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Incontro latinoamericano a Quito dei popoli originari delle 2 americhe.

Incontro latinoamericano a Quito. “Pachamama, liberazione dei popoli e Kumak Kawsay”.

Si racconta che al Presidente degli Usa Franklin Pierce, che gli chiedeva di vendere le terre della sua tribù, il capo indiano SEATTLE, della nazione SWANISH, rispose con queste parole :”lei deve sapere che ogni particola di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni foglia risplendente, ogni spiaggia sabbiosa, ogni nebbiolina nell’oscuro bosco, ogni radura e ogni insetto con il suo ronzio è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. Siamo parte della Terra ed essa è parte di noi. I fiori odorosi sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, l’aquila maestosa sono nostri fratelli….l’acqua scintillante che scorre per i ruscelli e per i fiumi non è soltanto acqua è il sangue dei nostri antenati…Il mormorio di quest’acqua è la voce del padre di mio padre”. (Taita Proano, G. Ferrò, Edizioni Abele). Citare questa dichiarazione serve a far intendere ancor a di più, quanto la sacralità delle terre e la misticità e la suggestione della natura rappresenti una costante per i popoli originari delle due americhe.

Dal 27 al 31 gennaio 2010 nelle due città ecuadoriane di Quito e di Sant’Antonio de Ibarra si sono incontrati i rappresentanti dei popoli ancestrali dell’America Latina. L’occasione è stato il primo centenario della nascita del vescovo degli indigeni Monsignor Leonidas Proano morto all’età di 78 anni nella città di Quito. Una figura umana e spirituale che ancora vive nelle attività quotidiane delle 14 nazionalità indigene dell’Ecuador, che cammina silenziosamente nelle terre coltivate da migliaia di braccia che in questi giorni si sono raccolte attorno al loro Taita – Obispo (Papà  Vescovo). http://quitolatino.splinder.com/post/21675733

Ad analizzare e attualizzare del pensiero di L. Proano, di Pachamama, di liberazione dei popoli e di Kumak Kawsay, sono giunti membri di 84 organizzazioni sociali e religiose appartenenti a 3 continenti e a 38 paesi del mondo. Una comunità promiscua che ha accolto l’invito di poter confrontare le esperienze di resistenza e di lotta che si realizzano in ogni latitudine e longitudine del pianeta per la salvaguardia del pianeta e per la difesa dei diritti umani dei popoli originari..

America del Nord, America del Sud, Europa ed Africa hanno costituito un’unica Terra, un’unica Pangea di idee, di riflessioni, di esperienze, di preghiere, di propositi e di solidarietà.

Mercoledì 27 gennaio 2010 alle ore 8,30 si sono aperti i lavori dell’Assemblea dei popoli latinoamericani che hanno riempito coi loro simboli e i loro colori l’aula magna dell’Università S. Bolivar di Quito. Non è stato casuale riunirsi in questo luogo. Qui tra il dicembre 1997 ed il maggio del 1988 si sono realizzate le riunioni iniziali e finali dell’Assemblea Costituente della Repubblica dell’Ecuador dei popoli ancestrali. Un’assemblea voluta dal movimento indigeno ecuadoriano che consolidava, allora, lo spirito partecipativo e combattente emerso all’inizio degli anni ’90 e proseguito fino ai giorni nostri. Questo spirito non è cambiato, non si è affievolito anzi è maturato, si è coscientizzato per utilizzare un termine molto caro a Monsignor Proano. Il movimento  indigeno non solo dell’Ecuador ma di tutto il continente ha preso coscienza del nuovo processo storico in atto e del ruolo da protagonista che può assumere in questa fase politica.

Le 98 nazionalità ancestrali delle due Americhe hanno partecipato all’incontro, hanno avuto la parola, hanno potuto esprimere i loro linguaggi, hanno denunciato le ingiustizie subite, hanno potuto esprimere i loro simboli e riti, hanno raccontato del rapporto con la Pachamama e della costruzione del Sumak Kawsay. Sono state attive e partecipe ad ogni seminario e gruppo di lavoro.

Una raccolta d’esperienze pratiche e spirituali che nel corso dei cinque giorni ci hanno dato la possibilità d’intendere maggiormente come relazionarsi con la Natura, con l’umanità e con i propri credi religiosi. Ogni popolo parte da una propria fonte etica, spirituale, materiale per sviluppare una società comune ed egualitaria. Da questa fonte che si articolano i principali elementi che hanno poi costituito la teologia indigena. I suoi protagonisti (le popolazioni indigene) sono i curatori dei semi naturali e ancestrali, i coltivatori della Terra e delle lotte dei popoli esclusi, i generatori e i ricercatori della vita e della comunità, i portatori  della medicina naturale e della scienza sacra, preservatori dell’equilibrio e dell’armonia della Pachamama (Madre Terra), Nan Uleu, Tlalli, Pats, Enauacna. Riconoscono la spiritualità ancestrale che passa attraverso i loro corpi e s’integra alla famiglia Una realizzazione comunitaria che si esprime con la lingua, coi vestiti, coi riti, con la musica, coi balli, con le feste, coi simboli, coi miti che trasmettono energia.

La Pachamama è stata protagonista in questi cinque giorni, ha respirato un’altra aria, ha ricevuto ed accolto il rispetto dei partecipanti, ha ascoltato la voce di chi l’ascolta tutti i giorni.

Ha riflettuto sui suoi diritti negati quotidianamente dal barbaro sistema capitalista. Il diritto alla vita prima di tutto, alla sua interiorità ricca d’elementi. Il diritto ad esistere e ad essere ascoltata. Il diritto d’essere difesa e difendersi dagli attacchi predatori dell’affamato sistema produttivo e consumista. Il diritto di essere nutrita e di essere fertile. Chi continua a difendere tutti questi diritti sono i popoli indigeni delle due Americhe uniti sotto un unica grande parola d’ordine “Pachamama non si vende, si ama e si difende”

Quito, 2 febbraio 2010
di Davide Matrone