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L’epidemia di Dengue nello Stato di Rio mette a dura prova il Brasile: ricordate Cuba?

Il più diffuso quotidiano brasiliano, “O Globo”, riportava nell’edizione di mercoledì 02/04/2008 che il Governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral, stava valutando la possibilità di chiedere l’aiuto degli specialisti cubani per combattere l’epidemia di Dengue che imperversa nello stato carioca.

La decisione, da parte del Governatore di Rio, di sollecitare al Governo dell’Avana l’invio di medici cubani dipende dalla risposta ottenuta alla sua richiesta di aiuto ai medici e ai pediatri degli altri stati che compongono l’immensa Repubblica Federale del Brasile (8.514.876 km2 e 185.958.600 abitanti, secondo le stime dell’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica).

227 giovani medici brasiliani laureatosi a Cuba presso la Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM) dell’Avana hanno già offerto la loro disponibilità a lavorare, a titolo gratuito, per combattere l’epidemia di Dengue nello Stato di Rio (http://www.granma.cu/espanol/2008/abril/lun7/brasil.html).

In base ai dati diffusi dalla Segreteria alla Salute dello Stato di Rio, nei primi 3 mesi dall’inizio del 2008 nello stato di Rio si sarebbero già registrati almeno 45.523 casi di Dengue di tipo 4, di cui 28.233 nella sola città di Rio de Janeiro ((http://oglobo.globo.com/rio/mat/2008/03/29/dengue_mata_mais_tres_criancas_no_estado_do_rio-426600346.asp)), con un aumento di 10.906 casi rispetto alla settimana precedente (http://oglobo.globo.com/rio/mat/2008/03/20/secretario_estadual_de_saude_sergio_cortes_admite_que_estado_vive_epidemia_de_dengue-426368388.asp). Il 60% dei casi riguarderebbe bambini. Nello stato i morti sarebbero già una settantina, di cui 47 nella città, ma il loro numero potrebbe essere maggiore.

Le autorità stanno facendo uno sforzo gigantesco per ostacolare la grave situazione che soffre la popolazione di Rio de Janeiro. Per fronteggiare quest’emergenza, favorita dalle condizioni climatiche della città e del Paese, sono già state mobilitate anche le Forze Armate, con l’impiego di 1200 uomini della Marina, dell’Esercito e dell’Aeronautica per allestire ospedali da campo e contenere l’avanzata dell’epidemia (http://oglobo.globo.com/rio/mat/2008/03/31/secretario_de_saude_pede_pediatras_outros_estados-426613581.asp).

Notizie aggiornate sull’epidemia di Dengue in Brasile sono disponibili in lingua italiana, p. es., sul sito Musibrasil nell’articolo di ieri, 10/04/2008, di Francesco Giappichini “La Dengue preoccupa il Brasile” (http://musibrasil.net/articolo.php?id=2177 ) e su “Yahoo! Italia Notizie”, che riporta l’agenzia Reuters di oggi, 11/04/2008 (http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080411/tso-dengue-rio-morti-89ec962.html). Vedasi anche il video (durata 1’21”) “Brasile – Guerra alla dengue” (link: http://www.brightcove.tv/title.jsp?title=1494900250&channel=298782895).

Il ministro della Sanità del Brasile, José Gomes Temporão, ha riferito che nell’anno 2007 a Rio de Janeiro le vittime erano state in tutto 31 ed il tasso di mortalità della forma emorragica di febbre dengue sarebbe oltre il 5%, 5 volte superiore a quello considerato normale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che è l’1% (http://it.reuters.com/article/topNews/idITPOL53388620080325). Secondo il Sovrintendente alla Vigilanza sulla Salute dello Stato di Rio, Victor Berbara, se non saranno messe in atto misure di prevenzione efficaci, il prossimo anno 2009 potrebbe addirittura essere peggiore (http://oglobo.globo.com/rio/audio/2008/5678/).

L’epidemia attualmente in corso, nonostante lo spiegamento di eccezionali misure di emergenza predisposte dal gigante sudamericano, mette in luce come, in effetti, Cuba (110.922 km2 e circa 11.300.000 abitanti) sia il Paese più preparato per combattere questa malattia, essendo capace, come nessun altro, di integrare lo sforzo di tutte le istituzioni della società per preservare la salute pubblica.

Scorrendo il “World Healt Report 2006” dell’OMS (Informe sobre la salud en el mundo, disponibile in lingua spagnola al link http://www.who.int/whr/2006/whr06_es.pdf), infatti, si può scoprire che, in tutto il mondo, il Paese che ha il più elevato numero di medici per abitanti (escludendo la Repubblica di San Marino) è la piccola isola caraibica che, con i suoi 66.567 medici, conta di 1 medico ogni 170 abitanti, mentre il gigante sudamericano, con 198.153 medici, presenta 1 medico ogni 938 abitanti (per contro, in Tanzania c’è un drammatico rapporto di 1 medico ogni 50.000 abitanti, mentre in Italia, a titolo comparativo, c’è un confortante rapporto di 1 medico ogni 240 abitanti). In altri termini, la densità per ogni 1.000 abitanti a Cuba è di ben 5,91 medici, mentre in Brasile è di soli 1,15 medici (e di 4,20 in Italia).

In occasione della maggior epidemia nelle Americhe di Febbre Emorragica da Dengue (DHF), occasionata dal virus 2, comparso a sorpresa a Cuba nel 1981 in forma simultanea in 3 località dell’Isola distanti circa 300 Km, non essendo prima conosciuto e senza che esistesse un’attività epidemica nella regione e in nessuno dei Paesi con i quali Cuba aveva importanti scambi di personale, nel Paese caraibico si dovettero contare 344.203 casi complessivi di Dengue, di cui da febbre emorragica 10.312, e 158 morti, dei quali 101 bambini con una media di 4 anni di età.

Nel 1984, durante un processo che si svolgeva negli Stati Uniti, il terrorista d’origine cubana Eduardo Arosena, dirigente dell’organizzazione controrivoluzionaria “Omega 7”, riconobbe che la febbre del Dengue Emorragico fu introdotta nell’Isola da agenti d’origine cubana radicati negli Stati Uniti e che, personalmente, aveva partecipato, 3 anni prima, ad un’operazione per introdurre germi patogeni come parte dell’infame guerra sporca (non dichiarata) contro Cuba: “La missione del gruppo che io guidavo era ottenere certi germi e introdurli a Cuba” confessava Eduardo Arocena di fronte alla giuria nel Tribunale Federale di New York che lo giudicava per fatti terroristici commessi in territorio nordamericano (p. 2189, 1984. Esp. 2FBINY 185 – 1009 – Link: http://www.latinamericanstudies.org/belligerence/Arocena-trial-2105-2266.pdf). E’ significativo, al riguardo, che il terrorista Arocena non sia mai stato giudicato per queste ammissioni da parte delle autorità nordamericane, impegnate a condurre una (supposta) guerra al terrorismo.

In ragione di tale tragico evento, che costituì una dura e severa prova per il sistema sanitario cubano, il Paese fu costretto a pagare considerevoli costi economici ed umani, producendosi in uno sforzo immane per sconfiggere l’epidemia, anche per l’inumano diniego da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti dell’autorizzazione di esportare a Cuba un prodotto anti-dengue nel pieno della prima epidemia, il Governo dell’Avana ha ritenuto necessario di dover proteggere la popolazione dagli attacchi terroristici che gli venivano mossi, ponendo così le basi di un ulteriore sviluppo nel settore della salute, tale da diventare una potenza mondiale nel settore sanitario.

Secondo quanto dichiarava in un’intervista a “PeaceReporter” il Dott. Lorenzo Ravioli, Direttore del Dipartimento di controllo delle malattie tropicali dimenticate dell’OMS, nell’ottobre 2006, in occasione della decina di casi registratisi a Cuba in quell’anno (e non migliaia di morti, come invece riferivano al tempo i principali media disinformativi mondiali) “il Paese che ha avuto i migliori risultati nella lotta contro la Dengue e molte altre malattie infettive, incluso l’Aids e la tubercolosi, è proprio Cuba, che rappresenta un grande esempio, se non il migliore, di sanità pubblica in America Latina” (http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=6416).

Sin dai primi anni della Rivoluzione, pur nelle enormi difficoltà dovute al criminale e genocida bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto da parte degli Stati Uniti, la piccola Cuba ha prestato aiuto solidale e internazionalista in decine di Paesi, con profondo impegno dei medici, infermieri e specialisti cubani mondialmente riconosciuti, offrendo assistenza gratuita a quei Paesi del Terzo Mondo che, non essendo in grado di pagare, sono ignorati dai Paesi ricchi.

Il più efficace metodo per combattere sul nascere l’epidemia di Dengue è il biolarvicida “Bactivec”, nato a Cuba per forza di cose (per i motivi sopra menzionati), riprodotto e commercializzato in Argentina ed esportato soprattutto in Brasile e in diversi stati africani. Una puntuale ricerca ad opera della “Unidad Municipal de Higiene y Epidemiología” di Santiago de Cuba sui risultati del Bactivec nella campagna contro il vettore, la zanzara Aedes aegypti, a Santiago di Cuba del 2003 è disponibile al link http://bvs.sld.cu/revistas/san/vol7_4_03/san03403.htm, con ulteriori riferimenti bibliografici (http://dengue.sld.cu/index.php).

50 milioni d’infezioni all’anno (http://www.who.int/tdr/dw/dengue2004.htm) ed oltre 24.000 morti nel mondo su questa malattia dimenticata (http://www.malattiedimenticate.net/patologie/febbre%20dengue.asp), il Dengue, ma perché sui media italiani non ne hanno mai parlato, se non nell’ottobre 2006, per riferire, sconsideratamente, di migliaia di morti a Cuba (http://www.iltempo.it/interni_esteri/2006/10/05/279401-migliaia_vittime.shtml), producendosi in un cinico e disgustoso sproloquio di clamorosi numeri a vanvera, inventati di sana pianta, riportando fantomatiche fonti, totalmente inattendibili, che riferivano dati non verificabili?

I casi effettivamente accertati a Cuba sono stati una decina nell’intero anno 2006, una media fisiologica per una malattia endemica nei climi tropicali. Un detto popolare cubano recita “si no sabes no te metas”: dovrebbe farne tesoro il Direttore del Telegiornale RAI (servizio pubblico nazionale italiano) Gianni Riotta, per la sua apertura dell’edizione del TG1 delle h. 13,30 del 05/10/2006 con la FALSA notizia dell’epidemia di Dengue a Cuba, diffusa ad arte per allarmare tutti i potenziali turisti e colpire l’immagine di quel Paese in un suo settore strategico (il turismo), dando luogo ad un’opera di autentica disinformazione che poi si sarebbe auto-riprodotta a valanga su tutti i media main stream, di cui ha ampiamente parlato Gennaro Carotenuto su questo sito.

Vedi articoli sul tema in “Giornalismo partecipativo” (www.gennarocarotenuto.it):
“Dengue a Cuba” (06/10/2006): http://www.gennarocarotenuto.it/763-dengue-a-cuba
“Dengue e Gianni Riotta” (di Annalisa Melandri – 07/10/2006): http://www.gennarocarotenuto.it/767-dengue-e-gianni-riotta
“Gianni Riotta non si interessa più al dengue” (01/03/2007): http://www.gennarocarotenuto.it/977-gianni-riotta-non-si-interessa-piu-al-dengue
“Dengue a Cuba, Gianni Riotta non vi racconterà che…” (02/01/2008): http://www.gennarocarotenuto.it/1610-dengue-a-cuba-gianni-riotta-non-vi-racconter-che.

Chissà, questa volta, se la nostra grande stampa “libera”, che tanto si era appassionata allora, riferirà sull’attuale REALE epidemia in atto a Rio de Janeiro con altrettanta enfasi? Chissà se la mitica Alessandra Farkas da New York -si no sabes no te metas- scriverà un altro suo magistrale articolo, come quello del 04/10/2006 per il “Corriere della Sera” (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/04/dengue.shtml)?

Aldo Garuti – 11/04/2008

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