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Ma chi ha chiuso Wikipedia?

Come succeda che un’azione di protesta come quella di Wikipedia si trasformi (venga capita) in tutt’altro modo è probabilmente frutto dei tempi che viviamo. Per troppi non c’è differenza tra un auto-oscuramento per protesta e una chiusura della Polizia postale.
Se Wikipedia si è auto-oscurata per protesta contro la legge bavaglio, molti in Rete hanno capito che invece è stato il perfido Silvio a farla chiudere, prima ancora che la legge fosse approvata. Non mi spiego altrimenti l’evento Facebook “salviamo Wikipedia”, che al momento vola verso i 300.000 partecipanti, che confermano che si presenteranno “in Tribunale” e – forse ancora più incredibile- con 4.6 milioni di persone (mezza Italia, contattate come, da chi?) dalle quali si attende risposta.
Non si spiegano altrimenti, un caso tra i tanti, Twit come quello del tale che comunica che “con la chiusura di Wikipedia è stato violato l’articolo 21 della Costituzione” e se provi a chiedergli chi ha [già] violato cosa e di quale chiusura parla, si arrabbia di brutto e risponde scortesemente: “se vuoi far finta di non capire fallo”.
Tutti leggiamo troppo di fretta tutto e se gli strumenti culturali non ci assistono non importa cosa si pensi politicamente, semplicemente non si fa in tempo a digerire nulla, neanche le cose semplici. Forse ha ragione Sergio Maistrello -contrario all’auto-oscuramento- quando sostiene che “La vicenda Wikipedia mostra tutta l’inadeguatezza degli italiani di qualunque colore politico per la contemporaneità”. Ma forse c’è di più ed è un’intollerabile distonia tra immediatezza della comunicazione attuale e profondità di pensiero.  Si può pensare la complessità con un Twit?