Menu 2

Allarme inflazione in America Latina

Il prezzo delle materie prime alle stelle ha accelerato negli ultimi mesi la pressione inflazionaria in America Latina. Il processo non sembra rallentare ed avrà forti ripercussioni sul 2008.

di Antonio Pagliula www.verosudamerica.com

La domanda mondiale di alimenti, il boom dei biocombustibili, l’incredibile accelerazione del consumo interno e l’aumento del prezzo del petrolio, del grano e del mais, sono gli ingredienti principali di questo esplosivo cocktel inflazionario. Ad inizio 2007 questo problema sembrava essere limitato a pochi paesi (su tutti Venezuela e Argentina) pero ad inizio 2008 l’inflazione non controllata sembra già essere un male comune che sta coinvolgendo tutte le principali economie della regione.

L’ondata d’inflazione non sembra avere fine in quanto strettamente legata all’aumento dei consumi domestici e all’aumento dei prezzi del settore agricolo. Il prezzo del grano ha visto un aumento superiore al 70% nel 2007, la soia del 45% ed il mais, il cui valore nel 2006 era aumentato quasi del 100%, si è mantenuto più o meno stabile. Intanto il prezzo petrolio, chiave soprattutto per i paesi non produttori per la sua influenza sul prezzo del combustibile, nell’ultimo anno è cresciuto del 50%.

Paesi come Colombia, Paraguay, Uruguay, Venezuela e Cile hanno così avuto una inflazione annuale 2007 superiore alle mete fissate ad inizio anno. Anche le economie più forti come Messico e Brasile, seppur in misura minore, sono in allerta per controllare questo fenomeno. Lo stesso Perù, che nel 2006 aveva l’inflazione più bassa della regione (1,14%), ha superato la soglia prevista del 3% per concludere l’anno con il 3,9%. (vedi tabella, clikkare per ingrandire)

Quasi tutti i paesi considerati hanno avuto un aumento inflazionario dal 2006 al 2007. I casi più preoccupanti sono Venezuela, Bolivia e Cile, dove l’inflazione accumulata rispetto all’anno precedente è cresciuta più di un 5%.

Gli unici ad essere riusciti a ridurre l’inflazione sono stati Paraguay e Messico che comunque hanno superato l’inflazione attesa, e l’Argentina da 9,8% a 8,5%. Molti sono però i dubbi sul governo argentino accusato di manipolare il dato per far emergere una inflazione pari alla metà dell’inflazione reale del paese.

Sembra ormai fuori controllo invece il caso venezuelano dove l’inflazione accumulata è stata pari al 5,5%, e dove non sembra aver avuto particolare effetto la riconversione monetaria attuata dal governo Chávez che ha eliminato tre zeri al vecchio Bolivar per introdurre il Bolivar Forte. Basta pensare che il dato mensile di gennaio 2008 è stato già pari al 3,4%.

Anche la Bolivia si trova in seri problemi, l’indice dei prezzi al consumatore ha raggiunto a dicembre 2007 l’11,73%, il triplo del pronostico di inizio anno del governo Morales fissato al 3,7%.

In Uruguay ha avuto un importante impatto l’aumento del prezzo degli alimenti del 18,3% che ha avuto chiaramente forti ripercussioni sul dato inflazionario, cresciuto rispetto al 2006 del 2,2%, l’aumento maggiore negli ultimi 4 anni. La meta fissata dal presidente Vázquez era terminare il 2007 con un tasso tra il 4,5% e 6,5%, il dato finale però ha raggiunto l’8,5%.

Sorprende anche il caso Cile, che ha concluso l’anno con una inflazione al 7,8% superando largamente il 2,6% registrato nel 2006 e la meta ufficiale fissata al 3%. Il governo cileno ha attribuito la forte accelerazione al brusco aumento dei prezzi di frutta e verdura, particolarmente nei mesi invernali, e all’impennata del prezzo del petrolio che ha colpito il prezzo del combustibile in un paese che importa tutto il petrolio che consuma.

Anche in Brasile si è prodotta lieve accelerazione della spinta inflazionistica, anche se in parametri controllati (+1,3% rispetto al 2006), ma preoccupa ad esempio che l’indice del prezzo al consumatore sia cresciuto dello 0,7% solo nel mese di dicembre rispetto ad un 4,46% annuale.

Da segnalare invece la buona performance macroeconomica del Paraguay, che nel 2007 ha registrato il maggiore crescita economica degli ultimi 25 anni (+5,5% Pil) ed ha ridotto alla metà l’inflazione, dal 12,5% 2006 al 6% a fine 2007.

Tutto sommato bene anche il Perù che sebbene abbia registrato una inflazione vicina al 4%, ha dimostrato come inflazione controllata e crescita economica possano convivere. Il governo di Alan Garcia ha chiuso il 2007 con una crescita dell’8,2% del Pil, ed è l’unico paese latinoamericano a registrare una crescita del Pil decisamente superiore all’inflazione. (vedi tabella, clikkare per ingrandire)

Per fortuna però anche il 2007 è stato un anno di crescita importante per le economie latinoamericane (vedi tabella, clikkare per ingrandire), ma la recessione USA già in atto in questo 2008 sarà un forte banco di prova per l’intera regione, e la sfida più grande sarà proprio controllore l’inflazione. La qualità delle politiche monetarie dei diversi paesi sarà decisiva anche se ben poco si potrà fare per far fronte all’impennata dei prezzi delle materie prime, non controllabile dal lato domestico dai singoli governi. Se è vero infatti che i prezzi così alti moltiplicano le entrate delle esportazioni, a medio termine per quasi tutti i paesi latinoamericani sarà un elemento nocivo e difficile da gestire per l’inflazione.

Il 2008, anno di recessione e rallentamento mondiale, sarà quindi l’anno decisivo per valutare la maturità economica dell’intera America Latina, e l’inflazione è da sempre uno degli indicatori economici associati alla forza del potere d’acquisto e di conseguenza all’aumento/diminuzione della povertà.

Due sembrano essere le linee di pensiero a livello regionale. La prima adottata da Venezuela e Argentina che attuano una politica monetaria espansiva, come dimostrato dall’altissima inflazione registrata nel 2007. Il Venezuela ha sperimentato un aumento dei prezzi al consumatore pari al 22,5% in uno scenario di solida espansione economica e di boom petrolifero. La meta inflazionaria per il 2008 però è fissata all’11%, obiettivo realmente difficile da raggiungere sia per l’inerzia inflazionaria accumulata sia per gli effetti della riconversione monetaria.

Altri paesi come Messico, Brasile, Cile, Perù, Ecuador e Colombia stanno invece puntando su una politica monetaria restrittiva proprio con l’obiettivo di generare un effetto che riduca il livello dei prezzi al consumatore.

Secondo il CEPAL (Commissione economica per l’America Latina ed i Caraibi) comunque per il 2008 si prevede un altro anno di inflazione alta con una stima per l’intera regione compresa tra il 5,6% e 5,8%.

Fonti: CEPAL per i dati sulla crescita del PIL; tutte le Banche Centrali dei differenti paesi per l’inflazione 2006 e 2007.

, , , , , , , , , , , , , ,