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Silvio Berlusconi (e i suoi nemici) di fronte al destino

Capture Sono sempre molto felice di ricevere commenti, stimoli, suggerimenti, critiche da parte degli amici di “Giornalismo partecipativo”. Sono una componente indispensabile. Soprattutto chi mi legge tramite la newsletter tende a scrivermi per email e mi dispiace quando non riesco a rispondere personalmente.

Quando c’è un tema molto dibattuto, come l’aggressione a Silvio Berlusconi (solo tra sito e newsletter i contatori si stanno avvicinando a 10.000 letture in meno di 24 ore, senza contare ribattute e social network) mi interessa molto capire in che senso vanno i commenti.

In questo caso vanno soprattutto in due sensi. C’è un filone che o mi spiega che l’attentatore non si chiama Anteo Zamboni oppure mi critica perché ho usato nomi (Sarfatti, Arpinati, Zaniboni, Schirru) che considera falsi. Ringrazio in entrambi i casi. Ma c’è un altro filone di gran lunga prevalente che mi partecipa delle proprie tesi complottiste: “Sono sicuro che se l’è organizzato da solo” è la tesi.

Io non sono complottista per natura, in primo luogo perché, a voler parlare seriamente, ci vogliono sempre le prove e fino a prova contraria una cosa è dire che Berlusconi sia un poco di buono e un’altra dimostrare che abbia commesso questa o quella azione criminale. Ma non sono complottista perché sotto il cerone macchiato di sangue che si disfaceva (non lo sto dicendo per irriderlo ma è la realtà il fatto che il sangue disfacesse il trucco) credo di avere visto davvero un uomo impaurito.

Sotto il trucco disfatto dal sangue ho visto un uomo che si è costruito fino a ieri un’immagine di superuomo in grado di sfidare la giustizia degli uomini e forse, contando di vivere fino a 120 anni, pure quella divina. Sotto il cerone macchiato di sangue il dottor Zangrillo ha raccontato di un uomo in difficoltà, a mangiare, riposare, riprendersi, che forse in quel momento ha dovuto fare i conti col suo superomismo per scoprirsi finalmente mortale. Forse in quel cerone insanguinato è andato via il miles gloriosus, quello delle 18 ore per lavorare, tre per dormire e tre per fare sesso e si è palesato il vecchio impaurito di fronte al destino. Certo senza l’altezza dell’Adriano yourcenariano, ma sì, con un barlume di coscienza che dice che il grande inganno sta finendo.

No, non credo al complotto e condanno Massimo Tartaglia come condanno la canea strumentalizzatrice del PdL. Probabilmente sbaglio e sicuramente domani Berlusconi tornerà quello che è sempre stato, ma per la prima volta ho visto nello sguardo di Berlusconi qualcosa di umano. Ho visto paura, incertezza, spossatezza, la fragilità di un uomo anziano che in un attimo ha capito che non si può stravolgere la realtà per sempre. No, non credo al complotto. Per niente al mondo Berlusconi avrebbe voluto mostrarsi per quello che è indipendentemente da Massimo Tartaglia: un uomo al crepuscolo della sua vita pubblica.

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