Friday 25 May 2012, 06:51

Gli articoli con tag: " servizio pubblico "

Fuori Gianni Riotta dal servizio pubblico!

riottaAl mondo c’è chi sta con la schiena dritta, e in genere non fa carriera. E c’è chi si piega con varie angolature possibili, e spesso fa carriera. C’è chi fa il proprio lavoro con correttezza e chi è disposto a qualunque bassezza. C’è chi ha le proprie idee ed è disposto a pagare il prezzo alla coerenza e chi invece va sempre dove tira il vento. C’è chi è onestamente di parte e chi è disonestamente neutrale.

Il simbolo del giornalista che fa carriera piegandosi in tutte le angolature possibili, che è disposto a qualunque bassezza, che va sempre dove tira il vento, ma si dichiara sempre (disonestamente) neutrale è il direttore del TG1 Gianni Riotta.

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Sesto vizio capitale, l’invidia

ENGLARO ELUANA 1 L’invidia per la chiesa cattolica è uno dei sette vizi capitali. Dal punto di vista di una persona dotata di senno è comprensibile l’invidia per la ricchezza, il potere, la bellezza o, in ambiti più limitati, la gelosia che può cogliere per il vicino più fortunato. Sono piccole meschinità intimamente connesse con la natura umana.

Ma si può essere invidiosi perfino per chi è minacciato di morte come Roberto Saviano? Si può essere invidiosi perfino di un uomo come Beppino Englaro che sta vivendo una delle peggiori tragedie umane pensabili con la figlia Eluana?

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La leggenda del re galantuomo e dell’indio villano ed ingrato

p_30_09_2008 Sandro Viola, classe 1931, è uno dei patriarchi del giornalismo italiano. Ieri ha scritto un editoriale su Repubblica intitolato “Il Re e i talk show”. Nell’articolo si lamenta della pessima qualità dei vari Ballarò, Porta a Porta eccetera e lo fa con un esercizio retorico scarsamente degno della sua lunga carriera.

Il succo è che per Sandro Viola sarebbe bello avere un Juan Carlos di Borbone con l’autorevolezza di zittire politici impresentabili come fece al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel novembre 2007 con Hugo Chávez.

Per Viola quel “por qué no te callas”, “perché non stai zitto”, pronunciato dal Borbone al negraccio dell’Orinoco, come il cameo di Marshall McLuhan in “Annie Hall” di Woody Allen, assurge ad una sorta di rivincita delle persone dabbene verso i politici quaquaraquà.

Il dabbene è Don Juan Carlos di Borbone e il quaquaraquà ovviamente il presidente del Venezuela.

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Da una telefonata ad Aldo Forbice

aldoforbice Un tipo con una voce qualsiasi chiama Zapping, su Radio1. Parla un italiano appena decente, ma la voce è cattiva, piena d’odio: “io suggerirei di guardare le foto dell’altro giorno di quelli che applaudivano quando è fallito l’accordo di Alitalia. C’è una foto con una hostess che tiene un cartello che dice: ‘meglio falliti che in mano ai banditi’. Ce n’è un’altra dove si vedono due uomini che si abbracciano e uno addirittura piange. Le facce si riconoscono. Io suggerirei a Colaninno di guardare quelle foto quando dovrà scegliere gli esuberi”.

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Chi vuole spennare i tifosi del Napoli?

C_3_Media_468093_immagine_d Qualche dirigente calcistico, vedi Antonio Matarrese, è un troglodita, vecchio, traffichino. Si fanno i soldi lo stesso, in maniera più artigianale. Qualcun altro è avanti, molto avanti e pensa al calcio del futuro, al calcio entertainment globale, al calcio puro business.

Pensa allo Stadio virtuale dove se vuoi entrare dal divano di casa tua, puoi farlo con la carta di credito alla mano e sennò stai fuori. Senza neanche il diritto di cronaca. Chi paga invece può stare ovunque, a Shangai, a Seul o a Los Angeles. Chi è tra i più avanti di tutti è Aurelio de Laurentiis. Sta rifacendo grande il Napoli, ma sta facendo anche un esperimento pilota. Interessante ma anche inquietante per chi pensa al calcio ancora come una passione popolare.

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Libero mercato odontoiatrico ferragostano

dente Il libero mercato funziona, dicono. Anche nella salute, sostengono. Ma che succede se in un capoluogo di provincia di 50.000 abitanti (Macerata) nella settimana di ferragosto TUTTI i dentisti privati, nessuno escluso, vanno in ferie?

Dopo ore di ricerche, chiamo il 118: “è vero, non lavora nessuno, abbiamo ricevuto molte telefonate di protesta in merito”. Gentilissimo, il tipo del 118 dopo 5 minuti mi ritelefona: “ho fatto una verifica: chiami questo numero della ASL”. … Leggi tutto

Il TG1, Alberto Romagnoli e Ingrid Betancourt

IngridBetancourtTG1 Sarebbe interessante poter verificare con Alberto Romagnoli, il corrispondente RAI da Parigi (a spanne, 15.000 Euro al mese di stipendio) se è in grado di rintracciare la Colombia in una cartina muta, o se conosce il nome dell’innominato presidente di quel paese. E’ una curiosità che resterà senza risposta, ma l’intervista a Ingrid Betancourt da lui realizzata per il TG1 delle 20 di ieri sera, senza il benchè minimo riferimento politico alla Colombia, andrebbe mostrata nelle scuole di giornalismo come modello negativo.

Tu hai una donna politica reduce da un’esperienza di sei anni di prigionia nella selva, candidata al Premio Nobel e forse alla Presidenza della Repubblica del secondo più popoloso paese al mondo di lingua spagnola (dopo il Messico, prima della Spagna) e la fai parlare dei suoi capelli, della fede (farà contento Ratzi) e del prossimo divorzio (farà scontento Ratzi) e basta?

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Alver Metalli nasconde la verità di Hollman Morris sulla Colombia

holm1 Si può far credere di far luce su notizie negate e invece prestarsi a fare informazione di regime? Si può dare spazio ad un giornalista scomodo come il colombiano Hollman Morris (nella foto) continuamente minacciato di morte e che vive sotto scorta e omettere strumentalmente di fargli dire da chi è minacciato? Si può qualunquisticamente dire che sono tutti colpevoli e quindi che nessuno è colpevole?

Sì, si può fare come fa Alver Metalli sull’America latina causando danni gravi, di credibilità e d’immagine al servizio pubblico di Radio RAI e alla trasmissione Pianeta Dimenticato. Alverito Metalli è già noto ai lettori di Giornalismo partecipativo per un gravissimo servizio nel quale dava spazio a tesi corrive con la dittatura militare argentina dei 30.000 desaparecidos, tendenti a bloccare in ogni modo i processi per crimini contro l’umanità. La denuncia partita da questo sito ebbe immediate conseguenze, trovando sensibili sia il direttore che il vicedirettore della testata, Antonio Caprarica e Gianfranco d’Anna.

Metalli ci riprova oggi in maniera perfino più subdola, con la Colombia,

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Dopo Pianeta Dimenticato anche TG3 Primo piano è a rischio sparizione

bianca Forse né Pianeta dimenticato né “TG3 Primo piano” spariranno. Ma verranno spostati in orari nei quali non nuoceranno.

E’ il servizio pubblico pacificato dal consiglio di amministrazione di centrosinistra che fa il lavoro sporco per la destra che incombe.

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Querelare l’audience

La cosa buffa della baraonda che si è creata in questi giorni, tra accuse, indignazioni bipartizan e non, minacce di azioni politiche, valzer di poltrone, querele e consuete pecorine prego-si-accomodi-pure, talmente prevedibili da non destare nessun scalpore, è che Marco Travaglio quelle stesse cose, in TV, le aveva già dette su La7, il 4 maggio 2008, ospite di Crozza Italia (dal minuto 01:40 al 01:50). … Leggi tutto

Gli "esperti" di America latina, ovvero l’arte di arrangiarsi a spese di chi ascolta o legge

Per parlare del Paraguay e di Fernando Lugo, il GR1 delle 13 ha intervistato tale Aldo Pigoli, vicedirettore di Equilibri. Il nostro ha detto una serie di cose che mi sembrava di aver già letto stamane da Pierino, il bar all’angolo del mio Dipartimento, sulla Gazzetta dello Sport o sul Resto del Carlino. Pazienza, del resto apprezzo lo spazio dedicato dai vari GR alle elezioni in Paraguay. Insomma era accettabile fino a che Pigoli non ha calato l’asso, proprio alla fine, quando ha nominato il “Venezuela di Sciavèzzz“. E qui casca l’asino nel senso letterale del termine.

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L’epidemia di Dengue nello Stato di Rio mette a dura prova il Brasile: ricordate Cuba?

Il più diffuso quotidiano brasiliano, “O Globo”, riportava nell’edizione di mercoledì 02/04/2008 che il Governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral, stava valutando la possibilità di chiedere l’aiuto degli specialisti cubani per combattere l’epidemia di Dengue che imperversa nello stato carioca.

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Partito radicale: i diritti umani alla RAI sono "cosa nostra"

Sta facendo molto rumore, dentro e intorno al servizio pubblico, un vero e proprio diktat di Marco Pannella (nella foto in divisa da ustascia croato). Nella RAI dell’endemica lottizzazione, il Partito Radicale invece di combatterla ne pretende a gran voce una in più: i diritti umani. Questi sono un nostro specifico, tuona l’ustascia in questione, e solo noi abbiamo i titoli per occuparcene.

Lo storico capo radicale (che l’Opinione vuole senatore a vita) non si limita, in una sorta di editto bulgaro alla rovescia e in minore, ad indicare una carenza del servizio pubblico e a chiedere il rafforzamento di un singolo tema nei palinsesti radiotelevisivi. Fa molto di più Marco Pannella, pretende un programma televisivo, arriva a deciderne già il conduttore in un suo uomo, Walter Vecellio, e stabilisce perfino i temi dei quali il programma si può occupare: “il Tibet, il Darfur, la Cecenia, lo Zimbabwe”.

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Fiaccola olimpica: il corrispondente RAI è confuso

ap_12668048_48230 Sempre di più a certi giornalisti verrebbe voglia di prenderli… a pedate.

Il corrispondente RAI da Parigi, Alberto Romagnoli, dal suo trono di un incarico prestigioso e lautissimamente retribuito (guadagnerà più o meno come l’Ambasciatore) nel GR1 delle 13.00 si è espresso in questo modo: “le notizie che ci giungono sono molto confuse; è difficile sapere dove sia la fiaccola olimpica”.

Romagnoli è riuscito a perdersi sotto la Tour Eiffel… E se ti mandassero a Baghdad, quanto confuse sarebbero le notizie? Certo, sono confuse se stai in ufficio (o addirittura a casa) e sai quello che succede nel mondo dal lavoro degli altri, leggendo le agenzie, né più né meno come i tuoi ascoltatori. Se invece muovessi le chiappe e andassi a vedere, magari con un cellulare (anche un vecchio GSM, mica servono i satellitari sotto la Tour Eiffel) probabilmente non faresti fare al servizio pubblico certe figuracce.

Premiata ditta Berlusconi-Saccà

Furio Colombo, da L’Unità

Se fate parte della commissione Esteri al Senato, di tanto in tanto vi tocca l’incarico di discutere e votare la ratifica di un trattato, che questo o altri governi hanno già stipulato, e che deve essere approvato dal Parlamento. Ho partecipato di recente al lavoro per la ratifica del Trattato di cooperazione e coproduzione cinematografica con l’India, discutendo ogni dettaglio delle norme di incoraggiamento e facilitazione per un progetto così meritevole di attenzione.

Conosco l’India, conosco il cinema indiano e l’ho fatto volentieri. Fa piacere occuparsi di accordi che non hanno niente a che fare con le armi.

Poi leggo, il 12 dicembre, l’articolo di Giuseppe D’Avanzo su Repubblica (tema, la corruzione di Berlusconi, la sua operazione di acquisto dei senatori del centrosinistra) e apprendo di avere lavorato per il “socio” di Berlusconi, Agostino Saccà. Da una sua posizione chiave nel cuore dell’azienda pubblica Rai, l’ex direttore generale (ora capo di Rai Fiction) lavora a un suo (suo e di Berlusconi) progetto di impresa privata. Trascrivo da D’Avanzo: «Nonostante i suoi doveri di incaricato del servizio pubblico ha un privatissimo proposito di farsi imprenditore di se stesso, creatore della “Città della fiction” di Lamezia, architetto di “Pegasus”, un nascente consorzio di produttori televisivi sollecitato da alcuni produttori indiani. Qualcosa non va in questa storia, e non solo dal punto di vista etico», conclude D’Avanzo.

Qualcosa non va anche dal punto di vista politico. La mucillagine dilagante (per usare le parole del Censis) degli interessi privati invade e contamina la vita politica e gli impegni istituzionali al punto da far agire nell’interesse dell’impresa infetta (Berlusconi e soci) anche chi si batte in tutti i modi contro di essa.

La mattina del 13 dicembre, mentre parlavo di questa vicenda nel corso del programma «Omnibus» de La 7 , coordinato da una indomita conduttrice decisa a non lasciarsi intimidire dagli urli, mi sono accorto di far parte di una esigua minoranza che considera uno scandalo grave il tentativo esplicito e provato di comprare senatori. Mi sono ricordato che – in coincidenza con i fatti rilevati da Repubblica sulla base di intercettazioni telefoniche in cui Berlusconi entra per caso (intercettazioni della magistratura di Napoli che riguardavano il non irreprensibile ex direttore generale della Rai) – il vivace e attivo capo della opposizione e (come si constata ancora una volta) della illegalità italiana aveva indicato il giorno preciso della caduta del governo, il 14 novembre. Era infatti il giorno in cui un imprenditore italiano residente in Australia si era assunto il compito di concludere “l’affare” se il sen. Randazzo – eletto dagli emigrati italiani in quel continente – si fosse prestato al convenientissimo evento del passaggio incentivato da una parte all’altra del Parlamento. Randazzo ha detto e ripetuto il suo no sia a Berlusconi in persona sia ai suoi mandatari (stando sempre alle intercettazioni e alla de-codificazione di esse da parte dei giornalisti di Repubblica). E Berlusconi ha subito lanciato il progetto dal nome maoista di “Partito della Libertà del popolo” per colmare la sconfitta e il vuoto.

Ma provate a parlarne con uno schieramento di liberi giornalisti italiani nell’era di Arcore, nel corso di una diretta tv come quella di Omnibus. La squadra di firme invitate (Paolo Liguori di Mediaset, Carlo Puca di Panorama e persino il celebre Minzolini, ottimo e intraprendente giornalista che ha l’esclusiva delle frasi confidenziali e virgolettate di Berlusconi) hanno risolutamente preteso di essere al di sopra delle parti. E contestualmente si sono impegnati a dimostrare che “vendere e comprare” senatori è un normale fatto politico. Forse che Follini non era stato comprato dal centro-sinistra? Invano ho fatto notare che un partito impegnato a tassare i suoi parlamentari del nuovo Pd (1500 euro a testa ogni mese) solo per pagare il “loft” di poche stanze in cui hanno sede, in tre o quattro vani, i nuovi uffici, difficilmente avrebbe potuto “acquistare” l’ex vice presidente del Consiglio della Casa delle libertà. Ma l’offesa priva di fondamento dedicata a Follini dalla viva voce di giornalisti che dovrebbero narrare la realtà, era solo una parte della loro fiera esibizione super partes. Tutto il loro impegno era dedicato a spiegare – con qualche urlo in più – al pubblico che tutto nella politica italiana è basato su continue compra-vendite. E che dunque, se c’è un intollerabile scandalo, è quello delle intercettazioni.

Soltanto Gianni Barbacetto (coautore con Marco Travaglio di testi su Berlusconi visti di malocchio dai politici di ogni parte, ma best-seller presso il pubblico italiano) e io abbiamo tentato di dire che quando le manovre che cambiano la politica italiana sono segrete, illegali e pericolose, il venirle a sapere in modo inconfutabile è sempre un atto di difesa della democrazia.

Purtroppo sulla questione intercettazioni lo schieramento dei super partes berlusconiano non è isolato.

Il presidente della Camera Bertinotti: «Ho detto che Silvio Berlusconi è un animale politico e che sulle riforme è un interlocutore indispensabile». «Ma – scrive il Corriere della Sera del 13 dicembre – c’è di più. Il garantista Bertinotti si è appellato al Procuratore di Napoli per verificare se c’è stato il vulnus che sembra appalesarsi nella intercettazione del deputato Berlusconi. Dice Bertinotti al Corriere: “Le regole sono l’essenza della democrazia. E qui mi fermo. È un rito (la pubblicazione delle intercettazioni, N.d.R.) che danneggia anche la magistratura”».

Dice il senatore-avvocato Guido Calvi del Pd: «Diciamo che ho sempre paura che qualche magistrato, come dire, possa deviare dall’esercizio delle sue funzioni. Il controllo del Csm deve ormai diventare estremamente rigoroso. È urgente mettere mano al problema delle intercettazioni che non siano finalizzate all’accertamento del reato perseguito e impedire la fuga prima del legittimo uso processuale».

Ma la pattuglia di coloro che guardano corrucciati alla presunta irregolarità dei giudici di Napoli (che appare infondata perché – come afferma il Procuratore di quella città – la parte investigativa dell’indagine è giunta a compimento e non sembra ci sia stata una fuga di carte segrete) non è affatto isolata. Da una parte si sente (si è sentita nella puntata di Omnibus di cui ho parlato) la voce esasperata di un giornalista come Liguori che sbotta: «Ma con tutti i delitti che ci sono a Napoli proprio di Berlusconi e Saccà si dovevano occupare quei giudici!».

Dall’altra, c’è il desiderio di partecipare alla vasta indifferenza verso il clamoroso attentato alla democrazia. Perché è vero che il deputato Berlusconi è stato intercettato e questo viola le regole. Ma questa violazione – che è apparente, perché gli investigatori stavano seguendo e ascoltando un alto dirigente della Rai circondato di molti sospetti – non è colpa dei giudici. Infatti Saccà e Berlusconi discutevano tutto il tempo non solo di ragazze da piazzare alla Rai per «levarcele dalle balle», ma anche di richieste di Berlusconi a Saccà di «far felice il capo» procurandogli, con i mezzi che si sanno, i senatori che gli mancano affinché Prodi cada quel magico 14 novembre che «il capo» aveva profetizzato. In fondo a sinistra, profondo silenzio.

E quando non è silenzio è preoccupazione. Tutto questo disordine non interromperà il dialogo? Non è meglio, come suggeriscono i senatori-avvocati, separare la giustizia dalla politica? Il ragionamento ricorda le tante altre volte in cui ci ammonivano a non parlare dei processi di Berlusconi, per una sorta di cavalleresca sospensione che avrebbe reso meno aspri i rapporti. Come si ricorderà, ha sempre provveduto Berlusconi, di sua iniziativa, a riaccendere la miccia ora accusando i comunisti di occupare l’Italia, ora facendo descrivere Prodi come “un mascalzone bavoso”.

Questa volta è diverso. Nel pieno della politica, Berlusconi compie un delitto politico, oltre che di corruzione: vuole comprarsi alcuni senatori. Un senatore conferma, comprese sorveglianze, pedinamenti, fotografi pronti allo scatto, strani intermediari. Non è “un’altra storia” come ci dicevano (sbagliando) per il conflitto di interessi. È il cuore dell’unica storia: la politica italiana inquinata da Berlusconi. Il tentativo, illegale e disonesto, di abbattere la maggioranza per dissanguamento.

Non si può e non si deve far finta di niente perché ormai siamo in compagnia degli italiani che sanno tutto attraverso un percorso che non viola alcuna legge.

Certo che il tentativo di trovare un minimo di accordo per una decente legge elettorale deve continuare, non è stato il centro-sinistra a volere una legge elettorale indecente, giustamente definita da loro stessi “porcata” . Certo che tale tentativo va fatto con loro, gli autori della “porcata” (che non hanno mai neppure tentato di giustificare o spiegare, solo un sabotaggio della delicata macchina elettorale che genera ogni volta la democrazia). Meglio se “loro” sono una tavola larga, senza preclusioni, senza esclusi. Difficile? Difficile. Ma dalla parte della maggioranza l’esperienza e la conoscenza di queste cose non manca. Ma non possiamo farci carico di Saccà. Non possiamo far finta di non sapere ciò che tutta l’Italia sa. Non possiamo isolare e lasciare sola la preda che avevamo puntato, il senatore “da comprare” dopo che avevamo fatto una meticolosa ispezione del suo stato patrimoniale. Il grande teatro insegna che la vittima diventa patetica se viene lasciata sola, se non diventa simbolo vantato ed esibito da chi ha scoperto l’inganno. Non credo si debba confondere la necessità urgente (e finora bene impostata da Veltroni) dell’accordo su un punto, la legge elettorale, con una sorta di indulto-distrazione-amnistia generale. O che sia consigliabile aggiungere sdegno per il gesto di rivelare invece che per la rivelazione. La storia, adesso, parte da quella rivelazione.