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Lo sgombero del campo Rom della Bovisa e la fabbrica del consenso delle destre

da CamminareDomandando

E’ finita come (quasi) tutti si aspettavano e sapevano. Questa mattina il campo Rom di via Bovisasca a Milano è stato sgomberato definitivamente. Si è trattato di uno sgombero “gentile”: i pochi Rom rimasti nel campo malgrado la campagna di terrorismo psicologico degli ultimi giorni, hanno deciso spontaneamente, dopo una trattativa con le forze dell’ordine, di abbandonare il campo prima che le ruspe entrassero in azione, riuscendo così a portar via le proprie cose.

Alla fine il Prefetto ha, a quanto pare, ceduto alle pressioni dell’amministrazione comunale e autorizzato lo sgombero di ciò che rimaneva del campo. Il vicesindaco De Corato (An) ha ottenuto quello che voleva: frenare l’emorragia dell’elettorato di destra della zona verso La Destra di Daniela Santanchè, protagonista nei giorni scorsi di un disgustoso e patetico tentativo di strumentalizzazione della vicenda. Forse uno sgombero “lacrime e sangue” sarebbe stato più produttivo da un punto di vista elettorale, ma così facendo prefetto e amministrazione comunale hanno salvato capra e cavoli, accontentando tutti. Tranne i Rom, s’intende.

Dove andranno i Rom ora è difficile dirlo. Sicuramente si accamperanno in altre zone della città e la giostra ricomincerà, palesando un’altra volta l’inutilità e la controproducenza dei cosiddetti sgomberi ciechi, gli sgomberi condotti senza alcuna soluzione alternativa al disagio abitativo dei cittadini Rom. Si parla di una possibile sistemazione di donne e bambini – con conseguente smembramento dei nuclei famigliari – nei dormitori dell’emergenza freddo di via Saponaro, viale Ortles e via Barzaghi, lasciati liberi da ieri (31 marzo) dai rifugiati politici. Ma per ora nessuna proposta concreta è arrivata in questo senso. E i volontari delle associazioni che negli ultimi mesi hanno lavorato nel campo, tamponando come potevano le varie emergenze umanitarie, si sentono sonoramente presi in giro.

Per chi scrive però sarebbe un errore addebitare tutto questo a un’incapacità politica da parte dell’amministrazione comunale di Milano. La politica degli sgomberi ciechi che sta facendo “ballare” in giro per la città qualche migliaio di Rom ormai da diverso tempo – nella “beata” indifferenza della provincia di centrosinistra – non è frutto di un’incapacità di risolvere il problema, ma di una precisa strategia politica. Mantenere il problema insoluto equivale ad avere sempre una questione Rom da strumentalizzare, da cavalcare demagogicamente per conquistare voti e consenso, facendo leva sulle paure dei cittadini e sulla cosidetta insicurezza percepita (che come tutti sanno è cosa ben diversa da quella reale). Mandare in giro i Rom di campo in campo, di quartiere in quartiere, serve per conquistare sacche di consenso nelle varie zone toccate dal problema e rinsaldare così il “fronte interno” E poco importa se questo gioco al massacro si gioca sulla pelle di donne, uomini, bambini che vivono nella più assoluta precarietà. Perché tanto poi ci penserà la vulgata razzista spacciata a reti unificate e nutrita di tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili a cacciar via ogni preoccupazione d’indole umanitaria.

E così si va lentamente verso il peggio, tra il cinismo di pochi e l’indifferenza dei più.

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