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Il fumo (e il terremoto) fa bene alla salute

Riprendo le trasmissioni dopo un oneroso periodo personale, con tanto di trasloco, e una bella settimana siciliana.

Saranno processati per “omicidio colposo plurimo” i membri della “Commissione grandi rischi” che nel marzo 2009, di fronte allo sciame sismico aquilano, hanno semplicemente invitato la popolazione a stare tranquilla. Detta così sembra, fantozzianamente, una boiata pazzesca. Cosa avrebbe dovuto fare tale commissione? Prevedere l’evacuazione dell’Aquila? Fare evacuare Roma intera perché un pazzo la settimana scorsa sosteneva che ci sarebbe stato un sisma? Ce n’è abbastanza per invocare una nuova follia italica, tipo “cartelle pazze”.

Eppure a ben guardare, ci son cose che vanno dette: sei giorni prima del sisma peggiore tale commissione si è riunita brevemente ed ha messo per iscritto, evidentemente sbagliando, che un terremoto era poco probabile. E infatti la procura contesta: “una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione all’attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico [che ha fornito] informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione”. Per i pm, gli imputati “sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione inducendo le vittime a restare nelle case”.

Messa così le cose cambiano e si va al nodo del problema culturale di questo paese dove tutto è fatalità e mai nulla è prevedibile. Viene in mente il rogo della Thyssen, viene in mente la stazione di Viareggio, vengono in mente i morti dell’amianto. Sebbene sia difficilmente sostenibile che la commissione avrebbe dovuto fare evacuare l’Aquila è necessario puntare il dito contro chi non ha predisposto misure concrete per orientare la popolazione stessa nel caso di un evento sismico grave. Probabilmente per far parte di quella commissione tali membri non si sono fatti scrupoli di incassare indennità, diarie (sarebbe interessante saperne l’entità) per dare una valutazione equivalente a quella data da un qualunque studente liceale.

Alzi la mano chi, a casa, sul posto di lavoro, pubblico o privato, a scuola, è stato chiamato a fare un’esercitazione negli ultimi cinque anni per incendio, terremoto o altre calamità nelle quali saper reagire è fondamentale. Ci fanno così ridere quei giapponesi con i loro kit, le medicine, la pila, le scarpe, disciplinatamente pronti a fare le loro esercitazioni in caso di terremoto e ridurre (non eliminare) i rischi e aumentare le probabilità di salvare la pelle. Non sarebbe stato doveroso predisporre almeno un’esercitazione straordinaria? La popolazione si sarebbe allarmata (e allora?), non siamo mica stupidi giapponesi che considerano la riduzione del rischio, la prevenzione, come una necessità senza fare neanche le corna.

Rimpallatevi ora le responsabilità e consideriamo pure un fatto culturale la nostra criminale sciatteria ma qualcuno, prima o poi, dovrà pur prenderci per un’orecchio e insegnare anche a noi a vivere civilmente. E’ facile fare ritualmente parte di una prestigiosa Commissione. Meno facile è assumersi le proprie responsabilità. Saranno ovviamente assolti tutti.