Wednesday 08 February 2012, 21:22

Gli articoli con tag: " sessismo "

Sessualmente parlando

Ci sono uomini che se gli chiedi che ne pensano di quello o di quell’altro è come se li mettessi sotto torchio. Si sentono sotto interrogatorio. Cominciano a sudare freddo, si toccano la faccia, mordicchiano le dita, rannicchiano le gambe. Tutto del loro corpo dice che stanno chiudendo la comunicazione e che soffrono come bestie.

La prima domanda che decisi di fare in tempi non sospetti fu a proposito dell’uso che intendevano fare del pene. Qual era la differenza di destinazione d’uso tra un pene grande e un pene piccolo?

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Per Marwa al Sherbini, una donna che indossava la hijab

Marwa al Sherbini, trentenne di origini egiziane, è stata uccisa con diciotto coltellate davanti agli occhi del figlioletto di tre anni e del marito lo scorso 1 luglio nel tribunale di Dresda, in Germania, dove si stava svolgendo il processo contro un giovane tedesco, suo vicino di casa, che lei aveva denunciato per pesanti minacce quali "puttana islamica" e "terrorista" e continue ingiunzioni a togliersi il velo. E’ stato lui, definito dai rari giornali che hanno dato la notizia "fanatico antislamico", ad ucciderla.

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L’abbiamo preso… il babau

http://paura.anche.no/wp-content/uploads/2009/06/zerocalcare.jpg

Alla questura di roma gongolano. L’abbiamo preso, dissero in tivu’. E l’hanno preso facendo il “porta a porta” – continuano – e sfido chiunque a non aver pensato al plastico di bruno vespa e alle analisi psichiatriche di mister ciuffo.

Gli ingredienti ci sono tutti. E’ il mostro d’estate romana. Lo esibiranno presto in quel grande circo che è diventata la capitale.  Zanne, corna, messe sataniche, occhi rovesciati, vomito verde e aramaico antico per il più grande esorcismo del mondo. … Leggi tutto

«E allora ci penserà il prossimo sindaco fascista, che così vi prenderà più sul serio»

da No(b)logo
Il giovedì scorso (25/6) a Napoli si è svolta la manifestazione / fiaccolata di protesta contro le ripetute violenze omofobe che continuano a ripetersi nella zona di Port’Alba, piazza Bellini, a due passi da Santa Chiara per intenderci. (vai alla cronaca)

Da napoletano non ho mai creduto alla storia di Napoli città tollerante ed accogliente.

Mi ricordo i foschi ultimi anni 70, seguiti alla stagione di ripresa del periodo Valenzi, con le ripetute violenze fasciste, e ricordo gli angosciosi anni di fuoco della violenza camorristica,  un crescendo durato per tutti gli anni 80.

L’illusione di una Napoli piccolo borghese, falsamente bonaria e "filosofa", di saper galleggiare su un’altra Napoli viscerale, violenta, camorrista, sottoproletaria, …  "senza bagnarsi" … è un mito antico, falso, coltivato nell’ipocrisia dei salotti.

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Uguaglianza come annessione coatta. Chi attribuisce (o toglie) "valore" alle donne?

In un librone di psicologia dinamica è scritto che le modalità di relazione tipiche in ogni contesto sociale sono fondamentalmente due e l’autore le sintetizza in una teoria detta "dei giochi". Ci sono i giochi a somma zero. Quelli per cui si compete per un obiettivo fisso e nei quali si vince sconfiggendo l’altr@. Fa diversi esempi tra i quali quello della competizione fra maschi di un branco di mammiferi sociali per il possesso delle femmine. Un gioco a somma zero è la lotta per bande giovanili, per etnie, per generi (maschio etero contro tutti gli altri), e via così. Si persegue un massimo vantaggio che consiste nel mors tua, vita mea.

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Veli svelati. Soggettività del velo islamico

Alcuni commenti al mio Protesta con veli e kefiah alla reggia dei Savoia, ripreso anche qui in Giornalismo Partecipativo, hanno fatto emergere come intorno al cosiddetto "velo islamico" sia ancora necessario ragionare e riflettere. In questo senso mi sembra veramente utile un dossier pubblicato nel sito di Storie migranti. Il dossier Veli Svelati. Soggettività del velo islamico si compone di una serie di interviste a donne migranti condotte da Donatella Romanelli, dalle quali emergono i molteplici significati del velo e le strumentalizzazioni di questo in chiave anti-migranti: "Il velo, segno evidente di un’identità “Altra” e “pericolosa” è divenuto ricettacolo di paure portando ad un’alterazione, ad un misconoscimento e ad una negazione dei reali e molteplici significati che il velo porta con sé. La polisemia del velo riguarda la pratica religiosa, la tradizione, l’agency delle donne islamiche -che si manifesta diversamente da quello delle donne occidentali- la ribellione, l’affermazione di sé, la libera scelta, l’identità.

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Stupro di Stato

Mentre il premier, uomo autoritario, per nulla autorevole, dall’alto della sua mega villa e dei viaggi su voli di stato con i suoi amici (fonte: El Pais),  dispensa lieto ottimismo sulla crisi che di certo non tocca lui né tutti i pezzi grossi che gli fanno da corte dei miracoli: il suo sessismo fa scuola e legittima sempre più, anzi dona rinnovato "splendore" alla cultura dello stupro che condiziona le nostre vite.

La tivu’ delle veline che offre corpi offesi tra una pubblicità e l’altra è la prima stupratrice del nostro paese. Così fanno le pubblicità sessiste, gli uomini che reiterano misoginia e odio verso le donne, i marchi aziendali che consumano le nostre vite per ridurci allo stato di semplici consumatrici.

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Migranti al Gay Pride di Torino (e Giorgia Meloni & CO a quello di Genova)

Tra le iniziative in occasione del Genova Pride 2009 (che si terrà il 27 giugno), lo scorso 6 maggio Giorgia Meloni ha partecipato, insieme con Aurelio Mancuso ed altri/e, ad un convegno curato da Arcigay su I giovani e il disagio della diversità. Vabbè, probabilmente mi sono persa qualcosa (confesso che dopo la vicenda Italo ho seguito con poca passione l’evolversi dei vari Gay Pride) eppure di Giorgia Meloni, Ministro alla Gioventù e già presidente di Azione Giovani, ricordo un po’ di cosette terrificanti. Ma non è Giorgia Meloni che si è schierata, in più occasioni, per il Family Day contro il Gay Pride? Non è lei che ha rivendicato la "famiglia tradizionale" e il fare figli come contributo alla Patria?

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I blog e Veronica

Cometa riflette come sempre argutamente su queste stesse pagine e conclude che i blog per andare a caccia di lettori si piegano alla logica mainstream del parlare dell’argomento più appetibile e facile, ovvero il divorzio di Silvio Berlusconi e Veronica Lario, per aumentare i loro contatti. Sono d’accordo ma…

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La sensibilità del Papi

La vicenda la conoscete, il premier va alla festa di compleanno di una diciottenne napoletana che lo chiama Papi e che più parla e più lo rovina, questo pover’uomo.

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Veronica e il drammone popolare

http://www.raidue.rai.it/Static/immagine/330/catene_fo.jpgVolevo parlare d’altro. Della serie, machissenefrega, con tutti i problemi che abbiamo. Oltretutto stavo facendo la rassegna violenta di tutto il mese di aprile. Sono morte delle donne, l’ultima ieri, sempre per mano dell’ex, del fidanzato o del marito. Poi mi è venuta una rabbia enorme, soprattutto nel vedere tante persone che conosco commentare ammirat* le "epocali" parole della moglie del premier.

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La violenza contro le donne non dipende dal passaporto, la fanno gli uomini

http://www.donnenews.it/files/news/img_g_503.gif

C’e’ questa vicenda bolognese che ha impegnato tante persone a proposito di una iniziativa contro la violenza sulle donne e di un manifesto (sotto trovate link e dettagli). Le donne che sono state chiamate a partecipare a questo seminario portano avanti con determinazione un modo del fare politica e comunicazione contro la violenza maschile sulle donne che è totalmente diversa da quello che si vorrebbe loro accreditare a causa del manifesto razzista e xenofobo oggetto di tante critiche.

E’ vero, è stato un errore di comunicazione che si presta a mille speculazioni: bisogna dire che siamo tornate indietro nel tempo, che oramai lo stupratore è inteso solamente come lo straniero al quale dedicare leggi razziali e ronde xenofobe, ma usare la propaganda fascista (per rappresentare quello che accade ora e che a vederselo riproposto così chiaramente scandalizza di rimbalzo persino quelli che accanto alla parola “stupro” scrivono sovente il termine “marocchino” o “rom”) senza contestualizzarla e spiegarla si presta a veicolare un messaggio che non tutti/e hanno gli strumenti per interpretare. Bastava anche una frase che spiegasse che il governo, la destra, vogliono indurci a pensare allo stupro come una questione etnica invece che di genere. A mio avviso meglio scegliere un’altra immagine, differente, esaustiva, che parlasse di violenza maschile invece che di passaporti ed epidermidi con alti livelli di melanina.

Io mi auguro comunque che al prossimo manifesto di forza nuova che rimanderà ad una interpretazione xenofoba e familista della questione degli stupri i giornalisti e i politici di sesso maschile bolognesi sapranno reagire con altrettanta forza e con altrettanto spirito partigiano. Mi auguro anche che tutti/e coloro che si sono sentiti/e giustamente indignati/e (evviva!) dal manifesto in questione vorranno partecipare all’iniziativa di domani 17 aprile proprio per ragionare di provvedimenti contro lo stupro (o per la sicurezza delle città) che non usino le donne per applicare politiche razziste e fasciste. Tutto il resto lo lascio dire a Barbara Spinelli, una delle relatrici dell’iniziativa, la quale ha scritto una lettera aperta che dice tante cose molto più interessanti.

Vi copio e incollo i dettagli dell’iniziativa e poi tutto il contenuto dell’intervento di Barbara che ringrazio sempre per il prezioso lavoro che fa. Il suo blog è “Femminicidio“, che poi è anche il titolo del suo libro.

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Venerdì 17 aprile 2009 ore 16.30-19,30
Aula Magna S. Cristina via del Piombo 5 Bologna

Il Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna organizza il seminario sul tema Femminicidi, ginocidi e violenze sulle donne

In occasione della pubblicazione degli scritti:
D. Danna, Ginocidio. La violenza contro le donne nell’era globale, Eleuthera, 2007;
B. Spinelli, Femminicidio: dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Angeli, 2008;
T. Pitch e G.Creazzo in “Studi sulla questione criminale” Ginocidio. La violenza maschile sulle donne Carocci, 2009

le autrici
Giuditta Creazzo, Daniela Danna, Tamar Pitch, Barbara Spinelli

ne discutono con

Carla Faralli, Fernanda Minuz, Rossella Selmini

Coordinano

Raffaella Lamberti e Milli Virgilio

Hanno aderito all’iniziativa :
Associazione Orlando, Armonie, Casa delle Donne per non subire violenza, UDI, SOS Donna, AdDU

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Barbara Spinelli: A proposito del seminario di domani e delle polemiche sul manifesto.

MANIFESTO SHOCK PER IL SEMINARIO SU FEMMINICIDI, GINOCIDI E VIOLENZA CONTRO LE DONNE.
L’ASSESSORA: E’ STATA UNA MIA SCELTA.

Poiché sono una delle relatrici al seminario di domani, nel darne notizia ho scelto di prendere parola. Per capirci.

I fatti

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Manifesto-fascista-e-razzista-il-Comune-si-scusa-Ma-%C3%A8-polemica/1618450

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/virgilio:-e-stata-una-mia-idea-mi-dispiace/1618455

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/care-amiche-ecco-come-e-andata/1618700

La mia lettera aperta

Non è una scelta facile essere coerenti con sé stessi, ma è necessaria quando si crede in qualcosa.
Per questo alle volte è necessario mettersi in discussione anche per le proprie omissioni, e, quando queste provocano ferite, sentirsene responsabili.
Nonostante io, da autrice del libro “Femminicidio”, invitata quale relatrice al convegno, sia estranea alla bagarre insorta sull’illustrazione fascista, mi sento comunque responsabile nei confronti di tutte quelle persone, ma soprattutto di quelle e di quei migranti che si sono sentiti offesi dalla locandina del convegno in cui sarò una delle relatrici.
Mi sento responsabile perché nel vorticare di impegni quotidiani non ho guardato la mail di presentazione del convegno in cui avrei parlato, non ho mai aperto quell’allegato, e l’ho visto solo oggi insieme alle polemiche che l’hanno accompagnato.
Chi come me non fa di mestiere il conferenziere, e di giorno galoppa per imparare una professione e guadagnarsi da vivere come può, di solito non va per il sottile, e le presentazioni le apre il giorno prima dell’incontro, per fare un copia incolla e linkarle sul blog, o su facebook.
Ironia della sorte!
E pensare che, proprio questo mese, quando, invitata come relatrice in un dibattito in paesino romagnolo di provincia, per una iniziativa pubblica ma in fase elettorale, mi sono indignata e ho negato la partecipazione perché il titolo imposto era “Violenza sulle donne: la vera emergenza”, e io non volevo vedere il mio nome associato proprio a quella logica che attraverso il mio impegno io cercavo di decostruire.
Per cui oggi, presi i giornali, ritrovare sulla prima pagina di Repubblica nazionale il seminario cui partecipavo come relatrice per il “manifesto shock” che lo presentava mi ha fatto “un certo effetto”. Devastante.
Devastante come il potere dei media di oscurare per anni il tuo pensiero e di capovolgere il senso del tuo impegno in un solo giorno, e non per una scelta tua.
Devastante. Mi sono sentita morire a constatarne gli “effetti reali”.
Ho letto le spiegazioni dell’Assessora, gli strali lanciati dai politici ed i distinguo dell’Ordine dei giornalisti.
E ho deciso di con-dividere il turbine di emozioni che mi ha avvinto, e di spiegarle, di farne patrimonio comune, perché non sono sentimenti semplici e diretti, né tantomeno formalismi, ma è un mix esplosivo che rischia di divorarmi di rabbia e amarezza se non esternato.
E ho deciso di pubblicare la mia lettera solo sul mio blog, così, chi vorrà leggerla, intorno vi troverà altri frammenti di me e del mio pensiero, potrà conoscermi per quello che sono, e, anche se non parteciperà al seminario, potrà cogliere come i contenuti dello stesso propongano un’analisi che va in senso esattamente opposto a quello securitario e xenofobo cui fa rimando il manifesto.
Il perché delle mie emozioni controverse, seppure io risulti del tutto “esterna” alla polemica insorta, non riesco a racchiuderlo in due righe formali, di quelle tanto gradite dall’ANSA e dai giornalisti, ma non è facile districare i pensieri quando ancora sono troppo impregnati da emozioni negative.
Provo ad andare per punti.

1) Il manifesto

Indubbiamente la scelta è opinabile. E non è facile dirlo per chi invitata tutto ha saputo a cose fatte.
E’ evidente per chiunque che si tratti di una riesumazione di propaganda fascista.
Se l’avessi visto per tempo, avrei consigliato o di spiegare l’illustrazione, o di modificarla, perché è un immagine che altrimenti “parla da sé”, razzista e xenofoba.
E in quanto tale, se inserita nella presentazione di un convegno contro la violenza sulle donne, può dar luogo – come di fatto è avvenuto – a seri fraintendimenti sugli intenti dell’incontro: chi non avesse conoscenza delle relatrici, potrebbe infatti pensare all’ennesimo incontro che declina la violenza sulle donne come un problema di sicurezza e dei migranti.
Così non è.
Perché anzi le relatrici sono tutte giuriste e criminologhe che attraverso i loro scritti e le loro azioni si sono impegnate a combattere gli stereotipi razzisti e securitari che incistano politiche e norme in materia di violenza sessuale.
Sui giornali comunque il problema non è stato frainteso tanto in questo senso, quanto piuttosto si è concentrato sul fatto che l’immagine fascista è stata inserita nell’ambito di un incontro patrocinato dal Comune.
Anche su questo ci sarebbe da riflettere.
Per quanto concerne la scelta dell’immagine. E’ stata indubbiamente infelice, in quanto non “esplicata”, e dunque di per sé offensiva.
Tuttavia, sulla stampa, la si poteva pure spiegare, una volta che ci è finita !!
Il rimando (per lo meno, quello che ci ho visto io oggi!) infatti è un rimando parecchio colto, e che proprio per questo o va spiegato o è inadatto ad accompagnare l’immagine di un seminario pubblico.
Forse può coglierlo solo chi ha “memoria storica” antifascista e antisessista ben radicata.
Ma è un rimando, se spiegato, azzeccato, a mio avviso.
Appena ho visto il manifesto, è stato immediato per me perché era stato messo lì: il rimando è alle marocchinate, la “licenza per stupro” concessa alle truppe di liberazione come premio per aver vinto la linea nemica.
Allora come oggi, il corpo delle donne usato come strumento politico per ottenere consenso.
Allora come oggi, alla base dello sdegno (e della richiesta di risarcimento) che seguì alla coraggiosa denuncia –postuma- dell’UDI, ci fu l’onore nazionale violato, e non la dignità, il corpo, la libertà di ogni singola donna stuprata.
Un “memento”, a ricordare che la retorica alla base dei discorsi e delle politiche di contrasto alla violenza sulle donne (che quasi tutti, ancora oggi, continuano a ritenere sia solo la violenza sessuale e non anche quella domestica, economica, sociale, culturale..) oggi come allora è la medesima, ed è al servizio del patriarcato.
Dunque, pure un rimando alla opera scientifica di decostruzione femminista fatta dalle autrici, oggi, di quegli stereotipi fascisti, sessisti, razzisti che sono rappresentati nel manifesto fascista e che, ieri come oggi, sono alla base delle politiche di contrasto alla violenza sulle donne (vedasi da ultimo per quanto riguarda il c.d. d.l. antistupro, il mio commento su zeroviolenzadonne.it, l’articolo di Milli Virgilio sul Manifesto, le note di Tamar Pitch in Questione Criminale).
Questo rimando, l’uso di questo manifesto, viene da una Assessora alle pari opprtunità, con trascorsi femministi, che, forse proprio forte del ruolo ricoperto e per la sua storia, pensava (male) di non dover “rendere conto” della scelta, di non essere fraintendibile negli intenti, e forse anche convinta di parlare a quei famosi quattro lettori, anzi più spesso lettrici, che, “aficionadas”, si interessano a questi temi e popolano questi dibattiti.
Lettrici che conoscono se non di persona almeno per averle già lette da qualche parte le relatrici, e che dunque sanno che tra queste si annidano alcune tra le poche studiose femministe da sempre impegnate nella decostruzione degli stereotipi securitari e razzisti che permeano il discorso pubblico sulla violenza maschile sulle donne. Dunque, lettrici che non possono fraintendere.
Non si tratta di “contorsioni mentali”, come sostiene Lonardo: si tratta di un rimando strumentale a una storia, quella delle marocchinate, che almeno chi si proclama antifascista dovrebbe conoscere.
Un errore madornale buttare lì l’immagine senza darle un senso attraverso una nota esplicativa.
E infatti la politica non perdona, chi rompe paga, e dunque l’assenza di una nota all’illustrazione ha generato risentimenti di eco nazionale, legittimi in quanto ai fini della comunicazione pubblica quella immagine, non commentata, non era immediatamente percepibile nel significato attribuitogli se non (io suppongo) da chi l’ha scelta o dalle “addette ai lavori”.
Ha ragione Lonardo che è necessario, per chi cura l’immagine di eventi pubblici patrocinati dal Comune, mettersi nei panni degli altri.
E di questo, per non averlo fatto, l’Assessora si è presa le sue responsabilità.
In questi casi, chiedere scusa a chi per la propria appartenenza etnica o per la propria storia personale si è sentito offeso, è d’obbligo, aldilà della volontarietà o della casualità dell’offesa.
Così come è d’obbligo ribadire i contenuti del seminario e i soggetti coinvolti, che, proprio e solo a causa dell’immagine, ancora restano ambigui.

2) Lo sciacallaggio mediatico e politico. Basta parlare di altro !!
La rabbia,la passione e la frustrazione.

Uso questo termine di proposito, perché a quanto pare va di moda oggi, perché è evocativo e genera riprovazione e sdegno collettivo della comunità verso chi approfitta, col fine di trarne vantaggio personale, della tragedia collettiva.
Nel caso di specie, la tragedia collettiva sono i numeri della violenza maschile sulle donne, i numeri del femminicidio.
Oggi, ogni tentativo di discorso pubblico sulla violenza maschile contro le donne, diventa oggetto di sciacallaggio. A fini politici, di promozione personale, di consenso sociale, di controllo del territorio.
My body is a battleground.
Quando si tenta di fare un discorso scientifico sulla violenza maschile sulle donne, diventa sempre facile parlare di altro. Perché la realtà “strutturale” della violenza degli uomini sulle donne, come espressione di relazioni di potere diseguali, storicamente determinate, è difficile da spiegare e non fa notizia.
Allora basta un appiglio e il gioco è fatto. Soprattutto in periodo elettorale, quando la politica si gioca, più che in altri momenti, sul corpo delle donne.
E allora via, il corpo della donna diventa oggetto mediatico e politico su cui costruire il consenso. Donna oggetto di stupro, donna oggetto di protezione dalla violenza sessuale con ronde e pene più alte, donna oggetto di battute, donna precaria oggetto di matrimonio per sistemarsi, donna in coma oggetto di gravidanza possibile, donna bella oggetto di dono tra presidenti….
Già donna oggetto. “In quanto donna”. Come nel manifesto fascista, ancora oggi la donna acquista rilievo in quanto madre, moglie, figlia, puttana: cioè in quanto “funzionale” al maschile.
Femminicidio è questo: ogni pratica personale o sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta alla integrità, allo sviluppo psico-fisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o morte della vittima nei casi peggiori (…) Il femminicidio è un fatto sociale: la donna viene uccisa nella sua soggettività in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l’uomo o la società vorrebbero impersonasse.
Già, “In quanto donna”, nel momento in cui una persona incarnatasi in un corpo femminile e consapevole del suo essere donna nel mondo e nella società e nelle relazioni produce un sapere “di genere”, e attraverso questo occhio consapevole analizza la realtà delle discriminazioni che quotidianamente subisce “in quanto donna”, ecco che non fa più notizia, scompare.
Non è un caso se, quando c’è da riflettere sulle cifre e sulle cause della violenza domestica, prima causa di morte per le donne in Italia, si parla d’altro.
Come per la manifestazione indetta dall’Assemblea cittadina femminista e lesbica per l’otto marzo.
In quella occasione, su tutti i giornali non si parlò dei contenuti portati dalle donne alla manifestazione (antisessista, antifascista, antirazzista), ma trovò spazio solo la polemica col cerimoniere per lo striscione affisso sotto il portico di Palazzo D’Accursio, e la polemica con le autorità per la mancata concessione della zona vietata alle manifestazioni.
Anche quella volta, non fu difficile deviare l’attenzione e parlare di altro.
Anche quella volta, ci fu uno sciacallaggio mediatico e politico.
Già, perché pure lì i compagni trovarono opportuno, proprio il giorno dedicato alle “nostre” celebrazioni, per “solidarietà”, prendersi la piazza (e annessa denuncia) per protestare contro l’ordinanza limitativa delle manifestazioni in centro.
Oggi come allora, è bastato un appiglio per parlare di altro.
Ed è bastato forse anche per svista, perché le elaborazioni femministe sul tema sono talmente di “nicchia”, rispetto a quelle dei “compagni”, che forse se solo gli intervistati avessero conosciuto il pensiero delle relatrici avrebbero parlato di altro e quella provocazione si sarebbe letta appunto come tale, come traccia grafica di quella decostruzione degli stereotipi fascisti sulla violenza contro le donne (ancora oggi così vivi e ancora normativamente riprodotti) che i testi presentati affrontavano per iscritto.
Purtroppo, genera in me rabbia e amarezza che le parole di analisi spese in tanti anni restino vane e sconosciute all’opinione pubblica, che di quel seminario ricorderà solo “quello del manifesto razzista”.
Il potere dei media e della parola pubblica, che non conosce e disconosce la parola delle donne.
Mentre infatti il fascismo ed il razzismo sono immediatamente riconosciuti e riconoscibili, così non è per il sessismo.
Infatti, se al posto dell’immagine incriminata ci fosse stata la solita immagine di donna piangente nuda e rannicchiata su sé stessa, nessuno si sarebbe lamentato.
Già, perché quella immagine, che pure è discriminatoria nell’associare nell’immaginario collettivo il discorso sulla violenza a una donna sola, fragile e bisognosa di tutela e protezione (“vittima”, appunto), non viene percepita come sessista.
Così come pure nessuno si è lamentato dei manifesti della Relish appesi nella nostra città più a lungo che in altre, così come pure l’Ordine dei Giornalisti non si scandalizza per come viene violata la privacy delle vittime di stupro che spesso e volentieri, anche in casi cittadini, sono rese palesemente identificabili, così come …..
Ce ne sarebbero troppi di “così come” da non finire più, e sarebbe un elenco volto non a giustificare l’errore di cui sopra in cui è incappata l’Amministrazione bolognese e gli effetti deleteri cui ha dato luogo, ma sarebbe volto a evidenziare come i discorsi pubblici sulla violenza contro le donne passino sempre sul corpo delle donne, sulla parola delle donne, e mai attraverso un pensiero ed una analisi di genere, che sempre viene calpestata tra le priorità.
Ci sono sempre uomini pronti a parlare di altro a partire dal corpo delle donne.
Ci sono sempre giornalisti pronti a intervistare uomini che parlino “sulle donne” e “per le donne”.
Ci sono sempre sciacalli pronti a costruire emergenze e ricavarne consenso.
Ricordo ancora la rabbia quando, ai tempi del pacchetto sicurezza proposto dal centrosinistra a seguito dell’omicidio di Giovanna Reggiani, scrissi furente sul rapporto tra controllo della sessualità e controllo del territorio, razzismo, sessismo e politiche securitarie…e da allora è stato un continuo, ultima tappa Terni, proprio due settimane fa.
Di qui la rabbia per il silenzio assordante sulle analisi femministe e di genere della violenza sulle donne, di qui l’amarezza per come, sistematicamente, emergano appigli per parlare di altro, negando cittadinanza al pensiero delle donne ed alla soggettività politica, scientifica, culturale delle stesse.
Domani parlerò di femminicidio, ma un mio contributo su sessismo, fascismo e razzismo lo si trova qui:
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article824
http://www.donnatv.it/tv/mooffanka/?tool=tvp&vid=522
http://femminicidio.blogspot.com/search/label/sicurezza
http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20061122082612
Barbara Spinelli, autrice del libro “Femminicidio”
(non l’editorialista de “LA STAMPA” !)

Barbara Spinelli a proposito del seminario su femminicidi, ginocidi e violenza contro le donne e delle polemiche sul manifesto

Poiché sono una delle relatrici al seminario di domani, nel darne notizia ho scelto di prendere parola. Per capirci.

di Barbara Spinelli

http://femminicidio.blogspot.com

manifesto

I fatti

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Manifesto-fascista-e-razzista-il-Comune-si-scusa-Ma-%C3%A8-polemica/1618450

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/virgilio:-e-stata-una-mia-idea-mi-dispiace/1618455

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/care-amiche-ecco-come-e-andata/1618700

La mia lettera aperta

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Quando antisessismo fa rima con razzismo…

Un manifesto prodotto nel 1944 dal Nucleo Propaganda (organismo creato dal Ministero della Cultura Popolare della Repubblica Sociale Italiana per curare l’organizzazione della propaganda sul fronte della "guerra psicologica"), è stato utilizzato per pubblicizzare, via mail, il seminario Femminicidi, ginocidi e violenza sulle donne, promosso dal Comune di Bologna e dal Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne con l’adesione di diverse realtà femminili/femministe (Associazione Orlando, Armonie, Casa delle Donne per non subire violenza, UDI, SOS Donna …).

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Resta teso il clima politico in Bolivia

La situazione politica in Bolivia rimane tesa e senza apparenti prospettive di soluzione bipartisan. Lo sciopero della fame, intrapreso dal Presidente Evo Morales per reclamare al Congresso il rispetto dei tempi nell’approvazione della Legge Elettorale Transitoria, vede, nonostante tutto, una reazione violenta e aggressiva da parte dell’opposizione.

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