Tuesday 07 February 2012, 07:09

Gli articoli con tag: " Stati Uniti "

Dagli Stati Uniti al Messico: tornano i migranti

Nel solo 2011 circa 400.000 dei circa 14 milioni di immigrati messicani negli Stati Uniti hanno deciso di tornare a casa per le scarse o nessune opportunità di lavoro, per la durezza delle leggi sull’immigrazione o perché espulsi.

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Iowa in proporzione…

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Anche oggi, come post post commenti di una notizia cotta, mangiata e abbondantemente digerita, la Repubblica (come molti altri giornali) ha due pagine intere e ben due editoriali sulle elezioni primarie del partito repubblicano statunitense nell’Iowa.

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Duccio Basosi da Occupy Wall Street

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"Lottavano così come si gioca (…)
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera…"

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Il fallimento di Obama: la povertà dilaga negli Stati Uniti

Secondo fonti ufficiali statunitensi i cittadini poveri sono oramai 49 milioni, un sesto della popolazione del paese più ricco del mondo, in crescita dai 46 milioni del rilevamento precedente. Il gruppo più danneggiato è quello degli “ispanici”. 14 milioni, il 28% del totale, vivono in stato di povertà. A parziale compensazione vi è il fatto che la povertà tra gli ispanici sia stabile mentre è in crescita tra asiatici e bianchi (22 milioni di poveri). Il dato sulla povertà si fa più terribile se si guarda ai bambini e agli anziani. Diciotto milioni di minori vivono in stato di povertà ma oramai quasi quattro su dieci vivono in condizioni di precarietà abitativa mentre continuano in aumento gli anziani non in grado di pagare l’assistenza medica nonostante ”Medicare” sia stata la bandiera dell’amministrazione Obama (fonte Census Bureau of U.S.).

Il movimento “Occupy” più forte in California (e se ricominciasse da lì?)

occyoysanfrancisco(Duccio Basosi) Visto dalla California il movimento Occupy statunitense sembra decisamente più forte e determinato di come appare nelle città dell’interno. Parrebbe quindi che anche il nuovo movimento, pur così attento all’orizzontalità e a parole d’ordine nuove, attecchisca meglio dove esiste una tradizione consolidata di organizzazione e militanza di sinistra. Solo nell’area della baia di San Francisco, per esempio, ci sono tre nuclei piuttosto forti, uno nella stessa San Francisco e due nelle limitrofe Oakland e Berkeley, città industriale la prima, centro universitario di fama mondiale la seconda.

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Anche Atlanta, la città di Martin Luther King (e della Coca-Cola) si indigna (testimonianza di Duccio Basosi)

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Le immagini di Zuccotti park, riempito dagli attivisti del movimento Occupy Wall street, sono state tra le più esaltanti della seconda parte di questo 2011. Sicuramente questa mobilitazione è riuscita a far passare, anche sui grandi organi di stampa, parole d’ordine di rottura con l’ordine neoliberista. La realtà della mobilitazione sul campo, però, è un po’ più dura di come i media sembrano rappresentarla.

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Irredimibili

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Il crollo dell’aspettativa di vita negli Stati Uniti: dal 24° al 49° posto al mondo in dieci anni

md_horiz Sia secondo studi della Columbia University, che secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, gli Stati Uniti sono passati in appena dieci anni dal 24° al 49° posto al mondo per aspettativa di vita, circa 4.5 anni meno dei longevi giapponesi e 2.2 anni meno degli italiani, ventesimi.

Nel 1960 i cittadini statunitensi erano al quinto posto, solo dietro i paesi scandinavi, l’Olanda, l’Australia. Ci hanno messo 40 anni per perdere 19 posizioni e appena 10 per crollare di altre 25. Tra le cause di questo vero collasso nell’aspettativa di vita degli statunitensi vi sono l’obesità, il fumo, l’alcool, la cattiva alimentazione, le malattie mal curate, la violenza e altri problemi tipici di paesi ritenuti con indici di sviluppo umano ben peggiori.

E oramai non è più un tabù, perfino nei grandi giornali come il “New York Times” o il “Wall Street Journal”, parlare apertamente di “declino” nel paese di Barack Obama che comincia il nono anno di guerra in Afghanistan, fino a spingersi in alcuni casi a descrivere niente meno che “il collasso dell’impero statunitense”.

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Perù: amnistia e repressione

Attraverso quattro decreti legislativi, il governo di Alan Garcia prima di uscire di scena sembra voler fare un ultimo regalo ai militari e a coloro che – ora lo si può dire con certezza – sono gli alleati di sempre: i fujimoristi.

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Francisco Chávez Abarca arrestato in Venezuela, verrà estradato presto a Cuba. Fu l’autore dell’attentato in cui perse la vita Fabio di Celmo.

Francisco Chávez Abarca arrestato in Venezuela, verrà estradato presto a Cuba. Fu l’autore dell’attentato in cui perse la vita Fabio di Celmo.

di Annalisa Melandri

E’ stato arrestato giovedì scorso in Venezuela mentre cercava di entrare nel paese con documenti falsi,  il terrorista salvadoregno Francisco Chávez Abarca,  braccio destro di  Luis Posada Carriles ai cui ordini  negli anni ‘90 ha organizzato  a Cuba numerosi attentati, tra i quali quello in cui perse la vita il nostro Fabio di Celmo nel 1997. “El Panzòn”, come era conosciuto Chàvez Abarca, era ricercato dall’Interpol a seguito di una denuncia presentata  dal governo cubano che ne ha richiesto prontamente l’estradizione al Venezuela. … Leggi tutto

Antanas Mockus, un verde per la Colombia?

Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.

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Dagli USA Salvatore Mancuso ammette: “noi paramilitari appoggiammo attivamente Uribe”

Salvatore Mancuso, capo supremo delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) e una delle figure più sinistre di narcotrafficante e paramilitare colombiano, a capo di bande di sicari ai quali si attribuiscono almeno 5.000 omicidi, stretto alleato della ‘ndrangheta calabrese e dal 2008 estradato negli Stati Uniti, dichiara davanti alla Corte Suprema che appoggiò l’elezione di Álvaro Uribe.

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Oaxaca: lo stato delle cose dove sarebbe stato sequestrato Davide Casinori

Di fronte al selvaggio assalto da parte di paramilitari ad una carovana di movimenti sociali a San Juan Copala, ripubblico il reportage di fine gennaio da me realizzato a Oaxaca, completamente dimenticata dai media nonostante la repressione non si sia mai fermata. Oggi se ne parla solo perché sarebbe stato sequestrato (notizia poi smentita) un militante italiano e assassinato un finlandese. Fino a quando farà notizia solo il Venezuela e mai il Messico o la Colombia?

OAXACA – Tre anni dopo le grandi proteste dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (APPO), repressa violentemente dai sicari del governatore del PRI Ulises Ruiz, che causarono più di 20 morti, e con l’intera capitale occupata come in un assedio medievale dall’esercito federale, questo stato meridionale del Messico si approssima alle elezioni del nuovo governatore il prossimo 5 luglio. Ruiz, dopo anni di appropriazioni indebite dalle casse dello Stato, appare ancora più forte tanto a livello locale come nazionale, dove è uno dei simboli del revanscismo priista che punta a tornare a governare il Messico (dopo averlo fatto per 70 anni fino al 2000) approfittando della crisi del PAN di Felipe Calderón. Invece i movimenti social e tutta la sinistra, che continuano a subire una brutale e silenziosa repressione, hanno perso forza e sono divisi tra un’ala dura e un’altra dialogante accusata dalla prima di essersi fatta cooptare e a volte comprare dallo stesso governo. Quello che si vede visitando Oaxaca oggi è una sorta di “meno male che Ulises c’è”.

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Haiti, l’occupazione infinita

A Port au Prince, la capitale di Haiti, dal terremoto in avanti, stanziano 20.000 marines, uno ogni 20 abitanti.

Costano più di un miliardo al mese e saranno pagati dal popolo di Haiti in un futuro lontano perché il popolo haitiano è tuttora impegnato a pagare a banche franco-statunitensi i costi della dittatura Duvalier che Francia e Stati Uniti vollero.

Intanto l’aiuto cubano-venezuelano va avanti con costanza e nel silenzio: medici, ambulatori, ben sei ospedali attrezzati a tempo di record.

Benzina solidale per il paese più occupato della storia.

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A otto anni dal golpe militare in Venezuela

L’11 aprile 2002, la confindustria locale, i vertici della chiesa cattolica, le televisioni, l’esercito venezuelano con l’appoggio materiale e l’indirizzo politico del governo degli Stati Uniti di George Bush, della Spagna di José María Aznar e del Fondo Monetario Internazionale realizzavano un sanguinoso colpo di stato a Caracas ponendo a capo della dittatura il capo della Confindustria Pedro Carmona Estanga e mettendo, secondo loro, fine all’esperienza bolivariana. Il golpe doveva restaurare il dominio del fondomonetarismo in America latina e mantenere col sangue il cosiddetto “Consenso di Washington” neoliberale.

Non avevano fatto i conti con il popolo venezuelano. Questo si mobilitò a milioni, passandosi la parola di bocca in bocca e di casa in casa, scese in piazza, affrontò le pallottole dei sicari e degli squadroni della morte, pagando spesso con il sangue il proprio diritto a vivere in pace finché il 13 aprile riportò a Miraflores il presidente legittimo Hugo Chávez Frías.

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