Thursday 09 February 2012, 04:44

Gli articoli con tag: " Santa Cruz "

La prensa aceitada

La influencia de Estados Unidos en algunos medios de comunicación latinoamericanos y, particularmente, entre algunos periodistas de la región no es un asunto meramente ideológico: a veces es un asunto de dinero. … Leggi tutto

Néstor, Cristina e Catamarca

L’8 marzo nella provincia argentina di Catamarca si sono celebrate le elezioni per il ricambio dei deputati al governo provinciale e di altre cariche di carattere locale: il primo scoglio elettorale con l’ex presidente Nestor Kirchner alla presidenza del partito Justicialista. Questa election day locale è stata vissuta dai K come il primo duello nazionale di quest’anno elettorale. Nonostante le alleanze con vecchi avversari politici, nonostante le sfilate di buona parte del governo alla provincia del nord argentino, nonostante il comizio di chiusura del grande capo in persona, Catamarca ha scelto altro. Nemmeno le ormai consolidate pratiche clientelistiche hanno dato i suoi frutti: lo sperimentato Ishii, intendente della località bonaerense di José C Paz, esperto in elezioni –come si suol dire- “aiutate”, non è riuscito a influenzare con la sua sapienza il voto dei catamarqueños. (Ishii è stato talmente bravo nel 2007, che il caso di José C Paz è arrivato persino all’OEA). Nemmeno il già collaudato affitto di remises, per accompagnare i votanti al seggio, ha funzionato questa volta.

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La Bolivia da oggi è un paese democratico

bol1 Per la prima volta in quasi 200 anni di Storia la Bolivia ha una costituzione che include tutti i boliviani e non solamente la minoranza creola. La maggioranza di cittadini che l’ha approvata è stata vastissima, tra il 57 e il 64% dei voti, a scrutinio non ancora terminato. Dopo il Venezuela e l’Ecuador la Bolivia è il terzo paese del Sudamerica (e del mondo) a reggersi su di una Costituzione partecipativa. E il latifondo non esisterà più!

Nonostante la netta espressione della volontà popolare l’opposizione reclama di aver vinto nell’Oriente, la cosiddetta Media Luna ricca, i dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija e continua a profilare una lotta di lunga durata per spaccare il paese. Se si guarda ai numeri vi è una differenza importante tra il 75% di “Sì” a La Paz o a Cochabamba e il 70% di “No” di Santa Cruz e Beni, che sfumano però a poco più del 50% a Tarija e Pando ma la verità è che tale differenza non regge più a simulare un paese spaccato. Perché la Bolivia, il paese dell’apartheid, era spaccato ieri ma da oggi ha lo strumento, la nuova Costituzione, che era alla base del programma politico del MAS (Movimento Al Socialismo) di Evo Morales che permetterà al paese di non essere più spaccato domani.

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Bolivia: la strage di Pando come Portella della Ginestra. L’odio dei ricchi contro i poveri

portadalpg “Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli dei poveri

Pierpaolo Pasolini

Li abbiamo visti tutti i soldatini boliviani inermi, facce da adolescenti indigeni massacrati di botte dai giovani bianchi o sbiancati, creoli o che si sentono creoli o che credono che con quei calci, quegli sputi, quell’odio diventeranno creoli. Li abbiamo visti i soldatini boliviani scappare via nelle strade di Santa Cruz o di Trinidad.

Quei ragazzi contadini dell’altipiano, soldatini di leva microscopici con quelle divise sempre troppo grandi. Avevano le lacrime in faccia impastate nel loro sangue e nel fango degli stivali di chi li ha umiliati. Nei loro occhi più che l’odio c’era il terrore. Il terrore di chi ancora una volta si vede sopraffatto. Il terrore di chi viene bastonato da 500 anni ogni volta che tenta di alzare la testa e teme che anche questa volta finirà nella stessa maniera.

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Un plebiscito per Evo Morales in Bolivia

tapagn Ha governato per 30 mesi avendo tutti i media del paese contro. Ha governato per due anni e mezzo con l’Ambasciata degli Stati Uniti tramandogli contro e con un’opposizione eversiva e razzista che considera intollerabile che lui, un indio, governi il paese. Gli hanno impedito di fare campagna elettorale, e minacciandolo costantemente di morte, perfino di entrare in varie regioni.

Eppure lui, Evo Morales, il presidente indigeno della Bolivia, ha aumentato di quasi mezzo milione i voti presi nel 2005, passando da un già straordinario 54% a un plebiscitario 64% di consensi e crescendo in tutte le regioni del paese comprese quelle governate dall’opposizione (a Beni dal 16% al 43%, a Santa Cruz dal 33% al 39%, a Tarija dal 31% al 47% e a Pando dal 20% al 49%).

Se si pensa che, nel solo anno 2007, l’agenzia governativa statunitense USAID ha speso 124 milioni di dollari per destabilizzare il governo boliviano, finanziare l’opposizione, e fomentare la secessione, il risultato del referendum revocatorio di domenica in Bolivia, che ha visto riconfermare Evo Morales addirittura aumentando del 10% i propri voti, rappresenta un risultato storico per il paese e per tutta l’America latina integrazionista.

Ancora una volta nel Continente, il potere dei soldi, la volontà delle multinazionali e di governi come quello statunitense o spagnolo e il controllo totale dei media da parte delle oligarchie locali, non ha potuto trionfare.

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Quei titoli in malafede sulla presunta vittoria a metà di Evo Morales

ALLE 11.20 GENNARO CAROTENUTO COMMENTA I RISULTATI DEL REVOCATORIO BOLIVIANO SU RADIO3 MONDO, RAI.

Avrete visto in giro, da Repubblica al Corriere i titoli sulla presunta “vittoria a metà” di Evo Morales in Bolivia. Per capirci è come se, dopo le politiche italiane di aprile, un giornale coreano o uzbeko avesse titolato “Berlusconi: vittoria a metà” perchè in Umbria o in Toscana ha vinto il centrosinistra.

Come scrivo nel pezzo in esclusiva per Latinoamerica, che sarà online a secondi, quello di Evo Morales è un trionfo politico e un plebiscito personale. Nessuno aveva previsto che l’indio riuscisse a guadagnare un ulteriore 10% di consenso portandosi dal 54 al 64% dei voti. E’ quello stesso indio che, negli slogan della destra, considerata pietosamente “l’opposizione democratica” dal governo degli Stati Uniti che la finanzia e dalla grande stampa internazionale, deve essere “ammazzato” (“tumbar el indio” quello vuol dire).

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Evo Morales denuncia l’organizzazione di un colpo di stato in Bolivia

La Paz – Il presidente Della Bolivia, Evo Morales, denunciò ieri la presenza di una “dittatura civile” nel suo paese, che atenta contro la democracia e chiamó all’unitá nazionale, quando mancano ormai pochigiorni dal referéndum revocatorio.

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Las estrategias de la derecha “para tumbar al indio”

A dos días del referéndum revocatorio aumenta la polarización del país

LA PAZ – “Tal vez puedan tumbar al indio, pero nunca van a tumbar al pueblo revolucionario de Bolivia porque este proceso es sin retorno” dijo el presidente Evo Morales en varias ocasiones. La última vez fue en el departamento de Cochabamba al día siguiente de estallarse el helicóptero donde el mandatario había viajado unas horas antes. En el supuesto accidente murieron cinco militares. … Leggi tutto

Bolivia: cosa è in gioco col referendum revocatorio di domenica

amoevo Domenica 10 agosto si realizzerà in Bolivia il referendum revocatorio. Le dieci cariche più importanti del paese, presidente, vicepresidente e otto dei nove prefetti (governatori) saranno sottoposte ad un referendum popolare che confermerà o meno il loro incarico.

Si vota in un contesto caotico e con il pericolo reale di un colpo di stato organizzato dai prefetti dell’opposizione.

Questa ha tentato fino all’ultimo di evitare un referendum che può essere la chiave di volta del processo diretto da Evo Morales.

Da lunedì il cambiamento in Bolivia si fermerà definitivamente o accelererà.

Ricordate Salvador Allende? Il golpe in Cile non si doveva realizzare l’11 settembre ma il giorno dopo, il 12 settembre 1973. Ma quando il traditore Augusto Pinochet seppe che il giorno 11 Allende avrebbe annunciato al paese che si sarebbe tenuto un referendum popolare sul suo mandato, e se avesse perso si sarebbe dimesso in pace e in democrazia, decise di anticipare il colpo di stato. Era evidente ad ogni persona informata dei fatti, che il popolo era con Don Salvador e che questo sarebbe uscito infinitamente rafforzato dal referendum, rispetto all’opposizione e rispetto alla sua litigiosa maggioranza.

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In attesa del referendum: tensione in Bolivia

Reyes Villa: l’unico prefetto che non si sottoporrà al referendum revocatorio

COCHABAMBA, Bolivia – Per le strade l’aria è tesa, la gente è in attesa, i locali chiudono presto e sono quasi vuoti la sera, giovani, adulti e anziani rimangono inchiodati dinanzi alla tv per ascoltare il telegiornale e dibattere su quello che accadrà. … Leggi tutto

Santa Cruz spaccata in due

A due settimane dal referendum revocatorio del 10 agosto in Bolivia un reportage da Santa Cruz di Barbara Meo Evoli

SANTA CRUZ, Bolivia – Per le strade del centro di Santa Cruz si vedono case, bar e locali pubblici con bandiere e insegne verdi con scritto “Autonomia Sì”, ma appena si oltrepassa la terza circonvallazione nella direzione della periferia, scompaiono e sono sostituite dalle scritte verniciate a mano “Evo adempie” alle sue promesse, “Bolivia cambia”. … Leggi tutto

Aspettando il revocatorio del 10 d’agosto, in Bolivia si consolida il consenso per Evo Morales

venezbolivia In attesa del referendum revocatorio del prossimo 10 agosto, un sondaggio della Gallup, pubblicato il 20 maggio, smentisce le campagne di disinformazione contro Evo Morales. Non solo non spacca il paese ma il suo consenso è interclassista.

Il 10 agosto il nuovo corso boliviano sarà sottoposto ad un referendum revocatorio (democraticissima invenzione latinoamericana) che potrebbe segnarne la fine o rafforzarne il processo presieduto da Evo Morales e dove le grandi masse di esclusi sono per la prima volta governo.

I media di destra, soprattutto dopo l’illegale referendum sull’autonomia di Santa Cruz, la regione più ricca del paese, descrivono un paese dove il governo spacca il paese e lo porta allo scontro o perfino alla guerra civile. Ma è davvero così?

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Bolivia, Evo Morales si gioca tutto in un voto. È legge il referendum revocatorio

Dopo il sì del senato (di destra) Morales promulga la legge che può mandare a casa lui, il vice e tutti i governatori. Per l’analista Andres Gomez questa volta rischia: ai settori urbani l’indigenismo non piace più

Diletta Varlese

La Paz

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha promulgato la legge che il 10 agosto chiamerà i boliviani a votare il referendum per confermare o revocare il suo mandato, quello del vicepresidente e dei nove governatori regionali. E’ il miglior modo, ha detto Morales, per dare consistenza al processo democratico del paese.

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Bolivia, qualche precisazione sul referendum autonomista di santa Cruz

da CamminareDomandando

L’ho letto pressochè in tutti articoli che nei giorni scorsi commentavano il referendum autonomista di Santa Cruz : la consultazione, che pur ha visto una gigantesca vittoria del Sì, non si tradurrà in nulla di concreto, perché il presidente Morales la considera illegale ed illegittima.

 

Questa vulgata l’ha riferita lunedì il Tg1, l’ha scritta Omero Ciai su Repubblica e l’ha ripresa perfino Peacereporter (per coprire tutto lo spettro politico). Ma l’hanno presa per buona pure altre decine di giornalisti di varia provenienza. E il motivo è abbastanza scontato. Hanno tutti consultato le stesse fonti. … Leggi tutto

Evo Morales: "Il secessionismo ha fallito"

p_06_05_2008 Santa Cruz, la regione più ricca della Bolivia, si è cantata e suonata il proprio referendum razzista e secessionista mascherato da autonomia e palesemente illegale per la comunità internazionale.

I promotori, poche decine di famiglie che hanno sempre appoggiato dittature e neoliberismo, sbandierano un 84% di sì ma tengono segreto il dato sull’astensionismo che avrebbe superato il 40%.

Ma in una giornata piena di incidenti e tensioni, l’unica cosa sicura è che la Bolivia è al bordo dell’abisso e ha bisogno della solidarietà di tutti i democratici del mondo.

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