- Gennaro Carotenuto - https://www.gennarocarotenuto.it -

E’ questa l’acqua, bellezza

«Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. "Buongiorno ragazzi, com’è oggi l’acqua?", fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po’, perplessi. Poi uno dei due dice: "E che diavolo è l’acqua?"». Questo condensato di filosofia spicciola è la storiella che David Foster Wallace imbastisce per il suo discorso del 2005 ai giovani diplomandi del Kenyon College (Ohio) e che, a distanza di poco più di un anno dal suo suicidio, viene pubblicata postuma in This is water (tradotto in Italia da Einaudi) .

Il breve dialogo tra pesciolini mi fa pensare alle persone. In particolare mi torna a galla quel frammento di intervista in cui una donna newyorkese, sconvolta e terrorizzata subito dopo il crollo delle Twin Towers, implorava un lume sulla sua sincera ignoranza urlandolo all’obiettivo della telecamera: "Perchè il mondo ci odia tanto?". Tempo dopo lo stesso dubbio , il vescovo della Florida Robert Bowman, l’avrebbe girato al presidente americano Bush, con una famosa lettera aperta che proprio quel quesito portava come titolo. “Ci odiano perché non sappiamo il motivo per cui ci odiano", fu la risposta di Bill Maher, noto comico americano protagonista del film Religiolus. E questo ci riporta al punto di partenza: la completa e insospettabile inconsapevolezza, per molti, dell’acqua in cui nuotano, del mondo che li circonda, dei fatti che li coinvolgono, della vita degli altri. Vita altrui che, a volte, ci rimane preclusa per definizione, avvolta com’è nella nebulosa della privacy, l’antidoto all’ipervisibilità che il mondo globalizzato si autosomministra; ma che, nella maggior parte dei casi, non riusciamo a vedere perché, malgrado vi siamo immersi, abbiamo perso di vista il mondo. Siamo concentrati sul nostro ombellico. L’egocentrismo che orienta il nostro sguardo esclusivamente su noi stessi è il limite artificiale che ci chiude in una bolla di vetro, per cui alimentiamo il paradosso di essere immersi nell’acqua e non sentirci bagnati, di vivere tra altre persone e non sentirne il respiro, le parole, le sofferenze e le ragioni. Così accade di assistere tutti i giorni, ad esempio, all’ingiustizia della guerra che sforna vittime a migliaia e senza sosta ma di ricordarcene solo quando muore un compatriota in armi, perché finalmente le news hanno deciso di suonare la sveglia.

Eppure l’acqua di Wallace continua a circondarci, che lo vogliamo o no, che ce ne accorgiamo o meno, e influisce sulla nostra vita senza che noi ne abbiamo coscienza, senza che noi possiamo metterci bocca. Come pesci idioti, senza sensibilità e senza memorie. Perché “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti” come cantava Fabrizio De Andrè nella sua Canzone del Maggio.

Mi piace immaginare le faccette stupite degli studenti del college davanti alla disarmante logica del discorso di Wallace, che conclude: «per favore, non liquidate questo discorso come il sermone del solito professorone che agita il dito. Niente di ciò che ho detto ha a che vedere con la morale, la religione o i dogmi, o coi dilemmi sulla vita dopo la morte. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda la possibilità di riuscire ad arrivare ai trenta, o ai cinquant’anni, senza che vi venga voglia di spararvi un colpo alla testa. Riguarda la semplice consapevolezza di quello che è così vero ed essenziale, così nascosto in bella vista attorno a tutti noi, che dobbiamo continuare a ripeterci costantemente: "Questa è l’acqua, questa è l’acqua."»

Giampaolo Paticchio