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Sul blog di Beppe Grillo…

Mi dispiace fare questo intervento riferendomi ad un articolo apparso sul blog di Grillo in merito al grave caso di Federico Aldovrandi. Quindi scorporiamo immediatamente i due fatti, il fatto di Federico ed il linguaggio di Grillo. Che sia chiaro. Anzi invito comunque a ricordare ciò che è successo magari partendo dallo stesso post di Grillo qui
Però. Però Grillo apre dicendo, con disinvoltura “Due manganelli spezzati sul corpo di un ragazzo di 18 anni. Teppisti? Extracomunitari? Criminali comuni? No, tutori dell’ordine…” ed allora devo pensare, se l’italiano non è un’opinione, che extracomunitario sia sinonimo di teppista e criminale comune. E la bile mi ribolle.

Chiedo scusa idealmente a Federico ma non posso non sfogarmi! E’ sottile quando un certo tipo di sottocultura s’insinua tra le righe, tra le pieghe delle parole. In maniera addirittura “ingenua”, tanto più sotterranea perché non notata da molti. Un fatto acquisito. E’ questo che dico quando mi capita di parlare d’imbarbarimento culturale. Di una sconfitta culturale. Di una dittatura subdola che non ha certo bisogno di manganelli od olio di ricino. Tanto “amiamo il grande fratello”.

E’ grave che un’affermazione del genere sia data per scontata, ed è ancor più grave, considerando Grillo una persona intelligente, che molto probabilmente certe frasi (e non è la prima volta) siano inserite scientemente nella ricerca di un bacino di consensi altrimenti non raggiungibile (questa almeno è una forte impressione personale). Quel populismo che fa sì che alla fine non ci sia coscienza, cultura che ci identifichi e non massifichi; dal basso. Che ci si sbrani tra disgraziati (la prima classe vomita sulla seconda, la seconda sulla terza…). Che lo status quo che viviamo sia quel che è; nel frammento del globale come nel globale.
Apprezzavo Grillo, nel suo lavoro ed all’inizio del suo blog. Poi la deriva populista e qualunquista ha preso il sopravvento e mi ripeto, credo scientemente. Certo, sia chiaro, il nemico non è Grillo, assolutamente, ma questo sfogo non potevo trattenerlo; il “sommovimento”, leggendo quella frase, non è stato indifferente. Le parole sono importanti! In questi giorni di “194” possiamo immaginarci ciò che ci aspetta. La classe politica non è stata mai classe come ora (ma non che in passato poi non lo fosse comunque ma c’era una diversa coscienza nel “popolo”, altra solidarietà, appunto). Assolutamente non rappresentativa e che cura interessi meramente personali o di lobby. Ma la deriva populista (e qualunquista) certo non risolve il problema, anzi; ed è il termometro dello stato culturale e di coscienza del paese. Tutto si riporta ad un magma informe.

O ci riprendiamo la Politica, quella che si fa coll’atteggiamento di tutti i giorni, ricostruendoci una cultura che ci identifichi (ed io mi identifico radicalmente a sinistra pur non sentendomi assolutamente rappresentato, anzi preso in giro). Che ricostruisca dal basso una coscienza nei cittadini (forse ormai è utopia?). Un vaffanculo gridato può starci anche bene ma se lì si ferma, perché è lì che rischia di fermarsi, per poi infarcirsi di certe frasi e concetti (e queste bene proprio non ci stanno!), forse serve a ben poco, in ogni caso a non scalfire alcun potere. Voglio simpaticamente citare una vignetta di Vauro Senesi e chiedere se un vaffa sia avanzato anche per Grillo, con affetto sia chiaro!

Comunque da domani, quando girerò per la mia città, starò ben attento dovessi incontrare una folla di giapponesi fotografanti o qualche statunitense in camicia e cartina alla mano; potrei beccarmi una manganellata in testa. In fin dei conti sono extracomunitari anche loro…

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