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Io donna, nell’Italia del terzo millennio

Nessuno si permetterebbe mai di mettere in dubbio la libertà della donna in questa nostra bella Italia, dopo tutto percorriamo il terzo millennio. E tra velette e più o meno celate libertà d’azione e di pensiero eccoci a sfilare nella vita di tutti i giorni, lotta per la sopravvivenza pura.

Lotta giornaliera tra il lavoro e gli impegni di famiglia, un po’ libere e un po’ prigioniere ancestrali di noi stesse, tra mille dilemmi e mille nuove tendenze di chi ci vuole né troppo nude né troppo vestite.

Libere sì ma fondamentalmente rispettose.
Avanti ma con lo sguardo pronto a cedere il passo.
Impiegate sempre un tantino indietro ai colleghi nel fine mese.
Libere e schiave nel paese che rifiuta la schiavitù delle donne di altre culture.
Libere fuori, mai del tutto libere dentro.
Un po’ colpa un po’ scelta.

Ed eccomi donna io, nell’Italia del terzo millennio, a ribellarmi per un insulto per dover sempre essere io a pulire i pavimenti. Vittima un po’ per scelta dell’ambizione del marito, vittima delle parole di un suocero che non riflette prima di parlare. Vittima tanto stupida da pagare tutte le spese di una casa che non è neanche la mia.

Vittima di quella legge che vuole che tu nn decida di spezzare la catena, vittima alla quale è precluso il dire "basta"
Ed eccomi in quattro e quattr’otto licenziata ed eccomi in tribunale a lottare per il mio diritto, prima che donna, prestatrice d’opera. Ho vinto. Ho vinto l’odio che mi circonda, il dispetto custodito nel silenzio.

Otto mesi e due figli da portare avanti, senza stipendio e con 250€ al mese…è la legge che stabilisce, bisogna adattarsi. Vittima ancora per volere essere libera, ma non ero già libera prima? Cinque anni di udienze, roba da chiedere a gran voce un Lodo tutto Mio!

E’ arrivata finalmente dopo tanta attesa, dopo aver saputo che una casa che ho pagato mi è stata data in comodato e il comodato è scaduto…mi chiedo quando arriveranno a darmi lo sfratto, senza pietà e senza restituirmi un soldo.

E’ arrivata tanto attesa dopo aver saputo che nella mia vita ho fatto la "mantenuta" con venti anni di lavoro alle spalle e nemmeno la possibilità di difendermi perché davanti a un giudice si tace.
Liberi ma in silenzio.
Liberi senza nessun diritto.
Liberi di tacere anche quando ti insultano senza pietà.

E’ arrivata finalmente la tanto attesa ultima udienza, 60 giorni e poi la sentenza. Questi cinque anni non sono stati inutili, io da domani sono una donna "libera".

E’ arrivata e così com’è arrivata la mia speranza se n’è andata.

La doccia fredda, per dichiarare il proprio reddito una dipendente libera deve avere il modello unico. Il semplice CUD non basta, neanche se sei un precario. Libero di esserlo, ci mancherebbe!
Okkey, si ricomincia, tanto sono libera ci vuol poco a rimboccarsi le maniche.
Tanto da qualche parte ci deve essere una soluzione al problema.

All’Ufficio delle Entrate mi hanno presa per pazza.

Pazza sì, ma libera!

O no?