Wednesday 08 February 2012, 20:29

Gli articoli con tag: " Somalia "

Donne in transito

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La politica il mondo il clima ai Bambini, come era Severn Suzuki

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Era il 26 luglio di quest’anno quando scoprii l’esistenza di Severn Suzuki e scrissi “Una poco più che bambina, aveva 12 anni, Severn Suzuki  parlò con chiarezza di fronte ad una platea spettacolare, rinfrescatevi con questo video: Severn Suzuki la ragazzina che zitti il mondo per 6 minuti “. Come non ribellarmi a dichiarazioni- notizie di questo tipo?

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha aperto il vertice sul clima rimproverando la comunità  internazionale per la “lentezza glaciale” dei negoziati in un nuovo trattato internazionale che sostituisca il protocollo di Kyoto. Il presidente Usa Obama: “Rischiamo una catastrofe”. Cina: impegno a una forte riduzione di Co2 entro il 2020“. Sono passati già 25 anni da quando prese la parola una bambina nel 1992 a Rio de Janeiro, dove  si svolse il primo Summit della Terra!

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Notizie straordinarie in 6 minuti

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Le notizie  sono  eccezionali e  straordinarie!

“I rangers della Forestale hanno appurato che almeno dieci dei roghi scoppiati in questi giorni nell’isola (Sardegna n.d.r.) e che hanno ridotto in fumo quindicimila ettari di boschi e macchia mediterranea, sono di origine dolosa: la magistratura ha aperto un’inchiesta per incendio doloso contro ignoti”.

“Un militare italiano è stato ferito in un attacco nell’area di Farah, nell’Ovest dell’Afghanistan. Non è in pericolo di vita, ha riportato la frattura dell’ulna del braccio destro…I paracadutisti della Folgore sono intervenuti la scorsa notte in soccorso ad una pattuglia di militari della forza Nato Isaf caduta in una imboscata: c’è stato uno scontro a fuoco e la minaccia e’ stata ”neutralizzata”. Nessun militare italiano, né di Isaf, è rimasto ferito”.

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Donne, partiti e sistemi elettorali

http://www.italiadonna.it/public/percorsi/imgs10/1.jpgNella lunga descrizione sui motivi per cui le donne e la politica dei partiti non vanno per niente d’accordo, va aggiunto un paragrafo che riguarda le elezioni a cura dei partiti.

Innanzitutto c’e’ la legge elettorale. E’ la prima cosa che viene fatta ad ogni ricambio di legislatura. Chi vince si orienta verso modifiche e aggiustamenti che gli porteranno un vantaggio. Come giocare eternamente in una partita truccata le cui regole vengono cambiate di volta in volta a seconda di chi vuole essere il candidato favorito.

Nei bei tempi di Mussolini egli volle una legge che assicurasse una "solida" e "stabile" maggioranza parlamentare. La Legge Acerbo era a maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Fu grazie a quella legge che Mussolini divenne intoccabile poichè egli fu eletto dal "popolo" grazie ad una minoranza di voti che il premio di maggioranza raddoppiò.

La "stabilità" di governo di Mussolini sappiamo bene a cosa portò. La guerra, il colonialismo (Libia, Somalia, Eritrea), leggi razziali, un patto di ferro con la chiesa, persecuzione dei dissenzienti, carcerazione dell’opposizione politica, censura, fine della libertà di stampa, deportazione, rastrellamenti, confino e campi di lavoro e di sterminio per ebrei, rom, comunisti, opposizione politica cattolica, donne, gay, lesbiche.

Dopo la seconda guerra, la costituzione italiana, le nuove leggi si orientarono verso un lento cambiamento. Una cosa però fu cambiata subito: la legge elettorale. Chi la compose si orientò sul proporzionale con preferenza e suddivisioni in circoscrizioni nelle quali era possibile eleggere un candidato che fosse realmente legato al territorio, nel bene e nel male.

Un voto proporzionale è una scelta democratica fatta per garantire la partecipazione ad ogni cittadino e ad ogni cittadina. Un voto corrisponderà ad un voto. L’assemblea che veniva fuori da quelle elezioni era plurale. Il governo si componeva dopo le elezioni. Il presidente della repubblica nominava il presidente del consiglio che presentava la sua squadra e la sua coalizione di governo.

Per molti anni governò la democrazia cristiana assieme ai socialisti, i socialdemocratici, i repubblicani, i liberali. Tutti componevano una struttura conosciuta come il pentapartito.

I primi anni novanta furono caratterizzati da una profonda crisi del sistema politico, dovuta in gran parte alle inchieste di mafia e per le tangenti. I pentiti di mafia da un lato e il processo contro le tangenti dall’altro decapitarono i partiti per come li conoscevamo.

Come raccontavo nel post sulle donne e la politica dei partiti ciascuno ebbe un ruolo nel ricostruire un sistema che non aveva cambiato di una virgola le premesse ma si destreggiò in metamorfosi apparenti con cambio di nomi e simboli e candidati che erano figli, nipoti, parenti, portaborse dei politici "impresentabili" e "compromessi" fintanto che essi stessi non poterono ripresentarsi con una nuova verginità per mostrare tutta la loro forza e il potere contrattuale che avevano tenuto vivo dietro le quinte.

http://bibliostoria.files.wordpress.com/2007/10/art1a.jpg Fu in quel preciso momento che iniziò il balletto delle proposte referendarie sulla legge elettorale. Chi promuoveva questi referendum era (ed è sempre) il democristiano Mario Segni, figlio di Antonio Segni, già presidente della repubblica e coinvolto nel Piano Solo, un progetto di colpo di stato militare volto a dare all’arma dei carabinieri il potere in Italia, che fu quasi attuato nel 1964.

Nei primi anni novanta si disse che la frammentazione era troppa e che bisognava dare garanzia di stabilità di governo. Il progetto prevedeva l’elezione diretta del sindaco, poi del presidente di provincia, poi della regione, infine del presidente del consiglio. Il primo referendum riguardò la scelta del maggioritario in italia. Ricordo di aver votato NO sapendo tutto quello che sarebbe avvenuto negli anni a venire.

Ci fu una grande frattura anche nel centro sinistra. Ciò che restava dalle ceneri del congresso del pci del 1989 (il pds) era convinto così di potersi liberare di tutti coloro che non avevano voluto seguire i dirigenti piddiessini nella strada di quello che loro chiamavano "rinnovamento". La verità era che l’anima destrorsa del piddiesse non era dissimile da quella più fascista che si nascondeva dietro le fila di partiti moderati di ogni altro genere. Sicchè il pds, allora retto da Occhetto, voleva far fuori tanta gente nello stesso modo in cui consentiva alle mozioni di partito la vittoria e la sconfitta: truccando le regole e caricando nuovi partecipanti al traino.

Quel referendum, che credo si svolse nel 1993, superò il quorum e da allora in poi tutti poterono dire che la volontà degli "italiani", questa entità espressa come categoria assoluta, andava in direzione del maggioritario. La stagione delle riforme dunque ebbe inizio fino ad arrivare ai meccanismi perversi che oggi conoscete.

Allo stato attuale abbiamo l’elezione diretta del sindaco, del presidente di provincia e della regione con premio di maggioranza e sbarramento al 5% (in sicilia nelle ultime elezioni sono rimasti fuori tutti i piccoli partiti di destra e sinistra). Il sistema nazionale è passato dal collegio uninominale, a maggioritario e premio di coalizione a liste circoscrizionali bloccate, senza preferenza, con maggioritario, premio di maggioranza e sbarramento al 5%. Il sistema per le europee prevede la preferenza, è ancora vagamente proporzionale ma con lo sbarramento del 4% che ha portato alle ultime elezioni ai risultati che conoscete.

Il prossimo referendum del 21 giugno chiede agli elettori se vogliono rafforzare il sistema bipartitico, bipolare, per lasciare morire tutti i soggetti che non si sentono rappresentati da quelli che prendono un maggior numero di voti e lasciare dominare la scena al pdl e al pd come unici  rappresentati della politica di una intera nazione. Non votare a questo referendum, rifiutare le schede, sarebbe una scelta furba, perchè anche votando no c’e’ il rischio che il si prevalga e che i no aiutino al raggiungimento del quorum.

Quello che andrebbe fatto invece è tornare un po’ indietro per andare avanti. Attualmente l’italia esprime un 30% di astensionismo. Con un 70% di votanti all’incirca, le maggioranze sono sempre risicate. Basta però anche un solo voto in più degli avversari che si aggiudicano un gran premio di maggioranza che li mette al sicuro da ogni possibile scossone.

Considerando tutti i potenziali elettori abbiamo a che fare con forze politiche che impongono il proprio governo con una quota misera di consensi che può essere ipotizzabile in un 30% in totale. Ecco perchè il sistema maggioritario è totalmente antidemocratico. Giocare alla democrazia con un gioco truccato e regole preimpostate per fare vincere un preciso soggetto non è democrazia. E’ solo una pantomima che è già totalitarismo.

Con quel 30% di elettori chiunque governa è un vincitore che ha barato. Chiunque governa avendo escluso altre forze sotto il 5%, per quell’inciucio emozionale fatto di voto utile, delegittimazione politica e mortificazione di tante voci che non hanno alcuna rappresentanza, non è legittimato a decidere alcunchè tranne che per le questioni ordinarie.

Solo in un caso il governo italiano espresse "riforme", ovvero cambiamenti strutturali in settori nevralgici per la vita delle persone, e fu nel tempo che governò Mussolini. E’ quello che sta accadendo in questo tempo con la complicità della sinistra riformista e con la incapacità di una sinistra che più in generale non sa inventare nulla di diverso da quello che ha sempre fatto, ivi compresa la politica populista a leadership maschile.

E’ una politica monca sul nascere, fatta di miserie e di interessi personali, che riguarda – e lo dico senza qualunquismo – la gran parte dei soggetti di partito. Sono miserie che si esprimono sul piano locale o nazionale. Potete vederle nelle elezioni comunali dove un po’ ci si conosce tutti e – per esempio – capita spesso che i nemici più agguerriti di proposte differenti, di soggetti autonomi, in gamba, indipendenti, siano proprio quelli che continuano a sventolare le bandiere dei vecchi simboli.

Mi ricordo ancora la guerra per motivi di protagonismo da parte di pezzi che compongono l’attuale Pd contro soggetti che facevano antimafia senza farsi mettere sulla fronte il bollino di appartenenza del loro partito. Come dire: se non ti fai sponsorizzare puoi anche morire.

Mi ricordo ancora le miserie localistiche di un pezzo di rifondazione siciliana che stabiliva il livello di partecipazione alla politica in termini di quote e di veti. Un veto per proposte di candidatura che non partivano dal loro cappello magico e una proposta in quota che potevano spendere per avere un misero assessorato.

Diciamocelo: a destra fa schifo, lo sappiamo, è una merda dal punto di vista ideale e pratico. Ma a sinistra i mezzi di confronto non sono certamente più schietti, liberi da certe storture, con minori distorsioni e la preoccupazione principale non è "il bene della nazione" ma "il bene del partito" ovvero degli uomini del partito. Lo dico fuori dai denti perchè lo so e so anche che questa cosa fa rabbia a tanti e tante compagne che insistono nel tentativo di rinnovare dall’interno per poi ritrovarsi a fare la fila in strutture gerarchiche dove hai diritto di parola solo se hai passato il livello di associata che frigge le patate nelle feste di liberazione, poi quella di componente della segreteria della sezione periferica del cucco e tutte le altre che arrivano e che man mano che passano, si portano via sempre più un pezzo di te e ti trasformano in men che non si dica in un@ burocrate della politica che parla come Di Liberto, si veste come bertinotti e cammina come ferrero.

Per le donne, come dicevo, non c’e’ posto in un sistema fatto così. E il punto non è che sia un sistema respingente per le donne ma che è un sistema che va totalmente rinnovato. Non va bene. Non ci piace. Non è lì che vogliamo stare. I partiti non vanno bene, a partire dai loro vecchi, sempre uguali, attaccatissimi alle poltrone, narcisisti, leader. Abbiamo avuto il diritto al voto nel 1946. E’ un diritto che ci consente soltanto di eleggere uomini senza che mai in nessun caso siamo riuscite a incidere, condizionare, contribuire, interferire. Sarà forse il momento di porci il problema.

E ora qualche dato sulla legge Acerbo che come vi dicevo fu quella che permise l’elezione di Mussolini come le nostre leggi permettono l’elezione di berlusconi.

La Legge Acerbo

La legge elettorale italiana del 1923 fu la legge elettorale adottata dal Regno d’Italia nelle elezioni del 1924. Essa è usualmente indicata come legge Acerbo dal nome del deputato Giacomo Acerbo che ne redasse il testo.

La legge (approvata il 18 novembre 1923 con il n. 2444) fu voluta da Benito Mussolini allo scopo di assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.

Iter parlamentare

Il 4 giugno 1923 il disegno di legge redatto da Acerbo fu approvato dal Consiglio dei ministri presieduto da Mussolini e il successivo 9 giugno venne presentato alla Camera e sottoposto all’esame di una commissione – detta dei “diciotto” – nominata dal presidente Enrico De Nicola secondo il criterio della rappresentanza dei gruppi.

La commissione fu composta da Giovanni Giolitti (con funzioni di presidente) e Vittorio Emanuele Orlando per il gruppo della "Democrazia", Antonio Salandra per i liberali di destra, Ivanoe Bonomi per il gruppo riformista, Giuseppe Grassi per i demoliberali, Luigi Fera e Antonio Casertano per i demosociali, Alfredo Falcioni per la “Democrazia italiana” (nittiani e amendoliani), Pietro Lanza di Scalea per gli agrari, Alcide De Gasperi e Giuseppe Micheli per i popolari, Giuseppe Chiesa per i repubblicani, Costantino Lazzari per i socialisti, Filippo Turati per i socialisti unitari, Antonio Graziadei per i comunisti, Raffaele Paolucci e Michele Terzaghi per i fascisti e Paolo Orano (in realtà anche lui fascista) per il gruppo misto.

Tale legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Ogni lista poteva presentare un numero di candidati pari ai due terzi dei seggi in palio (tale meccanismo fu spacciato per democratico in quanto garantiva di converso alle minoranze un terzo dei seggi dell’assise parlamentare, anche nel caso fossero scese al di sotto del 33% dei suffragi), cioè 356 su 535, e la lista che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti avrebbe eletto in blocco tutti i suoi candidati. I restanti 179 scranni sarebbero stati ripartiti proporzionalmente alle liste di minoranza, sulla base della legge elettorale del 1919.

Ulteriori modifiche alla legge elettorale precedente erano la riduzione dell’età minima per l’eleggibilità da 30 a 25 anni, l’abolizione della incompatibilità per le cariche amministrative per i sindaci, i deputati provinciali ed i funzionari pubblici, ad eccezione dei prefetti, vice prefetti ed agenti di pubblica sicurezza. Altra importante innovazione fu l’adozione della scheda elettorale al posto della busta.

La legge Acerbo venne approvata alla Camera dei Deputati il 21 luglio del 1923 con 223 sì e 123 no: a favore si schierarono il Partito Nazionale Fascista, buona parte del Partito Popolare Italiano (tra cui De Gasperi), il Partito Liberale Italiano e altri esponenti della destra, quali Antonio Salandra; negarono il loro appoggio il Partito Comunista d’Italia ed il Partito Socialista Italiano. La riforma entrò in vigore con l’approvazione del Senato del Regno del 18 novembre[4] con 165 sì e 41 no. Nella discussione del disegno di legge presso il Senato ebbe un ruolo di primo piano il senatore Gaetano Mosca.

Effetti

Alle elezioni del 6 aprile 1924 il Listone Mussolini prese il 61,3% dei voti (il premio di maggioranza era scattato, come prevedibile, per il PNF): i fascisti trovarono il modo di limare anche il numero di seggi garantiti alle minoranze, alla cui spartizione riuscirono a partecipare mediante una lista civetta (la lista bis) presentata in varie regioni e che strappò ulteriori 19 scranni, mentre le opposizioni di centrosinistra ottennero solo 161 seggi, nonostante al Nord fossero in maggioranza con 1.317.117 voti contro i 1.194.829 del Listone. Complessivamente, le opposizioni raccolsero 2 511 974 voti, pari al 35,1%.

Alessandro Visani scrisse sull’importanza politica della legge:
« L’approvazione di quella legge fu – questa la tesi sostenuta da Giovanni Sabbatucci, pienamente condivisibile – un classico caso di "suicidio di un’assemblea rappresentativa", accanto a quelli "del Reichstag che vota i pieni poteri a Hitler nel marzo del 1933 o a quello dell’Assemblea Nazionale francese che consegna il paese a Petain nel luglio del 1940". La riforma forni all’esecutivo "lo strumento principe – la maggioranza parlamentare – che gli avrebbe consentito di introdurre, senza violare la legalità formale, le innovazioni più traumatiche e più lesive della legalità statuaria sostanziale, compresa quella che consisteva nello svuotare di senso le procedure elettorali, trasformandole in rituali confirmatori da cui era esclusa ogni possibilità di scelta". »

da femminismo a sud

Quelli che mandano Giustizia dall’Alto

http://blog.massimoprizzon.it/uploads/Image/ninos-henricartier-bresson.JPGLa notizia è di questa notte, per me è giorno quando la trascrivo. Si può andare oltre?  Nel raid aereo americano del 4 maggio sono morti su 140 presunti nemici talebani, 95 vittime amiche, la maggior parte con meno di 18 anni e 65 erano donne.

Lo ha confermato e dichiarato il portavoce del governo provinciale, Farid Ahmad Ayobi. Di contro gli assassini Usa, non hanno dato alcun distinguo, né di cifre, né anagrafiche. Dall’ Alto della loro Giustizia sparano.

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Storie di pirati, di mare e di fame

di mazzetta

pirati

Il sequestro di una nave italiana con alcuni marinai italiani a bordo, ha riportato sui nostri media l’attenzione per i pirati. Un’attenzione selettiva, perché pur essendo somali, della Somalia si parla pochissimo, nonostante sia da anni teatro di tragedie che fanno impallidire terremoti e altre disgrazie. Ma nel nostro paese c’è poco interesse per il destino dei poveri, a maggior ragione se sono negri: migliaia di migranti muoiono da anni nei nostri mari senza suscitare la minima commozione, mentre il governo si fa sempre più ostile nei loro confronti. Lo dimostra la prima storia di mare, quella di uno dei tanti barconi affondati tra la Libia e la Sicilia agli inizi di aprile. Si parlò allora di quasi duecento dispersi in un naufragio, ma la notizia venne passata insieme al “salvataggio” di un altro barcone stracolmo di gente da parte della nostra marina. Tutto vero, ma i “dispersi” che fine hanno fatto? I dispersi sono diventati ufficialmente morti pochi giorni dopo, nel numero esatto di duecentotrentasette. Numero esatto perché nonostante un diffusa convinzione contraria, ciascun migrante ha un passato, una storia, famiglie che non vedrà più e che ora li piange.

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Minori migranti: il dossier di Save the Children

minori Minori Migranti: Save the Children, in Italia 7.797 ragazzi e ragazze stranieri non accompagnati. Marocco, Egitto, Albania, Palestina ed Afghanistan i principali paesi di provenienza.

7.797 minori stranieri non accompagnati sono arrivati in Italia nel 2008. Vengono da Marocco (15,29%), Egitto (13,75%), Albania (12,49%), Palestina (9,47%) ed Afghanistan (8,48%), seguiti da Eritrea (4,99), Nigeria (4,14%), Somalia (3,90%), Serbia (3,76%) ed Iraq (3,68%), per un totale di 78 paesi diversi rappresentati.

La maggior parte di questi minori è di sesso maschile, pari al 90,46%, contro il 9,54% di sesso femminile, ed ha un’età compresa tra i 16 (26,22%) ed i 17 anni (50,58%)(1).

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Fortezza Europa – 1502 morti nel 2008, 13.352 in venti anni

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Ho scoperto uno straordinario repertorio, Fortezza Europa. Da anni gli autori propongono una rassegna stampa sulle morti di migranti nel tentativo di entrare in Europa. Faccio ammenda, non lo conoscevo, ma mi domando perché strumenti come questo che la nebulosa informativa del giornalismo partecipativo offre a piene mani, non vengono mai citati dal mainstream.

Quando lavoravo a “El País”, a Madrid la cosa più bella era poter scendere una rampa di scale e andare nell’ufficio documentazione dove archivisti bravissimi reperivano una cartina, un’immagine, un documento, tabelle, dati. In quel momento (era la metà degli anni ‘90), quei dati all’epoca potevi averli solo se lavoravi in un grande giornale. Oggi i grandi giornali hanno perso (hanno voluto perdere) ogni vantaggio competitivo, salvo pochi casi (ricordiamo Giovanni Maria Bellu di Repubblica e “la nave dei fantasmi”) ed è la Rete il luogo dei documenti, l’ufficio documentazione aperto a tutti (gc).

ROMA – Ad avvistarlo è stato un pescatore, nel pomeriggio dello scorso 26 dicembre. Il cadavere galleggiava tra gli scogli di Melilla, l’enclave spagnola in Marocco. È la vittima numero 1.502 del 2008. Un dato che segna un meno 23% rispetto al 2007, quando le morti documentate alle frontiere Ue furono 1.942, poco meno delle 2.088 registrate nel 2006. Difficile comparare i dati, dato che si tratta delle sole notizie riportate dalla stampa. Nessuno infatti è in grado di conoscere il numero di naufragi “fantasma” sfuggiti alla cronaca ma non ai pescatori del Canale di Sicilia, che continuano a pescare resti umani nelle reti, specialmente in prossimità delle coste libiche.

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30 agosto Giornata dell’Amicizia Italia – Libia: il nuovo Calendario dell’Avvento-Evento

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Quello che segue è per stomaci forti come se fossero di donne e uomini…come dire umani.

Ecco a voi la Notizia da aggiungere sul Calendario dell’ Avvento-Evento di questo Bel Paese: Il Senato ha approvato il ddl di ratifica del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008. Cominciamo da una bella carrellata di foto, non dei nostri parlamentari sugli scranni ma delle carceri libiche dove sono detenuti i migranti e i rifugiati arrestati sulle rotte per Lampedusa. “Sono le poche foto che sono riuscito a scattare, di nascosto, durante quelle visite. A Sebha, Zlitan e Misratah. Nel novembre 2008?. Sono le parole di  Gabriele Del Grande, curatore del blog  Fortress Europe , giornalista.

Chi volesse sfiziarsi nella lettura di questo Trattato di amicizia italo-libica, faccio seguire l’articolo “La mobilità passa per la tortura, poi sempre in tema, l’articolo dal  Blog di Magdi Cristiano Allam, Protagonista per l’Europa Cristiana. Questa volta cliccando: lo spazio è già pure troppo per l’attento cultore.

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Ripeto: sempre più straniera e clandestina.

Doriana Goracci

(Apcom) – . Sui 267 presenti, ci sono stati 232 voti favorevoli, 22 contrari e 12 astenuti. Il testo del Trattato diventa ora legge: il testo è lo stesso già ratificato da Montecitorio. Alla ratifica del trattato di cooperazione con la Libia, siglato il 30 agosto scorso, hanno espresso voto contrario i senatori dell’Italia dei Valori, l’Udc e i Radicali eletti nelle liste del Pd Donatella Poretti e Marco Perduca. Per l’Idv ha parlato Stefano Pedica secondo il quale “per molti aspetti il trattato è un accordo unilaterale” mentre Perduca ha tuonato: “Gheddafi non ha mai mantenuto una promessa, non possiamo affidare a lui la politica dell’immigrazione”. Il Pd ha votato a favore, insistendo sulla necessità di ottenere da Tripoli garanzie per il rispetto dei diritti umani. E’ stato Nicola Latorre a motivare la scelta del Partito democratico: “Un rinvio oggi suonerebbe come un’incomprensibile atto di ostilità nei confronti di quel paese”. L’accordo prevede che l’Italia realizzi in Libia infrastrutture di base per un importo di 250 milioni di dollari americani all’anno per venti anni e pattugli i confini terrestri della Libia per contrastare terrorismo e immigrazione clandestina, mentre la Libia si impegna a concedere visti di ingresso ai cittadini espulsi in passato. Con il trattato si chiude definitivamente “il capitolo del passato” per il quale l’Italia ha espresso il proprio “rammarico per le sofferenze arrecate al popolo libico a seguito della colonizzazione italiana”. Italia e Libia si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte e si impegnano, nel rispetto dei princìpi dellalegalità internazionale, a non usare né concedere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile nei confronti della controparte. In particolare la Libia si impegna ad abrogare tutti i provvedimenti che impongono vincoli o limiti alle sole imprese italiane operanti in Libia; a concedere visti di ingesso ai cittadini italiani espulsi nel 1970; a sciogliere l’Azienda libico-italiana, che, pur essendo stata originariamente concepita con finalità opposte, finora si è rivelata un ostacolo allo sviluppo della presenza economica italiana in Libia (le nostre aziende sono state costrette a versare contributi obbligatori all’Ali pari fino al 5 per cento del valore dei contratti acquisiti, con una discriminazione a danno delle stesse aziende rispetto alla concorrenza). Il Trattato prevede meccanismi di consultazioni politica, con riunioni annuali a livello di Capi di Governo, definite ‘Comitato di partenariato’, e di Ministri degli affari esteri, definite ‘Comitato dei seguiti’. L’intesa costerà circa 214 milioni di euro per il 2009, 254 milioni circa per il 2010, oltre 250 milioni per il 2011 e oltre 181 milioni a decorrere dal 2012. A tali oneri si provvede tramite l’utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’addizionale Ires che pagherà l’Eni. Una tassa che è già stata definita ‘Gheddafi tax’ anche se nei giorni scorsi l’Eni ha assicurato che “non peserà sui consumatori”. Infine il 30 agosto diventa la ‘Giornata dell’amicizia italo-libica’. I libici si sono impegnati a non celebrare più, il 7 ottobre, la cosiddetta ‘Giornata della vendetta’, che ricordava l’espulsione degli italiani dalla Libia nel 1970.

Accordo bilaterale tra Italia e Libia. La mobilità passa per la tortura

Intervista a Gabriele Del Grande, curatore del blog Fortress Europe

Cattivi contro gli irregolari ma non solo in Italia. Il Parlamento appoggia le violazioni dei diritti umani praticate da sempre in Libia

E’ stato approvato definitivamente dal Senato il testo dell’accordo di amicizia partenariato e cooperazione e tra Italia Libia. L’accordo è l’ultimo tassello di una serie di intese bilaterali tra i due paesi, utile ad ottenere in cambio, da parte della Libia, l’attuazione degli accordi di pattugliamento al fine di contrastare le partenze dalla Libia verso l’Italia. (Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamariria libica popolare socialista)

Su questo argomento abbiamo intervistato Gabriele del Grande, fondatore e curatore del blog Fortress Europe.

D: Il Senato ha approvato definitivamenteil testo dell’accordo Italia – Libia. Cosa avverrà ora?

R: Si tratta fondamentalmente di fornire alla Libia un risarcimento per i danni coloniali, in cambio di un pattugliamento delle coste libiche al Nord e delle frontiera Sud, nel deserto, attraverso un impianto elettronico che sarà installato da Finmeccanica con un finanziamento europeo. Ovvio, questa è la teoria. Nella pratica, con questi accordi, si darà ancora una volta mano libera alla Libia per arrestare, come già si fa da anni, decine di migliaia di migranti e rifugiati per poi rimpatriarli e soprattutto si farà poi partire l’accordo di pattugliamento congiunto che fu firmato dall’allora Governo Prodi nel 2007 e che prevede l’invio in acque libiche di sei motovedette della Guardia di finanza italiana per respingere verso la Libia i migranti intercettati in mare, che fino ad oggi vengono invece scortati a Lampedusa.

D: Sono diversi i reportage che anche Fortress Europe ha prodotto sulle condizioni di detenzione dei migranti in Libia. Un paese strategico per il governo delle migrazioni europeo. Ma cosa avviene li?

R: In Libia avvengono ormai quotidianamente retate nei quartieri dove vivono gli immigrati africani, a Tripoli, a Bengasi, ad Agedabia , le principali città della costa. I migranti vengono arrestati durante queste retate e poi detenuti in vere e proprie carceri. Si tratta di una ventina di prigioni, tre delle quali sarebbero state finanziate dal Governo italiano secondo un documento dell’Unione Europea del 2004. Parliamo di un paese, lo dicono i rapporti di tutte le più grandi organizzazioni umanitarie ( Human Rights Watch, Amnesty International), abituato a praticare la tortura ed in cui le condizioni di detenzione sono assolutamente disumane.
Esiste un intero corpo di polizia addestrato alla tortura, non soltanto dei migranti ma anche dei dissidenti. I racconti che abbiamo potuto ascoltare dai prigionieri libici (su pressione del figlio di Gheddafi ne sono stati rilasciati circa un migliaio negli ultimi anni) parlano di queste cose. Un trattamento uguale se non peggiore viene riservato agli stranieri, soprattutto a quelli dell’Africa subsahariana, soprattutto verso le donne. Le persone vengono ammassate in 40, 50, in stanze di quattro metri per cinque, vengono mantenuti in vita da acqua e riso e vengono rimpatriate verso i loro paesi anche quando si tratta di rifugiati politici. In Libia infatti non esiste nessuna forma di tutela per i rifugiati. La Libia, ricordiamolo, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra. C’è solo una presenza dell’Alto Commissariato delle nazioni Unite, che fra l’altro entra nei centri. Anche su questo argomento ci sarebbero molti dubbi da sollevare visto che, se guardiamo alle condizioni del campo di Misratah, dove da oltre tre anni sono detenuti seicento rifugiati politici eritrei, l’unico risultato ottenuto dall’ Onu è stato quello di spostare un centinaio di loro verso l’Italia o verso la Romania e la Svezia.
Quella dei rifugiati è una questione fondamentale: metà delle persone che viaggiano dalla Libia verso Lampedusa sono rifugiati politici della Somalia, dell’Eritrea, del Sudan o dell’Etiopia.

D: Con un appello ai senatori italiani si è ricordato la richiesta lanciata dai registi del film Come un uomo sulla terra e da Fortress Europe, di istituire una commissione di inchiesta internazionale sul caso Libia. La risposta di oggi sembra chiara: il Senato ha approvato l’accordo tra l’Italia ed uno dei Paesi maggiormente implicato nella violazione dei diritti umani.

R: Ovviamente la commissione di inchiesta non si farà, è evidente l’allineamento di tutte le forze politiche rispetto alla necessità di collaborare con la Libia per il respingimento dei migranti. A Roma in queste ore le strade sono tappezzate di manifesti del Partito Democratico che criticano il Governo Berlusconi, per aver fatto raddoppiare gli sbarchi di “clandestini”. Amato poi rivendica la paternità dell’accordo con la Libia. C’è una perfetta sintonia su queste tematiche, insieme ad una perfetta ipocrisia, italiana ed europea. Perché le commissioni ci sono state, anche se non d’inchiesta, hanno viaggiato, hanno visitato la Libia, nel 2004, nel 2007,. Erano missioni che evidentemente valutavano le possibilità tecniche di rendere operativi gli accordi, di cooperare con la polizia di quello stato. I loro rapporti però non dicono una sola parola sullo stato di detenzione in Libia e tacciono completamente gli abusi, le torture e le violenze che migliaia di uomini e donne subiscono nelle carceri libiche.

Sulle conseguenze tecniche che avrà questo accordo, comunque, sarebbe sbagliato pensare che saranno le navi italiane o quelle libiche a fermare il fenomeno delle migrazioni. La Libia ha duemila chilometri di costa ed è razionalmente inimmaginabile che si riescano a pattugliare. Fintanto che ci sarà una esigenza di mobilità da Sud verso Nord, fintanto che non ci saranno possibilità di spostarsi legalmente, continueremo a vedere i viaggi sulle carrette del mare. L’esperienza della Spagna è emblematica: le rotte semplicemente si allungano, si modificano. Si parte sempre più da Est, sempre più dall’Egitto, come già avviene da alcuni anni, dall’Algeria verso la Sardegna. Ci saranno insomma rotte sempre più lunghe e più pericolose. L’unica conseguenza prevedibile è proprio questa: da un lato l’arresto di decine di migliaia di persone che saranno malmenate e torturate nelle carceri libiche prima di essere rimpatriate, dall’altro molti più morti nel Mediterraneo per tentare di aggirare quei pattugliamenti.

D: I migranti vengono torturati in Libia, o muoiono in mare, oppure chi arriva qui e non viene espulso, anche se dobbiamo ricordare sempre che solo una minima parte di chi entra in Italia lo fa attraverso il mare, rischia di essere bruciato, come a Nettuno, o ucciso, come è avvenuto a Civitavecchia.

R: Quando un Ministro rivendica il diritto ad essere cattivi contro chi sbarca sulle coste italiane, come se le barche che arrivano a Lampedusa fossero cariche di criminali pronti ad assaltare la “civile Italia” compie una operazione molto pericolosa. Poi non è possibile stupirsi di fronte alla barbarie di certi fatti.

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Vedi anche:
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L’Italia e il regime euro-africano dei controlli migratori
di Paolo Cuttitta, Univeristà di Palermo
-
Accordi bilaterali e tutela dei diritti fondamentali dei migranti: il caso Italia-Libia
di Fulvio Vassallo Paleologo, Univeristà di Palermo
-
Fallisce la politica delle intese bilaterali con la Libia. Sempre a rischio la vita dei migranti
di Fulvio Vassallo Paleologo, Univeristà di Palermo
-
Libia: siamo entrati a Misratah. Ecco la verità sui 600 detenuti eritrei
da Fortress Europe
-
Le condizioni dei migranti in Libia
Intervista a Silja klepp, ricercatrice in antropologia culturale presso l’Università di Lipsia- Il trattato Italia-Libia. Un appello ai senatori italiani
-
Il rapporto di Amnesty International
-
Il rapporto di Human Rights Watch
-
Trattato Italia-Libia – Appello ai senatori italiani

[ mercoledì 4 febbraio 2009 ] http://www.meltingpot.org/articolo13953.html

Come Merce sulla Terra: il Trattato Italia-Libia

http://www.romagnaoggi.it/public/images/clandestini-2501.jpg

Come un uomo sulla terra: partiamo da un film…

Le immagini  iniziano con una: è il primo piano di un giovane, che dice in italiano “Se qualcuno mi chiede di quale etnia sei, io rispondo che sono etiope e basta, sono un uomo”.

Per chi non si sente Merce  e non tollera che nessuna e nessuno lo sia,  guardi ascolti e firmi come un uomo sulla terra

Doriana Goracci

http://www.operaicontro.it/377/libia.jpg

Il Trattato Italia-Libia al Senato il 3 febbraio

A tutti i firmatari della petizione contro le deportazioni in Libia.

Martedì 3 febbraio in Senato si aprirà la discussione sul Trattato Italia-Libia.

Abbiamo deciso di far sentire la nostra e la vostra voce lanciando un appello e mettendo in onda via web il documentario COME UN UOMO SULLA TERRA lunedì 2 febbraio alle 21.00 e martedì 3 febbraio alle ore 9.30, 14.30 e 21.00 sul sito del film.

Diffondete il più possibile tutto ciò.

E spedite l’appello via mail (con oggetto: TRATTATO ITALIA-LIBIA e DIRITTI UMANI) ai senatori (i cui indirizzi trovate qui http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/Sena.html) ed in particolare al Presidente del Senato (schifani_r@posta.senato.it) e ai capigruppo (finocchiaro_a@posta.senato.it, dalia_g@posta.senato.it, gasparri@tin.it, bricolo_f@posta.senato.it, belisario_f@posta.senato.it)

Grazie a tutti
Autori e produzione COME UN UOMO SULLA TERRA

[Maria Coletti]

Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?

Trattato Italia-Libia: appello ai Senatori italiani

TRATTATO ITALIA-LIBIA
APPELLO AI SENATORI ITALIANI CONTRO LE DEPORTAZIONI E LE VIOLENZE A DANNO DEI MIGRANTI AFRICANI IN LIBIA

Il 3 febbraio si apre al Senato la discussione per l’approvazione del Trattato Italia-Libia.
Con questo appello vogliamo rilanciare la petizione contro le deportazioni dei migranti in Libia, promossa dagli autori del film COME UN UOMO SULLA TERRA e dall’osservatorio FORTRESS EUROPE ed oggi firmata già da oltre 2500 persone.

Nel Trattato Italia-Libia non è previsto per il governo di Gheddafi alcun obbligo concreto e verificabile di accoglienza, di tutela del diritto d’asilo, di rispetto della dignità umana: la Libia semplicemente li deve “fermare”, non importa come. Questa direzione non fa altro che confermare la riduzione dei migranti a “strumento politico” di cui poter liberamente predisporre. Gheddafi potrà continuare ad utilizzare i flussi di migranti come strumento di pressione per accrescere il suo potere contrattuale con l’Italia e l’Europa. I migranti, tra i quali vi sono anche molte donne e minori, continueranno a rischiare la vita, tanto nelle carceri, nei container e nei centri della polizia libica, quanto nel deserto e nel mare, che saranno spinti ancor più ad attraversare proprio a causa delle violenze da parte della polizia libica stessa.

In Libia si compiono continue violazioni dei diritti umani fondamentali: arresti indiscriminati, violenze, deportazioni di massa, torture, connivenze tra polizia e trafficanti. Ai migranti, molti dei quali in fuga da paesi in guerra o dittatoriali come Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, non è garantito alcun diritto, a partire proprio da quelli di asilo e di protezione umanitaria, perché la Libia semplicemente non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra. Per questo alla Libia non può essere affidato con tanta noncuranza e superficialità il compito di “fermare i migranti”. Chiediamo pertanto che nella discussione al Senato sul Trattato si tenga presente quanto richiesto nella petizione, dove le centinaia di firmatari chiedono che Parlamento Italiano ed Europeo, insieme a Governo Italiano, CE e a UNHCR promuovano:

1. Una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia anche in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano.

2. L’avvio rapido, vista l’emergenza della situazione, di una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri.

Invitiamo tutti gli italiani ed in particolare senatori e deputati, a vedere lunedì 2 febbraio alle 21.00, martedì 3 febbraio alle ore 9.30, 14.30 e 21.00 il film COME UN UOMO SULLA TERRA, che in questa delicata fase autori e produzione hanno deciso di mettere in onda via web sul sito del film: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Firmatari dell’appello: Dario Fo, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Franca Rame, Marco Baliani, Gad Lerner, Emanuele Crialese, Erri De Luca, Felice Laudadio, Fausto Paravidino, Francesco Munzi, Goffredo Fofi, Francesca Comencini, Giuseppe Cederna, Luca Bigazzi, Maddalena Bolognini, Giorgio Gosetti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Giovanna Taviani, Alessandro Rizzo, Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Stefano Liberti, Marco Carsetti, Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Igiaba Sciego ed altri 2500 firmatari da Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Marocco, Senegal, Mali e altri paesi.

Per informazioni e per firmare la petizione:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Gaza. Dei vivi che passano

di Vincenza Perilli

Mona Hatoum

(L’immagine è un’opera di Mona Hatoum, artista palestinese nata a Beirut. Lo scoppio della guerra civile in Libano le impedirà di ritornare nel paese d’origine, costringendola all’esilio).

Sono passate settimane dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, settimane durante le quali l’attivismo contro la guerra e per il cessate il fuoco non ha avuto tregua, tra appelli, presidi, petizioni per il boicottaggio dei prodotti made in Israel e per la sospensione degli accordi commerciali con Israele, manifestazioni grandi e piccole in tutto il mondo, da Roma ad Atene, da Parigi a Tel Aviv. … Leggi tutto

Decreto legge: la cooperazione in Italia la fanno solo i militari

pdd_061134 Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi compare un decreto legge che è un cambio paradigmatico per la cooperazione italiana. Il decreto legge sulle missioni militari all’estero taglia infatti oltre 100 milioni di euro alle attività civili.

L’Italia, che era al penultimo posto dopo gli Stati Uniti per la cooperazione allo sviluppo, diventa così ultima, oramai sotto lo 0,1% del PIL, e gli obbiettivi del Millennio sono carta straccia.

Ma non basta: penalizza il Ministero degli Esteri e privilegia quello la Difesa. Toglie fondi alle Ong e alle associazioni e favorisce la cooperazione dei militari. E’ una scelta che non si spiega solo con i diversi titolari dei ministeri, l’imbelle Franco Frattini e il nerboruto Ignazio La Russa ma con una precisa scelta culturale.

Dopo i tagli della Finanziaria che retrocedono ancora di più l’Italia nel campo della lotta alla povertà, quello del decreto legge è un giro di boa circondato, come tutte le svolte operate da questo governo da un grande silenzio. Lo rompe Lettera22, l’agenzia di stampa che consideriamo partecipativa, amica, indispensabile e ainda mais, che ci segnala di buonora il suo informato speciale sul DL che di seguito pubblichiamo e del quale invitiamo ad attenta lettura e diffusione (gc).

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Il paradiso al di là del Mediterraneo

Quando stavo giù in Benin ho sentito tanti ragazzi parlare di un paese senza razzismo, con la prospettiva di un lavoro e di trovare gente amichevole disposta ad aiutarli ad uscire dalla situazione di indigenza nella quale versavano nel proprio paese. Parlavano dell’Italia. … Leggi tutto

Vaticano sui gay: “non mettete la forca alla gogna”

papa20ratzinger_thumb Una proposta francese all’ONU vuole mettere al bando le persecuzioni degli omosessuali nel mondo. Ma il Vaticano si oppone con un argomento che appare un pretestuoso bizantinismo:

“vorrebbe dire mettere alla gogna i paesi che non riconoscono le unioni gay”.

Ebbene sì, di quello si tratta caro papa Joseph Ratzinger. Di mettere alla gogna i paesi che non rispettano la dichiarazione universale sui diritti della persona.

Di mettere alla gogna la pena di morte. Di mettere alla gogna la tortura. Di mettere alla gogna la discriminazione.

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Chiese ed azione

(Letizia Tomassone ha aperto la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente)

Letizia Tomassone, pastora valdese che conosco personalmente, ha invitato le Chiese all’azione immediata per salvare l’ambiente.

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