Thursday 09 February 2012, 11:01

Gli articoli con tag: " Salvador Allende "

¡Alerta, alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina! Nasce il Movimento Continentale Bolivariano.

Da vaccamagra.blogspot.com

.Caracas.

Abbiamo partecipato, documentandola, alla nascita del Movimiento Continental Bolivariano. La dinamicitá e l’energia sentita ha ,a tratti, commosso e dato speranze. … Leggi tutto

Elezioni in Cile: Il “cambio” vuol dire un Berlusconi cileno?

meo-show Domenica si vota per le elezioni presidenziali in Cile, anche se con ogni probabilità sarà necessario un ballottaggio. Nel paese dove più appare funzionante il modello neoliberale, ma non per questo l’ingiustizia sociale è scomparsa, Michelle Bachelet esce di scena con altissimi livelli di popolarità. Quattro candidati competono per sostituirla in un paese post-politico e parzialmente alieno dal contesto integrazionista del Continente. Favorita è la destra-destra di Sebastián Piñera, imprenditore senza scrupoli nella televisione, nel calcio, nelle carte di credito, nella compagnia aerea LanChile e in chissà quant’altro. Charmant o volgarissimo a seconda del punto di vista, secondo molti sarebbe l’epigono australe più riuscito di Silvio Berlusconi.

Questo propugna il cambio anche rispetto alla pallida socialdemocrazia della Concertazione (l’alleanza tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista), che governa da 20 anni e che ripresenta il bolso Eduardo Frei, il democristiano già presidente negli anni ’90. Senza speranze, se non di far bella figura, il candidato della sinistra Jorge Arrate. Da mesi la sorpresa si chiama Marco Enríquez-Ominami, figlio del leader del MIR Miguel, uscito dalla Concertazione per candidarsi. Si presenta come il nuovo che avanza, e il suo sogno è scalzare Frei dal ballottaggio e sfidare Piñera.

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Omaggio al popolo del Cile, aspettando domenica

Immagine anteprima YouTube

Uruguay, America latina: Pepe Mujica presidente, “il mondo alla rovescia”

pepe Pepe Mujica, l’ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura fondomonetarista, per nove anni rinchiuso in un pozzo e torturato continuamente, è il nuovo presidente della Repubblica in Uruguay. Ha ottenuto il 51,9% dei voti, superando il 50.4% con il quale Tabaré Vázquez era stato eletto cinque anni fa. Il suo rivale, Luís Alberto “Cuqui” Lacalle, del Partito Nazionale, si è fermato al 42.9% dei voti.

E’ uno scarto di nove punti, superiore a tutte le aspettative e, con un’affluenza alle urne superiore al 90% in uno dei paesi dal più alto senso civico al mondo, conferma che quella del presunto rifiuto per la figura popolana e popolare e dal passato guerrigliero di Mujica era una menzogna cucinata e venduta a basso costo dal complesso disinformativo-industriale di massa.

Il trionfo di Mujica (nella foto incredibilmente in giacca, ma senza cravatta) è espressione di quello che negli anni del Concilio Vaticano II si sarebbe definito “segno dei tempi”. Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.

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11 Settembre 1973, di un suicidio

11 SETTEMBRE 1973 –di un suicidio

Suicidati!presto, Salvador Allende!
(stanno arrivando…)
il tuo corso è finito,
interrotto insieme al cammino
sulla “via cilena al socialismo”.
È finito l’esperimento democratico
che ti aveva assegnato il tuo popolo
e che la parte sinistra del mondo
seguiva con trepidazione…

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11 settembre 1973

Un Uomo degno, da ricordare. Parole quanto mai attuali, ci accompagneranno, sempre.

Ultimo messaggio del Presidente Salvador Allende al popolo cileno

La storia è nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che
avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un
uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che
giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo
momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che
traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero,
l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le
Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il
generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello
stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero,
di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti
e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra,
alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra
preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della
Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro
la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle
associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società
capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono
all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile,
all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno
perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua
comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo
saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli
oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo
di procedere. Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo
della mia voce non vi giungerà più.

Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi.

Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con
la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve
farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il
tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si
apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero,
per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio
non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che
castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento..

(Santiago del Cile, 11 Settembre 1973).

La dittatura brasiliana tramava con Richard Nixon contro Cile e Cuba

nixon_med Nuovi documenti declassificati e diffusi dall’organizzazione indipendente statunitense National Security Archives elevano il livello di complicità tra dittatura brasiliana e governo degli Stati Uniti di Richard Nixon per rovesciare i governi di Cile e Cuba e perché non sorgessero altri Salvador Allende e Fidel Castro.

A Natale del 1971 vi fu un vertice alla Casa Bianca tra il presidente statunitense e quello brasiliano, Emilio Garrastazú Médici (nella foto ufficiale dell’incontro), generale, dittatore e terribile violatore di diritti umani nel suo paese.

Dalle minute di quella riunione ora pubbliche (stiamo parlando di un’epoca anteriore al Piano Condor, il piano continentale di sterminio dell’opposizione democratica in America latina) emerge che fu deciso come proseguire a coordinarsi nel sabotaggio e destabilizzazione della democrazia cilena.

Nel paese del Cono Sud il socialista Salvador Allende aveva vinto le elezioni democraticamente il 4 settembre dell’anno prima, e gli Stati Uniti, già pesantemente attivi contro quel governo, lavorano a come coinvolgere i brasiliani per appoggiare materialmente la parte golpista dell’esercito cileno.

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Hillary Clinton e la “temeraria” scelta della non violenza in Honduras

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!

INF_NOTA25025_248 Adesso sappiamo che Hillary Clinton avrebbe dato del “temerario” anche al Mahatma Gandhi, al tempo della marcia del sale. La stessa cosa avrebbe fatto con Rosa Parks e con Martin Luther King. Adesso sappiamo che anche Salvador Allende, non piegandosi al colpo di Stato di Augusto Pinochet e non tradendo il suo mandato “non aiutò a trovare una soluzione”.

Eppure è stato questo, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”, il raggelante commento del segretario di stato statunitense al tentativo del presidente legittimo dell’Honduras, riconosciuto come tale da tutti i governi del mondo e da tutte le organizzazioni internazionali, che ieri è entrato pacificamente per pochi minuti in territorio honduregno.

Zelaya, che si sta dimostrando un uomo degno, lo ha fatto per lanciare un messaggio al paese e al mondo intero: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”.

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Addio alla Tencha, Hortensia Bussi de Allende

tencha

 

 

 

Se n’è andata a 94 anni la Tencha, Hortensia Bussi, vedova di Don Salvador Allende, presidente legittimo del Cile democratico e socialista.

 

 

Lo accompagnò dal 1939 fino alla mattina dell’11 settembre 1973, il giorno di quelli che hanno la forza ma non la ragione.

 

 

Visse il bombardamento di Tomás Moro, si esiliò in Messico e da allora in avanti fu un riferimento e un appoggio costante per centinaia di migliaia di cileni esuli, perseguitati, profughi…

Salvador Allende e il suo pensiero.

In Ecuador continuano le attività commemorative della nascita di Salvador Allende: la pubblicazione e la presentazione di un libro e l’inaugurazione di una piazza. Tutto questo grazie alla volontà della prestigiosa Universidad Andina Simón Bolivar di Quito.

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Cile 11 settembre 1973: un ricordo, un’emozione, forse un pretesto.

L’11 di settembre del 1973 un colpo di stato militare “soldati del Cile, che ancora una volta avevano tradito il Cile” rovesciava il legittimo governo cileno di Salvador Allende. In queste poche righe non è una commemorazione di quella data che cerco, ne’ un’analisi storica, per altro al di là delle mie possibilità critiche, ma un ricordo emozionale di un episodio, durissimo, e durissimo nel suo seguito. Forse un pretesto. Senz’altro un pretesto. Sicuramente non un taglio giornalistico. … Leggi tutto

Bolivia: cosa è in gioco col referendum revocatorio di domenica

amoevo Domenica 10 agosto si realizzerà in Bolivia il referendum revocatorio. Le dieci cariche più importanti del paese, presidente, vicepresidente e otto dei nove prefetti (governatori) saranno sottoposte ad un referendum popolare che confermerà o meno il loro incarico.

Si vota in un contesto caotico e con il pericolo reale di un colpo di stato organizzato dai prefetti dell’opposizione.

Questa ha tentato fino all’ultimo di evitare un referendum che può essere la chiave di volta del processo diretto da Evo Morales.

Da lunedì il cambiamento in Bolivia si fermerà definitivamente o accelererà.

Ricordate Salvador Allende? Il golpe in Cile non si doveva realizzare l’11 settembre ma il giorno dopo, il 12 settembre 1973. Ma quando il traditore Augusto Pinochet seppe che il giorno 11 Allende avrebbe annunciato al paese che si sarebbe tenuto un referendum popolare sul suo mandato, e se avesse perso si sarebbe dimesso in pace e in democrazia, decise di anticipare il colpo di stato. Era evidente ad ogni persona informata dei fatti, che il popolo era con Don Salvador e che questo sarebbe uscito infinitamente rafforzato dal referendum, rispetto all’opposizione e rispetto alla sua litigiosa maggioranza.

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Cile: Ergastolo per il generale Contreras capo della DINA

da un articolo non firmato del quotidiano cileno El Clarin de Chile

SANTIAGO DEL CILE, 30 GIU – Manuel Contreras, ex capo della Dina cilena, la polizia segreta della giunta di Pinochet, e’ stato condannato all’ergastolo. E’ stato ritenuto colpevole dell’omicidio di Carlos Prats, ex ministro di Salvador Allende, e di sua moglie. … Leggi tutto

Salvador Allende, a cento anni dalla nascita

allende

Da tutta la vita rifuggo le definizioni, le tessere, gli inscatolamenti, che piacciono tanto soprattutto a sinistra, per bollare, etichettare, ghettizzare e autoghettizzarsi e smettere di pensare.

Faccio però un’eccezione: sono da sempre e sarò sempre allendista. Mi riconosco tuttora pienamente nel progetto di socialismo umanista del presidente Salvador Allende e dell’Unidad Popular.

Oggi 26 giugno 2008, ricorrono i cent’anni della nascita di questo cileno universale, un rivoluzionario, un socialista e un militante della Patria grande latinoamericana che lo annovera tra i propri padri come il più umano. In un giorno come questo, dedicato alla vita di Don Salvador, una vita di militante instancabile nel rispetto fino alla morte del proprio mandato e del popolo che lo elesse, non è il caso di parlare dei suoi lugubri carnefici, di Henry Kissinger e del suo ascaro Augusto Pinochet.

Da allendista voglio dedicare al mio Don Salvador, quello con il quale, come Tomás Moulián, da sempre mantengo una conversazione ininterrotta sul destino del Cile e dell’America latina, una mia traduzione di una poesia di Don Mario Benedetti a lui dedicata.

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Cile: dopo 35 anni arriva la giustizia per il quotidiano Clarín

clarinfidel Durante l’epoca di Salvador Allende vendeva 200.000 copie ma fu confiscato da Augusto Pinochet. Era il quotidiano Clarín, una delle voci storiche del Cile democratico. Adesso, dopo una battaglia legale durata 13 anni, lo Stato cileno sarà costretto a pagare mezzo miliardo di dollari di indennizzazione e Clarín potrebbe tornare in edicola.

Potrebbero esserci prestissimo novità nel panorama giornalistico cileno tuttora anchilosato all’epoca della dittatura di Augusto Pinochet con un duopolio tra El Mercurio e La Tercera che è di fatto un monopolio ideologico. Entrambi i quotidiani, El Mercurio più paludato, La Tercera più popolare, sono entrambi di destra e non sono bastati 18 anni di democrazia per modificare una situazione creata dalla violenza della dittatura e tornare ad avere un grande quotidiano di sinistra. Il quotidiano La Nación rivela oggi di aver preso visione in anteprima della bozza della sentenza del Tribunale Internazionale della Banca Mondiale che condannerebbe finalmente lo Stato cileno a pagare un risarcimento di 515 milioni di dollari a Víctor Pey e alla Fondazione Salvador Allende alla quale Pey ha ceduto da tempo buona parte dei diritti.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.