- Gennaro Carotenuto - https://www.gennarocarotenuto.it -

Articolo 27: la responsabilità penale è personale (ma quella politica è un’altra cosa)

immagine_copertina [1] L’articolo 27 della nostra Costituzione recita: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

Sfido chiunque a modificarne una virgola. Vorreste forse cambiare il terzo periodo in: “Le pene devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla afflizione del condannato”? O magari cambiare il primo periodo in: “La responsabilità penale è collettiva e ricadrà sui figli del reo fino alla settima generazione”? Alzi la mano chi è d’accordo. O il quarto in: “è ammessa la pena di morte”? Oppure si potrebbe cambiare il secondo periodo in “l’imputato è considerato colpevole fin dal primo avviso di garanzia”?

Se la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza continua ad essere impeccabile in quest’articolo e nella stragrande maggioranza degli altri, è evidente che la Costituzione parli di responsabilità penale. Esiste però un altro concetto molto meno rigido, ma paradossalmente più importante, che è quello di responsabilità politica. Nell’Italia degli ultimi tre lustri si è giocato per mischiare le carte e confondere la responsabilità politica con quella penale (spesso cancellata usando l’artificio della prescrizione, fatta passare per assoluzione). La soluzione è stata quella che tutti conoscono: il bivacco di manipoli di inquisiti e condannati in Parlamento

La politica corrotta si trincera dietro la responsabilità penale per non riconoscere la responsabilità politiche del proprio operato. Il caso più scandaloso resta quello del senatore a vita mafioso, Giulio Andreotti. Il presunto complotto dei magistrati, i processi politici dei quali parla oggi Sandro Bondi [2], completano un’opera di mistificazione e di inquinamento della cultura del paese che, se ha la punta di lancia in Berlusconi e nel berlusconismo, non è riconducibile solo a lui.

Se non tutti i delinquenti sono politici e neanche tutti i politici sono delinquenti (anche se i qualunquisti sono sempre dietro l’angolo ad affermare il contrario come che non esistono più le mezze stagioni) è del tutto evidente che se i cento Cuffaro in parlamento sono ancora innocenti processualmente non lo sono politicamente. Anzi politicamente sono già condannati. Lo pensa perfino Gianfranco Micciché, che ne chiese le dimissioni (ma è culo e camicia con Marcello dell’Utri, ed è sempre quello che si faceva portare la roba al ministero), in contrasto col proprio partito.

E’ pertanto importante quello che sta succedendo in questi giorni: la scelta del Partito Democratico di Walter Veltroni, che siamo sicuri che sarà adottata alla lettera anche dalla Sinistra Arcobaleno (la Sinistra l’Arcobaleno, per complicarci l’onomastica), di non candidare anche i semplici rinviati a giudizio oltre che i condannati nei vari gradi (tutti innocenti dal punto di vista penale) è OTTIMA. In un paese normale sarebbe il minimo. Ma questo da anni non è più un paese normale. Da qualche parte bisogna iniziare e questo è un buon inizio ed è giusto riconoscerlo anche da parte di chi guarda con sdegno alla casta politica.

Nelle sinistre i casi più spinosi sono tre: Enzo Carra che dalle tangenti Enimont per espiare è diventato esponente di punta dei Teocon (non è lui binettiano ma la Binetti che è carraiana). Sergio d’Elia, che i radicali pretendono di mettere nel pacco dopo 25 anni scontati per banda armata e concorso in omicidio e Francesco Caruso, del PRC, sul quale pende una richiesta di condanna a 13 anni.

Sono casi diversissimi e auspico l’assoluzione di Francesco, così come è vero che d’Elia abbia tutto il diritto di vivere la propria vita da uomo libero, ma è vero che non c’è una prescrizione medica di essere deputati. Si eviti di gridare all’ostracismo. Le sinistre devono candidare la moglie di Cesare (Giulio, non Previti) ed è quindi auspicabile che non ci siano eccezioni di alcun tipo.

Sulle destre c’è poco da dire, anche se a cascata sono già costrette a una riverniciatura, almeno di facciata. Il prossimo parlamento avrà -nei limiti del Porcellum- meno corrotti. Questo è un fatto positivo di per sé a meno di non essere teorici del tanto peggio. Ed è un fatto che anche su questo piano le sinistre impongono l’agenda alla destra.

Purtroppo a Casini, da Cesa a Cuffaro, restano solo i banditi, e il Popolo delle Libertà sta messo talmente male che dovrebbe cominciare ad escludere dalle liste il capo, Silvio Berlusconi. Faranno un’eccezione, temo.