Wednesday 08 February 2012, 19:38

Gli articoli con tag: " Shell "

Nigeria, sabotati oleodotti Shell e Agip. L’ENI: "persa la produzione di 24 mila barili al giorno"

Militanti del MendIl Movimento per l’emancipazione del delta del Niger ha rivendicato due attacchi a oleodotti della Royal Dutch Shell e dell’Agip (Eni) nel delta del Niger. Mentre il presidente nigeriano Yar’Adua arriva in Italia per il G20 il cane a sei zampe torna nel mirino dei militanti.
”La piaga del sabotaggio – scrive il portavoce del Mend Jomo Gbomo – e’ scesa pesantemente sulle principali condotte di greggio della Shell e dell’Agip nello stato di Bayelsa”. "L’impianto Agip, che collega il terminale di esportazione di Brass della società, è esploso presso Nembe Creek, mentre l’oleodotto della Shell è stata attaccato vicino al villaggio di Asawo".

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Nigeria, il Mend attacca un piattaforma della Shell a Forcados e condanna il rifiuto di Yar’Adua di rilasciare Henry Okah.

piattaforma-petrolifera

Secondo il Mend più di 20 soldati sarebbero morti nell’attacco. La Shell ha deciso di sospendere le operazioni nell’area occidentale del Niger Delta, che comprende lo stato del Delta e parte di Bayelsa. L’esercito conferma l’attacco ma nega che ci siano soldati morti.

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Il Mend parla dell’amnistia di Yar’Adua.

Mend -Logo“L’offerta di amnistia è diretta ai criminali, non ai combattenti per la libertà”. Il Mend per accettare l’amnistia avanza le sue richieste: “Rilascio incondizionato di Henry Okah, programma di ritiro delle truppe, vero federalismo, aiuti ai civili e piani di sviluppo”. L’esercito annuncia un cessate il fuoco di 60 giorni.
L’offerta di amnistia presentata giovedì dal Presidente Yar’Adua ai gruppi armati della regione del delta del Niger comprende, oltre all’amnistia vera e propria, anche un programma di reinserimento dei guerriglieri e la promessa di liberare tutti i prigionieri legati allo scontro in atto nel Delta, forse perfino Henry Okah, leader del principale gruppo armato, il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend). Nella notte tra giovedì e venerdì il Mend ha continuato a colpire le installazioni petrolifere delle multinazionali presenti nel Delta.

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La Nigeria esaurisce le scorte di greggio, raffinerie chiuse. Nuovo attacco del Mend alla Shell.

Due delle tre raffinerie nigeriane hanno chiuso, la terza ha scorte per 15 giorni. Attaccato gasdotto della Shell nel Rivers State. Jomo Gbomo scrive al Presidente russo Medvedev, arrivato oggi in Nigeria: “l’attacco di oggi celebra la sua visita”.Il Presidente Yar’Adua presenta la sua offerta di amnistia ai militanti.
Yar'Adua e MedvedevSi aggrava la crisi, i nodi vengono al pettine e diventa sempre più difficile la situazione dell’economia nigeriana e sempre più fragile la posizione del governo. Gli effetti della lotta dei militanti nel delta del Niger e la repressione attuata dal governo federale su di loro hanno già scosso le fondamenta della produzione del petrolio e del gas.
Ieri, il governo ha ammesso che non ha più greggio per le sue raffinerie e per il consumo locale.

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Ken Saro Wiwa, giustizia è fatta

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La Shell ha patteggiato, ed ha accettato di pagare 15 milioni e mezzo di dollari per risarcire la famiglia dello scrittore ed attivista nigeriano Ken Saro Wiwa e di altri 8 suoi compagni.

Ken, che aveva scritto a lungo sui soprusi subiti dal suo popolo Ogoni ad opera delle multinazionali del petrolio, fu impiccato come un ladro senza processo e dopo isolamento e torture.

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Ticket to ride per Gheddafi

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Il presidente Obama è  stato a Buchenwald e ha detto: “Coloro che negano il genocidio dovrebbero venire qui. Non ho pazienza con loro”.
Ne abbiamo invece molta noi  con i nostri capi di stato, ne ha il popolo americano ed europeo, asiatico e arabo, africano e tutto il terzomondista che non è affatto poco. Dal 1960 ne ha il popolo nigeriano, da quando è diventato indipendente e si è visto sottrarre oltre al petrolio da chi “non c’entra niente” , 380 miliardi di dollari.

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Polli al cloro

Una manciata di News e Informazioni dall’Italia e dal mondo-

All’Universita’ La Sapienza, confermati tre arresti, gli altri tre
rimessi in liberta’ per “risse” e aggressioni a Collettivi di
sinistra da parte di Forza Nuova,
gli altri sono in assemblea a Lettere.
Il bilancio provvisorio di una giornata caratterizzata da cortei degli
studenti cileni contro la riforma della Scuola superiore e
dell’Universita’con incidenti a Santiago e in altre citta’ e
dall’intervento degli agenti per sgomberare tre istituti occupati a
Antofagasta, nel nord, e’ di almeno 347 arresti.
Sono 120 le persone arrestate nella capitale, con almeno un manifestante
finito in ospedale; e 227 studenti portati via coi cellulari dalle
scuole che avevano occupato a Antofagasta.

Un’abitazione e’ stata fatta esplodere stamani, all’alba, a Rosolina
(Rovigo), dopo essere stata saturata di gas da un uomo, Carlo Roiter di
54 anni, che e’ rimasto ferito in maniera molto grave, per il suo
tentativo di suicidio.
Un attentatore suicida a bordo di un’auto bomba si e’ lanciato contro
un convoglio di soldati stranieri, stamane a Kabul, ha causato la morte
di tre civili afgani, uno dei quali sarebbe un bambino. L’attacco era
diretto contro un convoglio di soldati stranieri, due Suv blindati che
trasportavano militari verso alcune basi, sulla strada di Jalalabad.
“L’Italia, in uno spirito di solidarietà politica alleata, ha avviato
una riflessione in vista di una possibile revisione delle modalità
operative d’impiego dei propri militari impegnati nella missione Isaf”
in Afghanistan. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi incontrando a Roma il primo ministro canadese Stephen Harper.
Berlusconi ha annunciato che “una decisione dovrebbe essere adottata
entro il mese di giugno”.

Si e’ rotto il bagno della stazione spaziale l’equipaggio, che viaggia
in un’orbita a circa 350 chilometri di distanza dallla terra, si sta
organizzando con sistemi alternativi: la Nasa ha suggerito di adottare
un sistema di emergenza nel bagno rotto, sacchetti collegati alla parte
ancora funzionante della toilette spaziale.
Petardi legati a tre bombole di gas da campeggio sono stati lanciati,
ieri sera contro il presidio delle forze dell’ordine presente a
Chiaiano, alla periferia di Napoli, per giorni terreno di proteste e
scontri contro la decisione di realizzare una discarica.

Trovata l’intesa con l’Ombra sulla vicenda delle norme in materia
televisive inserite dal governo nel decreto sugli ‘Obblighi
comunitari’ : un ‘compromesso’ con l’opposizione. Resta il fatto che
comunque anche senza questa norma non e’ in discussione la
possibilita’ per Rete4 di continuare a trasmettere in analogico, come
previsto dall’articolo 28 del Testo unico della radiotelevisione.
Da tutti gli “Amici”, onda di sdegno per l’aggressione, stavolta
“certa” di xenofobia, al ballerino televisivo di origine albanese
Kledi Kadiu, nella sua scuola di ballo. Mentre stava facendo il
discorso di fine anno ai genitori degli allievi., tre persone
sconosciute registravano con telecamere e poi sono scappate mentre uno
gli ha stretto una mano al collo sbattendolo sul tavolo della direzione
e rivolgendogli frasi sulla sua origine albanese del tipo ‘Albanese di
m…Ora ti rispedisco a Tirana”.

I Paesi partecipanti a una conferenza internazionale apertasi il 19
maggio a Dublino hanno concordato il testo di una bozza di convenzione
per la messa al bando delle bombe e delle munizioni a grappolo.Alla
Conferenza di Dublino hanno partecipato 109 paesi ma non Stati Uniti,
Cina, Russia, India, Pakistan e Israele, ossia i maggiori produttori
mondiali di questo tipo di armamenti.
Trova plausi in Vaticano la scelta del governo Berlusconi di tornare al
nucleare. Il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del
Pontificio Consiglio Giustizia e Pace,dichiara “l’Italia compra a caro
prezzo l’energia elettrica prodotta con centrali nucleari dai Paesi
confinanti con il nostro. Vanno poi superati,quei timori nei confronti
delle centrali atomiche originati dal disastro di Chernobyl e alla base
del referendum del 1987”, alla luce delle “nuove e molteplici ragioni”
di oggi. Ribadito anche la necessità di destinare allo sviluppo le
crescenti spese per gli armamenti: “Va promosso lo sviluppo dei popoli”
Benzina e gasolio toccano un nuovo record e sfondano anche quota 1,52
euro al litro.I prezzi “consigliati” dalle compagnie ai gestori negli
impianti Shell e Tamoil, sono a quota 1,527 euro al litro, nuovo picco
storico per entrambi i carburanti.
La Fifa ha deciso oggi a Sydney di sospendere il divieto all’Iraq di
partecipare alle competizioni internazionali per un anno. La sospensione
e’ “condizionale e provvisoria”.L’Iraq quindi, gioca.

La Commissione europea ha approvato, oggi a Bruxelles, una proposta di
regolamento in base alla quale cadrà il divieto di importazione del
pollo Usa trattato con antimicrobici finora proibiti nell’Ue (alcuni
dei quali di composizione simile alla varechina). Il regolamento, che
dovrà essere approvato dai rappresentanti dei Ventisette in seno al
Comitato Ue per la catena alimentare, prevede che lo stesso trattamento
antimicrobico possa essere applicato anche dai produttori comunitari
(che finora potevano lavare le carcasse dei polli macellati solo con
acqua potabile). Il pollo così trattato, comunque, dovrà portare in
etichetta un’indicazione che informi il consumatore.

Continua la Politica che dà qualcosa ai consumatori, Sicurezza compresa,
a chi già ce l’ha o almeno spera di averla.
E i polli sciacquati ben bene, diventano al cloro, galline comprese che
fanno sempre Buon Brodo anche se, svarecchinate.

Doriana Goracci

Tekojoja! Trionfa Fernando Lugo e l’uguaglianza entra nel dizionario politico in Paraguay

Lugo Tekojoja vuol dire “uguaglianza” in lingua guaraní, con il castigliano l’altra lingua ufficiale del più remoto paese dell’America latina, che da oggi rientra nella storia. Con il 41% dei voti infatti l’ex-vescovo Fernando Lugo, è da oggi presidente, ed è la prima volta in 196 di storia del Paraguay indipendente che un dirigente dell’opposizione arriva al governo pacificamente.

Ha sconfitto le oligarchie che, con il Partido Colorado che fu di Alfredo Stroessner, il Supremo echeggiato da Augusto Roa Bastos, avevano sempre dominato il paese ma che nella nuova America latina hanno dovuto accettare il trionfo popolare. Nel primo discorso da presidente eletto, Lugo ha detto che i suoi hanno dimostrato che “anche i piccoli possono vincere” e (riprendendo lo slogan del Venezuela bolivariano) che “il Paraguay adesso è di tutti”.

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Brecha – Energía – Paz relámpago en la primera guerra de 2006

Rusia y Ucrania llegaron a un acuerdo en la guerra del gas que arriesgó con apagar las cocinas de media Europa. A pesar del apoyo de todo el Occidente, Kiev tuvo que aceptar pagar el precio de mercado y no el precio político heredado de la Urss. Es otra señal de la inestabilidad energética del planeta y de nuevas alianzas en las cuales Occidente pierde centralidad. Gennaro Carotenuto Desde Roma … Leggi tutto

En África a más petroleo más deuda

Tanto interés para solidarizar con África de parte de Tony Blair, se ha denunciado en la contracumbre de Edimburgo, no es debido a generosidad. África, en primer lugar Nigeria, producirá en el futuro cercano la cuarta parte de la producción mundial de petroleo. Ser productor de crudo no siempre es bueno si, como afirma el mismo Banco Mundial, conlleva un riesgo 40 veces más alto de vivir conflictos o guerras. Si el mar del norte está agotando sus reservas, Venezuela sigue rebelde y el Oriente Medio condenado a la instabilidad permanente causada por la insensata agresión anglosajona a Irak, controlar el crudo africano es una exigencia fundamental. Sin embargo, ha denunciado Steve Kretzmann, que fue concejal del poeta nigeriano Ken Saro Wiwa -ahorcado en 1995 por la dictadura filoestadounidense de aquel país, por sus denuncias sobre los crímenes cometidos por la multinacional Shell en el delta del río Níger- hay una relación directa entre producción de petróleo y endeudamiento. Hoy el 60 por ciento de las inversiones en África son en el sector petrolero pero ?afirma Kretzemann- está demostrado que en los últimos 30 años a cada aumento de la producción siempre ha correspondido un aumento de la deuda. El país productor gana a duras penas para pagar el servicio de la deuda mientras occidente gana tres veces, con las guerras, con el petróleo y con la deuda.

Boicottaggio della Shell – Nestor Kirchner traccia il cammino

Ho tradotto in italiano l’editoriale di ieri del quotidiano messicano La Jornada sull’esempio di Nestor Kirchner che ha invitato gli argentini al boicottaggio degli interessi della Shell nel paese. Segue un mio breve commento.

Kirchner traccia il cammino
La Jornada, 11-3-2005

Il presidente argentino, Néstor Kirchner, ha dato un esempio costruttivo e contundente di come controllare, in forma legale, pacifica e istituzionale, quelle che i neoliberali denominano le “forze del mercato” multinazionale, e che non sono nient’altro che gli interessi speculativi di un pugno di imprese che costituiscono il maggiore fattore reale di destabilizzazione economica di nazioni come Messico o Argentina.
Di fronte alla decisione abusiva e ingiustificata dell’impresa petrolifera angloolandese Shell di incrementare i prezzi dei suoi prodotti tra il 2,6 e il 4,2%, e tenendo in conto dell’impatto inflazionistico di tali aumenti sulla fragile e convalescente economia argentina, il presidente ha proposto ai cittadini il boicottaggio nazionale contro la multinazionale: “non gli compreremo neanche una latta d’olio”. “Non c’è migliore azione che possa fare il popolo che questo boicottaggio contro chi ne sta abusando”, ha detto il presidente.

Di fronte alla risposta della Shell, secondo la quale l’incremento dei prezzi è “un riflesso della forte crescita del costo del petrolio”, Kirchner ha stigmatizzato l’azione della multinazionale con la smania di ottenere “un profitto smisurato”, affermazione che è confermata dal fatto che altre due petrolifere che operano nel paese australe, la brasiliana Petrobras e la spagnola Repsol YPF, hanno invece deciso di congelare i prezzi e contribuire così alla lotta all’inflazione, prioritaria per il governo e per la società argentina.
Il libertinaggio nei prezzi, e la deregolamentazione generalizzata imposta dal cosiddetto Consenso di Washington, nel nuovo disordine economico mondiale hanno legato le mani ai governi nazionali per impedirgli di limitare le conseguenze negative e destabilizzatrici degli interessi delle multinazionali. Il controllo dell’economia da parte dello Stato, il controllo dei prezzi, le strategie di redistribuzione del reddito e la giustizia sociale sono considerate bestemmie inammissibili e populiste dall’integralismo neoliberale. Questo ancora impera in diversi paesi dell’America Latina, il Messico tra questi, ed è riuscito a rendere impraticabili, politicamente ed economicamente, le politiche governative tradizionali per fare fronte alla tempesta nella quale vive, oggi più che mai, la maggior parte della popolazione.

In questo contesto, la proposta di Kirchner costituisce un precedente chiarificatore di nuove forme per affrontare il capitale speculativo transnazionale nel suo stesso terreno economico, senza ricorrere a misure classiche, come l’espropriazione, che provocherebbero uno scontro immediato con gli organismi finanziari internazionali e con i governi dei paesi ricchi, e una scalata, da parte di questi, di aggressioni economiche, diplomatiche e perfino militari.
Quello di Néstor Kirchner ha dimostrato di essere un governo impegnato nell’interesse del popolo e attento alle sue necessità, ed ha saputo articolarsi in forme nuove e che creano speranza con strategie di resistenza della società come il boicottaggio da parte dei consumatori. Con questo non si viola nessuna legge nazionale, né si contravviene a nessuna regola imposta dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale o dal governo di Washington (che è lo stesso, ndr).

Bisogna perciò salutare quindi l’invito della Casa Rosada e sperare che l’esempio dia frutti e sia ripreso da altri governi di orientamento popolare della regione come quelli del Venezuela, Brasile e Uruguay.
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Sottoscrivo parola per parola l’editoriale de La Jornada e non posso non notare l’oramai millenario ritardo culturale delle sinistre e dei movimenti sociali europei.

Nel Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre 2002 mi trovai personalmente al centro della battaglia tra i movimenti sociali del terzo mondo, che vedevano nel boicottaggio delle multinazionali uno strumento decisivo e chiedevano la solidarietà dei movimenti sociali del primo mondo e questi ultimi (a partire dai francesi di Attac) che non solo rifiutavano -anche in maniera subdola- il boicottaggio ma promuovevano la legittimazione dei capitali speculativi attraverso la Tobin Tax.
Tre anni dopo è un governo latinoamericano a rilanciare il boicottaggio come strumento di legittima difesa dai soprusi della “mano invisibile del mercato”. Il ruolo dei movimenti sociali e di tutte le sinistre del primo mondo sarà ancillare o non sarà, sostiene il Sud mentre continua a pagare le nostre bollette. Nell’Argentina menemista France Telecom faceva pagare una telefonata urbana 25 volte quanto la faceva pagare in Francia, 500 lire contro 20. Vogliamo cominciare adesso dalla Shell?

El flaco de la Jota Pe

Nestor Kirchner es realmente el flaco de la JP. El boicot de la Shell es algo tan de clase que uno se siente orgulloso que este flaco de la JP sea mi presidente.

Brecha – Question – Gennaro Carotenuto entrevista Giulietto Chiesa

Parte de la izquierda crítica europea piensa que el ensanchamiento del Océano Atlántico sea irreductible y que cuanto más Europa se distancie de Estados Unidos mejor será para la humanidad. Lo conversamos con el diputado en el Parlamento Europeo, Giulietto Chiesa.


Giulietto Chiesa nació en Piamonte en 1940. Periodista, desde 1980 hasta 2000 fue corresponsal en Moscú, antes para L’Unitá y luego para La Stampa, experiencia que lo convierte en uno de los máximos sovietólogos del mundo. Escribió para un sinfín de medios, desde Rusia hasta Estados Unidos y Suiza, desde Alemania hasta Radio Vaticana. En su trabajo de ensayista, fundamental para entender el crepúsculo de la URSS, ha estudiado la globalización, el sistema mediático mundial y las guerras.


En sus libros “La guerra infinita” y “Superclan” expone su teoría sobre la superación de la democracia liberal, liquidada por una nueva súper elite mundial. En junio fue elegido diputado europeo por el grupo Alianza de los Liberales y Demócratas para Europa (ALDE).


- Estamos al inicio de la segunda administración Bush. En la primera quizás el símbolo de cuatro años de relaciones entre Estados Unidos y la Unión Europea fue el discurso de Donald Rumsfeld sobre “la vieja Europa”. El Atlántico se iba agrandando.


- Y no hay ninguna señal de que deje de agrandarse. Rumsfeld explicitó de manera muy cruda esta realidad. Robert Kagan escribió que “el Occidente ya fue” y yo estoy de acuerdo. Los neocons representan la toma de distancia de Estados Unidos con respecto al resto del oeste y la manifestación de su autonomía. Quizás ellos se consideran aún Occidente, pero habría que encontrar una nueva definición: Estados Unidos ya no es Occidente.


- Sin embargo, más allá de diferencias puntuales -la energía, el acero, Kyoto, la competencia euro-dólar- sigue habiendo intereses convergentes entre lo que llamamos Primer Mundo y el resto del planeta.


- En los grandes pasajes históricos no todo está inmediatamente claro, pero las ideas-fuerza afloran. Hoy hay un sistema económico único del cual Europa es parte integrante y del cual Europa compartió las bases, por ejemplo con la economía de mercado. Sin embargo hay diferencias. Aunque la “Europa de las multinacionales” es parecida a los “Estados Unidos de las multinacionales”, estos dos tipos de economías de mercado siguen siendo diferentes.


- ¿Y en qué sentido el Tercer Mundo tendría que percibir estas diferencias?


- La estructura mental del mercado europeo no coincide con la estructura mental del mercado estadounidense. En Estados Unidos los principios ordenadores de la tradición capitalista han sido sobrepasados por una transformación estructural: ya no hay propiedad. En la gran empresa estadounidense las grandes familias desaparecieron, y la propiedad ha sido sustituida por el dominio de los managers. Es una nueva clase, que yo llamo “superclan”, que en Europa no existe.


- ¿Por qué Europa no podría estar sencillamente quince o veinte años atrás en la aplicación de este modelo? ¿Por qué por ejemplo un latinoamericano que vio la política de rapiña de la española Repsol tendría que diferenciarla de la política de rapiña de la Shell?


- Es cierto. Pero la situación internacional está en rápido movimiento y no hay tiempo para que Europa vaya en la misma dirección. Estamos en una crisis inédita de la relación entre el ser humano y la naturaleza. Sin esta crisis probablemente todo el planeta sería absorbido por la visión estadounidense que implica el fin de la democracia occidental, el fin de las contradicciones sociales y la llegada de un mundo mucho peor que el orwelliano. Sin embargo, las multinacionales europeas no están, por ahora, en condición de seguir a las estadounidenses.







Elbio Ramírez, Natividad criolla
La sociedad civil europea es aún mil veces más poderosa que la estadounidense, que ya ha sido completamente destruida. Allá las multinacionales y el superclán pudieron actuar sin obstáculos. Acá no. Y más se ensanchan las diferencias, más crece acá la reacción popular y nacional. Y el proyecto de transferencia del modelo estadounidense en Europa resulta literalmente imposible. Nos enfrentamos al fin de los recursos y al fin de la ilusión de que éstos fueran infinitos. Esto desvela la mayor contradicción sobre la cual vive el sistema: la infinitud de los deseos.


La gran fábrica de los sueños, una economía basada en la estimulación de deseos infinitos, consumos inducidos e inútiles, choca hoy con que los recursos no son infinitos. Esta contradicción explotará en los próximos veinte años, mucho antes de una posible adaptación europea al modelo.


- Si los neocons tienen un mérito es ofrecer un claro modelo de desarrollo y de dominio. Pero, si es cuestión de tiempo, la Europa de la sociedad civil estructurada, de las representaciones políticas complejas, del ecologismo, del pacifismo, ¿tendrá tiempo para salvar al planeta desde el desastre del modelo neoconservador?


- No tenemos ninguna seguridad de que logremos pararlos. Oponerse quiere decir empezar a hacer cosas concretas para pararlos y condicionarlos, y no está dicho que las ideas mejores ganarán. Pero yo confío en que si esta crisis provoca tanta tensión entre Estados Unidos y Europa, se puede imaginar lo que produzca con relación a otras civilizaciones y culturas distintas y hostiles: China, India, el mundo musulmán, Rusia -que no está muerta-. Son realidades que chocan con la pretensión totalizante del pensamiento único y con la ecuación entre interés nacional estadounidense y gestión del poder mundial.


El interés nacional de Estados Unidos hoy entra simultáneamente en colisión con el interés nacional de todas las otras realidades históricas. Si hoy se puede hablar de choque de civilizaciones, éste no es entre Occidente e islam sino entre Estados Unidos y el resto del mundo. Yo esto lo veo con absoluta claridad.


- Y un buen ejemplo es América Latina. En la pretensión de que lo que es bueno para Estados Unidos es bueno para todos, en la proclamación declarada de un proyecto hegemónico, el “nuevo siglo americano”, ¿qué aceleración representó el cuatrienio de Bush?


- Es una aceleración porque las actuales clases dirigentes estadounidenses, tanto en su costado técnico-científico como en su costado religioso, piensan en el apocalipsis. Y lo digo sin ironía. Los neocons religiosos piensan realmente en un apocalipsis, ya lo escribieron Gore Vidal y otros. En su visión del mundo están convencidos de que hay que enfrentarse a una gran tragedia: o convertir o extirpar. Está claro que piensan en una palingenesia terrorífica.


Pero también desde el perfil científico sabemos que los dirigentes más informados tienen, desde mucho antes del 11 de setiembre, datos para pensar que un 11 de setiembre habría sido muy útil. Hay una afirmación decisiva en el “Proyecto para un nuevo siglo americano”: las transformaciones que nosotros debemos introducir en la política mundial necesitarían, en condiciones normales, harto tiempo. Y sin embargo tenemos que razonar como si debiera producirse artificialmente una drástica mutación de ruta para acortar esta transición.


Ellos saben, y nosotros sabemos, que los recursos caerán rápidamente, y así necesitan imponer una drástica mutación a través del uso de la fuerza. La cita termina con: a menos que no se cree algo parecido a una nueva Pearl Harbor.


“Like a new Pearl Harbor*”, dicen textualmente, no lo invento yo. Saben que el mundo va hacia una rápida rendición de cuentas. El agotamiento de los recursos será el elemento visible, cercano e inevitable, y Estados Unidos debe abocarse inmediatamente al problema del dominio sobre todo el planeta y sobre los recursos de todo el planeta. Esto no se construye en dos minutos, hay que prepararlo con antelación en espera del gran choque que llegará y que será contra China. Al gran comilón de recursos que está llegando y que necesita competir con Estados Unidos, ¡hay que pararlo antes!


- Y en este escenario, desde un punto de vista geopolítico y en perspectiva antichina, en el orden natural de las cosas estaría una alianza estratégica con Rusia. Sin embargo asistimos a una convergencia política en el tema terrorismo, acompañada por una divergencia geoestratégica, empezando por el Cáucaso y Asia central. Esto es seguramente parte de la idiosincrasia estadounidense, que pretende la aniquilación total del enemigo. Pero sólo junto a una Rusia potencia Estados Unidos puede establecer un cordón sanitario alrededor de China.


- Esto supondría una inteligencia de las elites políticas estadounidenses superior a la que los hechos demuestran que poseen. Ellos piensan en la utilización de la fuerza en todas las direcciones. Hoy Estados Unidos no quiere aliados ni alianzas, quiere siervos y subordinados. La política imperial los está cegando completamente. Ellos han creído apresuradamente haber ya colonizado a Rusia con Ieltsin. Pensaron que era suficiente.


Liquidado Ieltsin, han consentido a Putin la llegada al poder y pensaron que seguiría la línea de su predecesor. Desafortunadamente no es así. Putin es un hombre inclinado a todos los más terribles juegos de poder. Pero Putin es un ruso. Y este es un detalle que revela la espantosa ingenuidad de los neocons. No han leído a Fernand Braudel, no saben nada de las fuerzas profundas de la historia y han creído que colonizaron a Rusia definitivamente.


Y no lo logran. Y ahora mismo estamos asistiendo a la ruptura entre Rusia y Estados Unidos. Los herederos de Ieltsin, los que demolieron la Unión Soviética, durante un tiempo han especulado con ser parte de un juego que, al contrario, los amenaza. Vladimir Putin percibe agudamente que Estados Unidos está dispuesto a golpearlos. La guerra chechena ha sido construida por los estadounidenses. Turquía tuvo un papel importante, los servicios han colaborado. Han dejado actuar a los que financiaban el terrorismo checheno, los wahabitas saudíes, el isi paquistaní, los servicios turcos.


Y no es en vano que, en plena guerra chechena y esperando la caída de Boris Ieltsin, el presidente Clinton viajara a Ankara para firmar el acuerdo para la construcción del oleoducto que pasará a través de Georgia y Turquía eludiendo a Rusia. La guerra en Chechenia ha sido usada espléndidamente para acuchillar por la espalda a Ieltsin mientras lo trataban como a un Quisling.


¿Podemos pensar que Putin no lo entendió? Putin entendió que su papel en el juego es sólo subalterno. Pero él es hábil y piensa que Rusia debe ser grande. Hizo lo posible para que Rusia no fuera un blanco para Estados Unidos. No lo logró. Apenas salimos del espejismo de la lucha contra el terrorismo internacional el juego se hace claro: el ataque a Putin empezó con la entrada en política del millonario Mikhail Khodorkovskij, que estaba vendiendo la Yukos a la Exxon-Mobil por 25 mil millones de dólares. Putin lo entendió, arrestó a Khodorkovskij y empezó a jugar su partido. Estas cosas no se dicen, se hacen.


El The New York Times, después de muchos años de silencio, imprevistamente, en un largo editorial no firmado, llama la atención sobre el peligro de las armas atómicas rusas. No se había hablado más de eso porque Ieltsin había dado los códigos de las armas atómicas rusas a Estados Unidos. Putin ahora, silenciosamente, ha renovado los códigos sin devolverlos a los estadounidenses. Y así de pronto las armas atómicas rusas vuelven a ser noticia y el Times pide que se ayude a Rusia a desmantelarlas. Pero Putin ya no las quiere desmantelar, y los Estados Unidos de hoy no son capaces de hacer ningún discurso de cogestión, sólo hablan en términos imperiales.


- Volviendo a la relación con Europa, si algunos países, independientemente del color de los gobiernos, toman distancia de Estados Unidos, hay otros tantos gobiernos importantes que están muy lejos de distanciarse de la subordinación al unilateralismo de Washington.


- Es cierto, aunque yo tengo una interpretación heterodoxa. No es casual que Alemania y Francia, prescindiendo de las respectivas mayorías políticas, reaccionen de la misma manera frente a Estados Unidos. Es una reacción fisiológica de gran importancia político-cultural. Las dos entidades estatales más poderosas de Europa expresan los últimos vestigios de la representación democrática del Estado occidental. No es un capricho de Gerhard Schröder o Jacques Chirac: la “Europa de las naciones” es el único baluarte contra la “Europa de las multinacionales” y contra el fin de la democracia. En Europa conviven dos almas: la Europa de las naciones y de los pueblos y la Europa de las multinacionales. Y hay un abismo entre las dos.


La paradoja es que es la Europa de las naciones, la Europa más avanzada intelectualmente, la que ha construido la Europa de la supranacionalidad. Es la que ha entendido que muchas decisiones no pueden ser tomadas por los estados nacionales. Y ahí hay todavía un pedazo de democracia, un pedazo de representación de la sociedad civil.


Las instituciones representativas de la democracia burguesa y liberal se defienden así de una idea en la cual el propio concepto de democracia liberal es demolido por el superclán, que es lo contrario de la democracia liberal. Este es un proceso que está en desarrollo. Yo no sé quién ganará, si las multinacionales que razonan en términos de Wall Street o los estados nacionales. Pero tengo una gran confianza en que los estados nacionales unidos de Europa sean capaces de lanzar una contraofensiva contra el fin de la democracia señalado por el superclán.


- Sin embargo, la inserción de los diez nuevos países, así como la perspectiva de la entrada de Turquía, son puntos marcados por Estados Unidos y Gran Bretaña que pretenden la dilución y el debilitamiento de la construcción europea.


- Es exactamente lo que veo con mis ojos acá en Bruselas. La llegada de los diez debilita a Europa. Europa no supo mirar a su este. La Alemania de Helmut Kohl sólo miró a su otro pedazo de Alemania. Y de hecho se delegó en Estados Unidos la tarea de reconstruir Rusia y el este de Europa. Estados Unidos la ha asumido, en el sentido estrecho de la colonización, logrando el fantástico e inmediato éxito de tener a todos estos países bajo su dominio. Y lo ha hecho utilizando a la OTAN. Así la UE ha unificado a Europa luego y sólo después de que Estados Unidos ya lo había hecho mediante la OTAN.


¿Esta solución es permanente? No creo. Las opiniones públicas del Este han sido más receptivas a la idea de Europa de lo que lo han sido sus clases dirigentes. La guerra -a la cual la mayoría de los gobiernos del Este adhirieron entusiastamente- espanta a los pueblos del Este tanto como al Oeste. Así que no sabemos cuánto durará la hegemonía estadounidense. En cambio se delinea una Europa con Alemania, Francia, España, Grecia, que es fuertemente antiestadounidense a pesar del gobierno de centro-derecha, Italia si cayera Silvio Berlusconi… Así podría retomar rápidamente velocidad un proceso de homogeneización nacional y supranacional. Gramsci hubiese hablado de hegemonía. Y la hegemonía estadounidense se está erosionando día tras día en Irak. Una Europa con estadistas de altura podría realizar una fuerte contraofensiva hegemónica. Lo puede hacer hablando con Rusia, con China, con Oriente Medio.


- Podría dirigirse también al bloque latinoamericano, si no lo hace de la manera rapiñera y golpista como lo hizo, por ejemplo, José María Aznar.


- Naturalmente puede hacerlo. Y tiene que cambiar todas las reglas del comercio internacional. Las estrías ya se ven y algunas puertas ya se abren. Hay que hacer un rápido discurso de acercamiento a Rusia: una política abierta de visas, cultura, cooperación económica y militar; una gran operación de reconquista. Pero hay que saber que será una larga y dramática batalla y los próximos años serán decisivos.


- El fracaso del golpe en Venezuela es el elemento que ha acelerado la guerra en Irak. El cuadro ahora está en evolución a pesar del extremismo obstinado con el cual ha sido conducida la guerra iraquí; hay señales diplomáticas opuestas como la luna de miel entre Egipto y China o, a pesar del desastre bélico, los roces con aliados históricos en Oriente Medio, Arabia Saudí, el mismo Egipto.


- El diseño de los neocons es demoler el orden de los países árabes moderados para transformarlos en colonias estadounidenses. Ya no sirven los países moderados, tienen que ser nada más que vasallos. Así, si Bush -como temo- es reelegido, estos regímenes, hablo de Egipto y de Arabia Saudí en primer lugar, serán derribados. De distintas formas. El primer asalto será hacia Irán, donde se juega el partido más importante y probablemente la próxima guerra.


Y cuando Irán haya sido liquidado e Israel pueda ocupar toda la orilla occidental del Jordán y liquidar definitivamente el Estado palestino, entonces se podrá eliminar también la dinastía hashemita en Jordania, quitarse de encima los soberanos saudíes y a Hosni Moubarak en Egipto. No estoy haciendo profecías: es lo que quieren personajes como Michael Leeden o Paul Wolfowitz. Y ya desencadenaron la guerra iraquí como parte de este diseño.


Firmaron el “Project for the New American Century” Richard Perle, Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, su vice, Lewis Libby, jefe de gabinete de Cheney, William J Bennett, ex ministro de Reagan, y Zalmay Khalilzad, embajador de Bush en Afganistán.









Gennaro Carotenuto
Periodista Italiano. Analista Internacional

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