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Battaglie locali, valori universali

Sabato 17 ottobre.
Giornata di manifestazioni. Si comincia presto, alle 10 di mattina, quando si forma il corteo ad Albano Laziale, l’ennesima manifestazione pubblica (www.noinceneritorealbano.it) contro la costruzione del mega- gassificatore (inceneritore) nei dintorni della cittadina dei castelli romani, che già ospita la grande discarica di Roncigliano. Si dirà: castelli romani, ma non erano conosciuti per la buona aria di collina, il vino, il cibo della tradizione? Evidentemente nei palazzi del potere regionale non solo non la pensano così e non solo non si cerca di porre freno alle devastazioni (speculazione edilizia selvaggia, crisi idrica gravissima) della zona, ma si pensa di costruirvi uno dei più grandi impianti in Italia per la combustione dei rifiuti. Un’opera sbagliata in sé. Inutile, costosa e dannosa. Inutile perché non eliminerà la necessità della discarica, che continuerà a costituire il problema centrale della gestione dei rifiuti; costosa perché sarà finanziata coi nostri soldi (mediante percentuale sulle bollette elettriche pagate da tutti i cittadini, salvo poi lasciarne la gestione ai privati ed ai loro esclusivi interessi di profitto); dannosa perché sono più che comprovati gli effetti nocivi per la salute e per l’ecosistema di questi impianti (v. dissesto idrico della zona); ed infine superata, vecchia, obsoleta, considerato che in paesi tecnologicamente ed ecologicamente più avanzati del nostro (es. Germania) stanno chiudendo proprio impianti come quello che vorrebbero rifilarci qui ai Castelli romani.

Insomma almeno un migliaio di persone in corteo da Abano e molte centinaia giunte fino a Genzano per continuare a dire forte e chiaro NO all’inceneritore, SI ad una seria raccolta differenziata e soprattutto SI ad una politica di riduzione dei rifiuti, peraltro mai abbastanza invocata e prima e vera misura per affrontare il disastro rifiuti.

Purtroppo su questo come su altri temi di interesse generale emerge in maniera sempre più evidente la totale abdicazione/connivenza dei pubblici poteri rispetto agli interessi privati dei soliti boss locali dei vari settori economicamente appetibili; ciò accade, ultimamente, sempre più tramite la diabolica forma del consorzio misto pubblico-privato (vedi Acea ato 2 che gestisce l’acqua e lo stesso consorzio che gestirebbe l’inceneritore) che di fatto si risolve nella gestione in nome del mero profitto di servizi essenziali per la collettività e che finisce per escludere, per ovvie ragioni di interesse connivente, un serio e rigoroso controllo pubblico sulla stessa gestione.

Insomma, lo stato ed i poteri locali abbandonano sempre più alla pura logica mercantile ogni settore della nostra vita quotidiana, ivi compresi quei beni pubblici essenziali, quali la (poca e cattiva) acqua che esce dai nostri rubinetti e la (spesso cattiva) aria che respiriamo.

Ma il punto è proprio questo: è il concetto di bene pubblico che sembra diventato un orpello romantico della politica del secolo scorso, roba da chiacchiere nostalgiche al bar di vecchietti non al passo con i tempi. E’ questa la vera vittoria dei poteri forti del nostro paese e non soltanto del nostro paese; è da qui, per forza di cose, che bisogna ripartire; è questo che bisogna pretendere dai nostri amministratori, da quelli del più piccolo comune fino al governo nazionale (beh, adesso siamo messi proprio maluccio…); insomma è necessario continuare a smascherare la feroce ideologia del profitto sopra ogni cosa, quella che si traveste da verità assoluta e che non ammette neanche l’esistenza di altre posizioni e che pretende di fare a meno ed eliminare il concetto stesso di ideologia.

Nel frattempo, però, il cortocircuito che si è creato nel rapporto tra i cittadini e chi li governa rischia, a mio avviso, di produrre effetti imprevedibili, vista la prepotenza ed il totale disinteresse di alcune amministrazioni rispetto alle logiche, razionali, competenti e più che sensate proposte ed obiezioni presentate, come nel nostro caso, dai comitati dei cittadini organizzati a tal scopo.

Alla faccia della Regione di tutti di cui si parlava nella campagna elettorale di 4 anni fa…

Il pomeriggio si continua con la grande manifestazione di Roma contro tutti i razzismi e per l’accoglienza, per l’integrazione e contro ogni forma di discriminazione, a partire dalla politica del governo che criminalizza semplicemente il fatto di attraversare un confine, che finanzia e fa accordi con governi criminali e collusi con mercanti di uomini, un governo (e buona parte della classe politica) che trovano oramai la loro principale ragion d’essere nel fomentare il disprezzo per il diverso. Dei media poi meglio non parlare…

Erano in tanti ieri a Roma, soprattutto loro, i migranti, con le loro facce, i loro sogni, le loro speranze, i loro bisogni, le loro paure che sono anche un po’ le nostre, le loro storie spesso anni luce distanti dalle nostre benestanti, eppure inquiete, esistenze occidentali.

C’erano anche tanti italiani, tanti rappresentanti di centinaia di associazioni che quotidianamente ed ostinatamente continuano a tessere la fragile, eppure essenziale, trama dell’accoglienza e dell’integrazione. C’erano anche alcuni partiti, movimenti, gruppi e gruppuscoli che a me piace definire “lumache” perché spuntano, un po’ come i simpatici animaletti, al primo scroscio di gente organizzata e riunita in corteo, sit-in, presidio ecc…; per una volta, li vedi uscire dai loro utopici nidi coi loro slogan netti e coerenti, i loro miti e i loro riti, la loro ostentata purezza ed irriducibilità…

Ma, dicevo, c’erano soprattutto loro, gli altri, a ricordarci, per dirla con Brecht, che, dall’oggi al domani, potremmo essere noi l’altro, il diverso, il barbaro da allontanare o lasciar spegnere o lasciar annegare, che quando la politica non è più l’arte dello stare insieme ma diventa esclusione, quando il futuro non è più un progetto o una speranza ma diventa solo la proiezione delle paure dell’oggi, forse è arrivato il momento far sentire la vostra voce, di lottare, in ogni momento della nostra vita quotidiana, per i nostri diritti, per i diritti di tutti.

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