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Lodo Alfano bocciato, Berlusconi non si arrende

L’On. Berlusconi sa da sempre che la legge, specie ai massimi livelli, diventa una questione di opinioni  con il benestare di tutti i colleghi. Per questo è deciso a far valere la propria con l’aiuto del suo denaro che risulta avere il suo peso anche solo per allungare i tempi. Già da questo si può notare quello che ho sempre sentito dire e cioè che chi è ricco davanti alla legge non è mai stato uguale al povero.

In fondo è autorizzato da un ben più antico diritto costituzionale negato da sempre ad una percentuale di popolazione, motivo di diseguaglianza anch’esso: il diritto al lavoro (che soprattutto appare un dovere, oltretutto).

Se la classe politica non ha mai pagato pegno per essere complice per la lesione del diritto al lavoro e/o reddito in una Italia ricca, perché Berlusconi dovrebbe osservare l’ideale di uguaglianza stabilito dalla Costituzione e sottostare a leggi che gli sono, per ora, sfavorevoli? Chi è, il più fesso?

Siccome gli Onorevoli in tutti questi anni se ne sono fregati del diritto al lavoro e/o reddito senza riconoscere le proprie responsabilità, sarebbe una naturale conseguenza se Berlusconi, da quando è onorevole, se ne fregasse del diritto all’uguaglianza non volendo pagare pegno neanche lui.

In fondo leggevo che la Costituzione è ritenuta da molti esperti non applicabile veramente nella realtà e si parla addirittura di teorie filosofiche.

Perché si scandalizzano tanto certi suoi colleghi?

In fondo Berlusconi ed i suoi, sono “figli” della classe politica che li ha preceduti e che gli ha preparato il terreno per realizzare i suoi progetti.

In fondo lo accusano di voler violare solo il quarto articolo della Costituzione mentre tutti gli altri sono stati da sempre complici attivi della certa violazione del fondamentale primo.

Marco Calvanella

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