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Vogliono privatizzare tutto: appunti per un’idea diversa di società

La recentissima notizia relativa all’approvazione da parte del Senato della Repubblica della norma che dà, nella sostanza, il via libera alla totale privatizzazione del servizio idrico nel nostro paese (art. 15 decreto legge n. 135, ora in attesa dell’approvazione da parte della Camera dei deputati), mi spinge a tornare su alcune riflessioni sullo stato oramai comatoso della politica italiana e soprattutto sul degrado etico-politico di quella che dovrebbe essere la sinistra italiana.

Mi riferisco alla totale, o quasi, assenza di opposizione parlamentare alla norma suddetta che dimostra per l’ennesima volta la sostanziale e sistematica convergenza tra maggioranza ed opposizione sui grandi temi (debitamente occultati o relegati comunque in secondo piano, sui media, come questioni marginali) salvo scontrarsi in maniera più o meno spettacolare ed adeguatamente mediatizzata sullo slogan sparato dal leghista di turno, sull’ultima “battuta” del nostro premier, oppure sull’ultimo scandalo politico- sessuale.

Insomma, un classico scenario post-ideologico, verrebbe da dire, dove si sono messe (finalmente secondo molti) in cantina o in soffitta, fate voi, le vecchie ideologie dei secoli trascorsi e ci si dovrebbe, pare, occupare del buon governo, della buona amministrazione, come se il buon governo e la buona amministrazione possano prescindere da un’idea di fondo, da un sostrato progettuale che guidi le scelte politiche ed amministrative e che le giustifichi e le legittimi.

La realtà a me sembra ben diversa, dominata com’è dalla ideologia unica dell’economia di mercato, meglio della società di mercato, degli affari innanzitutto (magari con il moderno strumento delle società miste pubblico- privato…) che non ammette neanche l’esistenza di alternative perché così vuole la storia, il cui corso non può certo essere arrestato da qualche nostalgico dei tempi andati dello stato sociale, dei beni pubblici e del ruolo dello stato nell’economia…

A me pare che, anche nella battaglia per l’acqua, così come per tutti gli altri beni pubblici, non si possa prescindere, in prima istanza, dallo smascheramento di questa ideologia omnipervasiva che fagocita ogni giorno le nostre esistenze e i nostri rapporti umani, nonché la gran parte delle forze politiche, anche di sinistra o presunte tali.

Non bisogna, quindi, cadere nella trappola di quanti vogliono esaurire il dibattito su questi temi in un mero e crudo discorso efficientistico o di maggiore o minore onerosità per il bilancio dello stato di un sistema rispetto all’altro. Perciò, va bene, va benissimo discutere, caso per caso, se sia più efficiente, per esempio in termini di perdite di rete, un acquedotto pubblico o uno gestito da privati, anche perché andando a vedere bene alcuni dati si smaschera anche la vulgata per cui la gestione privata è fatalmente più efficiente e quindi più virtuosa (su questo rinvio all’articolo di Luca Martinelli su www.altreconomia.it); prima di ciò, però, ricordiamo ogni giorno a lor signori che l’acqua bene pubblico è un imperativo morale prima che una scelta politica, discende da una visione della società incentrata sull’esistenza e la continua cura di uno spazio pubblico, condiviso e non negoziabile e che solo grazie ad esso gli spazi privati hanno un senso, proprio come il bianco ha senso perché c’è anche il nero.

Per uscire, quindi, da una logica puramente difensiva, caratterizzata dalle splendide mille battaglie, locali o globali che siano, a difesa dei beni fondamentali della vita, non si può prescindere da una nuova politica, caratterizzata dal recupero di una solida base valoriale, da un progetto di società che difenda e protegga le libertà ed i diritti individuali, non nonostante, ma proprio grazie all’esistenza di uno spazio pubblico forte, dinamico e partecipato.

Finché non si prenderà questa direzione ho la sensazione che le pur necessarie e tenaci mobilitazioni potranno senz’altro condurre qua e là a buoni risultati, ma ben difficilmente saranno in grado di arrestare la fredda corrente dell’ideologia unica, mascherata da buon senso post-ideologico.

dal blog: www.tramaordito.splinder.com

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