Friday 25 May 2012, 06:56

Gli articoli con tag: " stampa internazionale "

La Colombia che resiste

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Nel momento più difficile della “crisi andina”, dopo la violazione del territorio ecuadoriano da parte dell’esercito colombiano, è stato un trionfo la grande manifestazione della Colombia democratica contro il paramilitarismo e il terrorismo di Stato.

Il regime di Álvaro Uribe, complice, l’aveva definita “la marcia delle FARC”, ma in centinaia di migliaia sono scesi in piazza contro l’impunità e contro tutta la violenza, rappresentando una Colombia che vuole la pace, la giustizia, e rifiuta la logica della guerra al terrorismo.

Le vittime dei paramilitari e del terrorismo di Stato in Colombia sono invisibili. Di loro non si parla e non si deve parlare. Hanno paura di parlarne i colombiani e la grande stampa internazionale li ignora colpevolmente.

Leggi tutto in esclusiva per Latinoamerica.

Smontaggio e intrattenimento internazionale

Le elezioni in Spagna dovrebbero dare significative indicazioni agli italiani, ma l’indifferenza dell’elettorato e di coloro che lo comandano è dilagante, lo è sempre stata. Zapatero a capo del Psoe si trova a confrontarsi con Rajoy, il rappresentante del Partito Popolare e di fatto anche della Conferenza Episcopale Spagnola, una sorta di nostro Casini un po’ più seguito. … Leggi tutto

La Colombia si riarma e compra 24 caccia israeliani

Pochi mesi fa i media mainstream fecero allarmare il mondo di fronte all’acquisto di armamenti di produzione russa da parte del Venezuela che fu accusato di fomentare una corsa agli armamenti nel continente.

L’acquisto di 24 aerei da guerra israeliani da parte dell’aviazione colombiana testimoniano che forse avevano ragione e una corsa agli armamenti è in atto. Ma stranamente di questo non si allarma nessuno.

La seconda tranche di 13 aerei K-fir costerà 165 milioni di dollari per una commessa totale che supera i 300 milioni di dollari. I contribuenti colombiani li pagheranno con la “tassa sulla guerra” introdotta da Uribe lo scorso anno.

Secondo il ministro della difesa di Bogotà, Juan Manuel Santos, che si è riunito a Tel Aviv con il suo omologo israeliano Ehud Barak, gli aerei da guerra appena acquistati non devono allarmare nessuno e non sono diretti contro nessuno.

E infatti la stampa internazionale questa volta non si è per nulla allarmata.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Kenya, solo i massacri scuotono i media, intervista a Renato Kizito Sesana

di Stefano Corradino

“Premesso che non è affatto facile interpretare le informazioni in modo corretto se non si conosce a fondo il Paese, bisognerebbe tuttavia cercare di dare una visione molto più equilibrata; non parlare solo delle uccisioni e dei massacri ma capire la complessità della situazione”. Così “Kizito” Sesana, il padre comboniano – già direttore di Nigrizia – in Kenia dal 1998, parla ad Art.21 del ruolo della stampa keniota e di quella occidentale. E di un Paese fermo, preda di interessi “particolari” di Usa e Gran Bretagna.

Qual è la situazione a Nairobi in questo momento?
E’ decisamente più tranquilla dopo che

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Referendum venezuelano: sondaggi elettorali contrastanti

fonte: www.verosudamerica.com

A pochi giorni dal referendum costituzionale in Venezuela, fissato il 2 dicembre, si sbizzarriscono le previsioni e i sondaggi elettorali. Quasi tutti danno il “Sì” largamente vincente, ma non mancano le contraddizioni. Stranamente ad avere risalto nella stampa internazionale è un sondaggio che dà sconfitto il presidente Chávez.

Domenica i cittadini venezuelani saranno chiamati per l’ennesima volta alle urne (11esima tornata elettorale dal 1999). Questa volta dovranno pronunciarsi circa la riforma costituzionale voluta dal presidente Chávez e dal suo governo per gettare le basi di uno stato ed una economia socialista. Saranno elezioni limpide dal punto di vista del processo elettorale, l’ormai ferrato sistema di voto elettronico venezuelano infatti non lascia spazio a possibilità di brogli o manipolazioni delle urne (un sistema che farebbe comodo a molte democrazie sparse per il mondo, soprattutto ad esempio in Messico, ma anche in Italia non dispiacerebbe…). A 6 giorni dalla tornata elettorale sono però i sondaggi elettorali a tenere realmente banco.

Quasi tutte le previsioni danno il “Sì” alla riforma costituzionale largamente avanti nelle intenzioni di voto. Secondo la agenzia “North American Opinión Research”, che ha realizzato un sondaggio su una base di 3’000 cittadini venezuelani, il voti per il “sì” si attesterebbero al 57%, contro un 33% che invece respingerebbero il referendum. Questo sondaggio mostra un incremento delle intenzioni di voto per il “sì” di 5 punti percentuali rispetto alla stessa inchiesta svolta da questa agenzia nei mesi scorsi.

Ancora maggiore il vantaggio per il presidente Chávez è invece dato da altre agenzie di sondaggi. L’Istituto Venezuelano di Analisi di Dati, dopo aver raccolto i dati durante il periodo che va dal 15 al 28 ottobre, attesta i voti a favore del referendum al 62,3%. La stessa agenzia vede il “No” al 17,4% e il popolo degli indecisi al 20,3%.

Anche il sondaggio effettuato da “Consultores 30-11” da una chiara vittoria del “Sì” che è dato con un 63,4% delle preferenze ed un “No” al 30,1%. I risultati di questa inchiesta sono ancora più recenti dato che lo studio si è concluso il 21 novembre. La stessa indagine ha fatto emergere un dato interessante, il 78% degli intervistati infatti si dichiara con un alto livello di informazione circa i contenuti della riforma costituzionale.

Decisamente differenti sono invece alcuni sondaggi che invece hanno trovato grosso risalto a livello internazionale. L’agenzia Reuters ha ieri diffuso con una agenzia i risultati dell’agenzia Hinterlaces secondo cui le preferenze dei venezuelani sono ad oggi attualmente quasi equamente divise tra un “sì” al 45% ed un “no” al 46% con solo il 9% di indecisi. Questo studio è stato effettuato dal 20 al 24 novembre su 1’300 cittadini aventi diritto al voto.

Una è stata però l’agenzia che invece ha dato ampio vantaggio al “no”,si tratta di Datanálisis, stranamente quella più considerata dai media internazionali ed in particolare dalla BBC. Questa inchiesta dà i contrari alla riforma al 44,6%, mentre i cittadini che avallerebbero la riforma sarebbero il 30,8%. L’inchiesta sarebbe stata effettuata su un campione di 1.854 di possibili elettori tra il 14 ed il 20 novembre.

Fa pensare però il fatto che la stessa agenzia lo scorso anno, prima delle elezioni presidenziali, dava un Chávez in crisi rispetto ai rivali per una progressiva perdita di consensi. Peccato che poi invece il presidente venezuelano è stato rieletto con un 61,35% di voti a favori, molti di più del 45% attestatogli da Datanálisis. Ma allora c’è da chiedersi come mai proprio questa agenzia è quella che è stata più ripresa a livello internazionale?

Per fortuna un totale di 1.200 osservatori nazionali controlleranno l’andamento del referendum per la riforma costituzionale che si svolgerà domenica in Venezuela, lo ha reso noto il rettore principale del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Vicente Díaz che ha poi annunciato anche la presenza di molti osservatori internazionali a questo processo elettorale.

Il sistema venezuelano è considerato tra i più affidabili al mondo e nelle precedenti elezioni non sono mai stati sollevati dubbi di irregolarità da parte degli osservatori esterni.

A quanto pare però la voglia di interferire e di tentare di influire sull’opinione pubblica nazionale ed internazionale è però sempre viva come lo dimostra la guerra dei sondaggi (chissà a volte manipolati a piacimento) entrata ormai nel vivo.

Contro-laudatio per Michelle Bachelet

michelle-bachelet Oggi la presidente cilena Michelle Bachelet è a Roma, incontrerà le massime cariche dello stato, sarà elogiata da tutta la stampa nazionale e sarà chiamata ad inaugurare l’anno accademico a Roma Tre. Domani, mercoledì, riceverà a Siena una laurea Honoris Causa in Medicina. Ma merita davvero tanti onori?

Quando lo scorso anno si sollevò l’intero mondo dell’educazione cilena, scesero in piazza perfino i bambini delle elementari, l’Università -caso unico al mondo- restò assolutamente … Leggi tutto

Lula-Chavez, chiavi di lettura di un presunto scontro televisivo

I giornali di oggi raccontano con dovizia di particolari di uno scontro diplomatico tra Brasile e Venezuela, Lula e Chávez. Il parlamento brasiliano, che non è controllato dal PT come in Europa in molti credono, ha condannato Chávez per il caso RCTV. Questo ha risposto in maniera bruta. Itamarati, la Farnesina brasiliana, non poteva non replicare. Ma se i media, intenzionalmente, cercano di mostrare divisioni tra Lula e Chávez ben oltre la realtà, omettono del tutto di contestualizzare il caso. Magari non sono neanche troppo in malafede, semplicemente chi scrive da Roma, Washington o Madrid, non sa di cosa parla.

IL CONTESTO Durante tutto il primo mandato di governo del Presidente brasiliano Lula, la stampa brasiliana e mondiale lo ha continuamente tenuto sulla … Leggi tutto

Le prove di Washington contro Teheran

La grande stampa internazionale, tutta unita come per le grandi occasioni, strombazza: ?il generale William Caldwelly, un pezzo da novanta del comando statunitense a Baghdad, ha mostrato le prove, ovviamente inconfutabili, di ordigni e frammenti di ordigni fabbricati in Iran che avrebbero ucciso almeno 170 soldati statunitensi e ne avrebbero feriti più di 620?.

Come per la sceneggiata dell’ex-segretario di stato Colin Powell alle Nazioni Unite, quando esibì le false provette contenenti le false armi batteriologiche di Saddam Hussein, potrebbe essere la ?smoking gun?, la pistola fumante per l’attacco contro Teheran. La grande … Leggi tutto

Hugo Chávez, il riformista

La “legge abilitante” che, secondo l’opposizione, darebbe al presidente venezuelano Hugo Chávez ?poteri assoluti”, semplifica e accelera la realizzazione del programma socialista per il quale è stato votato dal 63% degli elettori lo scorso 3 dicembre. Due mesi dopo, una moderata nazionalizzazione del petrolio e dell’energia elettrica, si realizza in pace, democrazia e senza strappi né espropri.

Hugo Chávez è spesso definito dalla stampa internazionale in maniera polemica ed oggettivamente non corretta: ?autoritario?, perfino “dittatore”. E’ difficile rompere il corto circuito delle vulgate, delle semplificazioni e della propaganda, ma è vero l’esatto contrario.

In un continente caratterizzato da repubbliche presidenziali, dove il potere del presidente è … Leggi tutto

Vicente Fox e Mario Vargas Llosa

L’ex presidente messicano Vicente Fox, scelto all’epoca perché già gerente della Coca-Cola in quel paese, ha dato un’importante conferenza a Los Angeles sul tema del "consolidamento delle nostre democrazie".

Durante il suo discorso, dedicato a difendere il suo operato ed a criticare i governi di sinistra dell’America Latina, ha pronunciato la storica frase: "come ha detto il Premio Nobel colombiano per la letteratura, Mario Vargas Llosa, l’America Latina deve evitare la dittatura perfetta".

Si spera che qualcuno poi abbia spiegato a Fox che … Leggi tutto

Oaxaca, le ore più difficili per la APPO

Anticipo in italiano il reportage da Oaxaca che uscirà su Brecha di Montevideo, e che, nella versione italiana è uscito oggi per Lettera22

Le cose sono cambiate a Oaxaca. Di fronte alla dura repressione del governo statale e del governo federale, il movimento di Oaxaca si è ritrovato in un angolo. Ci sono centinaia di incarcerati, alcune migliaia di persone sono nascoste dalle comunità indigene, al limite della clandestinità. Molti sono stati vinti dalla paura. Eppure domenica circa 15.000 persone sono tornate in piazza per esigere la liberazione dei prigionieri politici e le dimissioni del governatore.

OAXACA – Tornare a Oaxaca, dopo due settimane, è traumatico. Il 25 novembre, il giorno degli scontri più duri con la Polizia Federale Preventiva messicana (PFP), ha fatto da spartiacque per il movimento sociale e popolare di questo stato del sud del Messico. Se la storia terminasse oggi, sarebbe la storia di una sconfitta. Oggi l’ordine ?ed una calma apparente- regna su Oaxaca. Già dal cammino che … Leggi tutto

Da Caracas a seggi aperti, voto elettronico in Venezuela e negli Stati Uniti

Da osservatore internazionale, e a seggi aperti, non posso emettere dichiarazioni su temi politici ma è corretto, necessario ed urgente fare una puntualizzazione tecnica per impedire che informazioni in malafede possano condizionare l’opinione pubblica sul processo elettorale venezuelano.

In Venezuela il processo elettorale è completamente elettronico. Da studioso dei sistemi elettorali e da critico del voto elettronico devo ammettere che nelle ultime 48 ore ho avuto occasione per ricredermi completamente. Le macchine sviluppate dalla Commissione Nazionale Elettorale venezuelana (CNE) sono all’avanguardia nel mondo. Anzi, due giorni fa il Washington Post, riconosceva che c’è un abisso tra la sicurezza del processo elettorale venezuelano e l’aleatorietà arbitraria di quello statunitense. Veniamo ai fatti principali … Leggi tutto

Due governi immaginari per il Messico

In dieci giorni la polveriera messicana vedrà l’insediamento di due governi, uno di centrosinistra che si proclama ?legittimo? e l’altro di destra, che è reale. Basta una scintilla.

CITTA’ DEL MESSICO Lunedí 20, festa della Rivoluzione, Andrés Manuel López Obrador, candidato del centrosinistra alle elezioni del 2 luglio, giurerà come presidente “legittimo” del Messico nella piazza principale della capitale, lo Zócalo. Undici giorni dopo, Felipe Calderón, candidato della destra, proverà ad installarsi come presidente eletto e successore del suo collega di partito Vicente Fox.
Proverà, Calderón, perché López Obrador giura che il passaggio di poteri verrá impedito con tutti i mezzi. Secondo il PAN, il partito di Calderón, che da settimane -per evitare le proteste- entra dalla porta posteriore in ogni evento al quale prende parte, arriverà al palazzo di San Lázaro, la sede del Parlamento, protetto dalla PFP, la Celere messicana, e forse addirittura in elicottero.

Apparentemente è il quadro di una situazione esplosiva alla vigilia di una rottura istituzionale senza precedenti nel paese. López Obrador, che ha denunciato brogli nelle elezioni dello scorso 2 luglio, che gli hanno impedito la vittoria per appena 250.000 voti, da due mesi non convoca piú alcuna manifestazione pubblica. Dal due luglio al 14 settembre le proteste … Leggi tutto

Su Daniel Ortega, Sergio Ramírez e gli interessi dei media europei contro l’America Latina progressista

Come avevo preannunciato, l’aggiornamento del sito girando per cyber messicani, mi risulta molto difficile. Anche se con gli accenti acuti voglio però puntualizzare alcune cose. A presto articoli da e sul Messico, López Obrador, zapatismo, Oaxaca…

Su tutta la stampa di centrosinistra mondiale ha imperversato in questi giorni Sergio Ramírez, ex-dirigente sandinista, con una dichiarazione facilmente riassumibile in “il trionfo di Daniel Ortega è la cosa peggiore che potesse succedere al Nicaragua”. Non importa quanto apodittica sia questa dichiarazione, e non importa preoccuparsi se gli altri candidati fossero effettivamente migliori di Daniel Ortega. Non importa neanche capire perché dopo 16 anni di neoliberalismo spietato (il migliore dei mondi possibili), che ha costretto all’emigrazione il 10% della popolazione, distrutto quel poco di servizi lasciati dalla rivoluzione, e lasciato nell’inedia il 70% della popolazione nicaraguense, finalmente la popolazione nicaraguense abbia detto BASTA a 16 anni di neoliberismo. L’importante è che a far dire che Daniel è il peggio del peggio si trovi disponibile qualcuno che si considera “di sinistra”.

Per le elezioni venezuelane del prossimo 3 dicembre sta già scaldando i motori Teodoro … Leggi tutto

America Latina, arriva la mano pesante delle destre

Desaparecidos, dossier falsi, servizi segreti in azione, brogli elettorali, la battaglia all’ONU, un colpo di stato imminente in Bolivia e la vita minacciata di militanti e dirigenti politici. Per la primavera latinoamericana arriva l’ora della prova contro la reazione.

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La primavera latinoamericana a più d’uno era sembrata una festa. I movimenti sociali si facevano governo in maniera così facile da far dubitare del perché non fosse successo prima. Presidenti eletti per caso, come l’argentino Nestor Kirchner, si sono rivelati capaci di aggregare consenso e cancellare impunità. Movimenti radicali -figli di atavici sacrifici- come i senza terra brasiliani, fanno prudentemente politica. Perfino un colpo di stato organizzato con tutti i sacri crismi, quello dell’11 aprile 2002 a Caracas, è stato spazzato via dalla democrazia partecipativa della rivoluzione bolivariana. A Mar del Plata, a fine 2005, movimenti popolari e nuove classi dirigenti hanno gridato, insieme ai governi, un inaudito “no” all’ALCA e a George Bush. Argentina e Brasile hanno chiuso i loro conti con l’FMI: non vogliono più consigli interessati e l’integrazione regionale disegna un continente che mette finalmente al primo posto l’inclusione sociale.

Le destre di sempre hanno incassato colpi, via via più concreti, al privilegio e all’impunità. Ma il 2006, anno elettorale fondamentale, sta dando segnali di una sistematica reazione sotto forma di una nuova guerra sporca. Non può esserci ancora un nuovo Piano Condor, ma i segnali sono molteplici, diseguali, mutevoli eppure omogenei, e da non sottovalutare … Leggi tutto