Friday 25 May 2012, 07:11

Gli articoli con tag: " violenza sessuale "

Perchè un maschio italiano non può essere fedele

bagnoboccadonnaow0.png Questa frase fatevela spiegare da un signore di 40 anni che oggi ha un nome, Alessio Amadio, italiano e stupratore di una donna rumena, Magdalena, 38 anni che a Roma alle 6,30 del mattino come dipendente di una cooperativa di servizi, “aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l’ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo lo stupro la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la Polizia Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra mobile, hanno consentito di identificare l’aggressore per A.A., italiano di 39 anni, convivente della responsabile del call center.” … Leggi tutto

Perchè continuate a chiamarli bulli?

Non lo sono. Chiamateli con il loro nome. Molestatori. Stupratori. Non continuate a sminuire queste vicende relegandole nello spazio riservato alle “ragazzate”. … Leggi tutto

29 novembre: 3^ Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne

Sabato 29 novembre si celebra la 3^ Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne – a loro volta soggetti/e a crescente violenza.

Il primo riconoscimento esplicito che il diritto di difendere i diritti umani da parte della comunità internazionale esiste, ed è internazionalmente protetto è sancito da quella che comunemente è chiamata “Dichiarazione ONU sui difensori/difensore dei diritti umani”. … Leggi tutto

All’alba del 25 novembre in Italia: storie di donne e bambini

http://www.malnate.org/FESTIVITA/25novembre.jpg

Le storie-notizie che  seguono, le ho lette e trascritte a 24 finito, consumate in un giorno, in Italia. Il 25 novembre è dedicato a certe meravigliose farfalle , come le sorelle Mirabal: a quelle che sono morte e a quelle vive.

Doriana GoracciLe sorelle crebbero in Ojo de Agua a Salcedo, Repubblica Domenicana. Quando Trujillo (con l’appoggio degli Stati Uniti d’America) salì al potere, la loro famiglia (come molte altre nel paese) perse quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi incamerati direttamente dal dittatore nei suoi beni privati. Le sorelle animarono un movimento democratico chiamato 14 di Giugno, e lì conquistarono il soprannome di Farfalle. Furono incarcerate e turturate in varie occasioni, ma non abbandonarono mai la lotta contro la dittatura. Il 25 novembre del 1960 Trujillo inviò degli uomini ad intercettare la macchina su cui viaggiavano dopo aver visitato i mariti in prigione, le sorelle, totalmente disarmate, furono portate in una piantagione di canna da zucchero, pugnalate e strangolate. Trujillo credette di aver eliminato un problema, ma la loro morte, causò grandi ripercussioni nell’opinione pubblica dominicana (nonostante la censura), molte coscienze si scossero e il movimento culminò con l’assassino di Trujillo nel 1961.Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle sorelle Mirabal”.Wikipedia

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Sarebbe deceduto per soffocamento il neonato partorito a Otranto, in provincia di Lecce, da una badante rumena di 49 anni, e poi ritrovato dai carabinieri in un sacchetto. I carabinieri hanno arrestato la donna. Il cadavere e’ stato scoperto nell’abitazione del centro di Otranto, dove la donna, ora accusata di infanticidio, presta servizio. Il piccolo, del peso di 2,5 kg, era nato in mattinata. All’interno della bocca sono stati trovati alcuni pezzi di stoffa. I militari erano stati allertati nella tarda mattinata quando personale del 118, intervenuto per soccorrere la donna, colta da emorragia post-partum, non avevano trovato il feto. Le indagini hanno portato alla scoperta del corpicino in un sacchetto di plastica, riposto in un angolo della stanza da letto, occupata dalla rumena.

E’ morto all’ospedale Bufalini di Cesena Antonio Guidi, l’albergatore cinquantunenne di Cattolica (Rimini) che lunedì scorso si era sparato alla testa al termine di un dramma familiare in cui aveva ucciso con un fucile la moglie Loretta Mussoni, 48 anni, e aveva ferito non gravemente la figlia Valentina, di 28 anni. Lo ha reso noto l’Azienda Usl, precisando che il decesso dell’uomo è avvenuto ieri, per insufficienza cardiorespiratoria con arresto cardiaco, “dopo un improvviso aggravamento delle sue condizioni cliniche”.

Ha approfittato della sua amicizia con la famiglia della vittima per abusare sessualmente di un 11enne, promettendogli merendine o un euro a prestazione. Si tratta di un 31enne di un comune nel sud est  barese, arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Triggiano con l’accusa di atti sessuali con minorenni.A dare l’allarme è stata la madre dello stesso bimbo, che ha sorpreso l’uomo compiere l’atto proprio davanti ai suoi occhi nella stanza da letto del minore.

Un romano di 39 anni e’ stato arrestato dai Carabinieri della Stazione Roma Appia per ‘violenza sessuale aggravata’. L’uomo, gia’ con precedenti specifici, ha cercato di abusare di una donna di 82 anni. I Carabinieri, giunti nell’abitazione perche’ allertati al 112, sono riusciti a bloccarlo. Successive indagini hanno consentito di accertare che, negli ultimi mesi, gia’ altre due volte l’uomo aveva tentato di abusare della donna che, per pudore, non lo aveva mai denunciato. L’arrestato si trova ora nel carcere di Regina Coeli.

A Caltanisetta, per paura di restare disoccupato, un padre, ha permesso al datore di lavoro, un imprenditore agricolo di 83 anni, di abusare di suo figlio, un ragazzino appena adolescente. Temeva di perdere l’impiego e la stalla diroccata in cui l’anziano gli consentiva di vivere insieme alla famiglia. Un silenzio colpevole, quello del protagonista della vicenda, che, a dire del gip, pero’, sarebbe giustificato dallo ‘’stato di necessita”’. Per l’uomo, un bracciante di 40 anni, il pm che oggi ha arrestato il pedofilo, aveva chiesto la misura cautelare del divieto di dimora nelle campagne del Nisseno, teatro della vicenda.
E’ stato ucciso con una coltellata al torace un transessuale, forse di origini brasiliane, trovato morto all’alba dai carabinieri di Roma in via Ribes, in una zona periferica nel quadrante est della città. Secondo una prima ricostruzione effettuata dagli uomini del Nucleo operativo di via in Selci, l’aggressione sarebbe avvenuta intorno alle 4:30. La vittima dopo essere stata colpita si è trascinata a piedi per alcuni metri per poi crollare a terra prima di vita. Il transessuale era privo di borse ed effetti personali e questo fa supporre agli investigatori che l’aggressione posso essere stata la conseguenza di una rapina, anche se non escludono altre ipotesi.

Il Movimento sociale-Fiamma tricolore della Basilicata darà 1.500 euro ai genitori dei bambini che nasceranno nel 2009 in cinque comuni del Potentino dove vi sono poche centinaia di abitanti, a due condizioni: che il neonato si chiami Benito o Rachele e che il contributo sia utilizzato per l’acquisto della culla, di vestiti o di prodotti alimentari specifici per la prima infanzia. I cinque comuni interessati all’iniziativa del Ms-Ft sono Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e San Paolo Albanese, fra i più piccoli della Basilicata. Il segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, ha detto che l’iniziativa “non affronta il problema dello spopolamento della Basilicata, ma è un piccolo segnale di un piccolo partito. La Regione – ha aggiunto – potrebbe fare molto di più”. Secondo Mancusi, la Regione potrebbe assegnare 1.500 euro all’anno (prelevati dai diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio lucani) a tutti i bimbi nati in Basilicata fino alla maggiore età, quando scatterebbe un bonus a loro favore di 50 mila euro. Alla domanda sul perché i neonati nei cinque comuni debbano chiamarsi Benito o Rachele per avere i 1.500 euro del Ms-Ft, Mancusi ha detto che “la scelta dei nomi è casuale. E poi – ha concluso – Benito o Rachele sono nomi belli come gli altri”.

Dal sito ufficiale di Mara Carfagna, ministro Pari Opportunità 2008

SICUREZZA DONNE: CARFAGNA ALLA PRESENTAZIONE DI “SCATOLA ROSA: PER AUTOMOBILISTE PIU’ SICURE”
 

Lunedì 24 novembre, alle ore 10.30, il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, il Sindaco di Milano Letizia Moratti, il Presidente della Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale Sandro Salvati, e l’Ass. alle Politiche sociali del Comune di Milano Mariolina Moioli, presenteranno alla stampa il progetto “Scatola rosa: per automobiliste più sicure”. Il progetto ha l’obiettivo di offrire una maggiore sicurezza alle donne al volante e di rispondere ai rischi cui le donne guidatrici incorrono sulle strade: incidenti, guasti meccanici, aggressioni e atti di violenza.
Sala dell’Orologio – Palazzo Marino – P.za della Scala 2, Milano

 

Carfagna: ”L’Italia è in prima linea contro lo sfruttamento sessuale”

Il Vaticano concede asilo politico all’antichavista venezuelano Nixon Moreno accusato di stupro e tentato omicidio.

Il Venezuela orientato a non concedere il salvacondotto.

Nixon Moreno il 25 Maggio 2006, all’epoca studente dell’Universitá delle Ande (ULA) di Merida, in Venezuela, fu uno dei protagonisti delle violente manifestazioni antigovernative organizzate dall’opposizione antigovernativa. … Leggi tutto

Grandi dubbi umanitari

Sotto alla cupola della Curia salernitana, i fedeli campani faranno a meno di 509.000 euro dell’otto per mille raccolto: l’arcivescovo Pierro, li ha già usati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Sotto alla Tenda del colonnello Gheddafi, il dottor Berlusconi conclude il contenzioso schiavi import-export d’Africa-Italia, con cinque miliardi di dollari e un ponte-autostrada per far scorrere regolarmente gli Affari. … Leggi tutto

Piccoli Uomini Crescono nel Viterbese, a destra…

Notte bianca, anzi d’arancia meccanica a Viterbo

Che la cinghia sia di moda negli ambienti di destra, non lo dice uno stilista o chi scrive ma lo afferma il Corriere della Sera. Nel Telegiornale del Lazio su Rai Tre, il capo della polizia, ha esordito con un più cauto “ennesimo fenomeno di bullismo”, per poi giungere alla fine a conclusioni ancora più gravi del giornale suddetto e che possono essere già lette. … Leggi tutto

Schiave di giorno: ci educano così

Tratto da  http://femminismo-a-sud.noblogs.org

Lo stalking è reato. Parola di Mara Carfagna. Il consiglio dei ministri ha licenziato il disegno di legge che se la prende con gli atti persecutori. Come era prevedibile circoscrive tali atti esclusivamente in un’area esterna alle convivenze tant’e’ che definisce i luoghi di indagine: le telefonate, che dovranno essere monitorate tramite intercettazioni. Domanda: ma non si era detto che le intercettazioni per reati che prevedevano una pena inferiore ai dieci anni non dovevano più essere consentiti? Da questo disegno di legge si direbbe di no e qui inizia la confusione. … Leggi tutto

Il femminicidio di Barbara Cicioni. Guida al processo nei confronti di Roberto Spaccino

barbaracicioni E’ cominciato a Perugia un processo importante per il caso simbolo di un crimine, il femminicidio, non ancora riconosciuto dai nostri ordinamenti, ma dove forse più che in ogni altro aspetto della società, il progresso si sfida con la reazione.

Il femminicidio è l’atto ultimo di una serie di comportamenti svilenti, denigratori, violenti dell’uomo nei confronti della donna, dell’uso della forza dell’uomo per annientare la libertà e la personalità della donna.

La giurista Barbara Spinelli, autrice del saggio Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Franco Angeli, 2008, che avevamo presentato qui, ci spiega in questo straordinario dossier, che è anche un’eccellente maniera di fare Giornalismo partecipativo, perchè questo processo è importante.

Gennaro Carotenuto

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No Trespassing

Continuo dopo un’interruzione (forzata) di qualche giorno No trespassing. Del resto tempo o non tempo, lavoro o non lavoro (per tacere delle tante altre cose che possono impedirmi di stare qui a scrivere) l’ho detto tante volte: Marginalia è un blog “anomalo”, non ha nulla del “diario” nè tanto meno della testata giornalistica seppur “alternativa” (quella per intenderci che ti rifila le stesse identiche notizie girate sui “grandi” media con un cosiddetto “taglio critico”). … Leggi tutto

Sommosse alla Carfagna

Egregia Ministra Carfagna,
abbiamo letto con attenzione la sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Siamo certe: le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre non ne condividono il contenuto.
La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne.
Noi sappiamo che la famiglia è il luogo all’interno del quale si realizzano prevalentemente le violenze.
Questo dato contrasta nettamente con il fatto che la famiglia sia eletta al ruolo di “ammortizzatore sociale”. Essa diventa una direzione obbligata dal sistema welfare di questo Stato che non provvede alla soluzione della precarietà di tante persone, che non permette alle donne di essere autosufficienti e che anzi chiede loro di supplire nei compiti di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.
Noi crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo.
Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità è il modo migliore per legittimare una cultura discriminatoria e sessista di per se’ veicolo di violenza.
Riteniamo pericoloso assegnare alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.
Una simile considerazione non tiene conto dei dati che dimostrano che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l’affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge ed è stata data all’ex la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.
Sappiamo inoltre che sono tanti i casi in cui bambini e bambine vengano uccisi assieme alle mamme proprio dai padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.
Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia e dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.
E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.
Lei per prima si fa veicolo di questa cultura nel sostenere la Sua posizione contraria all’interruzione di gravidanza. Perchè equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.
Il messaggio che Lei trasmette è che le sole donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale e che si sentano autorizzati a reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci a non essere mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.
Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d’accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di “concretezza” il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.
Ecco invece quanto noi intendiamo per “concretezza:
E’ necessario investire sulle possibilità di autodeterminazione delle donne. Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, non plateali come l’adozione di eserciti o più polizia. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci. Abbiamo diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare a sopportare violenze perché piegate alla dipendenza economica dai mariti.
Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l’operatività.
Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.
Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità dovrebbero essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.
Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.
Cordiali saluti

Rete Nazionale Femminista e Lesbica

 

 

Integrazione sessuale al Call center

Facciamo una piccola gara, non chiedo niente di speciale… facciamo una specie di catena, passaparola, quelle demenzialità che a volte ci hanno preso, fatto sperare… sorridere. Mandatela questa mail ad almeno cinque persone, vediamo se gira, come altre di notizie, eh?
Doriana Goracci

La donna ha chiamato la polizia da un bar vicino
Roma, romena aggredita e violentata nel call center

Roma. Una giovane romena, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l’ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo lo stupro la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la Polizia. Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra mobile, hanno consentito di identificare l’aggressore per A.A., italiano di 39 anni, convivente della responsabile del call center.

Appello di Amnistia Internazionale per le donne messicane di Atenco

Messico: due anni dopo, le gravi violenze contro le donne di Atenco rimangono impunite

Data di pubblicazione dell’appello: 20.04.2008

Status dell’appello: attivo

All’alba del 3 e 4 maggio 2006 circa 3.000 agenti della polizia municipale, statale e federale giunsero alla cittadina di San Salvador Atenco, stato del Messico, per reprimere un movimento sociale che sosteneva dei venditori locali di fiori. L’operazione di polizia si concluse con 207 detenzioni, la morte di due giovani, torture, maltrattamenti e attacchi di natura fisica, psicologica e sessuale a decine di donne manifestanti.
Su un totale di 47 donne arrestate, 26 denunciarono di essere state vittime di violenza sessuale da parte della polizia.
A due anni dagli eventi di San Salvador Atenco poco o nulla è stato fatto per assicurare alla giustizia i responsabili degli abusi contro le donne.
Secondo le informazioni solo un agente di polizia è stato processato per il crimine minore di “atti di libidine” e solo perché la vittima ha potuto identificarlo perché fu costretta ad avere un rapporto orale con lui. Attualmente l’agente è stato rilasciato su cauzione ed è in attesa di giudizio. Altri cinque agenti di polizia sono sotto processo penale per abuso d’ufficio.
Non si hanno notizie su ulteriori denunce contro altri ufficiali di polizia da parte della Procura generale di giustizia dello stato del Messico, che ha in carico queste indagini. La Corte suprema di giustizia della nazione ha portato a termine un’indagine sui fatti nel 2007, ma il documento definitivo non è stato ancora reso pubblico. L’indagine federale portata avanti dal Procuratore speciale sulle violenze contro le donne (Fevimtra) è ad un punto fermo e non ha portato ad alcuna conclusione.
Il Comitato contro la tortura (Cat) e il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne delle Nazioni Unite (Cedaw) e altre autorità internazionali hanno criticato gli atti violenti contro le manifestanti e i manifestanti che hanno avuto luogo a San Salvador Atenco. Inoltre hanno richiesto che le indagini sugli atti di violenza contro le donne vengano affidate ad autorità federali specializzate come il Fevimtra.
Amnesty International chiede che sia fatta giustizia per le donne di San Salvador Atenco

G8, cronache dal mattatoio di Bolzaneto

bolzaneto

Sette udienze, una mole di lavoro impressionante. È la requisitoria dei pm di Genova su Bolzaneto (la trascrizione anche su www.supportolegale.org) che ricostruisce passo passo quei giorni: «Abbiamo 200 e rotte deposizioni, tutte precise, dettagliate, univoche e reiterate, gli avvenimenti sono descritti con precisione, in maniera dettagliata e con espressioni chiare e non equivocabili».


Il comitato d’accoglienza: «Facciamo come in Kosovo»
«Le persone offese ci hanno raccontato che all’uscita dai mezzi c’era un trattamento vessatorio: sputi, spintoni, insulti, insulti politici, e anche minacce, particolarmente gravi quando indirizzate verso donne e a sfondo sessuale «entro stasera vi facciamo tutte», «bisogna fare come in Kosovo».

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Donne in attesa

Se sei in amara attesa di un figlio nella Tuscia ad esempio, e non lo vuoi e non puoi tenerlo, devi sbrigarti ad andare a Roma e trovare un medico che non sia obiettore. Apprendo dalla stampa locale, e per la precisione il Corriere di Viterbo del 21.1.2008, che titola coraggiosamente in prima pagina la notizia. Nella provicia di Viterbo c’è un solo presidio nell’ospedale di Ronciglione con tre medici che non obiettano. Tutti si affrettano a dire la 194 consente di “scegliere” in questo senso, ed è desolantemente vero.
In un pezzo d’Italia dove le immigrate tirano su l’indice mortalmente sterile della crescita demografica doc, non me ne faccio una ragione e denuncio.
In tutta la provincia viterbese e nella provincia dei Papi c’è un solo centro antiviolenza, l’associazione Erinna, costituito come primo centro antiviolenza per donne maltrattate. Era l’8 marzo 2006 e l’assessore alle politiche sociali, Mauro Mazzola, diceva che: “Le finalità del centro sono molteplici: costruire cultura e spazi di libertà per le donne vittime di maltrattamenti, fornire una struttura di riferimento stabile per chi ha subìto violenze fisiche, sessuali, psicologiche o economiche….Due numeri di telefono, e una sede per motivi di privacy e sicurezza che rimarrà sconosciuta”. “E’ un modo – concludeva Mazzola – per tutelare le donne che vi si recheranno”.Ancora oggi la sede può ospitare colloqui ma non fisicamente le donne, neanche per una notte. Il tutto per qualche migliaio di euro annuali, perchè gli interventi di sostegno economicamente “adeguati” ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio, sono destinati a ben altre iniziative encomiabili, come il portale on line Italia.it, il più costoso e fallimentare progetto web mai varato dal Governo, costato 45 milioni di euro e fallito.

E le donne continuano a rimanere in attesa, che tutto torni come prima, che il soldato torni a casa, che il marito non le riempia di botte,che il conoscente in politica trovi il lavoro al figlio, che l’autobus passi, che il parroco le perdoni, che l’amica le chiami, che la Madonna le ascolti … Le donne attendono le leggi, che non siano distrutte o ridiscusse le leggi già fatte, attendono l’amore, i 30 anni prima di avere un figlio, in fila alla cassa di un supermercato quasi fosse un piacere, le donne attendono il dovere-diritto del voto , l’unico che hanno e Loro vogliono che sia esercitato.. le donne attendono un regalo, un pensiero, fosse pure un fiore, le donne attendono il ritorno di chi amano. Per tutti è scontato che le donne facciano, senza remunerazione economica, lavoro non pagato all’interno della famiglia,spesso la stessa dove subiscono violenza sessuale, malgrado non siano le disgraziate donne del sud del mondo.
Intendiamoci, queste pulizie a terremoto delle borse mondiali, non miglioreranno la condizione economica, l’offerta di lavoro, il potere dell’euro, la tutela del risparmio, il pagamento del mutuo e delle bollette. Tant’è che le file sono sempre più frequentate da donne davanti ai botteghini: attendono di giocare e grattare la fortuna. Si dice anche che le donne non vanno mai in pensione, aspettano magari l’arrivo di un nipote a cui far trovare un piatto caldo e i soldi da mettergli in mano sulla porta… le donne depresse diventano iperattive o per un po’ tanto brutte da starsene sempre a casa ad aspettare una sorte diversa. Le donne attendono che il datore di lavoro non le licenzi perchè sono in attesa, alcune acculturate, aspettano risposte politiche concrete.
Spesso le donne attendono con timore La Punizione divina o umana, se si mettono di traverso, se lottano con forza e determinazione, se non mettono olio nell’ingranaggio dell’omertà. Solo a pensarci, c’è da uscire pazze, come un’amica di mia nonna che passò la vita in manicomio, perchè sentiva le voci, e il marito pensò bene che doveva liberarsi di quella donna a cui erano morti i due figli il giorno della comunione e non era più buona a niente:
erano gli anni dell’epidemia della spagnola. Oggi ce ne sono altre che continuano a farci fuori di epidemie ed invettive e noi, ancora impreparate a difenderci, rimaniamo in attesa di un protocollo, di un’intesa che metta d’accordo il diavolo e l’acqua santa, ad aspettare la medicina che salva e il dottore che ce la propina.
Quasi tutte dicono: ” io non ci capisco niente di politica”. Magari fosse e la diffidenza e l’attesa vana, diventassero ribellione partecipata…