Thursday 09 February 2012, 13:59

Gli articoli con tag: " Roberto Calderoli "

Service Tax?

In Italia, l’uso di anglismi, possibilmente inventati, è inversamente proporzionale alla capacità degli italiani di parlare le lingue. Però fa fico e Roberto Calderoli ci fa sapere che Giulio Tremonti «Sulla service tax è gasatissimo, gli piace anche il nome». Evviva.

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Nuovi Totalitarismi crescono.

Dal Corriere della Sera, versione on line, del 22 Agosto… … Leggi tutto

Anche Roberto Calderoli ce lo meritiamo

calderoli Mi dicono che né Al Jazeera né altri media arabi abbiano dedicato un solo secondo al "caso Calderoli", che occupa le prime pagine dei nostri giornali come se fossimo sul punto di essere attaccati dalla Libia. Le cose da dire sull’uomo del Maiale day e delle magliette islamofobe sono poche, quattro per l’esattezza, e anche molto chiare, perfino ovvie.

1) E’ divertente vedere come un paese occidentale rifiuti ad un terzo, in questo caso un paese arabo, il diritto d’ingerirsi nei fatti propri ma poi s’ingerisce quotidianamente nei fatti dei paesi arabi, per esempio presumendo di andare a costruire democrazie in Iraq o Afghanistan o stabilendo che per motivi meramente geopolitici la dittatura di Moubarak in Egitto sia una democrazia.

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La Sandalite mentale dei media e il colonialismo mentale dell’opinione pubblica (di sinistra)

khasgara1 Avete letto tutti di Roberto Sandalo. Lugubre personaggio come sicario rosso di Prima Linea, lugubre personaggio come pentito ad orologeria, lugubre personaggio come Guardia padana (le tragedie si ripetono in farsa) e lugubre personaggio come terrorista cristiano anti-islamico. Probabilmente per Umberto Bossi e Roberto Calderoli Sandalo è un eroe (spero che nessuno lo difenda da sinistra, ma oramai siamo preparati al peggio), come lo stalliere mafioso Mangano lo è per Marcello dell’Utri e Silvio Berlusconi.

Avete visto tutti le ondate di solidarietà filotibetane, spesso giustificate, e le puntualizzazioni, spesso giuste, sulle bugie che dicono i cinesi. Avete visto tutti che ieri nel remoto Xinjiang, 72 ore di treno da Pechino (almeno quando ci sono stato io), sono stati arrestati 45 disgraziati con accuse di terrorismo che in Cina valgono una pallottola nella nuca senza guardare per il sottile.

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E se facessero Marco Travaglio ministro della Giustizia?

”Mandiamo più rompic… possibile nel prossimo Parlamento”

di Stefano Corradino – Articolo 21

Due scenari possibili. Vince Berlusconi. E’ un replay della sua ultima legislatura? Altro scenario: vince Veltroni. Cosa cambia? Nella giustizia, nell’informazione. Sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam… Nulla di fatto come in passato? E un po’ di fantapolitica. Si propone il nome di Marco Travaglio a ministro della Giustizia: cosa faresti nei tuoi primi 100 giorni? “Premesso che non lo farebbero e io non lo accetterei mai… Comunque, stando al gioco… la prima cosa da fare è un testo unico di due righe che dica: con decorrenza da oggi sono abrogate: la Legge sul falso in bilancio, la Legge Mastella sull’ordinamento giudiziario, la Cirami, la Gasparri, la Legge Frattini sul conflitto di interessi…” In una lunga intervista Travaglio ci introduce al suo ultimo libro, scritto con Peter Gomez. Un godibile un vademecum per le imminenti elezioni.

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Brecha – Italia: la democracia vaciada por la política

italia_port Caído el gobierno de centroizquierda presidido por Romano Prodi, se camina hacia elecciones que probablemente se celebrarán en abril. Silvio Berlusconi, según todos los sondeos, volverá a triunfar. Este cree poder manejarlo todo, pero le tocará gobernar con una estrecha mayoría originada por sus propias trampas.

Gennaro Carotenuto, desde Roma

Según los rituales romanos de la democracia parlamentaria, el presidente de la República, Giorgio Napolitano, debe hacer todos los intentos posibles antes de disolver las cámaras y convocar nuevas elecciones. A una semana de la caída del gobierno de Romano Prodi, que había resistido 20 meses con una mayoría de un solo escaño en el Senado, Napolitano encargó al Presidente del Senado, Franco Marini, a que intente formar un nuevo gobierno.

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Roberto Calderoli, il porco

Con rispetto parlando per tutti i maiali, quando penso allo squallore inumano de … Leggi tutto

V-day, perché ci sono più spine che rose

Sabato pomeriggio chi scrive stava percorrendo l’A22 e poi l’A1 da Bolzano verso Firenze. Il caso ha voluto che passassi da Modena pochi minuti dopo la conclusione dei funerali di Luciano Pavarotti. In quel tratto d’autostrada, per alcuni minuti sono stato sorpassato da stormi di auto blu, auto di scorta, con sirene al vento. Sembravano incrociarsi tra loro, sorpassandosi in maniera acrobatica come fossero delle frecce tricolori di terra.

Andavo esattamente a 130 km all’ora e quelle auto blu volavano a 180 se non a … Leggi tutto

Enrico Letta e Mario Adinolfi hanno le firme per candidarsi?

Dicono i ben informati che Enrico Letta ci starebbe pensando seriamente sulla sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico soprattutto per una questione tecnica: non è facile raccogliere circa 2.500 firmatari/candidati sparsi più o meno in tutti i collegi d’Italia.

Forse giustamente, il collegio che ha deciso le regole, ha inserito delle misure draconiane per evitare candidature troppo di bandiera o troppo regionali. Ci ho ripensato quando, mezz’ora dopo aver scritto che lodavo l’iniziativa di candidarsi di Mario Adinolfi, ho ricevuto un email di complimenti da un suo collaboratore, con il quale mi si offriva anche … Leggi tutto

I funerali del soldato – uso pubblico del lutto negli Stati Uniti e in Italia

Radio, Tv e giornali italiani danno discreto spazio al fatto che il quotidiano statunitense New York Times, per la prima volta in tre anni e mezzo, mostri le immagini del funerale di un caduto in Iraq. È il New York Times, non la Fox, eppure la notizia resta rilevante. Se George Bush non è mai andato ad un solo funerale dei 2811 caduti in Iraq finora ufficialmente celebrati, mentre in Italia la presenza delle massime cariche dello Stato è indispensabile, ci sono ragioni e differenze culturali profonde.

La notizia, e la rappresentazione della notizia, offrono la possibilità di molteplici spunti di riflessioni su Stati Uniti, Italia, guerra e rappresentazione della morte. Il primo è l’intimità della cultura dominante statunitense con l’idea della morte in combattimento. Morire in guerra è un fatto possibile negli Stati Uniti laddove in Italia risulta intollerabile. La morte in guerra è accettabile socialmente, redime ed è perfino desiderabile se dà alla legione straniera -guatemaltechi, honduregni…- che in larga misura combatte le guerre statunitensi, l’ambita cittadinanza ?americana?. Come nelle guerre combattute fino alla prima metà del XX secolo, sotto la bandiera a stelle e strisce si cade combattendo, eroicamente, offrendo il petto al nemico. La morte in guerra ha quindi un senso, patriottico e di riscatto personale. Intendere la guerra come ?inutile strage?, per stare a Benedetto XV, non ha cittadinanza in questa parte della cultura statunitense.

Tuttavia, anche negli Stati Uniti, la morte in guerra ha comunque un peso politico che per la classe dirigente è opportuno evitare di sostenere. Dissociare il caduto in guerra dall’evento del funerale di questo è una scelta politica necessaria. Il caduto muore pubblicamente in Iraq, poi viene seppellito privatamente in … Leggi tutto

Fieri di essere italiani?

Ho festeggiato anche io, come tutti o quasi tutti, anche se un po’ defilato, il trionfo azzurro, di questa squadra dalla saggezza proletaria di Gattuso, che ha saputo rispondere alla domanda delle cento pistole: “Sì, si può vincere un mondiale senza attaccanti”.

Sì, si può vincere, ma poi il trionfo si può anche macchiarlo in un altro modo. Si può anche fare un po’ di pipì fuori del vaso quando si è alzato il gomito e si sta festeggiando, ma poi bisogna domandare perché le infezioni non si curano mai del tutto e perché la pipì fuori dal vaso esce sempre dalla stessa parte. Forse è davvero stata una paranoia mia, quella di sentirmi a disagio nel vedere un milione di persone celebrare una sfilata in camicia nera che passava sotto Palazzo Venezia o poi per i Fori Imperiali. Si, vabbé, non erano per niente marziali quei ragazzi con la Coppa del Mondo, e forse ho un eccesso di anticorpi, epperò camicie nere erano quelle vestite dagli uomini del successore di Vittorio Pozzo.

Se le camicie nere erano forse solo eleganti però non è stato elegante, per niente elegante, che il signor Gianluigi Buffon, portasse sul palco uno striscione (nella foto) con tanto di croce celtica. Non se ne sarà accorto, tende a giustificarlo perfino l’Unità in questo clima da maggio radioso. Illazione mia, ma giurerei … Leggi tutto

Brecha – El show Berlusconi

Se hizo reñida la contienda en el marco de las elecciones políticas del domingo en Italia. En un clima de tensión, Silvio Berlusconi se convirtió en protagonista de un “show” mediático de insultos y falsas promesas, pero difícilmente podrá volcar a su favor sondeos desfavorables.

Gennaro Carotenuto desde Roma
Érase una vez un señor elegante, con una sonrisa trucha pero ancha y mil promesas que comunicaban sueños, milagros y riqueza para todos. Ahora Silvio Berlusconi es un político iracundo que … Leggi tutto

Solidarietà con Ilaria Alpi e Rula Jebreal

In poche ore due giornaliste, Ilaria Alpi e Rula Jebreal, sono state insultate in maniera volgare da esponenti del cosiddetto Polo delle Libertà, Carlo Taormina e Roberto Calderoli.

Secondo Carlo Taormina, … Leggi tutto

Clementina Forleo, Giampiero Fiorani, Antonio Fazio, in arrivo una nuova Mani Pulite?

I politici tremano ma probabilmente stanno già per passare al contrattacco. La magistratura non farà la campagna elettorale, la nuova Mani Pulite non ci sarà e questo paese continuerà ad affondare nell’ignominia della propria classe dirigente.

Clementina Forleo ha già dimostrato di essere una magistrata coraggiosa ma gli omissis dei nomi dei politici non reggeranno. Mentre già si fa il nome di un Ministro, Roberto Calderoli della Lega Nord, come destinatario dei “favori” di Fiorani … Leggi tutto

Brecha – Berlusconi en la cuerda floja

El 3 de abril se realizarán las elecciones regionales en Italia y será un día amargo para el primer ministro. Sus aliados se pelean, Europa lo aísla, George W Bush y Tony Blair lo retan por el falso retiro de Irak. Pero si Berlusconi no goza de buena salud, todo parece indicar que el berlusconismo lo sobrevivirá.
Gennaro Carotenuto. Desde Roma.   


Al cierre de esta edición el parlamento italiano está votando el cambio de media Constitución de la República. A paso forzado, con únicas pausas para los sagrados partidos del Milan y del Inter, decenas de artículos de la Constitución republicana de 1948 están siendo modificados casi sin debate. La oposición tiene un espacio de 90 segundos por cada artículo que se modifica. Ya Italia no será una república parlamentaria sino federal, donde federal significa un federalismo fiscal feroz y el fin de la cohesión nacional entre las distintas partes del país. La figura del presidente será humillada y la del jefe de gobierno exaltada. El neoliberalismo será la nueva religión del país sancionado por la Constitución. Y todo esto se debe hacer antes de Pascua o nos vamos y se cae el gobierno, le dijo a Berlusconi &endash;apuntándole con el rifle&endash; el ministro para las Reformas, Roberto Calderoli, de la parafascista, secesionista y xenófoba Liga Norte, que hace apenas una semana pidió la reimplantación de la pena de muerte.


La Liga Norte es el aliado más confiable de Silvio Berlusconi porque coincide con el bloque social que llevó al poder al berlusconismo. Sin embargo, las regiones del noreste del país podrían transformarse en un reducto en el cual la alianza de derechas que gobierna Italia desde 2001 organice su última resistencia hacia las elecciones de 2006. De las 14 regiones donde se realizarán elecciones el primer domingo de abril &endash;hasta ahora en ocho casos con administración de derechas&endash; Lombardía y Veneto son las únicas donde es segura la confirmación de los actuales gobernadores, mientras en Piamonte la región de Turín y de la fiat, donde la estructura económica es más favorable al trabajo dependiente, la izquierda, que presenta la única mujer candidata, la economista Mercedes Bresso, puede cambiar el color de la administración. En Lombardía, con ocho millones de habitantes, uno de los mayores motores de Europa, la izquierda incluso renunció a la pelea presentando un candidato de muy bajo perfil. Así Roberto Formigoni, un católico privatizador, integrante de Comunión y Liberación, un movimiento ultraconservador que en Italia ocupa el espacio político económico que en España es el Opus Dei, será fácilmente confirmado y seguirá cultivando sus ambiciones de suceder a Berlusconi.


No es la única señal de una convergencia moderada que supera al folclórico Silvio pero no al bloque social y económico que representa, y del cual la izquierda reformista forma parte. En plena campaña electoral el secretario del principal partido de izquierda, Piero Fassino, decidió posicionarse revaluando el papel de George W Bush: ?Su postura es completamente distinta de la generación de Nixon y Kissinger. Él está realmente luchando para que en Oriente Medio se llegue a la libertad y la democracia?. Como Fassino, también el ministro de Exteriores, Gianfranco Fini, de la ex fascista Alianza Nacional y uno de los posibles herederos de Berlusconi, lanza señales a Washington. Con el asesinato del agente secreto Nicola Calipari en Bagdad, Berlusconi se sintió obligado a asumir una postura formalmente digna frente al gobierno de Bush, y Fini se ha precipitado a mostrarse subordinado frente al gran hermano. La semana pasada, cuando Berlusconi por motivos electorales inventó la posibilidad de un retiro italiano de Irak, Fini, que se encontraba en Londres, tuvo el juego fácil al mostrarse sorprendido y en desacuerdo. Fini, Formigoni y el presidente de la Cámara, Pierferdinando Casini, son los más sólidos candidatos al liderazgo de la derecha italiana pos Berlusconi. El declive de éste, que podría durar hasta 2011, si lograra ganar las elecciones del próximo año, se percibe aun más en Europa, donde nadie lo invita. Las cumbres económicas son entre Gerhard Schröder, Jacques Chirac y Tony Blair, y las políticas, como la de la pasada semana, son entre Schröder, Chirac y José Luis Rodríguez Zapatero. Este declive político de Italia era impensable con los gobiernos de centroizquierda.


LA NEGRA HISTORIA DE ALESSANDRA MUSSOLINI. Nunca una campaña electoral ha sido más antipolítica o pospolítica. La política fue completamente sustituida por la imagen. Y ante sondeos indudablemente negativos, Berlusconi eligió no exponer su imagen, modificada en los últimos meses con varias cirujías estéticas y un trasplante de pelo. Hace cinco años el gobierno presidido entonces por Massimo D’Alema dimitió a raíz de la derrota en las regionales y se avino a entregar el país a la derecha el año siguiente. Este año la centroizquierda se apresta a cobrar, sin mover un dedo, la crisis económica de un país donde la precarización del mercado del trabajo y la incapacidad de enfrentarse al cambio sistémico impuesto por la globalización a la industria manufacturera, no es enteramente culpa de la idiosincrasia liberal de Berlusconi y de su afán de recortar servicios públicos a fin de reducir impuestos a los sectores acomodados.


En el centro de Italia las derechas no tienen esperanza, salvo en la región de Roma, el Lazio, donde ya gobierna el siniestro Francesco Storace, un posfascista renovado lo mínimo indispensable para poder cobrar su parte. Contra Storace la centroizquierda no encontró nada mejor que presentar a un periodista televisivo, Piero Marrazzo, popular defensor de los consumidores. Los sondeos ponían a Storace cuatro o cinco puntos por delante cuando apareció Alessandra Mussolini. La nieta del Duce, ex pornodiva de cuarta, con un lenguaje populista y de corral, salió del partido cuando Fini declaró en Jerusalén que el fascismo fue un mal absoluto. Juntó tres o cuatro partidos de la derecha radical, neofascista y neonazi. Entre ellos Forza Nuova, dirigida por Roberto Fiore, un personaje que desde el terrorismo negro de los setenta y sus años de prófugo en Londres, transitó al franquismo y al catolicismo preconciliar, y que dispone de abundantes recursos económicos.


La lista, que lleva en grandes caracteres el nombre Mussolini, en los sondeos tendría que quitar a Storace unos cuatro o cinco puntos, suficientes para otorgar la victoria a Marrazzo. Los pormenores de esta historia están por aclararse, pero la lista ha sido excluida porque una gran parte de las firmas que deben respaldarla resultaron falsas. Había firmado gente nacida el 30 de febrero o el 32 de agosto, algo fácil de descubrir en los controles. Si parece que algunos sectores de la izquierda ayudaron a la Mussolini a recoger las firmas, seguramente Storace hizo violar los sistemas informáticos de la ciudad de Roma para llegar a la exclusión de su ex compañera de partido. Después de dos juicios favorables a Storace, el tercero y definitivo readmitió a Mussolini en una historia oscura que durante días impidió que los candidatos hablaran de política.


EL SUR RESISTE. En un cuadro tan gris y triste las novedades positivas vienen del sur. No tan compacto como el centro rojo del país, también el sur es más rojo que azul. En Apulia, la segunda región del sur en importancia, el gris acuerdo entre las dos principales fuerzas de centroizquierda, con siete candidatos a presidente por los democráticos de izquierda y siete por los democristianos, se ha roto. El Partido de la Refundación Comunista, cuyo único papel previsto es recuperar votos de izquierda desde la abstención, exigió jugar el partido y hacer política. Y ha impuesto que en una de las 14 regiones se disputaran &endash;por primera vez en Italia&endash; elecciones primarias. Éstas han visto el sorpresivo triunfo de Nichi Vendola, candidato del prc que desafiará a Raffaele Fitto, presidente saliente y representante de las oligarquías más tradicionales de la región. Vendola es una rara avis de la política, 46 años, diputado, es comunista, católico y homosexual declarado, con una vida de batallas civiles fuera del sistema. Vendola sorprendió ganando las primarias en las cuales se le atribuía no más del 20 por ciento de los votos, viniendo de un partido que oscila entre el 6 y el 8 por ciento. Los primeros sondeos le daban el 30 por ciento contra Fitto, los últimos el 49. Faltan diez días. Una victoria de Nichi sería una victoria del mundo crítico al neoliberalismo y una lección durísima a quien entiende la política sólo como homologación hacia el centro y absuelve y revalúa a los masacrados de Faluya.