Friday 25 May 2012, 06:47

Gli articoli con tag: " Salò "

Gaza. Dei vivi che passano

di Vincenza Perilli

Mona Hatoum

(L’immagine è un’opera di Mona Hatoum, artista palestinese nata a Beirut. Lo scoppio della guerra civile in Libano le impedirà di ritornare nel paese d’origine, costringendola all’esilio).

Sono passate settimane dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, settimane durante le quali l’attivismo contro la guerra e per il cessate il fuoco non ha avuto tregua, tra appelli, presidi, petizioni per il boicottaggio dei prodotti made in Israel e per la sospensione degli accordi commerciali con Israele, manifestazioni grandi e piccole in tutto il mondo, da Roma ad Atene, da Parigi a Tel Aviv. … Leggi tutto

Oggi è giorno di manifestazione

http://www.panagea.eu/web/images/stories/articoli/palestina.jpg

Oggi è giorno di manifestazione. Sveglia presto. Si valuta il tempo. Un po’ di sole non guasta. Meglio che quelle maratone sotto la pioggia. Più che un corteo sembrerebbe una fuga verso l’asciutto.

Nei cortei sotto la pioggia guardo con ammirazione quelli che continuano a tenere lo striscione alto, altissimo, perché il messaggio arrivi ai pochi passanti e agli altri. Tutti i compagni attorno. Perché sentirsi meno soli è la questione principale. … Leggi tutto

“Nessun riconoscimento ai repubblichini. Erano e restano nemici dello Stato”

Una proposta di legge assegna lo status di combattente a chi aderì a Salò Intervista a Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale di MATTEO TONELLI

<b>"Nessun riconoscimento ai repubblichini<br/>Erano e restano nemici dello Stato" </b>

ROMA – "Che vuole che le dica, la situazione è difficile ma bisogna fare di tutto per far sapere come stanno realmente le cose. Chiarire a chi non l’ha vissuto cosa è stato quel periodo storico". Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, classe 1915, è amareggiato ma non rassegnato. A lui, arrestato e torturato durante il fascismo, il nuovo tentativo di "equiparare" per legge partigiani, deportati e militari ai repubblichini di Salò, proprio non piace.
Per farlo il Pdl ha presentato una proposta che ha come primo firmatario Lucio Barani del Nuovo Psi (schierato con il centrodestra). Un disegno di legge, il numero 1360, con il quale la maggioranza pretende di istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di assegno vitalizio.

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Licio Gelli, P2, Piano di Rinascita Democratica, il documento

iscrizione-loggia Il Piano di Rinascita Democratica della Loggia P2, fu sequestrato alla figlia di Licio Gelli nell’estate del 1982. Era, giova ricordarlo, la forma con la quale reduci della Repubblica di Salò e spezzoni della classe dirigente conservatrice volevano instaurare un dittatura soft nel paese.
 
Ogni giorno che passa, dalla costituzione di un sistema bipartitico, al controllo dei media (anche attraverso l’abolizione dei contributi pubblici), alla divisione delle carriere dei magistrati, all’abolizione del valore legale del titolo di studio, diventa più attuale.
 
In coincidenza con l’inopinato ritorno in tivù del Gran Maestro Venerabile della Loggia Massonica P2, Licio Gelli, con il programma “Venerabile Italia” in onda lunedì su Odeon Tv, riproponiamo per i lettori di Giornalismo partecipativo l’intero documento.

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Gaetano Arfè. Una lezione che il tempo non cancella

Gaetano Arfè se n’è andato un anno fa. Il tempo ha le sue leggi, ogni ciclo si chiude e, d’altra parte, anche la morte ha talvolta una sua umanità e può capitare di doverla ringraziare. Come avrebbe vissuto, infatti, Arfè quest’anno oltraggioso cui Atropo ha voluto sottrarlo? In versi di una brevità secca e spigolosa e di un’amarezza profonda e struggente, Catullo, uno dei più grandi poeti d’ogni tempo, fissò, al tramonto della repubblica, lo sgomento dell’uomo – ogni uomo, l’uomo di ogni tempo – di fronte allo spettacolo nauseabondo di una situazione politica che degenera al punto che la miseria morale e l’interesse personale e di parte prendono il sopravvento sull’onestà intellettuale e l’interesse collettivo: … Leggi tutto

Nuovi manuali di storia

Marcello Dell’Utri ce l’aveva detto con singolare chiarezza: “se vinceremo, la scuola avrà nuovi testi di storia. E’ ora di piantarla con la retorica della Resistenza“.
Pronti ad obbedire, in attesa di credere e combattere, gli autonominati che occupano il Parlamento hanno pensato bene di presentare al Paese un biglietto da visita inequivocabile: i discorsi parlamentari di Almirante, razzista, sottosegretario a Salò e, come tale, collaboratore dei nazisti nello sterminio di slavi, rom, comunisti, omosessuali, ebrei e testimoni di Geova.
E’ vero. Anche a poter scegliere, non c’era da stare allegri. Marcuse lo intuì e sono decenni che lo sperimentiamo: “la libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi“. E, tuttavia, una classe politica che si colloca fuori dall’Europa autonominandosi è di per sé sintomo d’una grave malattia che ha colto il Paese.
Chiediamocelo, quindi: così stando le cose, come saranno i manuali di storia della “nuova scuola“? Lelio La Porta li immagina figli dalle “conquiste” del revisionismo storiografico e, su “Rinascita” del 5 giugno, teme “un’opzione ideologica che trova il suo retroterra nel ventennio fascista e nella possibile riscoperta di un testo unico di storia“. L’ipotesi è ottimistica e irreale. Un testo unico toccherebbe troppi interessi e comporterebbe scelte apertamente autoritarie. Aspettiamoci di peggio. Del nuovo modello di sviluppo imposto dal capitalismo, l’Italia – in linea con la storia di una imprenditoria stracciona – interpreta ancora una volta le istanze degenerative, ma il Novecento è alle nostre spalle e si son fatti passi avanti rispetto all’antica rozzezza totalitaria. Anche da noi l’edificazione d’un autoritarismo moderno ed efficiente è affidata agli strumenti del “pensiero unico” e, come acutamente previde Marcuse, mira alla realizzazione di un “totalitarismo democratico“. Non importa se, in termini di logica, la definizione fa acqua da tutte le parti: l’esito finale del processo promette di cancellare il conflitto sociale e tanto basta.
Protagonisti di un combiamento epocale, di natura così radicale da far pensare ad una sorta di nuova “rivoluzione industriale“, i “padroni del vapore“, compresa la retroguardia dei Montezemolo e dalle Marcegaglia, si sono accorti che la dimensione totalitaria non si adatta esclusivamente a “un’organizzazione politica terroristica della società“, ma può agevolmente sostenere una “organizzazione economica-tecnica non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti“. Di nuovo, rispetto alle previsioni di Marcuse, c’è che si può terrorizzare anche e solo suscitando fantasmi. Di qui l’interesse per l’educazione ridotta ancora una volta a terreno privilegiato per l’affermazione di un regime. E’ scienza antica e risale quantomeno al Montesquieu dello Spirito delle leggi: le norme “dell’educazione sono le prime che riceviamo. E poiché ci preparano ad essere cittadini, ogni singola famiglia deve essere governata sul piano della grande famiglia che le comprende tutte. Se un popolo in generale ha un principio, le parti che lo compongono, cioè le famiglie, l’avranno anch’esse. Le leggi dell’educazione saranno dunque diverse in ogni specie di governo. Nelle monarchie avranno per oggetto l’onore; nelle repubbliche, la virtù; nel dispotismo la paura“.
Paura, quindi. Ecco il tema di fondo che ritroveremo nei nuovi manuali. Paura del diverso, paura dei clandestini immigrati, paura per l’integrità della famiglia, paura dei terroristi, paura della giustizia ingiusta, paura dei comunisti che non ci sono più ma potrebbero tornare. Paura e, come antidoto, un principio che ce ne liberi: l’ordine. Meglio se benedetto da dio. Il nostro, naturalmente, il dio buono e misericordioso, del quale non aver timore. E’ Allah che fa paura sostiene non a caso Magdi Allam.
Che libri quindi? Implicitamente, Fini ne ha dettato il principio ispiratore nel suo discorso di insediamento alla Camera. Ottenuta la “ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale nel rispetto della verità storica tra i vincitori e i vinti” – che, tradotto in pagine di un manuale di storia, vuol dire rivalutazione del fascismo e liquidazione dell’ethos della Resistenza – c’è da metter mano ai temi fondanti della convivenza civile. Di qui la domanda retorica e, tuttavia, essenziale: siamo veramente liberi? E, se lo siamo, la nostra libertà non è forse minacciata?
E’ il secondo filo rosso che percorrerà i nuovi manuali di storia. Io – ha affermato Fini tra gli applausi dell’opposizione – ritengo “che la Camera dei deputati debba essere consapevole che un’insidia per la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia a mio avviso esiste tuttora. La minaccia non viene di certo dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il Novecento che le ha generate. I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt’altra natura. L’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dalla errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti“.
Ecco. La prefazione ai nuovi manuali è stata già scritta, porta l’autorevole firma del Presidente della Camera e non richiede un testo unico. Domanda, anzi, una molteplicità di testi che insegnino il medesimo pensiero.
No. Non si vuole insegnare diversamente la storia e non si intende imporre semplicemente una ricostruzione dei fatti. E’ molto peggio. Si punta a certificare la morte della storia, per assassinare l’intelligenza critica. E non si tratta solo della storia. Nel mirino c’è la cultura. L’idea non è nuova e nemmeno originale. Stavolta, però, nasce in un Parlamento che – aveva visto giusto Gaetano Arfè – ricorda sempre più da vicino la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
L’articolo è uscito su Fuoriregistro, rivista on line che si può leggere cliccando sul seguente link:

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11760

Storia e scuola

Abbiamo un governo stabile, che gode di un largo consenso nel Paese e riscuote apprezzamenti significativi tra le file d’una opposizione che ha fatto della collaborazione e del dialogo il tema caratterizzante della sua presenza in Parlamento. Una presenza ornamentale.
La grande stampa, impegnata a navigare a vista, sottocosta, in attesa di veline, disegna quotidianamente un paradiso terrestre guastato per diabolica protervia dai napoletani e dalla loro spazzatura e tutto, persino le manganellate, tutto si va facendo soffice e ovattato. Buona parte del mondo è sparito per incanto dall’informazione televisiva: il vergognoso processo al cattolico Tereq Aziz, condotto in Iraq in assoluto dispregio dei diritti umani, ha ceduto il campo alla domanda di grazia per la Franzoni, l’Afghanistan è un sogno cinematografico fatto di aquiloni e persino l’impazzimento minaccioso del clima si piega alla malizia adescatrice dei “fine settimana all’insegna del bel tempo“. … Leggi tutto

Da Il Manifesto: Alessandro Portelli – Il fascismo del senso comune

Vorrei postare questo articolo apparso ieri su Il Manifesto, a firma di Alessandro Portelli. Nella lista inseriamoci anche le aggressioni di ieri all’Università di Roma. Anche quelle non hanno matrice politica se

“Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esortato a non strumentalizzare politicamente le violenze. “Scontri tra imbecilli fuori dalla storia e dal tempo”" (Repubblica online di oggi)…

Il fascismo del senso comune
Alessandro Portelli
Il raid squadristico al Pigneto «non ha matrice politica». Non hanno matrice politica l’assassinio di Verona, il rogo di Ponticelli, la morte dei due ragazzi ammazzati in motorino a via Nomentana, la morte di Hasan Nejl, non-persona abbandonata e ignorata nel centro chiamato di «accoglienza», l’aggressione a Christian Floris di Radio DeeGay. Non è una consolazione: è peggio. Non c’è più bisogno di ideologia e militanza fascista per praticare la prepotenza, l’aggressione dei tanti contro i soli, degli armati contro i disarmati, dei forti contro i deboli. Il fascismo non è più politica, è senso comune. … Leggi tutto

Allarmi, siamo fascisti…

Postfascisti???

Questo che ho pubblicato in Marginalia è il manifesto affisso a Milano da Alleanza Nazionale in questi giorni: Giorgio Almirante un esempio da seguire? E intanto il neo-sindaco di destra Alemanno (che fu instancabile organizzatore dei funerali di Almirante alla fine dei quali Gianfranco Fini pronunciò un accorato elogio funebre) propone di dedicare a Giorgio Almirante una via della capitale. Un’analoga proposta del nostalgico di turno di qualche anno fa in quel di Grosseto ebbe esito negativo. Ma sembra che i tempi siano cambiati. E la memoria è (sempre più) corta. … Leggi tutto

Primo maggio. Ci siamo ancora

I nemici del paese vero, quello che pena, stenta, lavora e dispera, sono oggi tutti là, in un’assemblea di nominati senza alcuna delega che consenta rappresentanza, condotti in Parlamento da una legge elettorale incostituzionale e molto più fascista di quella del fascista Acerbo. La copertura legale necessaria a giustificare l’esistenza di uno scempio che pretende di essere Parlamento, verrà dai colpi alla Costituzione che questa assemblea autoconvocata pretenderà di far passare per leggi. Tutto questo accade nel completo silenzio della Presidenza della Repubblica, nel tripudio capitolino dei saluti fascisti, nel clima torbido e minaccioso segnato da trecentomila martiri venati di razzismo pronti a levarsi in armi contro la Repubblica, evocati da Bossi nel delirio d’una vittoria definita impropriamente elettorale. … Leggi tutto

Eroi: c’era Vittorio Mangano a Salò?

Il Paese si divide fra la venerazione di un cadavere siliconato (ha la barba: non è Alba Parietti) e la venerazione di Beppe Grillo, mentre governanti e giornalisti scoprono che è il 25 aprile: ohhh, è il 25 aprile, dicono, basta denigrarlo. Basta? Risatina del pubblico di Buona Domenica. Ma se abbiamo appena cominciato. Dateci il tempo di riscrivere la storia. Magari lo fa Ciarrapico. Perché, l’ha detto oggi Berlusconi, bisogna capire Salò. Facciamone un dibattito in studio, modera Giletti. Bisogna capire Salò? Dipende: fra gli eroi di Salò c’era anche Vittorio Mangano? … Leggi tutto

Franco e Mussolini

Gennaro Carotenuto, Franco e Mussolini. La guerra mondiale vista dal Mediterraneo: i diversi destini di due dittatori, Milano, Sperling & Kupfer 2005, Pp 242, Euro 17

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«Il bigliettino manoscritto portato da Franco a Bordighera da Mussolini, Espana no puede entrar por gusto. Canarie Sahara Guinea aviazione benzina trasporti grano e carbone, viene a volte considerato come un pretesto, un’astuzia di Franco per sottrarsi a una guerra che non desidera. Perché mai? E’ una lettura infondata. Sul foglietto Franco non millanta nulla, anzi elenca concretissimi nodi della situazione spagnola. Franco vuole ma non può. O meglio: Franco vuole ma ha bisogno di un aiuto così ingente che l’Asse non può assicurargli. Franco, che non può permettersi la belligeranza e che subisce i ricatti angloamericani, fino all’ultimo collabora con Hitler e Mussolini, fino a poter parlare di non belligeranza attiva.»

A trent’anni dalla morte di Francisco Franco, avvenuta il 20 novembre 1975, e a sessanta da quella di Mussolini, Gennaro Carotenuto, con un saggio che tocca temi nuovi ed originali almeno per la storiografia italiana, ricorre i sei anni che vanno dal trionfo nazifascista nella guerra civile spagnola alla sconfitta del 1945, alla ricerca di risposte a vari enigmi che non avevano ancora trovato soluzione. Mentre Mussolini corre verso Piazzale Loreto, in che contesto Francisco Franco arriva a celebrare il Te Deum della pace mondiale ritrovata e naviga da amico dell’Occidente democratico e cristiano per altri trent’anni di dittatura? Fu saggio Franco? Prevalsero i meriti personali o fu il quadro geopolitico a salvarlo? Fu suo il merito o furono altre componenti del regime a salvarlo?

Dell’amicizia non più che formale tra due dittatori che si incontrarono faccia a faccia solo una volta a Bordighera, fatta di frasi roboanti e lodi esagerate da parte di Franco e paternalismo da parte di Mussolini, molto resta da dire. Il franchismo sopravvissuto poteva essere il fascismo sopravvissuto se Mussolini non avesse seguito Hitler nell’avventura della seconda guerra mondiale? E, al contrario, una propria Piazzale Loreto sarebbe stato il destino di Franco se si fosse lasciato convincere a Bordighera? Studiando con attenzione i documenti franchisti si scopre che fino all’8 settembre viene esaltata l’identità tra i due modelli, dopo Cassibile, automaticamente da Madrid se ne nega ogni analogia.

Carotenuto, attraverso le carte ritrovate tra Londra, Roma, Madrid, mostra come Franco volesse ma non avesse i mezzi per partecipare alla guerra. È Hitler a non avere la forza di armare di tutto punto un esercito, quello spagnolo, allo stremo in un paese alla fame.

Nell’avventura spagnola non c’è solo la pretesa di Mussolini di procurarsi un paese satellite e fascistizzato nel Mediterraneo occidentale. Mentre il governo fascista dilapida mezzi, uomini e soprattutto una montagna di soldi per permettere a Franco di sconfiggere il governo legittimo repubblicano, in maniera apparentemente indipendente, le maggiori industrie italiane fanno affari d’oro in Spagna. E’ proprio nel 1939-1949 che la FIAT sbaraglierà la concorrenza ed acquisirà il quasi monopolio sulle strade spagnole con il grande affare della SEAT. Grandi vantaggi toccheranno anche a Pirelli, Olivetti, Snia, le assicurazioni. Che legame c’è tra questa crescita di posizioni e la partecipazione italiana alla guerra civile spagnola? Il saggio analizza le conseguenze economiche degli ingenti aiuti concessi dal regime fascista alla Spagna nazionale, ed il coincidente fiorire in Spagna delle principali industrie italiane; ripercorre il lungo capitolo delle manovre politiche e militari per il controllo del Mediterraneo; spiega le ragioni profonde delle mosse di Franco nei confronti delle potenze dell’Asse e quali forze promuovano e come maturi la non partecipazione spagnola alla guerra; affronta la controversia sul tradimento del dittatore spagnolo ai danni di Mussolini.
Mussolini voleva davvero che la Spagna entrasse in guerra? Perché fu così generoso con Franco durante e dopo la guerra civile? In che misura il fascismo fu un modello per il franchismo? Fu davvero la saggezza di Franco ad evitare alla Spagna la guerra o questi voleva ma non poté? La Spagna rappresentava una via di fuga per il duce negli ultimi giorni di Salò? Come riuscì Franco a sopravvivere alla disfatta del nazifascismo?

La storiografia si è finora accontentata di presentare quella spagnola come una carta mal giocata da Mussolini sullo scacchiere mediterraneo della guerra mondiale. In questo libro Gennaro Carotenuto va oltre le limitazioni della storia diplomatica e militare e utilizzando fonti diverse interpreta in maniera critica e sotto una nuova luce alcune tesi consolidate sul corso della seconda guerra mondiale. Basato su ricerche originali condotte in archivi italiani, spagnoli e britannici, questo saggio offre un quadro delle posizioni dei due regimi finora non disponibile nella bibliografia italiana e presenta una originale lettura del secondo conflitto mondiale visto dal Mediterraneo.

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En español

Treinta años después de la muerte de Francisco Franco (20/11/1975) y a sesenta de la fin de la guerra mundial, muchas dudas quedan sobre la relación entre los dos dictadores. ¿Mussolini quería de verdad que España participara a la guerra? ¿Por qué fue tan generoso con Franco durante y después de la guerra civil? La Italia fascista fue de verdad el modelo sobre el cual el caudillo modeló su régimen? ¿Cómo el franquismo pudo sobrevivir al nazifascismo? Fiat, Olivetti, Pirelli, Snia obtuvieron casi unos monopolios en el mercado español; ¿cómo y por qué? ¿Mussolini, en los últimos días de Salò quería escaparse a España? ¿Si es así, fue Franco a traicionarlo?

El ensayo recorre toda la segunda guerra mundial, desde el punto de vista de las relaciones bilaterales italo-españolas y está basado en investigaciones originales conducidas en archivos italianos, españoles y británicos. En este contexto toca problemas historiográficos de primaria importancia, como la capacidad del fascismo de ser modelo para el franquismo, la presunta prudencia de Franco para quedarse afuera del conflicto mundial, las incertidumbres de Mussolini en jugar la llamada “carta española” o todo lo inherente al recorrido que lleva Italia desde el 25 de julio –la caída de Mussolini- al 8 de septiembre, la constitución de la RSI y las posibles vías de fuga hacia España para el duce mismo.

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Blackwater, tutti i crimini della Banda Muti dell’Iraq occupato

EttoreMuti Il New York Times sta rivelando alcuni dettagli agghiaccianti sulla presenza in Iraq della Blackwater, la banda paramilitare alla quale il governo degli Stati Uniti ha pagato quasi un miliardo di dollari per fare il lavoro sporco.

Il caso che ha scatenato la sospensione della licenza (sospensione al momento revocata) da parte del governo di Nuri al-Maliki è stato quello di due settimane fa, in una delle più trafficate piazze di Baghdad. Secondo molteplici e credibili testimonianze, una giovane coppia con due bambini non era stata abbastanza svelta a lasciar passare la banda … Leggi tutto

25 aprile: e invece dovremmo elogiarla Letizia Moratti

Alla vigilia della festa della Liberazione, Silvio Berlusconi ha ribadito perché si astiene da sempre dal partecipare alle celebrazioni del 25 aprile: “ne è stata fatta una festa di parte”. Berlusconi ha per un terzo ragione e per due terzi torto.

Ha ragione perché è vero che soprattutto il 25 aprile 1994, fondativo del nuovo regime, la festa della Liberazione fu trasformata in una giornata contro Berlusconi che aveva appena formato il suo primo governo. A posteriori, nonostante fosse difficile fare diversamente, va detto che la sinistra torse il braccio al significato del 25 aprile.

Ha torto una prima volta Berlusconi perché fu lui a portare fascisti -allora per niente rinnovati- al governo, ad usare in maniera scellerata l’equazione resistenza-comunismo e favorire un … Leggi tutto

Lucia Annunziata contestata all’Università di Macerata

Il convegno organizzato ottimamente da Angelo Ventrone, docente di Storia Contemporanea a Scienze Politiche dell’Università di Macerata, intitolato ?Nemico addio? Le memorie divise nella storia della Repubblica?, del quale si è parlato in tutti i giornali nazionali, si è concluso sabato mattina con un dibattito particolarmente stimolante, con tanto di contestazione ad uno dei relatori, la giornalista Lucia Annunziata.

Ineccepibili le relazioni di Maurizio Ridolfi (ma trovo non calzante la comparazione tra la transizione italiana e quella spagnola di trent’anni dopo), e quella di Giovanni Sabbatucci, che pure parte da una sostanziale corresponsabilità nel ruolo del centrodestra e quello del centrosinistra nell’attuale divisione dello spettro politico italiano, che chi scrive condivide solo nell’impalcatura. Ascoltato con molto interesse è stato anche Marco Tarchi, che ha favorevolmente colpito per la sua analisi sulla storia della destra radicale in Italia.

Poi è stato il turno della relazione di Lucia Annunziata, l’unica non storica tra i relatori dell’ultima giornata. E’ stata una relazione tutta tesa ad incolpare la sinistra … Leggi tutto