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Parla conducente! Il Tribunale del Lavoro reintegra il ferroviere Dante de Angelis

dante-de-angelis [1] Il 26 ottobre, è stata emessa dal Tribunale del Lavoro di Roma, la sentenza per il reintegro di Dante De Angelis, il ferroviere, macchinista, licenziato il giorno di ferragosto del 2008 da Trenitalia per aver pubblicamente reso noto lo spezzamento di due Eurostar durante manovre.

Dante, che per Trenitalia nelle sue dichiarazioni fu lesivo dell’immagine dell’azienda, è un Responsabile Lavoratori per la Sicurezza, ed appunto di mancata sicurezza dei convogli, e di tutto ciò che ci "ruota" sopra ed intorno, si doveva paventare se degli incidenti a determinati organi meccanici sembravano ripetersi.

Del licenziamento ne avevo parlato qui [2]. Spezzamento poi verificatosi puntualmente [3] su di un treno in servizio effettivo (la freccia rossa) il 24 gennaio di quest’anno, per fortuna senza conseguenze alcune.
Le ferrovie avevano chiesto a Dante, per il reintegro, quella che altro non si può definire se non un’abiura [4]. E solo dopo questa le FS sarebbero state "disponibili a rivedere la sanzione comminata".
"Piccole" vittorie in momenti bui. Dove nell’invisibilità, in altra invisibilità, avvengono quotidianamente ingiustizie sotterranee di cui spesso non abbiamo neanche percezione. Dove il tessuto sociale è giornalmente brutalizzato.
Dante ha potuto contare su uno "straccio" di solidarietà politica. Per quel che mi riguarda lo ringrazio (e tantissimo), perché comunque se l’è giocata (e credo anche pesantemente) sulla sua pelle, con "tigna".
E riprendendo la coda del primo mio scritto, dove chiudevo sul commento sentito "non è più il momento.." (per certe cose), magari detto anche, nelle intenzioni, con affetto pensando ai suoi inevitabili personali problemi ed a una famiglia da mantenere. Voglio gridare che il momento è ora più di ieri. Perché "non è più il momento" è la nostra sconfitta. Il nostro chiuso privato, il nostro egoistico privato. Perché quegli stracci di diritti che abbiamo, e che stiamo svendendo (non parlo solo del mondo del lavoro ora), li dobbiamo a "padri", in fondo uomini come noi, ma di noi meno egoisti, che hanno spesso rischiato la vita, l’hanno persa a volte, come la libertà e la possibilità di avere una sopravvivenza decente. Forse faremmo bene a ricordarcelo. Tutti.