Thursday 09 February 2012, 13:25

Gli articoli con tag: " Santiago del Cile "

Teheran

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11 settembre 1973

Un Uomo degno, da ricordare. Parole quanto mai attuali, ci accompagneranno, sempre.

Ultimo messaggio del Presidente Salvador Allende al popolo cileno

La storia è nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che
avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un
uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che
giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo
momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che
traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero,
l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le
Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il
generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello
stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero,
di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti
e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra,
alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra
preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della
Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro
la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle
associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società
capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono
all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile,
all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno
perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua
comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo
saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli
oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo
di procedere. Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo
della mia voce non vi giungerà più.

Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi.

Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con
la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve
farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il
tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si
apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero,
per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio
non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che
castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento..

(Santiago del Cile, 11 Settembre 1973).

I Messicani non sono Americani

messicano

E chi di voi ha sentito il Ministro Frattini sconsigliare i viaggi nel “paese centroamericano”? (gc)

Notate il link della diretta di Repubblica sull’influenza suina:

Alle 15:06 ci viene fatto gentilmente notare come il bimbo morto in Texas non è americano, ma messicano.

Ma questi lo sanno che il Messico si trova in America e anche i Messicani hanno il diritto di essere definiti Americani? O vale il discorso della parte per il tutto? Dove ovviamente la parte sono gli USA, e il tutto i paesi subalterni dove si parla spagnolo e portoghese. Li vorrei vedere questi giornalisti a spasso per Città del Messico o Santiago del Cile, che provino a dire alla gente che non sono americani. Non ne sarebbero  propriamente molto felici.

La leggenda del re galantuomo e dell’indio villano ed ingrato

p_30_09_2008 Sandro Viola, classe 1931, è uno dei patriarchi del giornalismo italiano. Ieri ha scritto un editoriale su Repubblica intitolato “Il Re e i talk show”. Nell’articolo si lamenta della pessima qualità dei vari Ballarò, Porta a Porta eccetera e lo fa con un esercizio retorico scarsamente degno della sua lunga carriera.

Il succo è che per Sandro Viola sarebbe bello avere un Juan Carlos di Borbone con l’autorevolezza di zittire politici impresentabili come fece al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel novembre 2007 con Hugo Chávez.

Per Viola quel “por qué no te callas”, “perché non stai zitto”, pronunciato dal Borbone al negraccio dell’Orinoco, come il cameo di Marshall McLuhan in “Annie Hall” di Woody Allen, assurge ad una sorta di rivincita delle persone dabbene verso i politici quaquaraquà.

Il dabbene è Don Juan Carlos di Borbone e il quaquaraquà ovviamente il presidente del Venezuela.

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ULTIMORA – Bolivia: presa la prefettura di Pando, arrestato il Prefetto, mandante della strage. Le prime testimonianze del massacro

ARTICOLO AGGIORNATO ALLE 19.00_45023715_bolivia_203b_afp Secondo Radio Erbol, appena ripresa dall’ANSA, a quattro giorni dalla proclamazione dello Stato d’assedio nel dipartimento di Pando, nel Nord della Bolivia, un contingente pesantemente armato dell’esercito boliviano ha preso il controllo del centro della città di Cobija, capoluogo del dipartimento. Il prefetto Leopoldo Fernández (nella foto) è stato arrestato.

Ecco le prime testimonianze del massacro (FONTE PULSAR). Una contadina racconta: “Noi eravamo disarmati. Ci hanno lanciato, bombe, lanciarazzi, dinamite, ci hanno sparato con armi automatiche, mitragliatrici”.

Uno dei sopravvissuti ha raccontato una scena che ricorda i massacri nazisti o quelli del Guatemala: “A una signora con un bambino di cinque anni in braccio l’hanno trascinata per i capelli e quando lei chiedeva di non ucciderla le hanno sparato un colpo in testa. Il bambino ha cominciato a piangere e allora hanno sparato anche a lui”.

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Il concerto latinoamericano con la Bolivia democratica

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Al vertice dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), riunito a Santiago del Cile, i presidenti sudamericani si sono stretti intorno alla Bolivia e hanno espresso “il più pieno e deciso appoggio al governo costituzionale del Presidente Evo Morales”, hanno “condannato la violenza dei gruppi che vogliono destabilizzare il paese” e “avvertono che i rispettivi governi rifiutano energicamente qualunque situazione che tenti un colpo di stato, la rottura dell’ordine istituzionale e che compromettano l’unità territoriale della Repubblica di Bolivia”.

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Dittature fondomonetariste: in Cile ergastolo per il capo della Polizia politica di Pinochet

_43045321_prats203b Lentamente la giustizia arriva anche in Cile. Il capo della DINA, la famigerata polizia politica di Augusto Pinochet, Manuel Contreras è stato condannato a due ergastoli ieri a Santiago del Cile. Contreras è stato riconosciuto come il mandante dell’attentato terroristico del 30 settembre del 1974 a Buenos Aires con il quale, con un’auto bomba, uccise il generale costituzionalista Carlos Prats (nella foto) e sua moglie Sofia Cuthbert.

Sono stati necessari 34 anni dai fatti, e una decina d’anni tra indagini preliminari e processo, ma alla fine la giustizia per Carlos Prats e sua moglie Sofia è arrivata. Quando il giudice Alejandro Solís ha letto la sentenza la famiglia Prats era tutta presente, ed ha accolto la lettura con emozione, così come in questi lunghi anni ha lottato insieme perché giustizia si facesse.

Le tre straordinarie figlie dei coniugi Prats, oramai nonne, si sono divise in tutti questi anni i compiti perché nulla di intentato fosse lasciato anche quando figure come quella di Contreras sembravano totalmente intoccabili: “questo è il contributo più grande che potevamo dare alla memoria dei nostri genitori e per fare in modo che l’Esercito cileno abbia il coraggio di scrivere davvero la propria storia”.

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Cile: Ergastolo per il generale Contreras capo della DINA

da un articolo non firmato del quotidiano cileno El Clarin de Chile

SANTIAGO DEL CILE, 30 GIU – Manuel Contreras, ex capo della Dina cilena, la polizia segreta della giunta di Pinochet, e’ stato condannato all’ergastolo. E’ stato ritenuto colpevole dell’omicidio di Carlos Prats, ex ministro di Salvador Allende, e di sua moglie. … Leggi tutto

Rocco Cotroneo e il pesce d’aprile su Silvio Rodríguez

silviogrande Scrivo questo post malvolentieri. Beccare Rocco Cotroneo, il nostro corrispondente a Copacabana, fare due volte male il proprio lavoro nello stesso giorno è troppa grazia, o troppa pena, per il Corriere della Sera che lo mantiene a Río e gli paga la caipirinha.

Stamane ci eravamo accorti che Cotroneo era cascato nella propaganda di Miami spacciando la maglietta con la @ sfoggiata dal ragazzo cubano Eliécer Ávila per lo squillo della rivolta a Cuba, e non per quel che era, ovvero la maglietta fatta in serie della facoltà di Informatica che Eliécer frequenta. Poi una volta capito che i ragazzi cubani, che poche ore prima aveva esaltato, non stavano buttando giù la mummia di Lenin, ha fatto una delusissima e nervosa macchina indietro: sono figli della classe dirigente, non ci potevamo aspettare di meglio da loro, traditori!

Il bello però Cotroneo lo scrive in un pezzo intitolato “Cuba discute”. Andiamo a vedere che merita. Parla di Silvio!

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Pablo Neruda, tra la Fondazione pinochettista che porta il suo nome e Clemente Mastella

Ci voleva Mastella per far sì che sul web cominciasse finalmente a circolare la verità sulla falsa poesia di Neruda.

“Lentamente muore”, poesia scritta dalla brasiliana Martha Medeiros, è da anni ormai erroneamente attribuita al grande poeta cileno in centinaia di siti e pagine internet, nonché in numerose raccolte di poesie.

Una sorta di leggenda metropolitana. Un apocrifo. … Leggi tutto

Lula viaggia in Guatemala e a Cuba, dove incontra Fidel

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva viaggia domenica 13/01/08 in Guatemala e a Cuba. Saranno le sue prime visite internazionali nel 2008. Dopo aver partecipato della cerimonia di ufficializzazione del nuovo presidente guatemalteco Álvaro Colón, lunedí Lula attraverserá il Mar dei Caraibi e arriverá a La Havana, dove é previsto un incontro con Fidel. L´ordine del giorno della visita include la partecipazione della Petrobras nelle operazioni di ricerca di petrolio nelle acque territoriali dell´isola.

La visita a Cuba é stata annunciata oggi (09/01/08) dalla assessoria alla Presidenza della Repubblica. La stessa era prevista nel novembre passato, ma era stata posticipata col fine di incrementare gli accordi bilaterali che saranno firmati.

Lula ha affermato che il vice-presidente cubano Carlos Lage ha presentato … Leggi tutto

Pubblicità e razzismo in America latina. Spunti per una possibile ricerca

Anticipo in forma ridotta un mio saggio di prossima pubblicazione

Nino_disparando Visto dalla remota Europa lo stereotipo di bellezza femminile nel continente meticcio per eccellenza, l’America latina, è quello degli occhi neri, dei capelli crespi e della pelle abbronzata. È l’America morena letteraria di Teresa Batista o di Donna Flor del bahiano Jorge Amado. Visto dallo show business e soprattutto dal sistema pubblicitario latinoamericano, invece, lo stereotipo di bellezza è quello occidentale, anoressico, biondo e dagli occhi azzurri. Tale divaricazione non è ininfluente e la pubblicità appare mettere in scena e contribuire a legittimare l’apartheid e la sottomissione culturale al bianco delle maggioranze meticce, indigene e nere.

Se leggi, costituzioni, società e perfino la vita quotidiana rendono la discriminazione in America latina né onnipresente né inevitabile, il mondo della pubblicità nella regione, in maniera più marcata rispetto ai sistemi televisivi in generale, rappresenta invece un baluardo della separatezza. È un mondo di creoli che rappresentano se stessi anche quando devono vendere prodotti ai non creoli, autocompiacendosi fino a considerare e presentare la bianchezza della pelle come garanzia del successo di un prodotto. È difficile capire dove finisca l’ottusità discriminatoria e dove comincino le finalità politico-ideologiche di controllo sociale. Appare però evidente che le logiche che si celano dietro la presunta neutralità delle logiche commerciali vadano ben al di là degli interessi commerciali stessi.

Ben diversa è infatti la situazione negli Stati Uniti. Il mercato dei consumatori ispanici muove

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Cristina Carreño torna in Cile. E’ la prima vittima cilena del Plan Condor.

Cristina Carreño, la prima donna cilena detenuta e scomparsa a Buenos Aires nell’ambito di quella grande operazione del terrore che prese il nome di Operación Condor, e che coordinò negli anni 70/80 le dittature latinoamericane, torna nella sua terra, in Cile.

Torna dalla sua famiglia che l’ha cercata per 27 lunghi anni e che in questo momento si trova in Argentina per organizzare il viaggio di ritorno in patria.

Il corpo di Cristina arriverà da Buenos Aires in un volo speciale il 28 dicembre.

Il suo funerale verrà celebrato il giorno 30 presso il Memorial del Detenido Desaparecido presso il Cimitero Generale di Santiago del Cile.

Cristina quando scomparve aveva appena 33 anni.

Suo padre, comunista, operaio del salnitro, fu detenuto e torturato fino alla morte nel 1974.

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Uribe e l’elastico-Chávez

Il presidente bolivariano Hugo Chávez serve quando serve. Gli ultimi giorni ne sono stati lo specchio. L’Europa – e non solo – lo sta trattando come un gadget da borsetta, da tirare fuori solo al momento opportuno. Come un rossetto o un phard. Guai lasciargli la parola! Vorrei analizzare alcuni fatti che sono testimonianza di quanto una parte dell’America – che poi lo bolla come criminale, anti-democratico e grossolano politicante – abbia bisogno di Hugo. Non si tratta di una laudatio, no. Si tratta solo di una interpretazione dei fatti che sono occorsi in questi ultimi giorni. Recentemente è terminata – salvo imprevisti – la mediazione venezuelana per uno scambio umanitario con le FARC colombiane. La “cacciata” da parte di Uribe, si basa su un incidente diplomatico di presunte ingerenze da parte di Chávez nei confronti dell’esercito colombiano. La battuta secca di Uribe è stata: “Non parlare con i generali o me li fai diventare Chavisti”. Il fattaccio che ha scatenato l’ira del presidente più filo-americano del Latinoamerica è stata una telefonata intercorsa tra il presidente venezuelano e il gen. Mario Montoya. Dalle rivelazioni di diverse fonti, si è poi compreso che la telefonata non era neppure diretta. Cioè, Chávez è stato introdotto al generale dalla senatrice liberale Piedad Cordoba. Poi, si viene anche a conoscenza del fatto che la chiamata tra i due dura 11 secondi. Forse un tempo insufficiente a diventare chavisti. Ma un tempo più che sufficiente perché Uribe perda la pazienza: rompe il dialogo con Hugo e le trattative con le FARC. La reazione dei parenti dei sequestrati (che formano l’ ASFAMIPAZ) è abbastanza secca. Anche i familiari di Ingrid Bentacourt, tra cui l’ex marito e l’attuale compagno, criticano il presidente Uribe per la sua “testardaggine” nel voler risolvere la questione a modo suo, vanificando spesso i concreti passi avanti che già si erano realizzati. Quindi sembrerebbe un Hugo sconfitto su più fronti: dalla Cumbre, alla piazza di Caracas, passando per le reazioni nella confinante Colombia. In realtà, si tratta quasi esclusivamente di una ripicca di gelosia da parte del presidente colombiano. Sembrerebbe che l’unico sentiero aperto per la liberazione dei prigionieri sia – ad oggi – una trattativa che abbia come epicentro il presidente Chávez. Non sono io a dirlo. Il Consejo Nacional de Paz e la Comisión de Paz de la Cámara de Representantes hanno sottolineato l’esigenza che il presidente Uribe non cada nell’errore di eliminare l’unica possibile via per giungere alla liberazione dei prigionieri della FARC (Fonte: Prensa Latina). Il PDA, principale partito di opposizione, ha convocato una manifestazione per oggi per le vie della capitale, al fine di chiedere un incontro tra la senatrice Cordoba e il presidente Uribe e per ripristinare un dialogo con la guerrilla. Esiste poi un grande sponsor della mediazione venezuelana, che risiede all’Esliseo. Infatti, il presidente francese Sarkozy è convinto che l’unica via per liberare la franco-colombiana Ingrid sia quella che passa per Caracas e, ancor prima, per La Habana. David Martinon, portavoce di Sarko, ha dichiarato la contrarietà francese alla decisione di cambio di rotta: “Nous réitérons notre soutien à la médiation Chavez et nous souhaitons que le dialogue entre le président Uribe et le président Chavez reprenne, parce qu’il est un élément clé de la réussite de la médiation”. Ma anche “Hugo Chavez reste la meilleure option”. Sorprendentemente, la Francia si fida di Hugo. Non si tratta di una questione di affinità né ideologica, ma di un mero opportunismo politico. Come ha spiegato il compagno di Ingrid Bentacourt, il sig. Lecompte, “la Francia dimostra di sostenere il presidente venezuelano e la sua mediazione, poiché non esiste un piano B”. In realtà sarebbe più corretto dire “piano C” perché il B è già quello di cui fa parte il “buon ufficio” di Chávez. Qualche giorno fa (il 21) il presidente Sarko, ricevendo la visita di Chávez in Francia, ha voluto celebrare “l’inizio di una amicizia”. Di fatto, vedere l’uno accanto all’altro sembra “la strana coppia”: agli antipodi in molte cose. Rimane il fatto che il presidente francese, per realizzare il suo piccolo sogno diplomatico – la liberazione di Ingrid – si aggrappa solo più al Venezuela. E l’Eliseo non è l’unico sostenitore della via-Chávez. Ad agosto, i familiari dei prigionieri delle FARC, a colloqui con il presidente venezuelano, l’avevano indicato come un mediatore credibile per giungere all’accordo e alla scambio umanitario. Un coinvolgimento necessario se si pensa che Álvaro Uribe non ha raggiunto alcun risultato concreto per avviare un processo di pace significativo. Anzi, con il suo Plan Patriota ha contribuito ad esacerbare la tensione. Pochi anni fa Gabo descriveva il proprio paese come una torta divisa in tre; ciascuna parte divorata da un goloso diverso: stato, guerrilla e paramilitari. Il tutto in un unico paese che tenta di sopravvivere. A stento. Infatti, la situazione è peggiorata, tanto che Uribe ha già chiesto, a partire dal 2002, i “buoni uffici” di chiunque: all’ex Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan (agosto 2002), all’ex presidente colombiano (Alfonso López) e alla chiesa cattolica del paese (novembre 2002), a Svizzera, Francia e Spagna (tra il 2004 e il 2005). Uribe non è comunque solito al “fare fuori” coloro i quali stavano contrattando una soluzione di pacificazione con le FARC. L’ultimo facilitatore è stato Hugo. Si tratta dell’ennesimo scossone del “piano A” di Uribe per contrattare lo cambio umanitario con la guerrilla: quello del presidente colombiano è un piano che singhiozza come un automobile senza benzina. L’ultimo strattone è quello che ha allontanato la mediazione venezuelana. C’è chi comunque definisce aggressiva la telefonata al gen. Montoyo da parte del presidente venezuelano; c’è chi parla di “ingerenza inaccettabile” e chi critica la “diplomazia informale” di Chávez. Per mio conto, ho trovato per iscritto la conversazione – molto cordiale – tra i due presidenti (Uribe e Chávez) a Santiago del Cile, in occasione della Cumbre. La ripropongo qui di sotto:
C-Álvaro, déjame ir a hablar con ‘Marulanda’ al Caguán. Necesitamos un despeje pequeño.
U-Hugo, yo no puedo admitir que se hable de despeje, mis generales se desmoralizarían.
C-Álvaro, entonces déjame y yo hablo con tus generales. ¿Quién es el comandante de tu Ejército?
U-El general Mario Montoya. Pero te repito, Hugo: No puedes hablar con mis generales, porque se me vuelven chavistas. Todo lo que haya que hablar sobre este tema lo hablamos los dos.
Sembrava una discussione cordiale, tanto che – alla fine – il nome del generale è stato rivelato dallo stesso Uribe. Il presidente venezuelano ha poi telefonato a Montoya. Forse si cercava un pretesto per la rottura. Beh, missione compiuta. L’elastico Chávez sembra essersi rotto.

Anche Lula scende in campo per difendere Chávez

Folha071115 Dopo che a Santiago del Cile, nel corso del vertice iberoamericano, i presidenti di Argentina, Ecuador, Nicaragua e Bolivia oltre che il rappresentante cubano, Carlos Lage, avevano apertamente difeso il presidente venezuelano Hugo Chávez, attaccato violentemente dal re di Spagna e dal primo ministro Zapatero, indispettiti per le critiche generalizzate da parte dei governanti latinoamericani verso le multinazionali spagnole e verso l’ex capo del governo, José María Aznar, ora scende in campo anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva in difesa del suo omologo venezuelano Chávez.

In un evento a … Leggi tutto