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Cile, clone di Berlusconi vicino alla presidenza

Si dice che ognuno di noi abbia, da qualche parte, almeno un gemello. Può darsi. In ogni caso tanto l’Italia quanto il Cile hanno trovato due di questi figli perduti nel momento della nascita, separati dalla nazionalità, ma uniti dal conflitto d’interesse e dalla concentrazione mediatica.

Chi sono? Il fratello maggiore, Silvio Berlusconi, e il suo fratellino in versione latinoamericana: l’imprenditore cileno Sebastián Piñera, candidato per la seconda volta alla presidenza del paese sudamericano che, dopo vent’anni, potrebbe svoltare a destra sotto l’influsso del populismo mediatico e dello stile politico del suo cavaliere.

Riprovando dopo la sconfitta subita nella passata esperienza (che ha visto Michelle Bachelet diventare la prima presidente donna del Cile), il miliardario candidato dell’Alleanza per il cambiamento (Alianza por el Cambio) in questa occasione è dato come favorito alle prossime elezioni presidenziali di dicembre. Circa il 43 per cento dei sette milioni di votanti cileni preferirebbero lo stile mediatico di Piñera, che si presenta come un innovatore della classe politica dopo i quattro governi della coalizione di centro sinistra “Concertazione per la Democrazia”, in carica dal 1990.

A meno che non accada qualcosa di inatteso, Piñera potrà arrivare alla Moneda (il palazzo del governo) coronando un percorso di vent’anni di carriera imprenditoriale e politica, in cui ha triplicato la sua fortuna personale, raggiungendo il tetto di 1.600 milioni di dollari. Tra le sue proprietà, il Berlusconi del Cile può sfoggiare una casa editrice, un canale televisivo, una finanziaria, una compagnia aerea e una catena di supermercati.

Secondo tutti i sondaggi e l’opinione comune degli analisti politici Piñera sarebbe a pochi metri dal traguardo, con una piattaforma che privilegiando la “politica del fare” incarnerebbe le speranze di successo economico di tutti quei cittadini, di ceto medio e basso, oggi insoddisfatti delle politiche sociali del centro sinistra. I sondaggi dimenticano però il piccolo particolare che nel paese sudamericano la povertà, la cosiddetta eredità di Pinochet, è scesa dal 40 al 13 per cento, il reddito pro capite è salito a 15mila dollari, e il Cile è oggi fra i primi 37 paesi al mondo per qualità di vita, come sottolinea il Programma di Sviluppo umano delle Nazioni Unite.

Così come omette i dati dello sviluppo del paese, Piñera dimentica anche, nei discorsi, i processi a suo carico e le indagini cui è stato sottoposto per corruzione privata e conflitto d’interesse. Qualsiasi somiglianza con Berlusconi è categoricamente negata, ma i modi sono quelli del presidente del Consiglio italiano. Non casualmente Piñera si è guadagnato l’appellativo, presso l’opinione pubblica cilena, di “Piñerusconi”.

La somiglianza, tuttavia, non sembra essere per Piñera un vantaggio, soprattutto per la fama acquisita dal presidente del Consiglio italiano dopo il sexgate dell’estate scorsa. E Piñera non ha dubbi nel sottolineare la distanza da Berlusconi: “Non è un santo a cui sono devoto”, ha detto. Il vero problema, per lui, non è però esorcizzare il fantasma del premier italiano, bensì la sua personalissima storia di imprenditore arricchitosi durante la dittatura di Pinochet, e che ancora non riesce a sfuggire alla lunga mano della giustizia.

Durante l’ultimo dibattito televisivo, il candidato del centro sinistra ed ex presidente del Cile negli anni novanta, Eduardo Frei, ha ricordato la recente indagine realizzata da Transparencia Internacional (Transparency International), organismo impegnato nella lotta alla corruzione politica, dove in sostanza si accusa Piñera di insider trading per l’acquisto di azioni della sua compagnia aerea Lan Cile, giusto il giorno prima dell’annuncio dei risultati trimestrali dell’azienda. Un colpo duro per Piñera, soprattutto perché deve vedersela con l’elettorato di un paese fiero di essere classificato tra i primi ventidue meno corrotti al mondo, secondo il ranking realizzato ogni anno dalla stessa Transparencia Internacional.

Ma Piñera ha un asso nella manica: il piccolo impero della comunicazione creato negli ultimi anni e il canale Chilevision – che ora può ampliare la sua presenza grazie alla legge sulla televisione digitale approvata di recente – sono un ottimo strumento per rispondere alle accuse (dove il rispondere è alla fin fine omettere gli argomenti a lui sgraditi).

È questo il vero potere di Piñera: lasciamo perdere le polemiche personali, che rappresentano accuse politiche, concentriamoci nella campagna presidenziale. Il che ha significato anche l’allontanamento dei media scomodi, come ad esempio il giornale La Nación, che attualmente non può indagare sulle attività del candidato-imprenditore. Un problema simile a quelli dell’Italia berlusconiana. Vedremo presto se l’eventuale prima visita ufficiale in Cile del premier italiano coinciderà con l’arrivo di Piñera a La Moneda.

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