”, che a loro volta ne negavano l’esistenza, esattamente come oggi.

Poi non stupisce affatto che un giornale, la Repubblica, chiaramente non schierato a sinistra del PD, ma anzi suo grande sostenitore, pubblichi un articolo che inizia così “La lotta di classe? C’è stata e l’hanno stravinta i capitalisti.”(L’articolo completo qui); nello stesso si parla di come i salari son cresciuti meno dei profitti; ipotizzando ora che tale lotta di classe non sia affatto finita, è facile prevedere come in futuro la forbice tra salari e profitti propenderà sempre più verso questi ultimi.

Ma quello che accade è forse qualcosa di nuovo? Nel mondo post-ideologico, nessuno ha da proporre un’analisi del fenomeno? Magari andando a ritroso nel tempo, qualcuno potrà trovare un’obsoleto libro, che usando termini arcaici quali “salario”, “capitale”, “plus-valore”, descrive con spaventosa precisione l’era in cui viviamo.

Consiglio a tutti i “post-ideologici” una rilettura (o prima lettura), del “capitale” di Marx, perchè, anche nell’era atomica, e in quella della relatività di Einstein, i fisici continuano a usare le formule di Newton. Rinnegare il proprio passato è simbolo di debolezza e insicurezza.

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