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Italia 2008: la morte della sinistra e il fallimento del Partito Democratico

Se c’è una cosa che non sopporto in queste ultime ore di tremenda amarezza per la vittoria di Berlusconi e della Lega – che prefigura un quinquennio peggiore di quello 2001-2006 (quando a smorzare la violenza della politica del cavanserraglio berlusconiano c’era perlomeno l’Udc di Casini) sono i toni soddisfatti dei vari leader del Pd. Di cos’hanno da essere soddisfatti? Secondo me di nulla e basterebbe dare un ‘occhiata ai numeri per capirlo.

Prendiamo come esempio la Camera – ma al Senato le cose cambiano di poco- : nel 2006 l’Ulivo (gruppo unico di Margherita e Ds, embrione dell’attuale Pd) prese il 31,3, la Rosa nel Pugno (che univa radicali – oggi confluiti nel Pd -e Socialisti di Boselli) il 2,6, mentre i vari partiti che ora compongono la Sinistra Arcobaleno sommati tutti assieme il 10,2. Ieri invece il Pd ha conseguito il 33, 1. Se sommiamo artificialmente al 31,3 dell’Ulivo del 2006 la metà dei voti della vecchia Rosa nel Pugno (ipotizzando che almeno metà di coloro che 2 anni fa votarono la Rosa nel Pugno la votarono per la presenza in essa dei radicali) arriviamo al 32,6. Questo significa, che ad onta dei grandi proclami di Veltroni e soci di inaugurare una nuova stagione politica, l’unione di Margherita e Pd ha prodotto – rispetto a quando i due partiti correvano da soli – un surplus di voti praticamente trascurabile, inferiore allo 0,5 %. Ma c’è di più. Se si confronta il dato della Sinistra Arcobaleno del 2006 (10,2) con quello attuale (3,1) si nota che quest’ultima ha perso circa un 7% dei voti. Calcolando che l’ 1,2% di questi sono andati ai vari partitini alla sua sinistra (Sinistra Critica, Ferrando ecc…) e ipotizzando un astensionismo di non più dell’1% nelle sue file (legato all’ area più antagonista dell’elettorato storico di Rifondazione) ne consegue che un 5% di elettori della Sinistra Arcobaleno si sono spostati verso il Partito Democratico, nella logica del voto utile. Questo significa che l’unione dei Ds e della Margherita in unico partito ha nei fatti portato ad una perdita di consenso da parte dei due vecchi partiti nell’ordine del 5%. Perdita compensata solo dallo spostamento verso il Pd di una fetta consistente degli elettori della Sinistra Arcobaleno, dovuto al timore di un nuovo governo berlusconiano. Questo significa, inequivocabilmente, che il progetto del partito Democratico – cioè di un partito unico che unisca “riformisti” post-comunisti e “riformisti” post-democristiani – si è dimostrato in termini elettorali un fallimento completo.

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