Thursday 09 February 2012, 04:54

Gli articoli con tag: " socialismo "

Ley De marco de Autonomias: la transizione della Bolivia dal colonialismo al socialismo

Cinque leggi strutturali ed organiche che regolano la giustizia, il processo elettorale e le applicazioni delle leggi sull’autonomia nei dipartimenti, nelle regioni, nei municipi e nei territori indigeni e che traducono in pratica la riforma costituzionale che dopo molte difficoltà e nonostante tentativi provati di golpe contro il Presidente Indigeno, è stata definitivamente approvata dallo stato Boliviano.

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Con il capitalismo non ci sará futuro per nessuno: né per i ricchi e né per i poveri.

(Ho ricevuto un messaggio di posta elettronica da un compagno in lingua portoghese, mi é piaciuto, l´ho tradotto e adattato in italiano e lo copio qui in basso. Purtroppo non conosco l´autore del pezzo, ma le fonti non mancano) … Leggi tutto

La storia dell’avvocato Gelmini

E’ singolare, ma non stupisce. La storia, nel nostro “liceo nuovo”, è una successione cronologica di eventi “correlati secondo il tempo”, in cui – occorre dirlo? – individuare le “radici del presente”. A che serve un astratto percorso botanico tra i semi invisibili del lontano passato e le incomprensibili piante che costituiscono il mondo d’oggi? A capire il presente o giustificarlo? Non è la stessa cosa. L’impressione è che non torniamo a Ranke e alla histoire événementielle. Peggio. Siamo di fronte a un corpo amputato, una cesura netta di cui la vittima designata è il pensiero critico. Lo studioso che s’arrovella sul problema drammatico del silenzio del “fatto” qui da noi da noi non ha più patria. … Leggi tutto

In memoria di HOWARD ZINN

dal blog:  La trama, l’ordito e gli interstizi

Howard Zinn se n’è andato pochi giorni fa. Forse in Italia il suo nome ai più non dirà molto. Ma per chi ha avuto la fortuna di poter leggere almeno uno dei suoi lavori, Zinn è colui che ha aperto la possibilità di guardare dentro la storia e la società degli Stati Uniti d’America dalla prospettiva degli ultimi, degli esclusi dalla storia ufficiale, di quella storia divulgata non solo nei manuali, ma anche, direi soprattutto, nella cultura di massa, quella che ha plasmato l’immaginario collettivo, dove i neri, schiavi o emarginati che fossero, i nativi americani, le donne, i lavoratori, gli immigrati che plasmarono la grande nazione americana, erano e sono delle semplici comparse, quando non le vittime predestinate delle “magnifiche sorti e progressive” della modernità occidentale.

Zinn chiariva subito da che parte stava. Indimenticabile e degno di un’ampia citazione è, in questo senso, il primo capitolo del suo A People’s History of the United States (trad. it. Storia del Popolo Americano, ultima edizione Il saggiatore, 2007): “Non dobbiamo accettare come nostra la memoria degli stati”, scrive Zinn perché: “La storia di qualunque paese, presentata come fosse la storia di una famiglia, nasconde la realtà di feroci conflitti di interesse tra vincitori e vinti, padroni e schiavi, capitalisti e lavoratori, tra gli oppressori razziali e sessuali e gli oppressi. E in questo mondo conflittuale, un mondo di vittime e carnefici, le teste pensanti – come sosteneva Camus – hanno il dovere di non stare dalla parte dei carnefici. Perciò, data la necessità, implicita nel lavoro storiografico, di prendere posizione attraverso la selezione e il risalto concesso ai fatti, preferisco raccontare la scoperta dell’America dal punto di vista degli arawak, la Costituzione da quello degli schiavi, Andrew Jackson con lo sguardo dei cherokee, la Guerra civile come potevano vederla gli irlandesi di New York, la guerra con il Messico secondo i disertori dell’esercito di Scott, l’avvento dell’industrialismo dalla prospettiva delle giovani operaie tessili di Lowell, la guerra ispano-americana vista da Cuba, la conquista delle Filippine con lo sguardo dei soldati neri a Luzon, l’età dorata della Ricostruzione vista dagli agricoltori del Sud. Preferisco parlare della prima guerra mondiale come la videro i socialisti, della seconda con gli occhi dei pacifisti, del New Deal con quello dei neri di Harlem, dell’impero americano del dopoguerra dal punto di vista dei peones dell’America Latina, sempre nella misura limitata in cui un individuo, per quanto si sforzi, può “vedere” la storia dal punto di vista di altri”.

Così, dopo aver escluso una prospettiva meramente apologetica nel suo sguardo verso gli “ultimi” ed aver rimarcato il suo scetticismo “nei confronti dei governi e dei loro tentativi di invischiare, attraverso la politica e la cultura, la gente comune nella ragnatela gigantesca dell’appartenenza nazionale, con il pretesto dell’esistenza di un interesse comune”, il grande storico statunitense citava, a sua volta, una frase che gli stava molto a cuore: “Il grido dei poveri non è sempre giusto, ma se non lo ascolti non saprai mai che cosa è la giustizia”.

Per Zinn, insomma, il lavoro di storico implicava, innanzitutto, chiarezza metodologica ed onestà intellettuale. Non si poteva e non si può prescindere dalla considerazione che per chi lavora sui fatti, sulla storia vissuta e plasmata dagli esseri umani, non può esistere un’unica verità e, conseguentemente, dalla onesta presa d’atto che è illusorio cercare un’unica verità negli eventi storici. Si tratta, in altri termini, di ribadire la chiave ideologica, sempre indefettibilmente sottesa alla prospettiva, allo sguardo di chi tenta di sbrogliare quotidianamente l’inestricabile matassa delle vicende umane.

Ho scoperto Zinn casualmente, sbirciando tra gli scaffali di una libreria romana pochi anni or sono e sono rimasto colpito subito dal titolo dell’opera sopra citata. Da qui a divorare il libro in poco tempo il passo è stato brevissimo, considerata anche la scorrevolezza, pur nella densità della narrazione, della prosa del testo.

Ho così avuto modo di scoprire molti personaggi – quali Joe Hill, Albert Parsons, Emma Goldman, Henry Gorge, Eugene Debs, Mother Jones, Joseph Ettor, solo per citarne alcuni – in Italia pressoché sconosciuti ed anche negli U.S.A. relegati, in gran parte, in qualche polveroso cassetto delle memoria collettiva, che hanno scritto pagine dolorose ma feconde di speranza in nome di “quel” popolo americano.

Si può sostenere che Zinn fosse nient’altro che un sognatore, credente fino all’ultimo nell’agognata utopia di un “socialismo dal volto umano”.

Diceva, infatti, a proposito del socialismo: “Socialism basically said, hey, let’s have a kinder, gentler society. Let’s share things. Let’s have an economic system that produces things not because they’re profitable for some corporation, but produces things that people need. People should not be retreating from the word socialism because you have to go beyond capitalism.”

Ad ogni modo, non so dargli torto quando sosteneva: “Parto dal presupposto, o forse soltanto dalla speranza, che il nostro futuro si possa trovare negli effimeri momenti di compassione del passato, piuttosto che nei secoli di guerra”.

Buon riposo Howard, e lunga vita alla speranza!

¡Alerta, alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina! Nasce il Movimento Continentale Bolivariano.

Da vaccamagra.blogspot.com

.Caracas.

Abbiamo partecipato, documentandola, alla nascita del Movimiento Continental Bolivariano. La dinamicitá e l’energia sentita ha ,a tratti, commosso e dato speranze. … Leggi tutto

Panama 20 anni dopo, nessuna giustizia è stata fatta

Panama-inva3 Nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1989, esattamente venti anni fa, gli Stati Uniti invadevano Panama. Prima della prima guerra del golfo e contemporaneamente al finto massacro di Timisoara, in Romania, al crepuscolo del socialismo reale di Ceaucescu, una terribile e vera strage fu occultata dai media. Panama doveva essere liberata dal narcodittatore Manuel Noriega, un uomo della CIA oramai più narco che dittatore. La realtà è che fu un massacro: da 500 ai 6.000 morti.

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Continuità anche nella Bolivia di Evo Morales, l’America latina integrazionista vince ancora

Evo

A sette giorni dal nuovo trionfo del Frente Amplio in Uruguay, Evo Morales ha stravinto, come nelle previsioni, le elezioni presidenziali in Bolivia superando agevolmente il 60% dei voti in un paese che appare meno diviso del passato e dove il MAS (Movimento al Socialismo, sinistra, al governo dal 2005) cresce anche in molte regioni tradizionalmente ostili. L’opposizione parafascista e razzista di Manfred Reyes Villa si ferma al 23-25% dei voti e quella liberal-moderata dell’industriale cementiere Samuel Doria Medina resta lontano anche dal 10% auspicato. Nella nuova Assemblea Legislativa Plurinazionale, che sostituisce il Parlamento la maggioranza sarà comoda (oltre 70 parlamentari su 130) e molto probabilmente il MAS ha ottenuto anche la maggioranza qualificata di due terzi nel Senato con 24 o 25 senatori su 36.

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Dalla Colombia alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Santa Ana de Coro.

Arriviamo da Santa Marta(Colombia) a Maracaibo alle dieci del mattino dopo 12 ore di pulmino anziché 7 a causa del bus che prima si ferma con la batteria scarica e che poi buca una ruota.
Alla frontiera di Maicao non abbiamo nessun problema nonostante in precedenza ci avessero detto il contrario a causa delle tensioni Colombia-Venezuela.

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Speciale Elezioni in Bolivia 2: Evo Morales, dal governo all’egemonia?

Alvaro García Linera e evo morales Domenica Evo Morales (nella foto con il vicepresidente Álvaro García Linera) sarà rieletto trionfalmente presidente della Bolivia. Anche i sondaggi più striminziti lo danno al 55%, comunque al di sopra del 53.7% del 2005, mentre quelli amichevoli lo collocano addirittura alle soglie del 70%. Dopo due secoli di instabilità politica, dittature e minoranze creole al governo la Bolivia così si avvia al secondo governo delle maggioranze, o dei movimenti sociali, come ama dire Evo.

Sarà uno straordinario successo, Morales sarà il primo presidente della storia ad essere rieletto democraticamente, sul quale la grande stampa glisserà, o irriderà e continuerà senza alcuna riflessione a demonizzare. Nella base militante intanto vi sono dubbi su una politica di alleanze considerata troppo spregiudicata. Sapremo domenica se per il partito del Presidente Morales, il MAS, il “Movimento al Socialismo”, sarà valsa la pena il sacrificare un po’ di coesione per riuscire a conseguire i due terzi dei seggi in parlamento.

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Leggi anche: Speciale Bolivia 1: appunti per un bilancio sul governo (riformista) dei movimenti sociali e inoltre l’intervista di Gennaro Carotenuto a Evo Morales.

Speciale Bolivia 1: appunti per un bilancio sul governo (riformista) dei movimenti sociali

bolivia-manifestacao Il primo quadriennio di Evo Morales al governo della Bolivia ha coniugato il massimo dell’utopia al massimo del pragmatismo. A smentire tutti i paradigmi neoliberali la nazionalizzazione del settore estrattivo ha sottratto alle multinazionali la parte iniqua dei guadagni ed è servito a mettere in moto un processo di perequazione sociale finora coniugato con le esigenze di un bilancio dello stato oggi molto più brillante che all’epoca dei Chicago boys.

Tutto ciò è stato fatto cambiando (o iniziando a cambiare) lo Stato con la nuova Costituzione plurinazionale che restituisce la piena cittadinanza alla maggioranza indigena e accrescendo sempre più un consenso che assume tratti egemonici. D’altra parte, e causa qualche preoccupazione, il MAS mostra segnali di trasformarsi in un “catch all party” che supera la propria base per strizzare l’occhio a frammenti non proprio presentabili dell’opposizione.

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La nuova scuola: Morucci, Mughini e Tassinari

casapound Viene da Napoli e merita un commento.

Comunicato

Si chiarisce in termini sempre più gravi quello che è successo oggi a Materdei: Una piccola piazza Navona! [...] Di sei-sette studenti, alcuni attacchinavano e altri seguivano coi motorini per monitorare la situazione viste le aggressioni già registrate su quel territorio. [...] All’altezza di piazzetta Materdei è sbucata dal vicolo una squadra di 15 persone con caschi e mazze tricolori, nella triste re-miniscenza di piazza Navona, urlando “il quartiere è nostro!”[...]
Gli studenti sono stati aggrediti con spranghe e mazze! Con sé non avevano niente se non il secchio e la scopa per attacchinare. Il tutto è avvenuto in pieno giorno in mezzo al quartiere e quindi tanta gente ha potuto vedere coi suoi occhi quello che è successo e come sono andate le cose! [...] uno degli studenti della Rete, L.T. di 19 anni, ha subito diverse botte con le mazze e in questo momento è all’Ospedale Cardarelli. I medici gli hanno riscontrato un grumo di sangue nei polmoni e un principio di enfisema (una bolla d’aria che comprime il polmone prodotta probabilmente dagli “urti” delle mazze…)

Rete antifascista e antirazzista napoletana

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Colombia e Venezuela: amore e odio

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Conoscenza: tanto costa il muro di Berlino

Ci sono pensieri e opere di per sé neutri. Chi si propone di ricavar quattrini dal suo impegno non fa male a nessuno, né fa danni un concetto di formazione e conoscenza che escluda dai propri orizzonti il profitto. Per decenni questi due principi hanno saputo convivere pacificamente e, nonostante limiti, ritardi e insufficienza, scienza economica, prassi politica e dottrine della formazione accettavano l’idea fondante di un modello di crescita sociale che non un bolscevico, ma don Milani, uomo di scuola e di chiesa, aveva riassunto in una formula che aveva la forza dì un assioma: “chi si preoccupa di formazione e istruzione e trascura invece le occasioni di tirar l’acqua al proprio mulino non può far male mai”.

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VII Cumbre dell’ALBA – I Cumbre dei Movimenti sociali (2a parte)

Cochabamba, 16 Ottobre 2009
Quasi a confermare quello che si diceva ieri una fresca brezza ha spirato nei cieli di Cochabamba per tutto il giorno. In un contesto blindato ma festoso la VII Cumbre dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe – Trattato del Commercio dei Popoli (ALBA-TCP) è entrata finalmente nel vivo con l’arrivo dei capi di stato e l’inaugurazione ufficiale della cumbre a cui è immediatamente succeduta la prima riunione.

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Poder Obrero con Alvaro y Evo

Alvaro Garcia La Paz, 9 Ottobre 2009

A quattro giorni dall’inizio ufficiale della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 6 Dicembre una folla oceanica ha accolto in festa il comizio di  Alvaro Garcia Linera (nella foto) che inaugurava la campagna del Movimento Al Socialismo.

Nonostante l’assenza del Presidente  Evo Morales, riunito a Cochabamba con i rappresentati degli imprenditori, decine di migliaia di persone, in rappresentanza delle varie sigle sindacali che costituiscono la base sociale del MAS, hanno riempito plaza Villarroel intonando slogan, sventolando bandiere e scoppiando gli immancabili petardi  mentre il  Vicepresidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia elencava e spiegava i risultati conseguiti dal binomio governativo che si appresta alla ricandidatura.

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