A un mese e mezzo dal colpo di Stato la resistenza del popolo honduregno non cessa e anzi si moltiplica. Così come si moltiplica la repressione con il dittatore Roberto Micheletti che è tornato ad imporre il pugno di ferro del coprifuoco.
Per sette settimane il popolo honduregno ha continuato a manifestare contro il colpo di stato sommando forze nel crescente disinteresse internazionale. Ora continua a manifestare ma in un contesto sempre più confuso fatto di sinistre manovre, con l’infiltrazione nelle manifestazioni di provocatori tendenti a causare un caos che favorisce i golpisti e mentre organizzazioni per i diritti umani mandano rapporti sempre più allarmanti.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Mattia Nesti, venerdì 7 agosto 2009, 20:37
Archiviato in:
Dialoghi
Alcuni fedelissimi della Segretaria di Stato americana oggi lavorano attivamente con i golpisti.
Tom Hayden
La politica americana confrontata al colpo di Stato del 28 giugno (che ha detronizzato il presidente dell’Honduras Manuel Zelaya, sostituendolo con Roberto Micheletti), rischia di sprofondare nella confusione a causa delle divergenze tra il Presidente Barack Obama e la Segretaria di Stato Hillary Clinton.
Questi contrasti vengono da lontano, almeno dalle primarie del 2008 quando i due si sfidarono per l’investitura presidenziale.
… Leggi tutto
Mattia Nesti su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, giovedì 6 agosto 2009, 20:40
Archiviato in:
America latina, Media, Primo piano
Caro Giuseppe Giulietti,
leggo un tuo duro attacco contro il governo venezuelano dalle pagine di “Articolo 21”, associazione nelle finalità della quale mi riconosco pienamente. La stima che ho per te mi fa scorgere il fumo del “sentito dire” e il condizionamento del continuo inquinamento delle fonti operato dal mainstream.
Il Venezuela è un laboratorio mediatico senza pari al mondo. Come tutti i governi integrazionisti latinoamericani ha dovuto fronteggiare, inizialmente senza strumenti legislativi, un irriducibile “latifondo informativo commerciale”, contrario spesso in maniera eversiva ai governi di centro-sinistra. Tale latifondo considera (strumentalmente) ogni possibile democratizzazione del sistema mediatico come un attacco all’unica libertà d’espressione che ha a cuore, la propria.
In questo contesto la demonizzazione sempre più marcata dei processi politici latinoamericani, e in particolare quello venezuelano vede inoltre sempre più spesso accostare il presidente Hugo Chávez a Silvio Berlusconi, dipinti come due autocrati accomunati dalla smania di controllare i media. Tale accostamento è diffamatorio per il governante bolivariano. Semmai è vero il contrario: Chávez è massacrato da anni da un sistema mediatico di stile berlusconiano per squallore morale, potere economico e pervicacia della disinformazione.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, domenica 2 agosto 2009, 12:10
Archiviato in:
America latina
Roberto Micheletti, il presidente di fatto dell’Honduras ha un altro morto sulla coscienza. Il maestro Roger Abrahán Vallejo Soriano, di 38 anni, al quale Micheletti aveva fatto sparare una pallottola in testa dai suoi sbirri, è morto ieri in Honduras dopo due giorni di agonia.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Alessandro Vigilante, venerdì 31 luglio 2009, 21:19
Archiviato in:
Dialoghi
Il Presidente sostituto di Honduras, Roberto Micheletti, é disposto a negoziare la restituzione della carica al deposto Manuel Zelaya – punto chiave dell´accordo proposto e finora rifiutato. Ma dipende dall´appoggio di altri settori del regime golpista e dell´elite economica del paese, secondo funzionari di alto grado del governo.
Il golpe in Honduras ripete copioni del secolo XX
… Leggi tutto
Alessandro Vigilante su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 31 luglio 2009, 18:15
Archiviato in:
Senza categoria
Il dittatore honduregno Roberto Micheletti ha qualificato come “ingerenza” l’incontro tra il presidente legittimo dell’Honduras Mel Zelaya e l’ambasciatore statunitense Hugo Llorens. Sembra che mentre pronunciava la parola “ingerenza” (degli Stati Uniti) si tenesse la pancia per le risate.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 31 luglio 2009, 10:24
Archiviato in:
America latina

La repressione adesso è selvaggia in Honduras. Roger Abrahán Vallejo Soriano, ha o aveva 38 anni ed è (ci auguriamo) o era un maestro di San Pedro Sula, nel nord del paese.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Esattamente un mese fa, il presidente legittimo della Repubblica dell’Honduras, Manuel “Mel” Zelaya, veniva sequestrato da un commando golpista dando inizio così all’ultimo colpo di Stato nel XXI secolo. Di eversori in America latina continuano ad essercene moltissimi ma, soprattutto dopo la sconfitta del golpe in Venezuela dell’11 aprile 2002 si pensava che la forma golpe, i governi civico-militari, i cadaveri degli oppositori sul ciglio della strada, gli appoggi o i silenzio-assenso da parte dei grandi burattinai fossero cosa del passato.
Mel Zelaya nel corso di questo mese è diventato una sorta di simbolo. Questo non perché rappresenti un politico nel quale meriti necessariamente riconoscersi, ma per l’istituzione democratica che incarna rispetto all’istinto autocratico delle forze golpiste, intorno alle quali sta pascolando la peggior feccia della storia latinoamericana, sicari come Joya Améndola, neonazisti come Peña Esclusa, terroristi internazionali come Otto Reich. Alla testa di questi si è installato Roberto Micheletti, un famelico personaggino subito adottato da parecchi media italiani, pronti a passar sopra al golpe e a fare l’ennesima ignobile figura facendo il tifo per il dittatore (presunto) tifoso dell’Atalanta.
Ma la parte interessante, e che riempie di speranza per quanto sta avvenendo in Honduras, non risiede nel quadro politico istituzionale ma nel protagonismo dei movimenti sociali, indigeni, contadini.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, sabato 25 luglio 2009, 21:22
Archiviato in:
America latina, Primo piano
Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!
Si chiamava Pedro Ezequiel ed era un militante democratico honduregno tra quelli che ieri erano andati ad accogliere il presidente legittimo Mel Zelaya. E’ stato sequestrato ieri da un commando dell’esercito golpista nelle vicinanze del luogo dove il presidente legittimo voleva entrare nel paese.
Oggi il corpo di Pedro Ezequiel è stato fatto ritrovare a pochi metri dalla strada nella località di Alauca con evidenti segni di tortura alle mani, al volto e lesioni in varie parti del corpo.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sulla Resistenza al golpe in Centroamerica!
Adesso sappiamo che Hillary Clinton avrebbe dato del “temerario” anche al Mahatma Gandhi, al tempo della marcia del sale. La stessa cosa avrebbe fatto con Rosa Parks e con Martin Luther King. Adesso sappiamo che anche Salvador Allende, non piegandosi al colpo di Stato di Augusto Pinochet e non tradendo il suo mandato “non aiutò a trovare una soluzione”.
Eppure è stato questo, “il ritorno di Mel Zelaya in Honduras è temerario e non aiuta a ristabilire l’ordine costituzionale in Honduras”, il raggelante commento del segretario di stato statunitense al tentativo del presidente legittimo dell’Honduras, riconosciuto come tale da tutti i governi del mondo e da tutte le organizzazioni internazionali, che ieri è entrato pacificamente per pochi minuti in territorio honduregno.
Zelaya, che si sta dimostrando un uomo degno, lo ha fatto per lanciare un messaggio al paese e al mondo intero: “nessuno può accettare un golpe nel secolo XXI, noi siamo venuti per dare un esempio di pace”.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, venerdì 24 luglio 2009, 21:30
Archiviato in:
America latina, Primo piano
Esercito e paramilitari golpisti contro il popolo in Honduras. Almeno dieci posti di blocco nei 110 km che separano Tegucigalpa dalla frontiera con lil Nicaragua.
Repressione, lacrimogeni, ma anche proiettili che secondo alcune testimonianze avrebbero causato un morto e almeno due feriti, non stanno impedendo al popolo dell’Honduras, che avanza al canto dell’inno nazionale e di “el pueblo unido jamás será vencido” di ricevere Mel Zelaya.
Il presidente legittimo, che in questo momento è alla frontiera con il Nicaragua, sul punto di forzare l’ingresso nel paese fu deposto da un golpe lo scorso 28 giugno.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, martedì 21 luglio 2009, 22:28
Archiviato in:
America latina, Pianeta Terra
Il governo golpista honduregno presieduto da Roberto Micheletti lancia un ulteriore segnale sinistro: dà 72 ore a tutta il personale diplomatico venezuelano per abbandonare il paese.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Mentre la Resistenza popolare al colpo di Stato in Honduras sta scrivendo la storia del paese e di una regione, il Centroamerica, più indietro rispetto al Sud della Patria Grande, e il presidente legittimo Mel Zelaya, anche per non restare indietro a destra del movimento che sostiene la democrazia chiama all’insurrezione popolare, un’internazionale nera di terroristi, torturatori, assassini, neonazisti, spie, reduci del Plan Condor e della guerra sporca corre in soccorso della dittatura di Roberto Micheletti.
Le linee del complotto in appoggio al golpe sono molteplici, politico-diplomatiche, mediatiche, economiche. In questo articolo evidenziamo alcune presenze (tra questi il neonazista venezuelano Alejandro Peña Esclusa nella foto) che fanno capire come fermare il golpe in Honduras è ancora più indispensabile per impedire che l’epoca più nera della storia dell’America latina possa tornare.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Si sono spente le luci e se ne va perfino l’ “Isola dei famosi” dall’Honduras mentre si rafforza la resistenza popolare (nella foto di Giorgio Trucchi), si espellono i giornalisti e la diplomazia si impantana in trattative che convengono solo ai golpisti.
Roberto Micheletti, il dittatore di Bergamo alta che ripartendo dal Costa Rica ha dichiarato di aver bisogno di qualche giorno di riposo, intanto manda i suoi squadroni della morte ad ammazzare il sindacalista Róger Bados e fa un’offerta irricevibile al presidente legittimo Mel Zelaya: vieni, consegnati, ti processiamo e poi ti amnistiamo. Buonasera!
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, sabato 11 luglio 2009, 17:11
Archiviato in:
America latina, Pianeta Terra
Dopo due giorni di conversazioni in Costa Rica tra la delegazione dei golpisti e quella del governo legittimo dell’Honduras, nella quale ognuno accusa l’altro di essere un criminale e di meritare di andare in carcere o peggio, le cose non si sono spostate di un centimetro. E non spostarsi di un centimetro vuol dire che i golpisti guadagnano terreno, si stabilizzano, guadagnano legittimità, vedono il fronte internazionale perdere unità d’intenti.
Tanto è vero ciò che i golpisti propongono un nuovo incontro tra otto giorni, un’eternità per chi in ogni angolo del paese da due settimane è mobilitato contro il golpe e, nonostante cresca e si radicalizzi la resistenza popolare, sta subendo i colpi sempre più duri della repressione. L’ultima su questo fronte è l’arresto da parte di un commando golpista di José David Murillo, pastore protestante, dirigente ambientalista ma soprattutto padre di Isis Obed Murillo, il ragazzo di 19 anni assassinato domenica scorsa.
… Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it