martedì 07 settembre 2010, 10:14

Gli articoli con tag: " xenofobia "

Realtà e stereotipi

A Roma, presso l’Accademia di Romania di Valle Giulia, è stato presentato, giovedì 25 marzo, il volume “I romeni in Italia tra rifiuto ed accoglienza”. Di cosa si tratta?! Questo lavoro, voluto dalle Caritas italiana e rumena, ripercorre la storia del rapporto tra Italia e Romania, cercando di riflettere sul ruolo che i romeni possono avere nella costruzione di un’Italia multiculturale, partendo da dati di fatto. … Leggi tutto

17 ottobre 2009 Canti di Libertà ma in che razza de città? Roma!

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Precari e scuola: il dolore d’una pugnalata

scuola_manifestazione_cobas_adn8_150509--400x300 Non so se sia vero, ma si dice che il dolore d’una pugnalata non si senta subito acuto com’è destinato a diventare dopo che la ferita è inferta. Certo è che il colpo vibrato alla schiena della scuola dall’avvocato Gelmini sul momento non è apparso devastante al personale della scuola, quanto invece intuirono che fosse gli studenti.

Un anno fa, di questi tempi – me ne ricordo bene – l’onda montante della protesta studentesca si muoveva nelle vie e nelle piazze come un corpo vivo, multicolore, forte della giovinezza e, per ciò stesso, tanto sicuro di sé quanto evidentemente solo e, paradossalmente orgoglioso d’una solitudine destinata a produrre debolezza. Un anno fa, di questi tempi, nelle scuole già ferite a morte, gli studenti erano in armi e i docenti assenti dal campo.

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Un gommone sul mare

Il "mare" è quello di piazzale Michelangelo a Firenze. Lì, sul suo pulmino, l’attore/attivista Saverio Tommasi ha piazzato un gommone. Lo scorso anno era stata una gabbia. Su quel gommone, digiunando sotto il sole, Saverio vive da mercoledì scorso e vi resterà fino a mercoledì 29 luglio. Sette giorni a simbolizzare un "viaggio immaginato ma non immaginario", come quello compiuto dai/dalle migranti attraverso il Mar Mediterraneo.

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Cuba, l’altro mondo possibile

Scrivere di Cuba non è mai cosa facile soprattutto in occidente. Non ho la presunzione di affermare che il mio scritto sia la verità assoluta e nemmeno un’oggettività indiscutibile; è semplicemente ciò che ho visto, ascoltato, provato. Credo che per onestà intellettuale sia doveroso fare questa precisazione e non comportarsi come molti pseudo giornalisti della stampa italiana che denigrano l’isola riportando per filo e per segno la propaganda controrivoluzionaria, scrivendo spesso da Miami o Madrid e senza aver mai visitato il paese.

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Considerazioni di uno che "ha saltato il giro"

Uno che "questa volta ha saltato il giro" ha da fare delle considerazioni sul post elezioni. La prima che mi viene è che il dato politico delle astensioni, non è un dato sintomatico, ma solo statistico. Sintomo di un malessere, di una pigrizia endemica, poco consuetudinaria e poco praticata in Italia, per una ragione molto semplice. Perché in Italia le passioni politiche, più che in altri paesi, da sempre, hanno attizzato e il sistema proporzionale consentiva a tutta la popolazione di trovare il suo spazio elettorale politico . Poi è venuto in massa la corruzione, il connubio mafia-politica e il sistema è degenerato fino ad arrivare alla febbre maggioritaria, ecc ecc.

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Migranti al Gay Pride di Torino (e Giorgia Meloni & CO a quello di Genova)

Tra le iniziative in occasione del Genova Pride 2009 (che si terrà il 27 giugno), lo scorso 6 maggio Giorgia Meloni ha partecipato, insieme con Aurelio Mancuso ed altri/e, ad un convegno curato da Arcigay su I giovani e il disagio della diversità. Vabbè, probabilmente mi sono persa qualcosa (confesso che dopo la vicenda Italo ho seguito con poca passione l’evolversi dei vari Gay Pride) eppure di Giorgia Meloni, Ministro alla Gioventù e già presidente di Azione Giovani, ricordo un po’ di cosette terrificanti. Ma non è Giorgia Meloni che si è schierata, in più occasioni, per il Family Day contro il Gay Pride? Non è lei che ha rivendicato la "famiglia tradizionale" e il fare figli come contributo alla Patria?

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Da anni, pervicacemente

Quando si parla di migranti, di problemi connessi alla xenofobia, per anni, con cocciutaggine mi sono rifiutato di classificare nella categoria “razzismo” gli articoli scritti da me e da altri sul tema. Per anni ho preferito racchiuderli in una categoria “migranti e integrazione” che mi sembrava potesse comunque essere il segnale che ci fossero resistenze in un percorso inevitabile di integrazione.

Adesso comincio a non crederci più e mi sto domandando se è giusto cominciare a catalogare il tema all’interno di una nuova categoria chiamata “razzismo”. Onestamente lo vedo come una sconfitta ma temo che sia giusto chiamare le cose col loro nome. Cosa ne pensano i lettori/autori abituali di “Giornalismo partecipativo”?

DURBAN precedente sbiancante

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Prima che ci sbianchettino scientificamente la Memoria oltre che i denti, vi fornisco il testo completo della  “Seduta n. 98 di giovedì 4 dicembre 2008″ MOZIONI NIRENSTEIN ED ALTRI N. 1-00055, EVANGELISTI ED ALTRI N. 1-00072 E CASINI ED ALTRI N. 1-00074 SULLE INIZIATIVE IN VISTA DELLA PREPARAZIONE DELLA CONFERENZA MONDIALE CONTRO IL RAZZISMO, LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, LA XENOFOBIA E L’INTOLLERANZA, CHE SI SVOLGERÀ A GINEVRA NEL MESE DI APRILE 2009

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Mariastella Gelmini: scuola e rivoluzione

La scuola, che alla bell’e meglio l’ha alfabetizzata, avvocato Gelmini, non si spaventa per gli strafalcioni e stia tranquilla: non rischia l’onta delle “orecchie d’asino“. Per quanto la sgoverni con l’arroganza che è figlia naturale dell’incompetenza, per sua buona sorte – e per quel tanto di ritegno che la fatica di docenti ha saputo insegnarle – lei non l’ha confessata la nostalgia struggente che sente per questi antichi strumenti educativi. Lei s’è fermata al voto di condotta, al grembiulino e alla piuma rossa del “Cuore” di De Amicis. Mi spiace d’informala: il bravo Edmondo fu di quella sinistra che lei, senza sapere bene di che parla, disprezza col furore ideologico dei chierici. … Leggi tutto

L’informazione contro il razzismo

Silvia Berruto, Antonio Borrelli e Lorenzo Guadagnucci
Si apre alla presenza di Ida Désandré, deportata politica a Ravensbrück, Salzgitter, Bergen-Belsen, l’ultimo appuntamento di Collettivamente Memoria, inizialmente previsto per il mese di febbraio e poi rinviato per neve. Ospiti della serata sono il giornalista Lorenzo Guadagnucci promotore della campagna Giornalisti contro il razzismo e Antonio Borrelli di Arcimovie Napoli. Introduce Silvia Berruto, giornalista aderente alla campagna e curatrice dell’iniziativa.
Guadagnucci presenta Giornalisti contro il razzismo come un sos lanciato ai propri colleghi, ma anche come un invito a un ruolo più attivo dei cittadini, che devono pretendere un’informazione corretta. Il riferimento è, in particolare, al tema della sicurezza, trattando il quale i media italiani fanno da grancassa a quegli interessi politici che individuano nei rom un parafulmine sociale e un problema da colpire.

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Onu: «L’Italia è un paese razzista e xenofobo»

di Luca Fazio
su Il Manifesto del 20/03/2009
È scritto in un rapporto sulle condizioni dei lavoratori migranti
Entro la fine del 2009… un po’ poco. Anzi, impossibile. Il governo italiano avrebbe meno di un anno di tempo per rispondere, «punto per punto», alle imbarazzanti osservazioni fatte dall’agenzia Onu Ilo (Organizzazione internazionale per il lavoro): «Siete un paese razzista». Ma il ministro Frattini non perde tempo e risponde subito: «Non è vero».

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Maroni è razzista?

Non sono armate le ronde di Maroni. Si portano dietro parole pesanti come pietre, ma non sono armate. Disarmato, disarmante, o forse capace davvero di armare la mano, è del resto anche l’onorevole carroccista Bricolo, cravatta e fazzoletto rigorosamente verdi come la bile, quando s’infiamma per stupri rumeni – quelli del maschio italico non sembrano riguardarlo – e, per difendere le “nostre donne,” se la prende con le immigrate: noi gli stranieri non li vogliamo, via di qui. E non fa differenze: donne, vecchi e bambini.

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Non una di più. No, forse solo una su dieci.

La scarcerazione dei fiancheggiatori dello stupro di Guidonia induce in polemiche. Corriere, canali mediaset, rai2, mostrano le foto di quelli che sono stati rimandati agli arresti domiciliari. Un invito al linciaggio. Vorremmo ora leggere un bell’articolo sul Corriere che dice che "arresti domiciliari non è innocenza". Ci piacerebbe tanto ma di sicuro non ci sarà un garantista d’occasione che si ergerà sulla folla per dire "fermi tutti, state prendendo una cantonata".

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Di orrori e minime speranze

Inorridisco. Quando leggo del racconto di uno stupro fatto per divertimento. Chiunque ne sia l’autore e qualunque sia la sua nazionalità di origine.

Inorridisco. Quando leggo che il nostro sistema giudiziario applica massimo garantismo per uno stupratore italiano affidato alle calde braccia della famiglia e un piano di giustizia sommaria affidando gli stupratori di guidonia alle percosse di carcerati e chissà chi altro senza la garanzia di una difesa. Gli avvocati che avevano ricevuto incarico d’ufficio hanno rifiutato.

Una nuova forma di obiezione di coscienza è in vigore. Uno stupratore straniero non trova un avvocato. Vi sono dunque avvocati che mettono la propria coscienza in capo a tutto. Lo ricorderò ogni volta che vedrò un difensore – d’ufficio o per incarico di parte – che arringa le ragioni dell’innocenza di criminali, mafiosi, camorristi, stupratori “italiani”, da soli o in gruppo, truffatori, banchieri e imprenditori in bancarotta. Lo ricorderò ogni volta che vedrò in televisione un avvocato intento a far passare un politico corrotto per un sant’uomo.

I prigionieri stranieri – e non solo – in italia fanno la fine dei prigionieri italiani in turchia, per esempio. Nessuna garanzia di uscire vivi dalla prigione. Potevamo risparmiarci la pantomima della democrazia in azione. Si poteva consegnarli direttamente alla folla inferocita. Li avrebbero sbranati come cani rabbiosi e non avremmo trovato di loro neppure i resti. Qualche osso tutt’al più.

Potete immaginare quanto mi faccia ribrezzo lo stupro. Non riesco a capacitarmi dell’esistenza di uomini così orribili da poter infierire sul corpo di una donna per possederlo a pezzi. Allo stesso modo però provo un autentico ribrezzo e un grande timore per queste forme di “vendetta” che rendono visibili caratteristiche insite nell’uomo. Emergono per caso, per calcolo, per coincidenza di fattori. La rabbia, la xenofobia, sentirsi dalla “parte giusta”: l’orrore veste mille abiti differenti ma tale resta. Cani rabbiosi a sbranare il corpo di una donna, altri cani altrettanto rabbiosi a sbranare i corpi di uomini che hanno stuprato una donna.

Non c’e’ di peggio che trovare una giustificazione nobile per ogni atto disumano. Così vengono giustificate le guerre che infatti chiamiamo “giuste”. Così vengono giustificati genocidi. Come quello dei palestinesi ad opera degli israeliani. Bisognerebbe inventare un girone dantesco anche per tutti loro.

Lo so. Lo so. Parliamo di stupratori. Ma la disumanità mi fa orrore, sempre. Sapere che è lì, che attende una ragione qualsiasi per emergere, mi terrorizza. Sapere che a pagarne le conseguenze può essere un ragazzo qualunque, solo per la sua nazionalità, com’e’ avvenuto a Cristian – romeno a Firenze – aggredito da due balordi che si sono sentiti in diritto di compiere un atto di pulizia etnica.

Inorridisco leggendo le parole di quella che un tempo era definita una femminista che ora ha preso il posto della ultima oriana fallaci e si è rivelata nostalgica dei banchi di scuola, con grembiulini e divise, alla maniera fascista: maschi con maschi e femminucce con femminucce. Secondo lei i bambini all’asilo maturano tendenza allo stupro perchè la scuola si sarebbe “femminilizzata”. Signora Ida Magli, nella nostra società se c’e’ qualcosa di femminilizzato è la precarietà e la povertà. Prenda nota, la prego.

Inorridisco all’idea di un altro “censimento” dei rom nella capitale. Ancora impronte digitali. Ancora le dita imbrattate d’inchiostro dei bambini e delle bambine.

Mi dispiace molto che gli italiani debbano provare in Inghilterra quello che gli stranieri patiscono qui in italia. Non è bello sentirsi dire “tornate a casa vostra“, vero?

Inorridisco per chi adesca bambini fuori dalle scuole, per chi picchia e stupra l’ex fidanzata, per chi prende il corpo di una donna per completare il furto in villa, come fosse un accessorio della casa. Per ogni crudeltà ho un pensiero negativo.

Ma mi rincuora sapere che la commissione pari opportunità della Fnsi (federazione nazionale stampa italiana) si sia posto il problema di rendere fruibile un documento (che in pochi seguono, credo, visti i risultati) che indica alcune modalità da seguire per informare meglio su notizie di violenza contro le donne.

Condivido la battaglia di Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) che il 2 febbraio faranno una fiaccolata alle 17.30 davanti a montecitorio per dire che medici e infermieri non sono spie. Non possono e non vogliono denunciare gli stranieri e le straniere clandestin* che si rivolgono a loro per avere assistenza.

Condivido l’appello contro la violenza, le proposte per una formazione che educhi al non-sessismo, della libera università delle donne di Milano.

In qualche modo, per finire, mi fa ben sperare il disegno di legge contro lo stalking approvato alla camera dopo un lunghissimo iter parlamentare che risale alla scorsa legislatura. La notizia non mi procura soddisfazione per l’istituzione del reato e l’attribuzione di una pena corrispondente. Cosa importante è il passaggio culturale che questo piccolo articolo legislativo segna. Se la storia tra un uomo e una donna è finita lui non può molestarla, perseguitarla, non può compiere atti persecutori o stalking, non può aspettarla fuori casa, non può importunarla nei luoghi di lavoro. Non può farlo. Deve semplicemente rispettare la decisione dell’altra.

E’ l’inizio di un percorso che non dovrebbe, quantomeno in teoria, giustificare più simili atteggiamenti in nome del “troppo amore”, della disperazione di un lui sempre “affranto”, mai rassegnato alla fine della sua relazione. E’ un piccolissimo cambiamento culturale che come tale va registrato e sommato ai minimi cambiamenti culturali che l’evoluzione delle leggi che parlano di donne, violenza, stupro, hanno, seppur con grandissimo colpevole ritardo, rappresentato.

da femminismo a sud