Friday 25 May 2012, 07:00

Gli articoli con tag: " televisione "

Viaggio nel paese di White Christmas “I nostri figli hanno troppi amici neri”

di SANDRO DE RICCARDIS, La Repubblica

kkkCOCCAGLIO (Brescia) – Un anno fa, per John, il Bianco Natale è stato il concerto gospel nella parrocchia Santa Maria Nascente. È stato quelle lunghe notti di prove con i suoi amici del centro storico, ghanesi come lui, e coi senegalesi che arrivavano in chiesa dai condomini di via Castrezzato, gli unici palazzi in questo comune tutto ville e villette. “Un anno fa – dice ora John – il Bianco Natale era anche la mia festa. Io sono cristiano. Avevamo organizzato il concerto perché sappiamo che quel tipo di musica gli italiani la conoscono poco, la vedono solo in televisione”. Poi John smette di parlare. Affonda il mento nella sua sciarpa rossa, gialla e verde come la bandiera del suo paese. “Quest’anno invece ci dicono che a Natale dobbiamo andare via”.

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Le due narrazioni e i due mondi senza intersezioni

Traggo spunto da un editoriale uscito qualche tempo fa su “Internazionale” per qualche riflessione su un tema su cui rimugino da un bel po’. Si dà il caso, infatti, che in poche righe il direttore della rivista abbia inquadrato piuttosto bene un sentire, credo, comune a molti italiani, soprattutto in questi ultimi anni.

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Come qualcuno di voi sa

http://www.neokifilm.it/Magazine/N2/antipsichiatria2.jpg

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Mafie, Stato, Televisione: la strategia della paura (CogitoErgoDigito 6)

monoscopio La televisione, troppo occupata ad imporre un modello di vita con le bollicine, non si accorge più della vita vera delle persone vere, inaridita dalle paure. Al telegiornale l’inviata, con tono impercettibilmente sdegnato e retorica pret a porter, dice che a Nola, neppure adesso che li hanno arrestati, la gente ammette di sapere qualcosa dei boss latitanti fino all’altroieri, i fratelli Russo.

Poi la telecamera si avventa sui volti sbiancati dei malcapitati passanti nolani che, colti di sorpresa, abbozzano un “non so” e un “queste cose non ci interessano” al microfono della cronista; il sottotesto del servizio giornalistico lascia a intendere con un’aurea di sufficienza che ci risiamo: eccola, la solita omertà dei meridionali.

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Per Carole Roussopoulos

Ho appreso ieri sera della morte di Carole Roussopoulos. Il suo primo film che ho visto, se la memoria non mi inganna, credo sia stato S.C.U.M, parecchi anni fa, durante una delle mie tante giornate/notti en promenade per Parigi, tra cinema e femminismo.

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Sull’obbligo della scuola pubblica

La tesi è: nell’età dell’obbligo scolastico tutti siano obbligati  a frequentare la scuola pubblica, a totale spesa dello stato. Elenco i motivi a favore:

-Se esiste solo la scuola pubblica obbligatoria per tutti, da 1 a 16 anni,  tutti saranno interessati a farla funzionare bene, se esiste anche quella privata in alternativa, chi può abbandona la pubblica, che avrà meno finanziamenti, perché i rappresentanti parlamentari dei gruppi più abbienti dirotteranno le risorse, sempre più scarse, verso la scuola privata, che spesso funzionerà a poco prezzo anche per chi non potrebbe permettersela,  abbandonando ancora di più la scuola pubblica. La scuola privata esisterebbe,  in più, per chi vuole, la sera, a totale sua spesa (lo dice la Costituzione, cfr. Art. 33. n.d.e.).

-abbiamo il bisogno di far diventare i bambini stranieri cittadini italiani. Dagli anni ’60 tutti i bambini italiani sono “diventati “ italiani grazie alla scuola e alla televisione, da un po’ di anni la seconda sta uccidendo la scuola. Come fare a “integrare” i milioni di stranieri, a farli diventare cittadini italiani, se non con la scuola?

-dopo la scuola dell’obbligo (16 anni) le scuole private e le università private esisterebbero, ma solo quelle il cui livello fosse più alto di quello della scuola pubblica o dell’università pubblica (chiuderebbero solo i diplomifici, i tre anni in uno, i Cepu, ecc.).

La giustizia pubblica, l’ordine pubblico, la sanità pubblica, la scuola pubblica funzionano meglio se esiste anche il privato?

Il futuro che ci aspetta è tutto qui, in questo film intitolato La zona .

Da vent’anni ci ammorbano le notizie con quell’arma di distrazione che è la secessione padana, intanto, in silenzio, avviene una schifosa secessione, che è quella dei ricchi dai poveri.

L’unica secessione che piace a me sta a Vienna .

Cile, clone di Berlusconi vicino alla presidenza

Si dice che ognuno di noi abbia, da qualche parte, almeno un gemello. Può darsi. In ogni caso tanto l’Italia quanto il Cile hanno trovato due di questi figli perduti nel momento della nascita, separati dalla nazionalità, ma uniti dal conflitto d’interesse e dalla concentrazione mediatica.

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La fortuna di vivere in videocrazia

Un attore torna sempre, per così dire, sulla scena del delitto: sarà forse il primo spettatore del film di cui è il protagonista. Così mi sarei aspettato di vedere stracolme le sale dei cinema italiani per Videocracy, magari con lunghe file ai botteghini. Infatti le star del film, il cui trailer è stato censurato sui canali RAI, erano appunto gli italiani.

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Corte Costituzionale 9 – Berlusconi 6

L’incipit, mi venga perdonato, è una nota personale.
Non seguo il calcio.
Non mi interesso di sport.
Quando vedo una partita in televisione cambio canale in modo automatico ed immediato, molto prima che il cervello elabori l’immagine.

Dunque nel corso della mia vita spesso sono venute a mancare quelle gioie legate al gol improvviso, all’improbabile ma splendida rimonta, al trionfo in un torneo.
Sempre restando sul tema delle gioie per delega ho sperato poco che tali momenti felici si sarebbero potuti trovare nelle elezioni politiche.
Non perchè io faccia parte del grande schieramento di coloro che non hanno fiducia nella politica… ma solo perchè chi vota Sinistra Critica non manca necessariamente della lucidità sufficiente per sapere che esito avrà la sua preferenza elettorale.

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“Porta a porta”: e adesso?

Ieri sera a “Porta a porta”, su quest’argomento, c’era il titolo: “E adesso?”

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La nostra storia

Smise di piovere e due mesi dopo Fefelli fu eletto sindaco col cinquantatré per cento promettendo il book, anzi una raffica di boom-boom edilizi e commerciali. Un nuovo radioso, moderno paese sarebbe sorto sulle pendici della montagna, guarda caso sui terreni suoi, oppure intestati al figlio Marcello che si diceva studiasse a Osford invece sfolgorava di zucconaggine al liceo privato Parini, ricchi e cretini.
Qualcuno ci cascò subito. Fatevi tutti la villetta e la macchina, basta con queste case tristi e le biciclette scassate, diceva Fefè offrendo murattipuzzole e prestiti, siamo già una metropoli.

Naturalmente la novità più controversa e visibile era il cementificio grigio e turrito appena fuori dal paese, vicino al fiume. Apparteneva a una società di cui Fefelli era ovviamente socio.

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Il dolore è servito: buon appetito

La tragedia si trasforma in show. Succede spesso in televisione, in prima o in seconda serata. Il disastro è telegenico e fa audience, con il suo appeal sinistro e paradossale. Adeguatamente cosmetizzato e con la giusta colonna sonora, il dolore delle persone non sembra risultare roba poi tanto forte, nemmeno più all’ora di cena. Parte la sigla e poi le telecamere in collegamento indugiano, senza inutile pudore, su madri che piangono figli, su superstiti che si disperano, sulle smorfie di sofferenza dei parenti, sui volti terrorizzati dallo spavento. Gli inviati hanno la loro scaletta di quesiti intelligenti e delicati: cosa ha provato davanti al cadavere di suo figlio? Come si sta sotto le macerie? Prova odio per i responsabili? Dalle poltrone dello studio, la competente sufficienza degli esperti a gambe accavallate e i decoltè generosi delle ospiti stridono con il cordoglio diffuso e la solennità delle parole. Che si tratti di terremoti, di alluvioni, di attentati terroristici, di incidenti aerei, di militari morti in missione o di singoli omicidi, l’applomb dei presentatori è lo stesso, gli ingredienti della diretta pure. Il tutto converge, in fondo, nel grande paiolo dell’intrattenimento. Lo share val bene uno spietato cinismo, travestito da compassione.

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L’Honduras resiste

Aggiornamento sulla situazione in Honduras al 29 settembre.
Attraverso alcuni canali informativi dell’America latina, mainstream e alternativi, cerchiamo di capire qualcosa di più.
L’ambiguità dell’amministrazione USA. La doppia faccia di Micheletti. Chi e cosa c’è dietro?

Dal quotidiano peruviano La República apprendiamo che

Reprimono gli honduregni con i gas della polizia peruviana.
23/9/09 – La polizia del regime di fatto di Micheletti in Honduras usa i lacrimogeni per reprimere la popolazione che respinge colpo di stato e sostiene Manuel Zelaya. In ciò non ci sarebbe nulla di strano, se non per il fatto che questi gas provengono dal Perù. Il ministero degli Interni avrebbe dovuto spiegare come questi gas possono venire in Honduras se appartengono alla polizia peruviana.
In un
video si vede chiaramente (a 1 min. 30 secondi) che l’etichetta sul lacrimogeno riporta: Polizia Nazionale del Perù.

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Alessandra Riccio: Concerto all’Havana, Paz sin Fronteras

028n1mun-8 Che piaccia o no, il megaconcerto di ieri, 20 settembre, nella Plaza de la Revolución all’Avana, è stato un vero successo: 15 interpreti assai popolari, fra cui il nostro Jovanotti, Silvio Rodríguez, Miguel Bosé, la portoricana Olga Tañón, Víctor Manuel, gli Orishas (il gruppo cubano che lavora all’estero e che da anni non tornava a casa), Amaury Pérez, X Alfonso, il grande Juan Formell con i suoi Van Van ed altri, hanno animato le cinque ore di musica, sotto un sole implacabile, riuniti intorno all’iniziativa del colombiano Juanes che vuole fare della musica un potente strumento di pace.

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Già che il 19 settembre arriva ma che colpa abbiamo noi ?

http://sequestocosmo.files.wordpress.com/2008/09/henri-cartier-bresson-diep.jpg

Davvero Peppino Impastato era un giornalista incazzato e senza tesserino? Forse era un po’  troppo locale e poco globale come invece lo è un sacerdote? Ma lasciamo le domande ai posteri e andiamo ai fatti che hanno sempre un ante davanti. Speravo un po’ molto pochino che Paolo Barnard desse un segnale su Report di chi? , l’ho citato abbondantemente,  ritenendolo un atto dovuto  da  non poter non  menzionare se ci si occupa nel “tempo libero” – che libero a quanto pare lo è molto parzialmente – di comunicAzione . Ma ecco che toh, riprende la sua InformAzione, senza sconti per alcuno. E la sfida l’ha raccolta anche Megachip.

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