giovedì 02 settembre 2010, 17:45

Gli articoli con tag: " Teologia della Liberazione "

Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)

di Fabrizio Lorusso

Bimbahaiti.jpgQuesta è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.
S’è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell’estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all’imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l’esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall’esterno e dall’interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall’ottusità della sua stessa classe dirigente.
Alcuni hanno denunciato il "populismo" dell’ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull’America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai machete dei pochi potenti che non sono d’accordo dentro e fuori dal paese.

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Il Monsignor Leonidas Proano: Il vescovo degli indigeni

monsenorleonidas Con la presa di posizione dei vescovi latinoamericani nel 1968 a Medellin, durante il Consiglio Episcopale Latinoamericano, si dava inizio ad una nuova forma d’evangelizzazione. I vescovi condannavano la situazione d’ingiustizia istituzionalizzata che si realizzava in Sudamerica che violava i diritti fondamentali dell’uomo. Si delegittimava, dopo quasi cinque secoli di storia, l’evangelizzazione conquistatrice perpetuata dalla Chiesa Cattolica durante la conquista dell’America.

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La pillola del diavolo

Diciamolo subito. Lo scandalo non è l’indemoniata pillola abortiva RU486, contro cui l’alto clero cattolico sta mobilitando tutte le sue forze. Pillola che causerebbe nientemeno che “una crepa nella civiltà” come si è premurato di diagnosticare il cardinale Angelo Bagnasco. "Delitto da scomunica" invece per Monsignor Sgreccia (Movimento per la Vita).

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Frei Betto, la mano invisibile del Mercato

Fin da bambino avevo le mie paure, come tutti. La prima paura era di figurare bene davanti a mio padre, quindi obbedirgli e mangiare ravanelli (che non mi piacevano); paura di prendere zero in matematica. Paura, negli anni della dittatura, d’essere travolto da un’auto della polizia. Paura sotto la pioggia torrenziale, che la mia baracca nella favela, affacciata su un precipizio, fosse travolta dall’acqua. Ho collezionato altre paure. Una di queste paure è la mano invisibile del Mercato.

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Incontro con Tariq Ramadan

Tariq Ramadan e Alex Glarey (Aosta, espace populaire)
Ieri sera, all’espace populaire di Aosta, si è svolto un incontro con Tariq Said Ramadan, intellettuale e professore universitario, sul tema La globalizzazione neoliberista, strategie di resistenza e l’islam. Ramadan, svizzero di origine egiziana, è cresciuto e si è formato in Europa, per poi studiare scienze islamiche al Cairo.

Accettando di correre il rischio di utilizzare toni un po’ retorici, lo si potrebbe definire un anello di congiunzione tra due culture diverse, che oggi troppo spesso sono contrapposte in maniera strumentale dalla politica e dai media. Il discorso di Ramadan e la chiacchierata che ne è seguita hanno preso le mosse dal sistema economico mondiale e dalle possibilità di resistere a un liberismo che uccide, ma poi, inevitabilmente, abbiamo finito per mettere a confronto due universi, occidente e islam, che oggi s’incrociano continuamente, senza per questo conoscersi davvero.

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Da Welby a Englaro. Oscenità del potere

Passaggio all’atto. Cosa volevano i cattolicissimi carnefici dell’inquisizione? La confessione del Male. Cosa vogliono oggi i gerarchi della chiesa e i loro rappresentanti al governo dal corpo di Eluana? L’accanimento “terapeutico”. A costo di sovvertire l’ordine costituzionale. La loro idea di “libertà” collima in tutto e per tutto con una biopolitica autoritaria e sadica. Perché dietro la parola “vita”, parola-lucciola in tutte le loro dichiarazioni ufficiali, in realtà si nasconde un truce comportamento cinico che subordina il diritto costituzionale laico alla determinazione della propria volontà al moralismo opportunista delle gerarchie cattoliche. Per costoro, che si riservano il gesto sovrano di ledere le leggi e di maltrattarle, di infrangere il patto sociale costituzionale, imponendo decreti improvvisati in una notte per dimostrare il loro militantismo cattolico, per costoro il concetto di vita coincide con l’imposizione della loro arroganza. O si è dalla loro parte o loro sovvertono tutto. Contrastare anche la Cassazione che ha stabilito il diritto della famiglia Englaro a determinare il corso della vita di Eluana, equivale a dare dimostrazioni di forza. Si tratta per costoro di mostrare i muscoli a colpi di decreti. In realtà il nome di Eluana, è in questo caso il sintomo evidente di forzare il patto sociale costituzionale. Perché in fondo a costoro di Eluana in quanto tale non gliene frega alcunché. Diversamente avrebbero lavorato con tutte le parti sociali all’elaborazione di una legge al di sopra del cieco moralismo religioso. Il corpo di Eluana dà a costoro la possibilità di passare all’atto: sovvertire la costituzione. Questa specie di cannibalismo moralistico, che si serve della vita altrui – e in questo caso della vita apparente o di una morte vivente – è la prova, se ancora ne occorressero, del fatto che ci troviamo in una condizione postpolitica e postdemocratica. Tutto ciò è imposto a dispetto della sconvolgente tragedia in atto presso i familiari di Eluana.
Per costoro – come chiamarli? – non importa l’ideale di “una vita degna di essere vissuta”, ma vivere ad ogni modo. Da precari, senza alcuna possibilità di una vita proiettata nel futuro. Da sfruttati, nelle imprese delle multinazionali, senza sicurezza e con la morte addosso. Da miserabili in tutte le miniere del mondo con 1 dollaro al giorno. Senz’acqua, come accade in molti paesi africani in mano a mafie politico-finanziarie. Senza farmaci salvavita, come accade sempre in Africa, perché costano troppo e il problema per questi impresari ideologici della vita non esiste. Da naufraghi, da moribondi o da morti, come accade tutti i giorni nelle insanguinate acque della Sicilia, a cui si aggiunge pure il benvenuto di questo governo paladino della vita, che ha fatto un decreto che metteva i medici nelle condizioni di denunciare gli immigrati “clandestini” in caso di soccorso, adesso pare che hanno cambiato idea. Lo scandalo della chiesa si è limitato a una nota pontificale. Nient’altro! Questa è la vita, per costoro! L’idea di vita per questa classe di teo-politici al potere è un’altra cosa. Non si è mai vista l’alta gerarchia ecclesiastica nelle piazze per una “vita degna di essere vissuta” da tutti i disperati del mondo. Lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo per loro è naturale. In fondo questi vicari di Dio in terra sono sempre stati materialmente dalla parte dei più forti, e a colpi di omelie con i deboli. Ma dietro le parole, o di fronte alle parole, la fame morsica e rende inumani i più deboli, costretti non a vivere ma a sopravvivere. Quale vita possono mostrare questi poveri? Occorre ricordare che la Teologia della Liberazione – l’unica esperienza della chiesa dalla parte dei poveri in sudamerica – fu smantellata proprio dall’attuale papa.
Da Welby a Eglaro si profila una violenta regressione oscurantista che investe non soltanto questa o quella persona, ma l’intera società. Queste vite sono state prese in ostaggio da un terrore emanato dal potere politico. Questo essere – Eluana Englaro – che non è né morto né vivo – è sospeso a una scadenza senza tempo. Questa vita rubata da un coma irreversibile stà servendo da copertura per ben altri scopi sociali. Prendendo in ostaggio il suo corpo inerte è l’intero corpo sociale che è preso in ostaggio: il diritto di ciascuno a determinare il proprio testamento biologico. Nel 2006 prima di morire Welby ha scritto: “Questa malattia [la distrofia] non è una malattia biblica…Io ho raggiunto l’ultimo stadio: respiro con l’ausilio di un ventilatore polmonare, mi nutro di un alimento artificiale (Pulmocare), parlo con l’ausilio di un computer e di un software”, parole che evocano scenari postumani, dove la scienza medica e la fede in Dio, divengono i veri protagonisti della vita.

Il Dio del terrore. Ma ciò che più colpisce in questa violenta intromissione nel corpo di Eluana Englaro è il ritorno del terrore della morte che nel passato dell’Occidente cristiano costituì uno degli stratagemmi di sottomissione alla volontà del potere religioso. La dottrina della salvezza è stata sempre una strategia di dominio sull’immaginario della morte. La gestione della salvezza individuale era per la Chiesa una questione decisiva per stabilire il suo dominio sulle masse popolari e a nessuno era concesso di sottrarsi a tale giurisdizione, pena la scomunica, la condanna eterna, la persecuzione, e nei casi estremi il rogo o l’autodafé. Separando la morte dai vivi, e avendo in pugno questa divisione, la chiesa l’ha usata come un’arma a doppio taglio: benedizioni, estreme unzioni o maledizioni e condanne, in tal modo il “paradiso” o la “vita eterna” sono stati presi in ostaggio, sono diventati la posta in gioco di una negoziazione che ha avuto per oggetto la sottomissione del desiderio sotto la spada di Dio. Quella della morte, in duemila anni di cristianesimo, è stata la sfida suprema che la Chiesa ha lanciato al mondo: il suo grido di guerra, il suo canto trionfale. Essa si è sentita forte, sicura della vittoria, perché ha avuto dalla sua la morte, e la morte è più forte della vita. Con il cattolicesimo, la morte è stata il teatro terrorizzante dell’immaginario collettivo, dove le anime erano proiettate in uno stato d’angoscia, perché la paura dell’inferno e il giudizio finale sono l’ultima prova che l’uomo deve fare per essere veramente purificato dell’inestinguibile colpa originaria commessa da Adamo ed Eva. Per far credere è stato necessario inventare il paradiso, ma la chiave di esso è in mano ai preti. Perché credere è già accettare di morire per mano di altri in nome di Dio. Stessa sorte per chi nel passato non credeva, perché dal processo a Socrate a quello di Galileo chi osa mettere in discussione l’autorità dei poteri soprannaturali, cade in balia di quelli terreni, e dunque paga con la morte questa eresia.
In vita, dunque, per il credente cattolico almeno prima dell’età moderna, era inutile opporsi alle punizioni corporali, alle penitenze, alle collere divine, alle castrazioni dei sensi, al mercato del paradiso (indulgenze), ai tribunali dell’inquisizione, all’autodafé, alle estorsioni dei “peccati”, ai roghi, alle torture la cui pratica nel passato andava ben al di là dell’immaginazione umana, tutta una straordinaria arte necrofila al servizio di Dio. Per arrivare a una tale potenza d’immaginazione del male e alla creazione di un sistema del terrore c’è voluta tutta una storia. E’ stato necessario che si stabilisse una conformità dell’anima alla legge della chiesa cattolica e che il corpo venisse costretto a “liberarsi” dal male, il male di desiderare e di conoscere. Questo elenco (incompleto) è già sufficiente a vedere nella religione dell’Occidente una formidabile macchina da guerra psicopatologica eletta a norma di vita.
Oggi, dopo la colonizzazione dei corpi con le tecnologie informatiche, un uomo è solo un vivente, il riassunto del suo codice genetico, manipolabile all’infinito, e la dottrina della religione cattolica si adegua a questa idealizzazione della vita miniaturizzata, facendola retrocedere già nei protozoi asessuati. Il Dio che entra nelle cellule è quello che esce dalle chiese ormai svuotate del loro contenuto sostanziale, un Dio che fino a ieri si limitava a regnare nelle cose visibili della fisica e nell’invisibile dello spirito, e che si appresta adesso a rivendicare e a prendere alla lettera il regno invisibile della microfisica. Perché la Chiesa e la scienza vivano e continuino ad avere un altare da cui guardare il mondo, è necessario rendere passivo il loro oggetto, l’uomo.

Oscenità. Si tratta di chiedersi: ha un senso il peggio? Sia la politica che la Chiesa, oggi, mostrano in questi casi, ciascuno a modo loro, che anche il peggio debba avere un senso. Se Welby voleva morire è perché voleva essere risparmiato da un’agonia straziante e come Giobbe avrebbe avuto di che dire a Dio per averlo reso inferme e agonizzante per anni. Come nelle esecuzioni pubbliche del passato hanno messo in scena la vendetta non la pietà. Questo estremismo delle gerarchie cattoliche è stato un passaggio all’atto del cinismo nel rifiuto di ospitare nella chiesa del suo quartiere di residenza la salma di Welby.
Questo rifiuto aveva qualcosa del rituale, ma di un rituale osceno. Nell’oscenità accadono cose terribili. Il mondo dell’arte e della pubblicità ne sono al corrente e ne sono implicate. Può essere osceno presentare un corpo brutalmente tagliuzzato, o fare pubblicità di un prodotto in un paese dove si muore di fame. L’oscenità è l’allucinazione dei dettagli, spurgati di ogni nostalgia a forza di immagini che non rinviano più a nulla se non a se stesse, allo stesso modo l’ostentazione del rifiuto alla cerimonia funebre in chiesa, scaturisce da un’impersonale procedura burocratica, che rinvia solo a se stessa, alla sua fredda applicazione; è utile ricordare la breve nota che la burocrazia cattolica fece circolare in proposito: «In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325)».
Il fanatismo della regola, l’accanimento nel farla rispettare, si impadronisce della pietà – baluardo morale del cattolicesimo -, sostituendovi l’immoralità della perversione: l’applicazione della regola al di sopra di tutto e di tutti. La regola in questo caso sostituisce un rito violento, perché pone fine al sistema del reale, questa è la vera crudeltà, che non ha niente a che fare col sangue. Perverso e osceno non è ciò chi trasgredisce la legge, ma ciò che le sfugge. Perché la regola vive in funzione di se stessa e fornisce un alibi perfetto contro qualsiasi imputazione di incoerenza. La regola è sempre coerente, ma con se stessa, non ha altri, è celibe. Non deve meravigliare in tale prospettiva l’affinità fra società segrete, massonerie, sette e logica perversa dell’applicazione della regola nel cattolicesimo, solo che questa è astutamente applicata al corpus dei laici, non al corpus del clero. I casi di abuso sessuale dei preti lo dimostrano ampiamente.
La procedura della regola, fonda la propria legittimità sul principio dell’astrazione, del suo interminabile protocollo burocratico, al di sopra di tutto e di tutti. Ma la regola non è la legge, la quale è suscettibile di essere modificata e adattata alle necessità che sorgono nella società, la regola invece è arbitraria come quella del gioco a cui poco importa il suo contenuto, in tal senso essa è un feticcio supremo che sostituisce il rito cruento. Non si tratta di amare gli altri come se stessi, secondo le famose parole evangeliche, ma di sacrificarlo come altro, come essere separato dalla comunità dei mortali soggetti alla regola dell’arbitrio. Il feticismo della regola è più forte di qualsiasi altra disposizione morale, perché è un principio analogo al gioco, dove ciò che conta è sempre la regola. Questa è l’utopia del male che affascina i gerarchi della Chiesa, che applicano la regola senza sporcarsi le mani, perché questo è il gioco della credenza, cui anche lo stesso Dio è sottoposto.
Se tutto va detto, come ormai la pedagogia dei reality show insegna, allora che tutto sia detto crudemente. L’oscenità è una delle forme tramite la quale “la società [è] sotto assedio” (Zigmunt Bauman). Una forma di coercizione dello sguardo alla banalità, una metaviolenza, che esprime bene le idee di chi domina. Non dimentichiamoci la mortadella in bocca dell’onorevolissimo forzista Strano in occasione della caduta del governo Prodi. L’oscenità è la visibilità totale delle cose che in questo caso significa rendere la “dottrina” che fa capo al Nuovo Testamento, un’arma mediatica, spettacolare, si tratta di mostrare i muscoli, esporli pubblicamente come accade con i sentimenti nel Grande Fratello – modello distillato della nostra realtà – e far vedere che con essa non si discute! Sbattere in faccia un decreto che contrasta con la Costituzione è un modo per sostituirsi a Dio, e alla fin fine per decretare uno “stato d’eccezione”, uno stato i cui capi possono stare al di fuori della legge ordinaria.

Da Belém (Parà, Brasile) – Sesso e sessi: le teologhe sferzano il Forum

fac.etownes2 Belém, 24 gennaio 2009. Dopo giornate di cielo grigio e pioggia sulla città amazzonica ieri è tornato il sole, prima timido poi più forte. Belém è tappezzata di cartelloni di benvenuto, scritti in varie lingue. Per il Parà, stato guidato da Ana Julia Canepa, governatrice del Partito dei lavoratori (Pt), ospitare i Forum rappresenta una straordinaria occasione, per farsi conoscere.

Il Forum di teologia e liberazione, quest’anno incentrato sulle tematiche ecologiche, è stato il primo a partire. Sarà seguito dal Forum amazzonico e dal più conosciuto Forum sociale mondiale.

“Nel nostro breve passaggio su questo pianeta – ha esordito ieri Emilie Townes (nella foto), professoressa della Yale University – abbiamo la responsabilità di preservare l’ambiente, ricordando che ogni nostro atto, sia piccolo che grande, genera una conseguenza”.

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«Noi braccianti senza terra orfani del compagno Lula»

mst2 Il più grande movimento sociale brasiliano non si riconosce più nel primo presidente di sinistra e nel Pt, suo partito di riferimento. Ma non parla di «tradimento»: rapporti «tesi però fraterni» Intervista a Neuri Rossetto, della segreteria nazionale dell’Mst. Che reclama per gli impegni non mantenuti sulla riforma agraria

Maurizio Matteuzzi – Il Manifesto

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Maurizio Chierici: La Chiesa che dà fastidio

Famiglia Cristiana non è il solo giornale ad inquietare le gerarchie della Chiesa. E’ già successo; risuccederà. Con l’assenso silenzioso del Vaticano il fascismo aveva scremato ogni testata considerata inopportune. Fogli diocesani < non patriottici > nel mettere in dubbio le opere del regime. Anche la democrazia non è stata di meno. Lontano dai veleni del dopoguerra, negli anni ottanta Padre Alex Zanotelli è stato rimosso dalla direzione di Nigrizia per aver pubblicato l’elenco delle industrie italiane che fabbricavano armi proibite: mine antiuomo, per esempio.

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Tekojoja! Trionfa Fernando Lugo e l’uguaglianza entra nel dizionario politico in Paraguay

Lugo Tekojoja vuol dire “uguaglianza” in lingua guaraní, con il castigliano l’altra lingua ufficiale del più remoto paese dell’America latina, che da oggi rientra nella storia. Con il 41% dei voti infatti l’ex-vescovo Fernando Lugo, è da oggi presidente, ed è la prima volta in 196 di storia del Paraguay indipendente che un dirigente dell’opposizione arriva al governo pacificamente.

Ha sconfitto le oligarchie che, con il Partido Colorado che fu di Alfredo Stroessner, il Supremo echeggiato da Augusto Roa Bastos, avevano sempre dominato il paese ma che nella nuova America latina hanno dovuto accettare il trionfo popolare. Nel primo discorso da presidente eletto, Lugo ha detto che i suoi hanno dimostrato che “anche i piccoli possono vincere” e (riprendendo lo slogan del Venezuela bolivariano) che “il Paraguay adesso è di tutti”.

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Fernando Lugo: il Paraguay vuole tornare in America latina

ex_obispo_Fernando_Lugo Fernando Lugo, 57 anni, exvescovo della Teologia della liberazione, sfida domenica il partito stato, il Partido Colorado, ad Asunción, in Paraguay. Lo appoggiano la sinistra, i liberali, gli indigeni, i contadini, i movimenti sociali in un contesto tuttora di estrema fragilità e con un partito stato disposto a tutto, dai brogli all’omicidio, per non abbandonare il potere di un paese che considera proprietà privata.

Si vota domenica, in un solo turno. La partita è aperta, ma secondo i sondaggi Fernando Lugo ha un vantaggio cospicuo, tra i cinque e i dieci punti, che dovrebbero permettergli di divenire presidente sugli altri due candidati.

Sono Blanca Ovelar, la candidata ufficiale del partito Colorado, che in chiusura di campagna ha definito Lugo “un vescovo fallito” e ha promesso “100 anni ancora di governo colorado” e il controverso ex generale Lino Oviedo, considerato il maggior narcotrafficante del paese. In realtà si sa che valore dare ai sondaggi in un paese come il Paraguay, scarso, e non si sa che interpretazione darne.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Brasile e chiesa cattolica: basta col celibato dei preti

Hummes La chiesa cattolica brasiliana è sempre stata la punta di lancia di quel percorso che dal Concilio Vaticano II, passando per il Congresso Eucaristico di Medellin del 1968, ha scelto nel proprio apostolato i poveri come opzione primaria. Da Helder Camara a Frei Betto, la teologia della liberazione, colpita duramente ma mai domata dalla linea di chiusura decisa da Papa Wojtyla, verso questa interpretazione della fede, è sempre stata al fianco dei movimenti sociali e popolari del paese e vicina anche nelle gerarchie al Partito dei Lavoratori di Lula. Adesso quella chiesa vuole condurre un’altra battaglia, questa volta personale, quella contro il celibato dei sacerdoti (nella foto il Cardinale paulista Cláudio Hummes).

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Un vescovo presidente? – Maurizio Chierici intervista Fernando Lugo, candidato alla presidenza del Paraguay

di Maurizio Chierici da L’Unità / Arcoiris

 

 

Fernando LugoNon era mai successo: in aprile il Paraguay vota il nuovo presidente e a sfidare la signora candidata dal partito Colorado, al potere da 60 anni, c’è un vescovo che non era ancora nato quando gli avversari di oggi hanno preso in mano Asuncion. Fernando Lugo ha 56 anni, fino al 2006 reggeva la diocesi di San Pedro de Paranà, provincia poverissima di contadini diseredati. Grande più dell’ Italia, sei milioni e mezzo di abitanti, quasi tre vivono fuori – emigranti – il Paraguay è un’ isola medioevale nell’America che cambia. Isola verde soia. In pochi anni è diventato il quarto esportatore del mondo. 4 milioni di ettari che hanno soppiantato l’agricoltura di sopravvivenza e cotone e frutta nella prospettiva del biodisel. Il 2 per cento dei grandi proprietari ha in mano il 77 per cento della produzione. Per metà stranieri, soprattutto brasiliani. Con disserbanti avvelenano i terreni di chi non vuol vendere e la gente lascia i campi scappando nelle bidonvilles improvvisate attorno alle città. Fernando Lugo ha voluto che la sede del suo movimento – Alleanza Patriottica per il Cambiamento – fosse sistemata una casa con piccolo giardino a due passi dalla stazione delle corriere di Asuncion: < Chi mi vota non ha l’automobile >. Lui ce l’ha e la guida da un comizio all’altro. Rincorre le amicizie di sempre: oratori, contadini, piccole chiese di campagna. Le tasche del suo movimento sono vuote mentre nelle tasche dei concorrenti c’è ogni ben di dio. Il generale Oviedo offre impanadas e manioca ad un’intera tribuna che allo stadio batte le mani alla nazionale paraguaya. I notabili colorados festeggiano i compleanni invitando il popolo a brindare nelle belle proprietà: e siamo solo all’inizio della campagna. Fernando Lugo distribuisce buone parole e calma la rabbia delle pance vuote. Parla con la cautela elegante di chi è cresciuto fra tante prudenze eppure le sue parole suonano ugualmente populiste: < La situazione è questa: pane, casa e un lavoro giusto. La gente lo pretende e provo a rispondere. Non so se è populismo >.

 

- Credo sia la prima volta che in America Latina un vescovo cattolico abbandoni la Chiesa per proporsi agli elettori come presidente del paese. Può essere il segno che invita all’ottimismo chi vuole un cambiamento profondo nella politica del Paraguay, oppure sintomo di disperazione delle masse contadine ed operaie incapaci di raccogliersi attorno ad un leader progressista ?

< Direi tutte e due le cose. Nel 1930 un vescovo brasiliano è diventato governatore dello stato dove viveva mantenendo la dignità pastorale. Le ragioni della mia decisione sono tante. Prima di tutto la politica che ha un funzione molto importante, come diceva Pio XII. Serve a cercare il bene delle grandi maggioranze dimenticate. Il vescovo che passa alla politica sposa una candidatura atipica. Ecco perché non mi sono proposto; ho solo risposto a migliaia e migliaia di firme raccolte in ogni angolo del paese. Gente che ormai non si fida delle solite promesse. Non ho fondato un partito, sono stato aggregato all’esistente nella speranza di una trasformazione reale. I politici del Paraguay non godono buona fama. Si servono della politica per esercitare il potere: raccomandare, influenzare, arricchire gli amici. La gente non ne può più. La Chiesa resta l’istituzione più credibile per trasparenza ed impegno in favore dei deboli in una realtà dove il partito dominante si identifica con lo stato e mantiene le cose come le sue cupole pretendono >.

 

- Visto dall’Europa il Paraguay sembra alla fine del mondo. Non esiste un vero catasto delle proprietà; da 60 anni al potere, il partito Colorado mescola la lunga dittatura del generale Stroeessner a corporazioni di grandi proprietari, multinazionali e notabili. La gente non esiste. L’espressione < riforma agraria > viene considerata blasfema. Sto osservando la sua campagna elettorale: va in giro al volante dell’ auto, poche risorse ma grande entusiasmo. Non è che inseguendo l’utopia ?

 

< Sto inseguendo la speranza di chi mi ha chiesto di stare con chi non ha ormai niente. Il Paraguay è il cuore dell’America del Sud, tra Argentina e Brasile, ma è un paese stravolto da corruzione, mafia, illegalità. Deve ritrovare la dignità che coinvolga nelle istituzioni ogni persona. E’ la sfida del prossimo governo. E’ vero: dire < riforma agraria > è come bestemmiare. La distribuzione della terra resta uno scandalo. A questo punto la riforma agraria integrale è la sfida che nessun nuovo presidente può ignorare. Il problema resta strutturale: lo scandalo delle enormi proprietà. Mio primo impegno sarà raccogliere in un catasto nazionale tutte le proprietà. So che fa sorridere i paesi civili i quali si chiedono: come fa il Paraguay a tirare avanti senza catasto ? Purtroppo noi dobbiamo ricominciare da questo baratro. Nel 1990-1992 abbiamo ricevuto 40 milioni di dollari dalla comunità internazionale proprio per mettere assieme un catasto indispensabile ad uno stato normale. Si è censito solo il 15 per cento e non le proprietà importanti. Chissà dove è finito il denaro >.

 

- Ascolto le sue promesse e la gente le ascolta contenta. Davvero pensa di riuscire a difendere l’immenso bacino di acqua dolce guaranì, frenare la deforestazione, l’avanzata delle colture transgeniche ( soia, soprattutto ) e agrochimiche che stanno avvelenando la gente ?

 

< Ne parliamo ogni giorno. Le risorse naturali sono una ricchezza fondamentale e di tutti. L’avidità ha distrutto buona parte dell’habitat. Le riserve di acqua dolce sono una benedizione di Dio: Argentina, Uruguay, Brasile e Paraguay potrebbero disporne come pochi posti al mondo. Invece sono oggetto di traffici. E’ urgente difendere queste risorse e battersi contro distruzione e sfruttamento selvaggio. La maggior parte delle persone vengono espulse dalle nuove coltivazioni, soprattutto soia transgenica. E lo sfruttamento selvaggio di allarga. Latifondi sempre più immensi ed in mano a proprietari stranieri, a volte identificati, a volte misteriosi: proprietari assenti drammatizzano la vita delle persone con nome e cognome che non sanno come andare avanti. La nostra lotta è questa: permettere a chi possiede un fazzoletto di terra di coltivarlo e poterci vivere senza arrendersi alle pressioni che diventano minacce >.

 

- Si continua a parlare di masse sempre più povere: quale tipo di povertà umilia la gente ? Mancanza di lavoro, case che non sono case ? Emigrazione che fa scappare le nuove generazioni nelle bidonvilles straniere ? Come recuperare queste folle disperate ?

< Due milioni di paraguyani vivono nelle villas miserias di Buenos Aires, 70 mila negli Stati Uniti, 6 mila in Spagna. Difficile portarli a casa tutti, ma la riforma agraria e iniziative industriali possono far tornare chi ha perduto la terra. Servono opportunità per tutti e non solo privilegi per la cerchia dei fedeli all’eterno governo. Oggi in Paraguay non siamo uguali di fronte alla legge e non abbiamo le stesse opportunità di sopravvivenza. Ecco perché i monopoli statali e privati devono essere controllati o sparire per garantire credibilità ad un’economia che bisogna aprire ai giovani, professionisti ed intellettuali, ma anche alla gente semplice, insomma alle forze che domani governeranno il paese >.

 

- Il Vaticano non è d’accordo sulla sua decisione di spogliarsi della missione di vescovo per entrare in politica. E Nicanor Duarte, presidente paraguyano, ha incontrato il Papa per rappresentare i disagio nel quale la sua scelta lo sta costringendo. La costituzione paraguayana è di tradizione massonica. Formalmente non esistono né Natale, né Pasqua, ma festa della famiglia e festa dei fiori, anche se il 93 per cento della popolazione é cattolica. I colorados vorrebbero impedire la sua partecipazione alla corsa presidenziale sostenendo che lei non ha rinunciato al suo ruolo nella Chiesa. Sospeso a divinis, vescovo dimissionario, ma non completamente slegato dalle gerarchie. Come risolverà il problema ? E perché Chiesa e Stato sembrano aver paura di un sacerdote che non fa più il sacerdote, e di un vescovo che non è più vescovo ?

 

< Se la volontà della gente sarà rispettata, dopo 60 anni il Paraguay potrà cambiare la propria storia. Vaticano e Chiesa vedranno realizzata la volontà di Dio nel miglioramento della vita dei senza niente. Capisco che il potere possa essere spaventato da speranze diverse che si ricompongono in un unico movimento. Ecco perché l’ufficialismo utilizza cavilli inesistenti per impedire la mia candidatura >.

 

-E la Chiesa ?

 

< La Chiesa latino-americana è divisa in settori. Tendenze conservatrici ma ovunque rami – laici, sacerdoti, seminaristi, missionari – che stanno cercando di mettere fine alle sofferenze di un continente saccheggiato da 500 anni: vecchie e nuove forme di colonialismo. Dal congresso di Medellin, trent’ anni fa, una certa Chiesa ha scelto riforme strutturali e culturali per influire su una realtà i cui peccati gridano vendetta al cielo. Non è mai stato un progetto determinato perché la Chiesa intende mantenere la propria neutralità critica. Anch’io voglio conservare la distanza dalla politica, così come è intesa oggi, votata solo alla logica del potere. In Paraguay molti sacerdoti sono impegnati in progetti popolari nelle campagne e nelle periferie delle città. Lavorano per ridare dignità di cittadinanza a tutti. Mi sono avvicinato alla Teologia della Liberazione tra il 1977 e il 1982. In Ecuador ho avuto l’opportunità di approfondire la teologia pastorale con teoria e pratiche che analizzavano l’intera situazione del continente. L’esperienza mi ha aiutato a guardare la gente in modo diverso. Lavorare assieme ai poveri per seguirne la strada della speranza. Testimonianze che mi ha anno aiutato ad incarnarmi nella fede perché la fede non è solo osservazione contemplativa, ma il rapporto con la realtà. Lo ha detto Giovanni Paolo II in Brasile: la teologia della liberazione è parte del patrimonio della Chiesa universale. Aiuta una nostra azione più cosciente e liberatrice >.

 

- Contro di lei il partito Colorado ha candidato Blanca Ovelar ex ministro dell’istruzione. Non cambia niente: è una controfigura politica del presidente Duarte, ma giovane, soprattutto donna come Cristina Kirchner e Michelle Bachelet. Il Paraguay diventa rosa per garantire vecchi interessi…

< E’ evidente che i colorados vogliono continuare allo stesso modo rallentando ogni proposta di cambiamento: insistono col carnevale amministrativo che immiserisce la società. Il programma della nostra Alleanza pretende di cambiare e subito. Ecco lo scontro. Ogni cavillo e nuove candidature servono solo ad andare avanti indisturbati >.

 

-Andare avanti, ma qualche volta tornando indietro. Con una certa fretta, la corte suprema ( controllata dal partito al governo ) ha mitigato la sentenza che condannava il generale Lino Oviedo a dieci anni di prigione e all’interdizione ad ogni pubblico incarico: era stato condannato per aver tentato un colpo di stato nel 1996. Lo si era anche accusato dell’assassinio di un candidato alla presidenza. Arrestato in Brasile, aveva chiesto di scontare la pena in Paraguay dove è rientrato nel 1998. La corte suprema lo ha rimesso in libertà per < buona condotta > e un tribunale militare ha cancellato l’imputazione dichiarandolo non colpevole. Assieme ad altri movimenti, il partito di Oviedo – Unione Nazionale dei Cittadini Etici – aveva insistito affinché lei scendesse in politica contro i colorado. Tre mesi fa le previsioni la davano in vantaggio su ogni candidato, ma la liberazione del generale ha sconvolto i sondaggi. Con la sua alleanza divisa e Oviedo che si candida in concorrenza, la scelta del governo di rimetterlo in gioco per dividere l’opposizione sta funzionando. Si rassegna a perdere ?

 

< E’ un’alleanza di settori popolari e progressisti in contrapposizione ai poteri collaudati di chi vuole conservare questa situazione. Rappresento contadini ed operai riuniti con obiettivi non ancora definiti sul profilo che dovrà assumere il paese. I colorado sono bravi nei giochi, hanno alle spalle i capitali per farli, ma resta la nostra speranza >.

 

. – Gli Stati Uniti hanno riarmato una base al confine di Argentina, Bolivia e Brasile. Dal Brasile arrivano le imprese che stravolgono l’economia e la vita dei paraguayani. Se diventerà presidente ridiscuterà le concessioni di questi governi ?

< E’ fondamentale il diritto alla sovranità. Il mio annuncio non cambia. Non accetteremo alcuna ingerenza economica e militare che metta in discussione la vita dei cittadini. Il Paraguay deve essere dei paraguayani >.

 

- Lei è prete da una vita. Qualche nostalgia mentre ascolta la messa mescolato ai fedeli ?

< Certo che ho nostalgia Tante volte mi vien voglia di tornare al ministero sacerdotale, ma in questo momento specifico della vita è urgente stare assieme alla gente e la gente capisce quanto mi costa la rinuncia. Credo che la fede nel messaggio della Chiesa e l’impegno politico possano convivere serenamente. Il giorno in cui Dio mi chiamerà potrò dire di aver compiuto la sua volontà indipendentemente da chi considera questa mia scelta una scelta di potere >. E ride.

Sull’omicidio di Monsignor Oscar Romero

Elvira Corona: pochi giorni fa mi è capitato di sentire il giornalista Giuseppe de Carli in una trasmissione di Bruno Vespa, in occasione della visita del Papa in Brasile. In particolare si commentava l’incontro di Benedetto XVI con i giovani…. in realtà facevo altro con la tv accesa, quando ho sentito parlare della Teologia della Liberazione e di Monsignor Oscar Romero. A un certo punto il giornalista parlando del Monsignore…."ucciso qualche anno fa dai…sandinisti". Come può … Leggi tutto

Piazze e chiese. Dal Family day, al papa in Brasile, al non coraggio laico dei Don Abbondio diessini

La comunicazione religiosa sta superando per invadenza pacchi e tette. Comunque lo si guardi, è un passo avanti. Della rappresentazione televisiva del cosiddetto “Family Day”, notevole è stata l’intenzionalità di come è stata mostrata Piazza San Giovanni. Nelle immagini televisive era soprattutto rassicurante, pacifica, piena di bambini. Perfino la comparsata di Berlusconi indignato con la copia de Il Manifesto in mano, a lanciare i soliti anatemi contro i comunisti, appariva fuori luogo.

A cercarli dovevano essercene di inquisitori disposti a tuonare che i conviventi e le coppie gay sono attesi dalle fiamme e dallo stridore di denti de … Leggi tutto