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Dichiarazione di voto: scelgo il Bene Comune

Siamo ormai a pochi giorni dal voto, ed è giunto il momento delle scelte. Dopo averci riso sopra (che non fa mai male), aver stabilito il “se” e il “perché” votare, e aver sudato sette camicie per realizzare un confronto sistematico tra i diversi programmi, è ora di decidere “per chi” votare.
E dico subito senza tentennamenti qual’è la conclusione: voterò per Stefano Montanari e la sua lista “Per il bene comune“. Ora vi spiego perché.

In Italia assistiamo da decenni ad un inesorabile declino: prima economico, con le follie degli anni 80 di cui continueremo a portare i segni per molto tempo, poi sociale e quindi politico. Su quest’ultimo aspetto va detta una cosa: l’inizio degli anni 90, con le indagini legate al filone “mani pulite”, ha rappresentato l’occasione per un risveglio dei cittadini e dello spirito civico, già duramente provati da anni di malaffare, corruzione e parassitismo. Un’occasione per riformare uno spirito critico condiviso nei cittadini, e per far rinascere anche le istituzioni, che si è rapidamente infranta contro il muro che da diverse parti è stato eretto in tutta fretta.
La politica peggiore (perché, non va dimenticato, c’è anche quella migliore) si è chiusa a riccio in difesa dei suoi interessi privati e personalistici, mettendo in campo una serie di iniziative, anche di tipo legislativo, volte a destabilizzare l’opinione pubblica, screditare tutti i tentativi di fare pulizia, colpire le persone in prima fila di questo non-movimento; un’azione decisamente inquietante che ricorda da vicino quello che Gelli e la sua loggia P2 avevano ipotizzato nel “piano di rinascita democratica“.
Se in tutto questo è facile identificare i responsabili principali, va detto che ormai il problema va ben oltre il “chi ha fatto cosa“: i nostri rappresentanti politici, con poche eccezioni, dal Parlamento fino all’ultima comunità montana, costituiscono un corpo unico che si occupa sempre meno, e sempre peggio, dei problemi dei cittadini e di una cosa che tempo fa veniva chiamata “interesse comune”.

La soluzione non può essere che una sola: occorre spazzare via tutto e ricominciare da zero. Anche a rischio di cacciare anche quei pochi che fanno politica onestamente e responsabilmente. Non ci possiamo più permettere le mezze misure, non ne abbiamo il tempo, non ci sono le condizioni per i tanti inevitabili distinguo: un’azione che non sia radicale è destinata all’insuccesso.
Per questo motivo ritengo inevitabile negare il voto alle liste composte da politici di carriera. Le liste di PD, PdL, Destra, Sinistra arcobaleno, UDC e Partito socialista, con i relativi alleati, non fanno altro che riproporre, spesso sotto altri simboli, sempre gli stessi personaggi; i nomi veramente nuovi sono pochissimi, spesso relegati nelle posizioni di coda, come pure non sono nuovi i temi che portano avanti nella campagna elettorale. Le solite discussioni fasulle, le solite non-soluzioni, le solite omissioni su questioni spesso fondamentali, in molti casi addirittura gli stessi leader.
Aspettarsi qualcosa di nuovo da questa gente è una pia illusione.

Un breve appunto merita, se non altro perché l’ho sostenuta per alcuni anni, la lista Italia dei Valori. Il programma originale di Di Pietro è, non da oggi, innovativo, coraggioso e, almeno così io credo, efficace; peccato che sia scomparso. L’alleanza con il PD ha ovviamente costretto Di Pietro a rivedere i suoi piani e ad allinearsi con il dettato veltroniano; lo scioglimento del partito è stato annunciato; le poche facce nuove e rispettabili che sono state candidate non possono cancellare le tante ombre che si affollano intorno al partito e ai suoi vertici. Quello che rimane di IdV è ben poca cosa, e per quanto mi riguarda non rappresenta più una scelta sostenibile.

Nelle liste alternative c’è una situazione diversa: pochi i politici conosciuti e programmi più coraggiosi. In molti casi, chi è stato capace di metter giù un programma degno di questo nome, affronta spesso temi ignorati dai partiti tradizionali, e propone soluzioni non scontate.
Tra questi la lista “Per il bene comune” dimostra un’attenzione particolare ai temi dell’ambiente e della salute; né potrebbe essere diversamente, visto che il suo leader, Stefano Montanari, da anni studia insieme alla moglie le conseguenze dell’inquinamento sulla salute dell’uomo.
Alcuni punti qualificanti del programma: rifiuto della linea ferroviaria Torino – Lione, rifiuto del ponte sullo stretto di Messina, sostegno al trasporto pubblico, difesa dell’acqua come bene pubblico, rifiuto dello sviluppo dell’energia nucleare, impegno per il risparmio energetico e la produzione da fonti rinnovabili, introduzione dell’educazione ambientale a scuola, contenimento al consumo di territorio, riconoscimento delle coppie di fatto, smantellamento degli arsenali nucleari, riduzione delle spese militari, superamento del segreto di stato, abolizione degli incarichi multipli per i politici, adeguamento del trattamento pensionistico dei politici, abolizione di province e circoscrizioni, ripristino dell’ICI sugli immobili commerciali di proprietà degli enti religiosi, recupero dei contributi CIP6, introduzione della Tobin tax, incentivi economici solo per le aziende in regola con il fisco e le norme di sicurezza, varo di una nuova legge sul conflitto di interessi, riequilibrio degli organici dei tribunali, cancellazione della legge Bossi – Fini, riduzione del canone e della pubblicità sulla RAI, rilancio della scuola pubblica, abolizione della legge 30, aumento del numero di ispettori per la sicurezza, istituzione del referendum propositivo, emanazione di una legge sulla responsabilità politica, potenziamento della ricerca di base, rilancio della sanità pubblica.

In Italia nessuno crede più ai programmi elettorali, una sfiducia difficilmente criticabile visti i precedenti; il fatto però che questo programma preveda una legge per formalizzare la responsabilità politica e consentire la verifica della corrispondenza tra le promesse e ciò che si realizza, è senz’altro un ottimo segnale.
In conclusione, questo programma mi piace, è migliore di tutti gli altri che ho letto, non è monotematico, contiene alcune proposte veramente originali ed incisive, si basa su principi e priorità che condivido appieno.

E passiamo alle persone, l’elemento fondamentale della politica.
Stefano Montanari non è un politico di professione, ma una persona che ha un lavoro; può sembrare banale, ma già questo lo distingue dalla maggior parte degli altri candidati. Inoltre il suo lavoro lo ha messo in contrasto con alcuni interessi privati; al punto che per poter continuare la sua attività di ricerca sulle conseguenze che le particelle prodotte dalle combustioni degli inceneritori (e non solo) hanno sulla salute dell’uomo, si è dovuto affidare ad una sottoscrizione pubblica con cui l’associazione Carlo Bortolani gli ha messo a disposizione un nuovo microscopio a scansione ambientale.

L’altro personaggio di punta è Fernando Rossi, uno dei due senatori (l’altro è Franco Turigliatto) che poco più di un anno fa fu accusato di aver fatto cadere il governo Prodi rifiutando di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan. E’ l’unico politico che abbia già ricoperto incarichi parlamentari, ed è grazie a lui se questa lista è riuscita a presentarsi alle elezioni. La legge di conversione del decreto che istituisce le elezioni infatti includeva il tentativo di mettere fuori gioco il suo movimento, fissando a due il numero minimo di parlamentari per evitare la raccolta delle firme, operazione che, con i tempi ristretti a disposizione, era quasi impossibile da realizzare. Dopo due giorni, durante i quali per protesta Rossi si è incatenato ad una statua all’interno del Senato, Franca Rame ha messo la seconda firma e la situazione si è risolta. Resta l’ignobile tentativo e il silenzio che gli organi di informazione hanno riservato alla vicenda: evidentemente si tratta di una proposta fastidiosa.
Va detto che Rossi non ha assolutamente tentato di controllare la composizione delle liste, anzi ha lasciato piena libertà agli attivisti locali, riservando per sé la candidatura al Senato; candidatura che, come sappiamo, è estremamente difficile portare a compimento.

Quanto agli altri candidati che compongono le liste non posso dire niente perché bisognerebbe conoscerli uno per uno; il fatto però che non siano politici di professione è, ancora una volta, un ottimo segnale. C’è bisogno di un cambiamento radicale, senza il quale non possiamo sperare in una reale inversione di tendenza nel sempre più grande sfacelo in cui viviamo.
Saranno capaci di operare efficacemente e responsabilmente? Questa è la domanda che si presenta appena una persona nuova si affaccia alla ribalta della politica. Una domanda retorica, perché le loro capacità le scopriremo solo mettendoli alla prova. Una domanda ipocrita, in alcuni casi, perché lascia passare il dubbio che i politici attuali siano migliori in quanto “esperti”; prima ci lamentiamo di chi ha fatto della politica una professione, e grazie a questo è capace di muovere le leve giuste per curare i propri interessi, poi rifiutiamo di dare ad altri la possibilità di cambiare le cose.

Come ho già detto, la politica non si riformerà da sola, e l’unica strada percorribile per chi vuole cambiare la rotta di questa povera Italia, è quella di cambiare integralmente la classe politica che ci governa, sia a livello nazionale che locale. Per realizzare questo cambiamento occorre votare, e votare per persone diverse da quelle che ci hanno trascinato in questa situazione; quando un medico sbaglia la cura e produce dei danni, è da pazzi affidarsi a quello stesso medico per risolvere i danni che lui stesso ha creato.
Io voterò “Per il bene comune” e per Stefano Montanari.

PS: Per chi volesse approfondire, consiglio questa intervista, che chiarisce meglio alcuni aspetti del lavoro di Montanari e della sua storia.

www.pleonastico.it

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