Non risulta che ci siano prese di posizione di Álvaro Uribe o Hillary Clinton, il fior fiore della democrazia occidentale, né una riga sola scritta dai gagliardi Omero Ciai, Rocco Cotroneo o Emiliano Guanella, i Pulitzer della stampa italiana sull’America latina, sul ritrovamento del corpo decapitato di Santos Corrales García, un attivista della resistenza hondureña a 50 km dalla capitale Tegucigalpa.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 13 luglio 2009, 13:14
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America latina, Clima, energia, scienza, Disinformazione, Globalizzazione, Neoliberismo, Politica internazionale, Primo piano, Sottosviluppo
Si sono spente le luci e se ne va perfino l’ “Isola dei famosi” dall’Honduras mentre si rafforza la resistenza popolare (nella foto di Giorgio Trucchi), si espellono i giornalisti e la diplomazia si impantana in trattative che convengono solo ai golpisti.
Roberto Micheletti, il dittatore di Bergamo alta che ripartendo dal Costa Rica ha dichiarato di aver bisogno di qualche giorno di riposo, intanto manda i suoi squadroni della morte ad ammazzare il sindacalista Róger Bados e fa un’offerta irricevibile al presidente legittimo Mel Zelaya: vieni, consegnati, ti processiamo e poi ti amnistiamo. Buonasera!
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di reynamiranda, lunedì 6 luglio 2009, 16:52
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Dialoghi
Honduras, Ancora una volta possiamo vedere come la stampa italiana, quando non può distorcere l’evidenza dei fatti, semplicemente la nasconde.
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di Martin Iglesias, venerdì 3 luglio 2009, 13:13
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Dialoghi

"Honduras: il golpista che viene da Bergamo".
Inquietante quanto "La spia che venne dal freddo" questo è il titolo del servizio televisivo, agghiacciante, andato in onda nell’edizione di Studio Aperto, il telegiornale di Italia1, del primo luglio a firma di Fabrizio Filippone e Angelo Macchiavello. Il titolo in questione, comunque intrigante, ha però il diritto d’autore a firma di Rocco Cotroneo, che così pubblica il suo pezzo sul Corsera dello stesso giorno.
Nel servizio, della durata di un minuto e mezzo circa, la notizia di esteri che è seconda per gravità tra le cronache del mondo solo alle sommosse in Iran, si tramuta di colpo in una "non notizia", ma piuttosto ad una simpatica rimpatriata, ad un augurio tra paesani, all’elogio di un bergamasco che diventa famoso nel mondo.
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Un giorno sì e l’altro pure i nostri media si dicono preoccupati per la libertà di espressione in Venezuela. Per mesi hanno seguito con trepidazione la vicenda di una televisione, RCTV, che, nonostante abbia attivamente partecipato ad un colpo di Stato, quello dell’11 aprile 2002, ha trasmesso liberamente fino alla naturale scadenza della licenza.
Da settimane riportano compitando le parole dello scrittore ultraliberale peruviano Mario Vargas Llosa che va a Caracas a stracciarsi le vesti per dire (va da sé liberamente) che a Caracas non c’è libertà di espressione. Eppure chissà cosa farebbe Silvio Berlusconi se fosse nelle scarpe di Hugo Chávez e avesse a che fare con i media dell’opposizione venezuelana che dal 1998 in avanti disegnano il Presidente come un novello Hitler con tanto di baffetti senza che questo (o dimostrate il contrario) abbia mai mosso un dito.
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Quando becco con le mani nella marmellata un disinformatore di professione, un Omero Ciai, un Rocco Cotroneo, e le varie sfumature tra il prezzolato di stanza a Miami e il precario incatenato al desk che scrive bestialità per cialtroneria, ignoranza, fretta, mi domando sempre cosa accade quando leggo articoli su quel 99% di temi sui quali non ho una competenza specifica e costantemente aggiornata. Probabilmente subisco, subiamo, la disinformazione del mainstream più o meno come uno spettatore del TG4.
Non so se posso definire amico Nello del Gatto, Indonapoletano, corrispondente dell’ANSA dall’India, ma sicuramente ho da tempo una grande simpatia e stima per lui. Simpatia e stima trasformatasi in boato di entusiasmo quando ho letto il post che segue che mi ha ricordato questa storia venezuelana (gc).
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La storia dei “falsi positivi” in Colombia, della quale diamo conto oggi per Latinoamerica (e non è la prima volta), è una di quelle che dovrebbe provocare una sollevazione morale nella stampa e nell’opinione pubblica. Anche italiana, visto che ha saputo commuoversi per la storia a lieto fine di Ingrid Betancourt.
Il presidente colombiano Álvaro Uribe, il politico latinoamericano più amato dalla stampa internazionale, ha causato la morte di almeno 1.157 persone innocenti, completamente estranee alla guerriglia, perché la logica della “guerra al terrorismo” post 11 settembre pagava un tanto per ogni cadavere.
Così centinaia di cittadini inermi sono stati sequestrati dall’esercito, assassinati, quindi rivestiti con una tuta mimetica con il simbolo della guerriglia delle FARC per permettere agli assassini di passare all’incasso. Omicidi pagati dallo Stato colombiano e, al di sopra di questo, dal governo degli Stati Uniti.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 22 novembre 2008, 07:07
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Diritti civili, Infografica, Primo piano
Domani si vota per le amministrative in Venezuela*. Dai massimi storici del 2004 il Partito Socialista Unitario (PSUV) del presidente Hugo Chávez, che secondo alcuni sbrigativi commentatori sarebbe un dittatore, prova a tenere le posizioni.
Conta su dati positivi ineludibili di dieci anni di governo bolivariano, in pace e in democrazia, che analizzeremo qui sotto, come è sempre stato in Venezuela anche quando lo scorso anno per la prima volta Chávez fu sconfitto e gli ipercritici che vaticinavano un golpe fecero finta di sorprendersi dell’ennesima prova di democrazia. Ovviamente anche questa volta per ogni governatorato e ogni sindaco perso, migliorare è impossibile, gli canteranno il “de profundis”.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 4 settembre 2008, 23:24
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Disinformazione, Infografica
Quello a sinistra, col giubbotto antiproiettile, è Ettore Mo a spasso per Caracas. Gloriosissimo Ettore Mo del Corriere della Sera. Una volta c’ho fatto pure un corso monografico di Storia del Giornalismo, su di lui, Tiziano Terzani e Ryszard Kapu?ci?ski. Il dettaglio è per dire che per me è stato un grande e un maestro.
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Maria Gianniti è una brava giornalista del Giornale Radio RAI. Spesso si è fatta notare in situazioni complicate, per esempio da inviata nella striscia di Gaza.
Adesso che sta a Londra da corrispondente passa anche lei sotto le forche caudine di insulsi, insopportabili servizi sulla Casa Reale inglese come quello di stamane sull’anziana signora Elisabetta Windsor che accompagna alcuni di quelli che la mantengono da una vita a spasso per Buckingam Palace.
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di Annalisa Melandri, giovedì 21 febbraio 2008, 15:44
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Dialoghi
Tutti i giornali questa mattina hanno riportato inevitabilmente la notizia delle “dimissioni” di Fidel Castro.E’ interessante una panoramica su come hanno trattato la notizia.:
Il Corriere della Sera
Castro lascia dopo 50 anni. Gli Usa: l’embargo resta, ora servono libere elezioni.
L’editoriale è di Franco Venturini dal titolo: Il dittatore e il mito.
All’interno articoli di Claudio Magris dall’Avana (Qui all’Avana strana normalità) , di Rocco Cotroneo da Rio de Janeiro (Castro: lascio per sempre il potere) , e di Paolo Valentino, corrispondente da Washington (Gli Usa chiedono democrazia “per adesso l’embargo resta”).
Alessandra Coppola invece intervista lo scrittore Leonardo Padura Fuentes a Lisbona per presentare il suo ultimo libro.
Interessante l’intervista a Rossana Rossanda di Maurizio Caprara (Di comunismo sapeva poco. E snobbò il 68)
C’è anche un articolo di Aldo Cazzullo sul “mito Castro”: Da Calvino alla Carrà, i pellegrini della rivoluzione.
Luigi Accattoli intervista l’ex portavoce vaticano Navarro Walls sulla visita del Papa nel 1998 a Cuba .
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 13 febbraio 2008, 00:15
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America latina, Disinformazione, Media
Scrivo questo post malvolentieri. Beccare Rocco Cotroneo, il nostro corrispondente a Copacabana, fare due volte male il proprio lavoro nello stesso giorno è troppa grazia, o troppa pena, per il Corriere della Sera che lo mantiene a Río e gli paga la caipirinha.
Stamane ci eravamo accorti che Cotroneo era cascato nella propaganda di Miami spacciando la maglietta con la @ sfoggiata dal ragazzo cubano Eliécer Ávila per lo squillo della rivolta a Cuba, e non per quel che era, ovvero la maglietta fatta in serie della facoltà di Informatica che Eliécer frequenta. Poi una volta capito che i ragazzi cubani, che poche ore prima aveva esaltato, non stavano buttando giù la mummia di Lenin, ha fatto una delusissima e nervosa macchina indietro: sono figli della classe dirigente, non ci potevamo aspettare di meglio da loro, traditori!
Il bello però Cotroneo lo scrive in un pezzo intitolato “Cuba discute”. Andiamo a vedere che merita. Parla di Silvio!
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di Gennaro Carotenuto, martedì 12 febbraio 2008, 11:55
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America latina, Disinformazione, Media
Quello che potete vedere nel video, intervistato da Rosa Miriam Elizalde, è Eliécer Ávila, lo studente cubano reso famoso per aver dibattuto con il Presidente del parlamento cubano, Ricardo Alarcón, in un’assemblea della sua università, la UCI (informatica), e presentato nel mondo come l’esplodere della rivolta contro la dittatura castrista a Cuba.
Attiva Javascript e Flash per poter vedere questo Flash video.
Eliécer è vivo ed evidentemente in buona salute e, almeno apparentemente, non solo non vive ostracismo alcuno ma parla in TV, e ribadisce i suoi argomenti, nel paese che dovrebbe essere il più censurato del mondo.
Questo a Cuba, ma invece per i media anticubani Eliécer sarebbe addirittura in galera.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 3 ottobre 2007, 11:48
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America latina
Considero esemplare e imperdibile la trasmissione di oggi di Pianeta dimenticato, Radio1 RAI, sul ruolo della chiesa cattolica durante la dittatura in Argentina. La firma Cecilia Rinaldini, partendo dal processo a Christian Von Wernich, il sacerdote cattolico colpevole di tortura e omicidio (nella foto). E’ quel processo che Rocco Cotroneo del Corriere della Sera, aveva considerato fuori luogo, inopportuno, un inutile guardare nello specchietto retrovisore.
E invece, come scrive l’ottima Cecilia, è più che mai importante “discutere del ruolo della Chiesa argentina nei 7 anni di terrore che seguirono il golpe del 76, durante i quali sparirono nel nulla 30 mila persone. Da una parte il silenzio, o peggio, la connivenza delle gerarchie ecclesiastiche locali, dall’altra l’impegno fino al sacrificio personale della Chiesa di base a fianco dei perseguitati”. Ma la Rinaldini fa la giornalista…
Per ascoltarla, cliccare qui
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di Gennaro Carotenuto, sabato 7 luglio 2007, 16:13
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Media
E’ cominciato a Buenos Aires il processo contro il prete cattolico Christian Von Wernich, accusato da 120 testimoni di aver partecipato direttamente a 42 sequestri, di avere preso attivamente parte alla tortura di 31 persone, di aver personalmente stuprato e di avere partecipato ad almeno sette omicidi durante la dittatura militare.
“Dovete pagare, con la tortura, con la morte, perché siete colpevoli”, diceva il cappellano della … Leggi tutto
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